AUSCHWITZ la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt 2^ parte

2.1.4. La funzione del “Vergasungskeller”

È pertanto evidente che la spiegazione della lettera di Bischoff è completamente diversa: il

Leichenkeller 2” non poteva essere impiegato come camera mortuaria/spogliatoio per i cadaveri dei detenuti immatricolati morti di morte “naturale” perché il locale era inagibile, ma ciò non importava, perché i cadaveri potevano essere messi nel “Vergasungskeller”.

Resta da chiarire il punto essenziale: perché il “Leichenkeller 1” viene chiamatoVergasungskeller”?

Le presunte trasformazioni criminali del seminterrato del crematorio II iniziarono in un periodo in cui a Birkenau l’epidemia di tifo petecchiale scoppiata nel luglio 1942 non era ancora stata domata. La mortalità tra i detenuti era in netta diminuzione, ma ancora molto alta: in agosto ci furono circa 8.600 morti, in settembre circa 7.400, in ottobre circa 4.500, in novembre circa 4.100, in dicembre circa 4.600, nel gennaio 1943 circa 4.500169.

Il 9 gennaio 1943 Bischoff scrisse a Kammler una lettera con oggetto “Installazioni igieniche nel campo di concentramento e nel campo per prigionieri di guerra di Auschwitz” (Hygienische Einrichtungen im K.L. und K.G.L. Auschwitz) nella quale elencò tutti gli impianti di disinfestazione e disinfezione che esistevano allora: cinque impianti nel KL Auschwitz e quattro nel KGL Birkenau. Egli chiuse la sua lettera con quest’osservazione:

«Come risulta da quanto sopra, si è provveduto molto ampiamente alle installazioni igieniche e soprattutto dopo l'ultimazione della baracca di convogliamento per gli operai civili potranno essere spidocchiati e disinfestati in ogni momento un gran numero di uomini».

[«Wie aus Vorstehendem ersichtlich, ist für die hygienischen Einrichtungen weitgehendst gesorgt und kann insbesondere nach Fertigstellung der Zivilarbeiter-durchschleusungsbaracke jederzeit eine große Anzahl von Menschen entlaust und entwest werden»]170.

Tuttavia nei giorni successivi, a causa di incendi, andarono fuori uso l’apparato di disifestazione ad aria calda (Heißluftapparat) costruito dalla ditta Topf & Söhne del Block 1 del campo principale, l’Heißluftapparat fabbricato dalla ditta Hochheim «nelle baracche di disinfestazione maschile e femminile del KGL», cioè nelle Entlausungsbaracken BW 5a e 5b, e infine «negli impianti di disinfestazione per la truppa»171. Questi guasti si verificarono in un periodo in cui l’epidemia di tifo petecchiale non era ancora stata debellata.

Il 17 dicembre 1942 Bischoff scrisse all'«ufficio anagrafe militare, reparto W.» di Bielitz:

«Su richiesta del Vostro ufficio dell'8 dicembre 1942 la Zentralbauleitung comunica che nei prossimi tre mesi prevedibilmente non si potrà ancora contare su una revoca della chiusura del campo [a scopo di quarantena]. Per contrastare efficacemente l'epidemia vengono certamente impiegati tutti i mezzi che sono a disposizione, però non si sono ancora potuti impedire completamente altri casi di malattia».

[«Auf die dortige Anfrage vom 8.12.1942 teilt die Zentralbauleitung mit, daß in den nächsten 3 Monaten voraussichtlich noch nicht mit einer Aufhebung der Lagersperre gerechnet werden kann. Es werden wohl alle zur Verfügung stehenden Mittel eingesetzt, um die Seuche wirksam zu bekämpfen, jedoch konnten weitere Erkrankungen noch nicht vollständig unterbunden werden»]172.

Lo stesso giorno Bischoff inviò al comandante del campo la seguente lettera:

«Secondo disposizione dell'SS-Standortarzt, sabato 19 dicembre 1942 sarà effettuato il primo spidocchiamento ovvero disinfestazione degli operai civili. Per questo è necessario che vengano messi a disposizione gli impianti di disinfestazione del KL. La stessa cosa vale per i singoli spidocchiamenti per gli operai civili a partire dal 22 dicembre 1942. Si prega di approvare».

 

169 Elaborazione statistica degli Sterbebücher (registri dei decessi) di Auschwitz da parte dell'autore.

170 RGVA, 502-1-332, pp. 46-46a.

171 Lettera di Bischoff “an den Kommandanten des KL Auschwitz – SS-Obersturmbannführer Höss” del 18 gennaio 1943. RGVA, 502-1-

28, pp. 256-258.

172 RGVA, 502-1-332, p. 113.

 

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[«Gemäss Anordnung des SS-Standortarztes soll am Samstag, den 19.12.42 die erste Entlausung bezw. Entwesung der Zivilarbeiter durchgeführt werden. Hierzu ist erforderlich, dass die Entwesungsanlagen im K.L. zur Verfügung gestellt werden. Dasselbe gilt für die Einzelentlausungen ab 22.12.42 für die Zivilarbeiter. Um Zustimmung wird gebeten»]173.

Nello “Standortbefehl Nr.1/43” dell’8 gennaio 1943 il comandante di Auschwitz informò:

«Con radiomessaggio del 4 gennaio 1943 il capo dell'Amt D III174 ha comunicato che la chiusura del campo per il KL Auschwitz persiste come prima».

[«Mit Funkspruch vom 4.1.43 hat der Chef des Amtes D III mitgeteilt, daß die Lagersperre für das KL Auschwitz nach wie vor bestehen bleibt»]175.

Il 5 gennaio 1943 nella prigione della polizia di Myslowitz (una località a una ventina di chilometri a nord di Auschwitz) si verificarono alcuni casi di tifo petecchiale, che si diffuse rapidamente tra i detenuti. Il capo del governo distrettuale con sede a Kattowitz propose di inviare i malati ad Auschwitz. In una lettera indirizzata al comandante del campo egli scrisse:

«Non disconosco inoltre che attraverso questi prigionieri si introdurrebbero nel campo di Auschwitz nuovi casi di infezione. Poiché d'altra parte il tifo petecchiale nel campo di Auschwitz finora non è affatto scomparso e vi sono stati presi ampi provvedimenti di difesa di polizia sanitaria, mi vedo perciò costretto a fare questa richiesta...».

[«Ich verkenne weiter nicht, dass durch diese Gefangenen u.U. neue Infektionsfälle in das Lager Auschwitz eingeführt werden würden. Da andererseits der Flecktyphus im Lager Auschwitz bislang noch keineswegs erloschen ist und dort umfangreiche sanitätspolizeiliche Abwehrmassnahmen getroffen worden sind, sehe ich mich zu dieser Anfrage deswegen veranlasst...»]176.

Il 13 gennaio Höss rispose che al campo si verificavano ancora soltanto «singoli casi di febbre petecchiale» («einzelne Fleckfieberfälle»), ma l’epidemia di tifo non c’era più («besteht die leckfieberepidemie nicht»); egli respinse la proposta del capo del governo distrettuale perché con l’arrivo dei detenuti malati il pericolo di una nuova insorgenza dell’epidemia di tifo petecchiale sarebbe stato grandissimo («weil damit die Gefahr des neuerlichen Auftretens einer Fleckfieberepidemie sehr gross würde»)177.

Tuttavia il capo del governo distrettuale di Kattowitz dispose che i cadaveri dei detenuti morti di tifo petecchiale nella prigione di Myslowitz, dopo essere stati trattati con un liquido pidocchicida ed essere stati collocati in una bara, fossero trasportati ad Auschwitz con un carro funebre per la cremazione («zur Einäscherung werden die Verstorbenen mit dem Leichenwagen nach Auschwitz überführt»)178.

La situazione igienico-sanitaria ad Auschwitz non era così rassicurante come la descriveva Höss. Il 25 gennaio, nella “Hausverfügung (disposizione locale) Nr. 86”, Bischoff comunicò quanto segue:

«In base a una disposizione dell' SS-Standortarzt del KL Auschwitz viene proclamata da subito una quarantena di tre settimane per tutti i membri SS della Zentralbauleitung che abitano nella baracca alloggio della Bauleitung».

[«Auf Grund einer Anordnung des SS-Standortarztes KL. Auschwitz wird ab sofort über sämtliche SS-Angehörigen der Zentralbauleitung, welche in der Bauleitungsunterkunftsbaracke wohnen, eine 3-wöchentliche Quarantäne verhängt»]179.

Nel corso di gennaio del 1943 si verificò una recrudescenza dell’epidemia di tifo petecchiale che culminò nella prima decade di febbraio e costrinse l’SS-Brigadeführer Glücks, capo dell’Amtsgruppe D dell’SS-WVHA, a ordinare misure drastiche180.

 

173 RGVA, 502-1-332, p. 47.

174 L'ufficio “Sanità e igiene dei campi” (Sanitätswesen und Lagerhygiene) comandato dall'SS-Obersturmführer Enno Lolling.

175 Standort- und Kommandanturbefehle des Konzentrationslager Auschwitz 1940-1945. Herausgegeben von Norbert Frei, Thomas Grotum, Jan Parcer, Sybille Steinbacher und Bernd C. Wagner. Institut für Zeitgeschichte. K.G. Saur, Monaco, 2000, p. 208.

176 Lettera del Regierungspräsident in Kattowitz al comandante del KL Auschwitz del 9 gennaio 1943. APK, RK 2903, p. 10.

177 Lettera del comandante di Auschwitz al Polizeipräsident in Kattowitz del 13 gennaio 1943. APK, RK 2903, p. 20.

178 Lettera del Polizeipräsident in Kattowitz al Regierungspräsident in Kattowitz del 21 gennaio 1943. APK, RK 2903, p. 22. Vedi capitolo 2.6.3.

179 RGVA, 502-1-17, p. 98.

180 Vedi capitolo 2.6.3.

 

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Torniamo al “Vergasungskeller”. Nel contesto delineato sopra, la cosa più ragionevole è che alla fine di gennaio del 1943, per sopperire agli impianti di disinfestazione che erano bruciati, le autorità SS progettarono di adibire a camera a gas ad acido cianidrico provvisoria il Leichenkeller 1 del crematorio II. Il nome del progetto “Vergasungskeller” era evidentemente tratto da quello della camera a gas ad acido cianidrico dei BW 5a e 5b, che era denominata anche “Vergasungsraum” (locale di gasazione)181.

L’iniziativa partì probabilmente dall’Amtsgruppe C dell’SS-WVHA. A conferma di ciò c’è il fatto che alla fine di gennaio l’Amt C/III (Technische Fachgebiete: settori tecnico-specilistici)) dell’ SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt (SS-WVHA) aveva chiesto alla ditta Hans Kori di Berlino un preventivo per un “Impianto di disinfestazione ad aria calda” (Heißluft-Entwesungsanlage) per il campo di Auschwitz. La ditta Kori rispose il 2 febbraio, inviando all’ufficio suddetto una lettera con oggetto “Impianto di disinfestazione per il KL Auschwitz” (Entlausungsanlage für Konz.-Lager Auschwitz)182, una “Lista dei quantitativi di ferro necessari per un impianto di disinfestazione ad aria calda, campo di concentramento di Auschwitz“ (Aufstellung über die erforderlichen Eisenmengen für eine Heißluft-Entlausungsanlage, Konzentrationslager Auschwitz ”) per complessivi 4.152 kg di metallo183 e un “Preventivo di costo di un impianto di disinfestazione ad aria calda per il campo di concentramento di Auschwitz” (Kosten-Anschlag über eine Heißluft-Entlausungsanlage für das Konzentrationslager Auschwitz) per complessivi 4.960,40 RM184.

Lo stesso giorno, il 2 febbraio 1943, l’SS-Hauptsturmführer Kother, capo della Hauptabteilung C/VI/2 (Betriebswirtschaft: economia aziendale) effettuò una “Ispezione degli impianti di disinfestazione e sauna nel KL Auschwitz” (Besichtigung der Entwesungs- und Sauna-Anlagen im KL Auschwiz). Nel relativo rapporto dell’SS-Standartenführer Eirenschmalz, capo dell’Amt C/VI dell’SS-WVHA, riguardo agli “Impianti di disinfestazione” (Entwesungsanlagen) si dice che gli apparati per l'aria calda (Heißluftapparate) erano originariamente previsti per la disinfestazione con acido cianidrico (Blausäure-Entwesung), che richiedeva una temperatura di 30°C, ma erano stati usati per la disinfestazione con aria calda (Heißluftentwesung), che richiedeva una temperatura di 95°C, perciò venivano sollecitati eccessivamente.

«L'arrivo ogni giorno crescente di molti prigionieri in detenzione preventiva determina un'accresciuta sollecitazione degli impianti e si può rimediare al logorìo di una utilizzazione continua solo se per questo vengono prodotti adeguati riscaldatori d'aria per riscaldo con coke.

Per ovviare all'avaria degli impianti che qui bisogna attendersi, da parte Vostra sono già stati prospettati all'amministrazione [del campo] riscaldatori d'aria di ghisa per gli impianti di disinfestazione esistenti. Dopo ripetute domande alla ditta fornitrice, questi saranno consegnati entro tre mesi, affinché in seguito si possa effettuare la necessaria lotta antiparassitaria. Gli incendi che si sono verificati sono da attribuire nella maggior parte dei casi a surriscaldamento e perciò è urgentemente necessario osservare scrupolosamente le istruzioni tecniche di funzionamento durante l'uso di tali impianti».

[«Der täglich sich steigernde Zugang von vielen Schutzhaftgefangenen bedingt nun eine erhöhnte Beanspruchung der Anlagen und ist dem Verschleiß bei der ununterbrochenen Benutzung nur entgegenzutreten, wenn hierfür geeignete Lufterhitzer für Koksfeuerung zur Aufstellung kommen. Um hier dem zu erwartenden Ausfall der Anlage zu begegnen wurden hierseits bereits gußeiserne Heißlufterhitzer für die bestehenden Entwesungsanlagen der Verwaltung in Aussicht gestellt. Nach Rückfrage bei der Lieferfirma werden diese innerhalb 3 Wochen zur Lieferung kommen, damit weiterhin die notwendige Seuchenbekämpfung durchgeführt werden kann. Die entstandenen Brände sind in den meisten Fällen auf Überheizung zurückzuführen und daher ist dringend notwendig, die genauen betriebstechnischen Vorschriften bei Benutzung solcher Anlagen zu beachten»185.

L’idea di utilizzare provvisoriamente il Leichenkeller 1 del crematorio II come camera di disinfestazione di emergenza ad acido cianidrico fu poi estesa anche agli altri crematori e le relative tracce documentarie furono successivamente interpretate da Pressac come “indizi” o “bavures” relativi a camere a gas omicide.

 

181 Erläuterungsbericht zum Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S. RGVA, 502-1-233, p. 16.

182 RGVA, 502-1-332, pp. 15-15a.

183 RGVA, 502-1-332, p. 18

184 RGVA, 502-1-332, pp. 20-21.

185 RGVA, 502-1-332, pp. 37-37a.

 

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A conferma di ciò esistono ameno due indicazioni. La prima è contenuta in una lista (Aufstellung) della Topf del 13 aprile 1943 in cui sono elencati i quantitativi di metalli necessari per varie installazioni, tra le quali c'è questa:

«2 stufe di disinfestazione per il crematorio II nel campo per prigionieri di guerra, Auschwitz»[«2 Topf Entwesungsöfen für das Krema II im Kriegsgefangenenlager, Auschwitz»]186.

La seconda si trova in un documento redatto dalla ditta VEDAG (Vereinigte Dachpappen-Fabriken Aktiengesellschaft), che eseguì, tra gli altri, i lavori di isolamento dei crematori. Si tratta di una fattura datata 28 luglio 1943 che ha per oggetto “Auschwitz-Crematorio” (Auschwitz-Krematorium) e riguarda «lavori di impermeabilizzazione eseguiti per l'impianto di disinfestazione»

(ausgeführte Abdichtungsarbeiten für die Entwesungsanlage)187.

Si sa con certezza che i due Entwesungsöfen della Topf furono poi installati nella Zentralsauna, ma ciò non toglie che nel documento citato sopra siano riferiti al crematorio II.

Anche la fattura della VEDAG riguarda le camere di disinfestazione ad aria calda (Heißluft-Entwesungskammern) installate nella Zentralsauna. Ciò risulta indubitabilmente da una elaborazione tecnica della fattura ad opera del competente ufficio della Zentralbauleitung in cui essa viene giustamente riferita al “BW 32 = Entwesungsanlage” cioè, appunto, alla Zentralsauna. Ma per quale ragione la fattura della ditta VEDAG ha come oggetto “Auschwitz-Crematorio”? Questa intestazione ha una evidente relazione con la summenzionata lista della Topf del 13 aprile 1943 relativa alle “2 stufe di disinfestazione per il crematorio II” che furono poi installate nella Zentralsauna. I due documenti stabiliscono dunque la correlazione crematorio-disinfestazione e rappresentano l'espressione di un progetto o quantomeno di una intenzione della Zentralbauleitung di unire nello stesso edificio cremazione e disinfestazione. A questo riguardo è significativo il fatto che dei due impianti di disinfestazione ad aria calda della Topf si cominciò a discutere proprio il 29 gennaio 1943. Il 5 febbraio, infatti, con riferimento a un precedente colloquio tra Bischoff e l'SS-Unterschaführer Josef Janisch, da una parte, il capoingegnere della Topf Kurt Prüfer dall'altra, la Topf inviò alla Zentralbauleitung il preventivo di costo dell'impianto di disinfestazione188, ma la costruzione dell'edificio della Zentralsauna cominciò soltanto il 30 aprile 1943189.

Dopo poco più di tre mesi di progetti da parte della Zentralbauleitung, all'inizio di maggio del 1943, Kammler varò il suo programma di “Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche” (Sondermassnahmen für die Verbesserung der hygienischen Einrichtungen) nel campo diB irkenau e di colpo tutti i progetti relativi all’impiego di locali dei crematori come camere di disinfestazione di emergenza furono spazzati via, e con essi gli “indizi criminali”, che scomparvero definitivamente appunto dal maggio 1943.

Questa scomparsa definitiva si spiega appunto col fatto che il programma di miglioramento delle normali installazioni di disinfezione e disinfestazione inaugurato nel maggio 1943 rese del tutto inutile ogni progetto di installazioni di disinfestazione di emergenza nei crematori. Già alla fine di luglio del 1943 nel complesso Auschwitz-Birkenau esistevano, erano in costruzione ed erano stati commissionati impianti di disinfestazione e di disinfezione per 54.000 detenuti al giorno190. In tale contesto storico, dal progetto originario si passò al progetto di installazione di docce di emergenza nei crematori per i detenuti del campo, di cui mi occuperò nel capitolo 4.

2.1.5. Obiezioni e risposte

Alla spiegazione del “Vergasungskeller” come camera di disinfestazione di emergenza, che avevo esposto in forma embrionale già nel 1994191, sono state opposte due obiezioni principali.

La prima riguarda la portata dei ventilatori aspirante-premente del Leichenkeller 1, progettata per una normale camera mortuaria (circa 10 ricambi d'aria all'ora) e ben lontana da quella delle camere di disinfestazione ad acido cianidrico Degesch-Kreislauf (72 ricambi d'aria all'ora). Se una tale portata dei ventilatori è in contrasto coll'ipotesi di una camera a gas omicida, si replica, lo è anche con quella di una camera a gas di disinfestazione.

L'obiezione ha senso per l'ipotesi della camera a gas omicida perché, secondo la tesi olocaustica, il Leichenkeller 1 fu trasformato in camera a gas tipica perdendo la sua funzione originaria di camera

 

186 APMO, BW 30/34, p. 47. Vedi documento 3. Vedi documento 4.

187 RGVA, 502-1-313, p. 137. Vedi documento 5.

188 Lettera della Topf alla Zentralbauleitung del 5 febbraio 1943, RGVA, 502-1-336, pp. 89-90, e “Kostenanschlag über eine Entwesungs-Anlage bestehend aus 2 Öfen mit 4 Kammern” del 5 febbraio 1943. RGVA, 502-2-27, pp. 27-30.

189 Baubericht del campo di Birkenau del 2 ottobre 1943. RGVA, 502-1-320, p. 7.

190 Aufstellung über die im KL. und KGL. Auschwitz eingebauten Entwesungsanlagen, Bäder und Desinfektionsapparate, redatta dall’impiegato civile Jährling il 30 luglio 1943. RGVA, 502-1-332, pp. 9-10.

191 Auschwitz: The End of a Legend. A Critique of J.C. Pressac , op. cit., p. 64, 69.

 

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mortuaria, perciò avrebbe dovuto essere equipaggiato quantomeno in modo simile ad una camera a gas tipica.

Secondo l'ipotesi che ho esposto sopra, invece, il Leichenkeller 1 rimase una camera mortuaria tipica ma fu equipaggiato per poter essere usato anche come camera di disinfestazione di emergenza.

La seconda obiezione si riferisce ai valori infimi dei residui di cianuri trovati nel Leichenkeller 1 da Fred Leuchter e da Germar Rudolf in rapporto alla camera a gas di disinfestazione ad acido cianidrico del BW 5a. Se anche il Leichenkeller 1 era una camera di disinfestazione ad acido cianidrico, i residui di cianuri trovati nelle sue pareti dovrebbero presentare valori enormemente più alti.

L'obiezione si basa in realtà su una doppia ipotesi che non accetto affatto, ossia 1) che il Leichenkeller 1 fu trasformato in una camera a gas di disinfestazione ad acido cianidrico,
2) che fu e
ffettivamente usato come tale.

Ciò che sostengo, è soltanto che la Zentralbauleitung nel gennaio
1943 varò il progetto di usare il Leichenkeller 1 come camera a gas di emergenza e lo equipaggiò a tale scopo (in pratica, semplicemente installandovi una porta a tenuta di gas), ma nulla indica che poi sia stata effettivamente usata a scopo di disinfestazione. Le indagini di Germar Rudolf hanno dimostrato che il valore di cianuri reperibile nel Leichenkeller 1 del crematorio II hanno un ordine di grandezza simile a quello riscontrabile nelle baracche del campo192.

2.1.6. I commenti e le obiezioni di van Pelt

Van Pelt spiega in questo modo il senso della presunta “svista”193 relativa al termineVergasungskeller”:

«Dal punto di vista storiografico la lettera di Bischoff è importante perché violava la linea di condotta generale nell'ufficio degli architetti nel campo principale di non usare mai il termine “camere a gas” in documenti o progetti. La lettera fu redatta frettolosamente (hastily) in risposta a una richiesta urgente (urgent) da Berlino di informazioni sul progresso dei lavori di costruzione e Bischoff non si accorse della “svista”. Tuttavia quando la lettera fu archiviata nel dossier della Zentralbauleitung di Auschwitz qualcuno se ne accorse e sottolineò con una matita rossa la parola proibita “Vergasungskeller”, scrivendo nel margine superiore della lettera le parole “SS-Ustuf (F) Kirschnek!”. Era chiaro che Kirschnek era responsabile della svista e per questo doveva essere rimproverato»194.

Questa spiegazione è puramente immaginaria e chiarisco subito perché. La riga di intestazione della lettera è “Bftgb.Nr.:22250/43/Bi/L.”, cioè “Protocollo n. 22250/1943/Bischoff/Lippert”.

L'impiegato civile Lippert era scrivano nella Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers (il campo di Birkenau). Dunque la lettera fu dettata da Bischoff a Lippert, mentre la nota manoscritta “SS-Ustuf (F) Kirschneck” significa semplicemente che una copia di essa doveva essere consegnata all'SS-Untersturmführer Hans Kirschneck in qualità di Bauleiter della Bauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz (il campo principale). Egli appare infatti sotto la voce “Verteiler” in basso a sinistra:“1 SS-Ustuf Janisch u. Kirschnek 1 Registratur (Akt Krematorium)”, ossia: una copia all'SS-Unterschaführer Janisch, che era capo della Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers cioè del campo di Birkenau, una a Kirschneck come capo della Bauleitung del campo di Auschwitz e una per il protocollo degli atti relativi al crematorio II. Ciò è tanto vero che la stessa nota manoscritta appare sia nella lettera di Bischoff a Höss del 2 febbraio 1943 alla quale era allegato il rapporto di Prüfer del 29 gennaio 1943, sia in questo stesso rapporto, che non contiene il termine “Vergasungskeller”195. Solo uno sprovveduto totalmente ignaro della burocrazia della Zentralbauleitung poteva formulare un'ipotesi così insulsa.

Altrettanto fittizio è il contesto creato da van Pelt per rendere credibile la “svista”: la presunta urgenza della richiesta e la presunta fretta della risposta. La lettera in questione aveva infatti come riferimento un “Telescritto (Fernschreiben) dell'SS-WVHA n. 2648 del 28.1.1943” (che non si è conservato) al quale Bischoff rispose, senza alcuna fretta, il giorno dopo. D'altra parte l'uso della telescrivente da parte dell'SS-WVHA era perfettamente normale e non denota nessuna particolare urgenza.

 

192 G. Rudolf, Das Rudolf Gutachten. Gutachten über die “Gaskammern” von Auschwitz. Castle Hill Publishers, Hastings, Inghilterra, pp. 156-157. Il valore massimo trovato nel Leichenkeller 1 è di 7,2 mg/kg, quello reperito nelle baracche del campo è di 2,7 mg/kg; il valore massimo riscontrato nel BW 5a è di 13500 mg/kg.

193 Egli usa il termine “slip”, che traduce il termine “bavure” di Pressac.

194 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 297.

195 Lettera di Bischoff a Höss del 2 febbraio 1943. APMO, BW 30/34, p. 99. Rapporto di Prüfer del 29 gennaio 1943. APMO, BW 30/34, p. 101. Vedi documento 6.

 

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Il contesto reale è invece questo. L'11 gennaio 1943 l'ufficio CV (Zentralbauinspektion: ispezione degli uffici centrali di costruzione) indirizzò alla Zentralbauleitung di Auschwitz una lettera riassunta così da Bischoff in uno scritto a Kammler del 23 gennaio 1943 che aveva come oggetto “Campo per prigionieri di guerra di Auschwitz. Completamento dei crematori” (KGL. Auschwitz. Fertigstellung der Krematorien) e come riferimento “1 telescritto” (1 Fernschreiben):

«Con la lettera allegata, alla Zentralbauleitung è stato ordinato di riferire in modo dettagliato ogni settimana sul progresso dei lavori di costruzione dei crematori»

[«Mit o.a. Schreiben wurde die Zentralbauleitung angewiesen, über den Baufortschritt der Krematorien wöchentlich durch F.S. besonders zu berichten»]196.

Bischoff inviò a Kammler il suo primo rapporto, datato 23 gennaio 1943, appunto con telescritto (Fernschreiben).

Quanto al fatto che «nella copia della lettera conservata ad Auschwitz solo la parola Vergasungskeller è sottolineata»197, a van Pelt non è neppure balenato nella mente che ciò possa essere opera di Dawidowski o del giudice Sehn, i quali avevano già rivolto la loro attenzione al termine Vergasungskeller che appare in questa lettera198.

Osservo in secondo luogo che la lettera in questione non è né l'originale né una copia carbone dell'originale, ma una trascrizione (Abschrift) redatta dall'SS-Untersturmführer Josef Pollok, all'epoca capo della Bauleitung Hauptwirtschaftslager der Waffen-SS und Polizei und Truppenwirtschaftslager Oderberg (Bauleitung del campo di approvvigionamento delle Waffen-SS e Polizia e del campo di approvvigionamento per la truppa Oderberg), la cui firma appare all'angolo sinistro della lettera sotto la sigla “F.d.R.d.A.”, “für die Richtigkeit der Abschrift” (per copia conforme). Esiste anche una copia della copia in cui appare parimenti il termineVergasungskeller”199: vi è riportata anche l'annotazione manoscritta, ma le uniche parole sottolineate sono “Berlin-Lichterfelde-West” dell'indirizzo del destinatario.

Come si può credere seriamente che la presunta «parola proibita» sia stata tranquillamente trascritta in due diverse copie della lettera senza che nessuno si sia accorto di questa “svista”? E quando, come afferma van Pelt, qualcuno se ne accorse, perché non fu fatta un'altra trascrizione senza la «parola proibita» distruggendo quella che la conteneva?

Da qualunque punto di vista si consideri, la congettura di van Pelt risulta insensata.

In polemica con Wilhelm Stäglich, van Pelt espone altre due obiezioni generali, che formula così:

«Anzitutto, i locali progettati per la disinfestazione del vestiario e di altri oggetti con Zyklon B non sono mai stati definiti Vergasungskeller. Essi erano chiamati semplicemente camere a gas [Gaskammer] e camere a gas standard [Normalgaskammer] o camere di disinfestazione [Entlausungskammer]. L'unica volta che appare il termine Vergasungskeller è nella lettera del 29 gennaio 1943.

Inoltre queste camere a gas di disinfestazione erano sempre costruite in modo da avere due porte: una di ingresso e una di uscita. La porta di ingresso si apriva nel lato unreine (contaminato), quella di uscita nel lato reine (incontaminato)»200.

Per quanto riguarda la prima obiezione, come ho già accennato sopra, nel rapporto esplicativo del progetto preliminare di costruzione del campo di Birkenau, la camera a gas di disinfestazione a Zyklon B della “Entlausungsbaracke”, il futuro BW 5a e 5b, viene chiamata “Vergasungsraum”,

termine che risulta dunque perfettamente equivalente a quello di “Gaskammer” di disinfestazione.

In un altro documento, datato 9 gennaio 1943, questa camera a gas, con riferimento specifico ai BW 5a e 5b, viene chiamata “Kammer für Blausäurevergasung” (camere per gasazione con acido cianidrico):

«Inoltre alla baracca di disinfestazione viene annessa una camera per gasazione con acido cianidrico che è in funzione dall'autunno 1942».

[«Außerdem ist an die Entlausungsbaracke eine Kammer für Blausäurevergasung angebaut, welche seit Herbst 1942 in Betrieb ist»]201.

 

196 Lettera di Bischoff a Kammler del 23 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, p. 53.

197 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 454.

198 Vedi capitolo 1.1.

199 APMO, BW 30/27, p. 33.

200 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 310.

201 Lettera di Bischoff a Kammler del 9 gennaio 1943. RGVA, 502-1-332, p. 46a.

 

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Aggiungo che tutte le volte che nei documenti di Auschwitz appare il sostantivo “Vergasung” o il verbo “vergasen”, essi si riferiscono sempre e soltanto a una gasazione di disinfestazione.

Adduco gli esempi più significativi:

«L'edificio n. 54, che è destinato ad accogliere la truppa di guardia, è stato gasato contro parassiti e malattie».

[«Das Gebäude Nr 54, das für die Aufnahme der Wachtruppe bestimmt ist, wurde gegen Ungeziefer und Krankheiten vergast»]202.

«Block 14 Installazione dei lavatoi e delle latrine completata, non si sono potuti eseguire altri lavori perché completamente occupato causa gasazione del Block 16 ».

[«Block 14 Einbau der Wasch- und Klosettanlagen fertiggestellt, weitere Arbeiten konnten nicht ausgeführt werden, da wegen Vergasung von Block 16 vollständig belegt»]203.

L'“Ordine del comando” (Kommandantur-Befehl) n. 2/42 del 22 gennaio 1942, che proibiva di frequentare il cinema di Auschwitz perché si erano verificati casi di tifo petecchiale, descriveva in nove punti tutte le operazioni connesse alla «gasazione dell'edificio del comando» (Vergasung des Stabsgebäudes)204.

Infine anche l'“Ordine speciale” (Sonderbefehl) del 12 agosto 1942 riportato da Pressac designaVergasungen“ le gasazioni di disinfestazione:

«Un caso di malattia con leggeri sintomi di avvelenamento da acido cianidrico verificatosi oggi induce a rendere noto a tutti coloro che partecipano alle gasazioni e a tutti gli altri membri delle SS che, specialmente all'apertura dei locali gasati i membri delle SS senza maschera si devono tenere per almeno 5 ore ad una distanza di 15 metri dalla camera. Qui bisogna prestare particolare attenzione alla direzione del vento».

[«Ein heute mit leichten Vergiftungserscheinungen durch Blausäure aufgetretener Krankheitsfall gibt Veranlassung, alle an Vergasungen Beteiligten und allen übrigen SS-Angehörigen bekanntzugeben, daß insbesondere beim Öffnen der vergasten Räume von SS-Angehörigen ohne Maske wenigstens 5 Stunden hindurch ein Abstand von 15 Metern von der Kammer gewahrt werden muß. Hierbei ist besonders auf die Windrichtung zu achten»]205.

In conclusione, il quadro indiziario che risulta dai documenti che menzionano il termineVergasung” (e il relativo verbo) si riferisce esclusivamente alla disinfestazione e non supporta neppure vagamente la tesi delle gasazioni omicide.

Perciò il “Vergasungskeller” è documentariamente compatibile soltanto con l'ipotesi della disinfestazione.

La seconda obiezione ha senso soltanto in relazione alle camere a gas di disinfestazione standard con sistema Degesch-Kreislauf. Solo queste infatti erano progettate con una porta di entrata e una di uscita. Le camere di emergenza invece potevano anche avere una sola porta, come ad esempio quella che si trovava all'angolo occidentale del Block 1 di Auschwitz206.

Per il crematorio II, come vedremo dei capitoli 2.9.2 e 4.4., c'era anche la possibilità di un duplice percorso, uno “contaminato”, l'altro “incontaminato”.

2.1.7. “Gaskeller” (scantinato del gas).

Il 17 febbraio 1943 la Topf ricevette una telefonata dalla Zentralbauleitung di Auschwitz. Il contenuto fu riassunto in una nota redatta lo stesso giorno da un impiegato della ditta che ha come oggetto “Be- und Entlüftungsanlage”. Ne riporto la parte più importante:

«Telefonata al signor Schultze con la seguente comunicazione: il soffiante di aerazione n. 450 per lo scantinato del gas non si riesce a trovare lì [ad Auschwitz], sebbene a quanto pare sia partito dalla fabbrica. Il signor Heinemann ha frattanto accertato che il

 

202 Tätigkeitsbericht di A. Schlachter del 12 luglio 1940. RGVA, 502-1-214, p. 97.

203 Tätigkeitsbericht di A. Schlachter del 12 luglio 1941. RGVA, 502-1-214, p. 25.

204 Kommandantu-Befehl Nr. 2/42 del 22 gennaio 1942. RGVA, 502-1-36, p. 4.

205 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 201.

206 Idem, pp. 28-29.

 

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soffiante è effettivamente partito il 18 novembre 1942, perciò dovrebbe proprio essere immagazzinato lì. Ma poiché secondo il signor Schultze non si riesce a trovare e serve per un uso urgente207, dobbiamo darlo per disperso e fabbricarlo di nuovo »]

[«Es ruft an Herr Schultze und teilt folgendes mit: Das Belüftungsgebläse Nr. 450 für den Gaskeller ist dort nicht auszufinden, obwohl es angeblich bei uns abgegangen ist. Herr Heinemann hat inzwischen festgestellt, dass das Gebläse tatsächlich am 18.11.42 abgegangen ist, es müsste also eigentlich dort vorrätig sein. Da es aber lt. Herrn Schultze nicht auszufinden ist und dringend gebraucht wird, sollen wir es sofort nochmals aufgeben und beschleunigt anfertigen»]208.

Il documento, ignoto a van Pelt, proviene dal lascito di J.-C. Pressac, che lo aveva trovato nell'archivio della EMS/Erfurter Malzerei und Speicherbau di Erfurt, l'erede della ditta Topf209, ma stranamente non l'ha mai pubblicato.

Come vedremo nel capitolo 2.8., il soffiante in questione era destinato al Leichenkeller 1 del crematorio II, sicché il locale denominato “Gaskeller” era questo. Il significato del termine è analogo a quello di “Vergasungskeller” e rientra perfettamente nella spiegazione che ho esposto sopra.

Nella prospettiva di van Pelt, invece, l'uso di questo termine risulta del tutto incomprensibile.

Poco più di due settimane dopo che Kirschnek era stato redarguito per la sua “svista” (slip) del 29 gennaio 1943 - cioè per aver scritto il termine proibito “Vergasungskeller”, violando la presunta regola di non usare il termine “camera a gas” - ecco infatti che un membro della Zentralbauleitung spiattella il termine “Gaskeller” addirittura ad un civile!

Con buona pace delle regole di segretezza della Zentralbauleitung.

2.2. - “GASDICHTETÜR” (porta a tenuta di gas),“GASTÜR” (porta a gas)

Nel contesto del “Vergasungskeller” come camera di disinfestazione di emergenza esaminato nel paragrafo precedente, la presenza di una porta a tenuta di gas nel Leichenkeller 1 era perfettamente normale. Meno normale sembra a prima vista che una tale porta avesse uno spioncino munito di una griglia interna di protezione, come appare nelle fotografie riportate da Pressac210. La presenza di questo dispositivo induce lo storico francese a ritenere che essa «apparteneva certamente a una camera a gas omicida in uno dei quattro crematori»211.

In realtà non esiste alcuna prova che la porta in questione fosse appartenuta a uno dei crematori di Birkenau. Essa fu trovata nel Bauhof di Auschwitz, un deposito in cui venivano ammassati i materiali da costruzione. Le porte a tenuta di gas destinate ai Leichenkeller 1 dei crematori II e III sono descritte nella lettera di Bischoff alle officine DAW del 31 marzo 1943 nella quale si fa rimerimento ad un'ordinazione del 6 marzo concernente una «una porta a gas (Gastür) 100/192 per il Leichenkeller 1 del crematorio III, BW 30a» la quale doveva «essere costruita esattamente secondo il tipo e le dimensioni della porta del seminterrato (Kellertür) del crematorio II antistante, con spionicino di vetro da 8 mm con guarnizione di gomma e ferramenti (mit Guckloch aus doppelten 8 - mm - Glas mit Gummidichtung und Beschlag)»212.

Questa descrizione non menziona affatto la griglia protettiva.

Nel 1945, tra le rovine del crematorio V fu trovata e fotografata una porta a tenuta di gas che è attualmente conservata nella sala forni del crematorio I213. Pressac commenta così la fotografia:

«Una porta a tenuta di gas quasi intatta trovata nelle rovine della parte occidentale del crematorio V e mostrata dall'uomo in maniche di camicia della fotografia 24 (con la nuca rasata). Questa porta non ha spioncino sebbene fosse usata per gasazioni omicide»214.

 

207 Letteralmente “viene usato urgentemente”.

208 Il documento è stato pubblicato in: http://static.flickr.com/62/218938661_0acaa33180.jpg

209 Vedi Réponse au livre de Roger Garaudy par un exterminationniste très connu et important. Par un anonyme qui cache mal un certain Jean-Claude Pressac, in: http://vho.org/aaargh/fran/arvs/mieuxfaire/JCPgaraudy.html.

210 Idem, p. 50, 232 e 486.

211 Idem, p. 486.

212 Idem, p. 436.

213 Ho riprodotto le due fotografie nel mio studio Auschwitz: Krematorium I and the Alleged Homicidal Gassings. Theses & Dissertations Press, Chicago 2005, p. 132.

214J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., fotografia 26 a p. 425.

 

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In tal modo Pressac demolisce il suo “indizio criminale” dello spioncino munito di griglia protettiva. Per quanto riguarda la porta con la griglia metallica di protezione, Pressac stesso riporta delle fotografie in cui appare la porta della camera a gas di disinfestazione del cosiddetto “Kanada I” (il BW 28, Entlausungs- und Effektenbaracken). Questa porta aveva un'apertura di ispezione rotonda al cui interno era fissata una griglia metallica che evidentemente proteggeva il vetro anche dall'interno215.

Perciò la necessità di proteggere il vetro dell'apertura di ispezione valeva anche per una normale camera di disinfestazione. Il fatto che la porta menzionata sopra avesse una griglia di protezione sul lato interno non significa necessariamente che essa avesse una finalità omicida, ma può significare anche - nel contesto di una camera di disinfestazione - che il lato interno era quello più esposto al rischio di rottura del vetro. In che modo? Anche qui Pressac fornisce lo spunto per la risposta. Egli pubblica delle fotografie delle camere di disinfestazione ad aria calda della Zentralsauna in cui sono ben visibili i carrelli metallici ai quali venivano appesi i vestiti da disinfestare216. Carrelli simili si usavano anche per le camere a gas ad acido cianidrico217 ed è chiaro che mentre vi venivano introdotti o venivano spinti fuori essi potevano urtare il lato interno della porta e rompere il vetro dell'apertura di ispezione218.

Van Pelt afferma di non sapersi spiegare la ragione della presenza della griglia protettiva219 e addirittura della presenza stessa dello spioncino nella porta summenzionata220, sebbene tutte le porte delle camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico di Auschwitz note fossero dotate di spioncino221. Come ho spiegato altrove222, la necessità di uno spioncino era richiesta dalla norma di sicurezza secondo la quale era severamente vietato entrare nella camera a gas da soli e chiunque vi fosse entrato doveva essere tenuto sotto costante osservazione da un altro disinfettore, affinché questi potesse soccorrerlo in caso di disgrazia.

Così l'ignoranza di van Pelt si trasforma in “impossibilità” di trovare una spiegazione alternativa e dunque in “indizio” a favore della realtà delle camere a gas omicide.

2.3. - “AUSKLEIDERAUM” (spogliatoio), “AUSKLEIDEKELLER” (spogliatoio seminterrato) E BARACCA DAVANTI AL CREMATORIO II

2.3.1. “Auskleideraum” e “Auskleidekeller”

In alcuni documenti, il “Leichenkeller 2” dei crematori II e III viene designato “Auskleideraum” o “Auskleidekeller” e tale designazione rappresenta per Pressac un “indizio criminale” a favore della presunta attività sterminatrice di questi impianti di cremazione. Il termine appare per la prima volta nella lettera di Bischoff alla Topf del 6 marzo 1943, nella quale egli scrive con riferimento alLeichenkeller 2”:

«Si prega inoltre di inviare un'offerta supplementare per la modifica dell'impianto di disaerazione per l' Auskleideraum».

[«Desgleichen wird um Einsendung eines Nachtragsangebotes für die Umänderung der Entlüftungsanlage für den Auskleideraum gebeten»]223.

Ma questo “Auskleideraum” designa realmente uno spogliatoio per le vittime della camera a gas?

2.3.2. Origine e funzione dell’ “Auskleideraum” del crematorio II di Birkenau

Due documenti ignoti a Pressac, relativi all’origine della decisione di creare unAuskleideraum” nel seminterrato del crematorio II permettono di rispondere in modo indubitabile a questa domanda.

Il 21 gennaio 1943 l’SS-Standortarzt di Auschwitz scrisse la seguente lettera al comando del campo:

 

215 Idem, pp. 46-49.

216 Idem, pp. 84-85.

217 Vedi documento 7.

218 Le porte delle camere a gas di disinfestazione si aprivano verso l'esterno perciò agli operatori era esposto il loro lato interno.

219 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 477.

220 Idem, p. 476.

221J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., fotografie alle pp. 46-50.

222 Auschwitz: “Gas Testers” and Gas Residue Test Kits, in: “The Revisionist”,Vol. 2, Number 2, May 2004, pp. 150-155.

223 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., pp. 432-433.

 

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«1. L' SS-Standortarzt di Auschwitz prega di far suddividere in due locali di uguale grandezza mediante tramezzo la sala di dissezione prevista nella nuova costruzione del crematorio a Birkenau e di far installare nel primo di questi due locali uno o due lavabi, perché lo stesso è necessario come vero e proprio locale di dissezione, mentre il secondo locale è necessario per confezionare i preparati anatomici, per conservare atti e materiali critti e libri, per preparare sezioni di tessuto colorato e per lavorare al microscopio.

2. Inoltre si prega di provvedere a un Auskleideraum nei locali seminterrati».

[«1. Der SS-Standortarzt Auschwitz bittet, den im Neubau des Krematoriums in Birkenau vorgesehenen Sektionssaal durch eine Zwischewand noch in 2 gleich grosse Räume unterteilen zu lassen und 1 oder 2 Waschbecken in dem ersten dieser beiden Räume einbauen zu lassen, da derselbe als eigentlicher Sezierraum benötigt wird, während der 2. Raum zur Herstellung von anatomischen Präparaten, zur Aufbewahrung von Akten und Schreibmaterialien und Büchern, zur Herstellung von gefärbten Gewebsschnitten und zu Arbeiten am Mikroskop benötigt wird. 2. Ferner wird darum gebeten, in den Kellerräumen einen Auskleideraum vorzusehen»]224.

Da questa lettera risultano conclusioni importantissime per il nostro tema. Prima di esporle, è necessario delineare le implicazioni della presunta decisione di trasformare il “Leichenkeller 1” dei crematori II e III in camera a gas omicida.

Secondo Pressac, nel novembre 1942 le SS della Zentralbauleitung «decisero di attrezzare i crematori con camere a gas omicide»225 e tale decisione cominciò ad improntare i progetti dei crematori, come il n. 2003 del 19 dicembre 1942226. Poiché soltanto per il “Leichenkeller 1” era previsto un sistema di ventilazione di aerazione-disaerazione, è chiaro che questo locale era destinato a diventare la camera a gas omicida. E poiché si intendeva attuare uno sterminio in massa, è altrettanto chiaro che il “Leichenkeller 2” doveva diventare lo spogliatoio delle future vittime, secondo il procedimento già sperimentato – secondo Pressac – nel crematorio I.

Dunque la decisione di trasformare il “Leichenkeller 1” in camera a gas omicida implicava la decisione di trasformare il “Leichenkeller 2” in spogliatoio e le due decisioni non potevano che essere contemporanee.

Ciò premesso, torniamo alle conclusioni che derivano dalla lettera menzionata sopra.

1) La decisione di creare un “Auskleideraum” nel crematorio non fu presa né dalla Kommandantur (il comando del campo, cioè Höss), né dalla Zentralbauleitung (Bischoff), bensì dall’SS-Standortarzt cioè dal medico della guarnigione.

2) L’SS-Standortarzt non diede alcuno speciale rilievo alla relativa richiesta, presentandola anzi quasi come appendice alle richieste, prettamente igienico-sanitarie, relative alla sala di dissezione.

3) Il crematorio dipendeva, dal punto di vista igienico-sanitario e medico-legale, dall’SS-Standortarzt, che conosceva bene i progetti ad esso relativi e, all’occorrenza – come in questo caso – interveniva presso la Zentralbauleitung per chiederne delle modifiche.

4) La lettera citata dimostra che l’SS-Standortarzt ignorava completamente il presunto progetto di trasformare il “Leichenkeller 2” in spogliatoio per le vittime delle gasazioni: egli chiedeva di provvedere a un “Auskleideraum” genericamente «nei locali seminterrati», senza menzionare in modo specifico il “Leichenkeller 2” e senza escludere a tale fine il “Leichenkeller 1”. Ma, per la sua posizione gerarchica, l’SS-Standortarzt non avrebbe potuto ignorare la decisione, presuntamente presa tre mesi prima, di creare un “Auskleideraum” nel “Leichenkeller 2”, perciò, se egli la ignorava, tale decisione non era stata presa affatto. Come risulta dal documento summenzionato, l’idea dell’ “Auskleideraum” fu concepita dall’ SS-Standortarzt nel gennaio 1943 e comunicata al comando del campo di Auschwitz il 21 gennaio.

Il 15 febbraio 1943 Janisch rispose alla lettera dell’SS-Standortarzt con una nota manoscritta che dice:

«Sul punto 1) è stato predisposto sul punto 2) per spogliare è stata eretta una baracca scuderia davanti all'ingresso del seminterrato» [«zu 1.) wurde veranlasst

 

224 RGVA, 502-1-313, p. 57.

225 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 76.

226 Vedi capitolo 2.9.

 

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zu 2.) zum Auskleiden wurde eine Pferdestallbaracke vor dem Kellereingang aufgestellt»]227.

A che cosa serviva un “Auskleideraum” nel crematorio? E perché a tale scopo fu costruita una baracca?

2.3.3. La baracca davanti al crematorio II

Pressac ha rilevato che una baracca scuderia (Pferdestallbaracke) davanti al crematorio II, nella posizione preannunciata da Janisch, cioè «davanti all'ingresso del seminterrato»», appare effettivamente nel “Lageplan des Kriegsgefangenenlagers Auschwitz O/S.” del 20 marzo 1943. A questo riguardo, egli scrive:

«Il disegno conferma la costruzione di una baracca scuderia nel cortile nord del crematorio II nel marzo 1943. Sappiamo poco di questa baracca, tranne che, dopo essere servita da spogliatoio per il primo gruppo di Ebrei che furono gasati in questo crematorio, essa fu prontamente smantellata - appena una settimana dopo, secondo il testimone del Sonderkommando Henryk Tauber. La prima menzione di una scala di accesso al Leichenkeller 2 reperito negli archivi del Museo Statale di Auschwitz, BW 30/40, pagina 68e, è datata 26 febbraio 1943 [Documento 7a]. Non appena questa entrata divenne operativa, la baracca spogliatoio non fu più necessaria»228.

Pressac riprende poi l’argomento fornendo però una spiegazione diversa:

«Domenica 14 marzo, Messing continuò a installare la ventilazione del Leichenkeller 2, che egli chiamò “Auskleidekeller II/spogliatoio seminterrato II”. La sera, circa 1.500 Ebrei del ghetto di Varsavia furono le prime vittime ad essere gasate nel crematorio II. Essi non si spogliarono nel Leichenkeller 2, ancora ingombro di attrezzi e di componenti [del sistema] di ventilazione, ma ina baracca scuderia temporaneamente costruita nel ortile nord del crematorio»229.

Successivamente egli ritorna alla prima interpretazione:

«Questa fonte della Bauleitung conferma la costruzione a metà marzo 1943 di una baracca in direzione sud-nord nel cortile nord del crematorio II, la quale, secondo Henryk Tauber, fu usata come spogliatoio, evidentemente perché l'accesso allo spogliatoio sotterraneo (Leichenkeller 2) non era ancora completato»230.

Pressac si riferisce alla seguente dichiarazione di Henryk Tauber:

«Esse231 furono spinte in una baracca che allora era installata perpendicolarmente all’edificio del crematorio dalla parte dell’entrata al cortile del crematorio n. II. Le persone entrarono in questa baracca attraverso una porta situata dalla parte dell’entrata e scesero giù [nel seminterrato del crematorio] lungo gradini che si trovavano a destra della Mühlverbrennung [sic]. Questa baracca allora serviva da spogliatoio. Tuttavia essa fu usata più o meno per una settimana e poi fu smontata»232.

Pressac pubblica per esteso la pianta 2216 del 20 marzo 1943, ma con didascalie illegibili233.

Egli riporta però anche un dettaglio di un’altra versione di questa pianta (corrispondente ad un altro negativo del Museo di Auschwitz) in cui le didascalie sono bene evidenti234. Ora, la baracca davanti al crematorio II è rappresentata da un rettangolo chiaro, simbolo che non corrisponde né ad una baracca “fertiggestellt” (completata), che è caratterizzata da un rettangolo scuro, né ad una baracca “im Bau” (in costruzione), che è caratterizzata da un rettangolo con tratteggio obliquo, bensì ad una

 

227 RGVA, 502-1-313, p. 57a.

228 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 462.

229 Idem, p. 227.

230 Idem, p. 492.

231 Le presunte vittime.

232 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 136.

233 J.-C. Pressac, Auschwtz: Technique and operation of the gas chambers., op. cit., p. 226.

234 Idem, p.

 

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baracca “geplant” (progettata). Ciò risulta ancor più chiaramente in un altro dettaglio di questa pianta pubblicato da Pressac235.

Esiste del resto un'altra pianta di Birkenau, immediatamente precedente a quella invocata da Pressac, nella quale la baracca in questione non appare affatto. Si tratta del Bebauungplan für den Auf- u. Ausbau des Konzentrationslager u. Kriegsgefangenenlagers, Plan Nr. 2215 datato “marzo 1943”236. Poiché essa reca appunto il numero 2215, fu redatta prima di quella numerata 2216, perciò risale al 20 marzo 1943 o a un periodo precedente.

Non è chiaro per quale ragione questa baracca appaia soltanto nella pianta 2216. Sebbene il 15 febbraio 1943 la baracca fosse già stata installata davanti al crematorio II, nella pianta 1991 del 17 febbraio, che mostra parimenti le baracche progettate, in costruzione e già costruite del campo di Birkenau, essa non figura affatto237. Ciò dipende evidentemente dal suo carattere di urgenza e di provvisorietà. Si ignora quando la baracca sia stata smontata.

Quel che è certo, è che che l'installazione di questa baracca non aveva nulla a che vedere con le presunte gasazioni omicide.

La prima spiegazione di Pressac, secondo la quale la baracca sarebbe stata installata perché l’accesso al “Leichenkeller 2” non era ancora pronto, è inoltre poco sensata. Riguardo al crematorio III, Pressac afferma che i lavori per la realizzazione dell'ingresso al “Leichenkeller 2” del crematorio III cominciarono il 10 febbraio 1943 e che, per il crematorio II, l'unica menzione della sua realizzazione risale al 26 febbraio, il che costituirebbe un paradosso inesplicabile238.

In realtà qui non c'è nessun paradosso: è il riferimento cronologico addotto da Pressac per il crematorio III che è errato239. Il 14 marzo 1943 l'ingresso al “Leichenkeller 2” del crematorio II era perfettamente agibile e non c'era alcun bisogno di una baracca-spogliatoio.

Il 20 marzo 1943, il giorno in cui fu disegnata la pianta 2216 del campo di Birkenau, l’SS-Standortarzt di Auschwitz, SS-Hauptsturmführer Wirths, in una lettera al comandante del campo, scrisse quanto segue :

«Per il trasporto dei cadaveri dall'ospedale dei detenuti al crematorio bisogna procurare due carretti a mano coperti che permettano il trasporto di 50 cadaveri ciascuno».

[«Für den Abstransport der Leichen aus dem HKB zum Krematorium müssen 2 gedeckte Handwagen beschafft werden, die den Transport von je 50 Leichen gestatten»]240.

Con ciò la questione si chiarisce definitivamente. L’SS-Standortarzt era preoccupato per le cattive condizioni igienico-sanitarie in cui venivano tenuti i cadaveri dei detenuti del campo a causa dell’inadeguatezza delle camere mortuarie esistenti, semplici baracche di legno (Holzschuppen) che non impedivano ai ratti di fare scempio dei cadaveri, con il rischio dell’insorgenza della peste, come egli scrisse chiaramente nella lettera del 20 luglio 1943241, la quale rispecchia una situazione che evidentemente esisteva già in gennaio. L’SS-Standortarzt intendeva dunque far depositare i cadaveri in un luogo igienicamente più sicuro e il luogo migliore erano evidentemente i due “Leichenkeller” del crematorio II, all’epoca in stato di costruzione più avanzato. Il 21 gennaio 1943 egli chiese di predisporre un “Auskleideraum” per questi cadaveri «nei locali seminterrati» del crematorio. Il 29 gennaio Bischoff comunicò che i cadaveri dei detenuti del campo non potevano essere depositati nel “Leichenkeller 2”, ma ciò era irrilevante, perché essi potevano essere accolti nel “Vergasungskeller”242.

Il 15 febbraio Janisch informò l’SS-Standortarzt che come spogliatoio per i cadaveri del campo era stata eretta «una baracca scuderia davanti all'ingresso del seminterrato» del crematorio II. Questa baracca fu perciò costruita tra il 21 gennaio e il 15 febbraio e già per questo non poteva avere una finalità criminale.

Ciò è confermato dal fatto che il crematorio II entrò in funzione il 20 febbraio 1943. Un rapporto di Kirschnek del 29 marzo 1943 dice infatti quanto segue riguardo a questo crematorio:

«Completata l'intera muratura e il 20 febbraio 1943 messo in funzione».

 

235 Idem, p. 256.

236 RGVA, 502-1-93, p. 1.

237 Vedi la riproduzione della pianta in: J.-C. Pressac, Auschwtz: Technique and operation of the gas chambers., op. cit., p. 220.

238 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., p. 217.

239 Vedi capitolo 3.4.

240 Lettera dell’SS-Standortarzt al comandante del KL Auschwitz del 20 marzo 1943 con oggetto “Häftlings-Krankenbau– KGL”. RGVA, 502-1-261, p. 112.

241 Lettera dell’SS-Standortarzt alla Zentralbauleitung del 20 luglio 1943 con oggetto “Hygienische Sofort- Massnahmen im KL”. RGVA, 502-1-170, p. 263.

242 Vedi capitolo 2.1.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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[«Gesamtes Mauerwerk fertiggestellt und zum 20.2.43 in Betrieb genommen»]243.

Dunque il crematorio cominciò la sua attività prima ancora che nel “Leichenkeller 1” fosse installato l'impianto di ventilazione, ossia ricevette cadaveri prima ancora che tale locale potesse essere teoricamente impiegato come camera a gas omicida.

Ma perché c’era bisogno di una baracca esterna?

La risposta è semplice.

L'11 febbraio 1943 - quattro giorni prima della riposta di Janisch all' SS-Standortarzt -  erano iniziati i lavori di installazione dell'impianto di ventilazione nel Leichenkeller 1244, perciò questo locale non era più disponibile come “Auskleideraum”. D'altro canto il “Leichenkeller 2” era inagibile fin dal gennaio 1943.

Nel “Rapporto n. 1” di Bischoff a Kammler del 23 gennaio 1943 con oggetto “Krematorien Kriegsgefangenenlager. Bauzustand” (Crematori campo per prigionieri di guerra. Stato dei lavori), a proposito del crematorio II si legge:

«Keller II. Solaio di calcestruzzo compiutamente gettato (disarmo dipendente dalle condizioni meteorologiche)».

[«Keller II. Eisenbetondecke fertig betoniert (Ausschalung von Witterungsverhältnissen abhängig)]»245.

Nel suo rapporto del 29 gennaio 1943 l’ing. Prüfer confermò:

«Il solaio del Leichenkellers 2 non può ancora essere disarmato a causa del gelo»

[«Decke des Leichenkellers 2 kann wegen Frost noch nicht ausgeschalt werden»]246.

Lo stesso giorno Kirschnek ribadì in una nota per gli atti (Aktenvermerk):

«Il Leichenkellers 2 è completato, tranne il disarmo del tetto, lavori che dipendono da giorni senza gelo».

[«Der Leichenkeller 2 ist soweit fertiggestellt, bis auf die Ausschaltung der Decke, welche Arbeiten von frostfreien Tagen abhängig sind»]247.

Infine, come abbiamo già visto, nella lettera indirizzata a Kammler il 29 gennaio 1943, Bischoff gli comunicò:

«Non si è potuto ancora disarmare la copertura di calcestruzzo del Leichenkeller a causa dell'azione del gelo»248.

Nelle prime due settimane del febbraio 1943 a Birkenau al mattino ci furono per almeno 10 giorni temperature tra –1 e –8°C; le minime notturne furono ancora più basse, mentre le massime pomeridiane oscillarono tra –3 e +6°C249, perciò è molto probabile che il “Leichenkeller 2” rimase ancora inagibile per l’impossibilità di rimuovere l’armatura della copertura di cemento armato.

L’8 marzo 1943 l’installatore Messing cominciò a montare il condotto di ventilazione (Entlüftungs-Leitung) nel “Leichenkeller 2”, che egli nei suoi rapporti settimanali chiama regolarmente “Auskleidekeller”250. I lavori terminarono il 31 marzo 1943 («Entlüftungsanlage auskleidekeller verlegt/impianto di disaerazione Auskleidekeller installato»)251.

Dunque almeno già dall’8 marzo la Zentralbauleitung, secondo la richiesta dell’SS-Standortarzt, aveva deciso di creare un “Auskleideraum” nel seminterrato del crematorio II, e precisamente nel “Leichenkeller 2”. Il “Leichenkeller 1” invece fu operativo fin dal 13 marzo («Be- u. Entlüftungsanlage Keller I in Betrieb genommen/impianto aerazione-disaerazione Keller 1 messo in funzione»)252.

243 Tätigkeitsbericht des SS-Ustuf. (F) Kirschnek, Bauleiter für das Schutzhaftlager und für landwirtschaftliche Bauvorhaben. Zeit 1. Januar 1943 bis 31.März 1943 datato 29 marzo 1943. RGVA, 502-1-26, p. 59.

244 APMO, BW 30/31, p. 30.

245 RGVA, 502-1-313, p. 54.

246 APMO, BW 30/40, p. 101.

247 APMO, BW 30/34, p. 105.

248 APMO, BW 30/34, p. 100.

249 Tagesberichte della ditta W. Riedel & Sohn , Eisenbeton- und Hochbau di Bielitz. APMO, BW 30/4/28, pp. 96-112.

250 Arbeitszeit-Bescheinigung della ditta Topf per il periodo 8-14 marzo 1943. APMO, D-ZBau/2540, p. 26.

251 Idem, p. 23.

252 Idem, p. 26.

 

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Il 20 marzo, giorno della presunta gasazione di 2.191 Ebrei greci253, l’SS-Standortarzt si preoccupava soltanto del trasporto dei cadaveri dei detenuti dall’ospedale del campo al crematorio II, senza il minimo accenno ai presunti gasati.

Con ciò abbiamo la risposta alle due domande poste all’inizio.

1) L’“Auskleideraum” serviva per i cadaveri immatricolati morti al campo. Al processo Belsen, l’SS-Hauptsturmführer Kramer, comandante del campo di Auschwitz II (Birkenau) dall’8 maggio 1944, dichiarò al riguardo:

«Chiunque morisse durante il giorno veniva messo in una costruzione speciale chiamata obitorio ed essi [i cadaveri] venivano portati al crematorio ogni sera con un autocarro. Essi erano caricati sull'autocarro e scaricati da detenuti. Erano spogliati dei loro vestiti da detenuti nel crematorio prima di essere cremati»254.

Appunto per questo Janisch, nella sua risposta all'SS-Standortarzt del 15 febbraio 1943 scrisse che la baracca scuderia serviva “per spogliare” (cadaveri), non già “per spogliarsi”.

2) Come “Auskleideraum” fu costruita inizialmente una baracca davanti al crematorio perché ilLeichenkeller 2” era già inagibile il 21 gennaio 1943, giorno della richiesta di un “Auskleideraum” da parte dell’SS-Standortarzt e il “Leichnekeller 1” lo divenne a partire dall'11 febbraio.

La presenza di uno spogliatoio nei crematori era dunque perfettamente normale, come risulta del resto dalla disposizione dei locali di servizio previsti nel crematorio I del campo principale: sala di composizione delle salme (Aufbahrungsraum), sala di lavaggio dei cadaveri (Waschraum) e camera mortuaria (Leichenhalle). Poiché i cadaveri venivano cremati senza bara, l'Aufbahrungsraum non era una “sala di composizione della salma sul feretro”, ma il locale in cui essi venivano spogliati prima di essere lavati nel locale attiguo per essere infine depositati nudi nella camera mortuaria.

2.3.4. Van Pelt e l' “Auskleidekeller”

Van Pelt tratta questo “indizio criminale” con estrema superficialità. Egli si limita a riferire che «i moduli di lavoro della Topf» menzionano «uno “spogliatoio seminterrato” [“Auskleidekeller”]»255 e a ripetere poi nel suo elenco delle “prove”:

«Modulo di presenza di un installatore della Topf & Söhne(costruttrice dei forni crematori) che lavorò nei crematori II e III riguardante il lavoro al sistema di ventilazione dello “spogliatoio seminterrato”»256.

E questo è tutto. Sorprendentemente, van Pelt pubblica il testo originale della lettera scritta dall' SS-Standortarzt di Auschwitz al comando del campo il 21 gennaio 1942 che ho citato sopra (e alla quale attribuisce la data della registrazione, il 22 gennaio), ma senza traduzione e senza alcun commento257. Egli riporta invece un passo del dibattimento processuale in cui l'avvocato Rampton domandò a Irving:

«Nel gennaio 1942 [recte: 1943] un medico SS di Auschwitz scrisse una comunicazione interna alla Kommandantur [comando] di Auschwitz facendo richiesta da una parte dell'equipaggiamento dettagliato per la sala di dissezione nei nuovi crematori [recte: nel nuovo crematorio], chiedendo dall'altra che nei locali del keller [recte:

Kellergeschoß, seminterrato], i locali seminterrati di quell'edificio, ci dovesse essere uno spogliatoio. Perché il medico SS voleva uno spogliatoio accanto258 alla sala di dissezione?»259.

253 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989, p. 445.

254 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial). William Hodge and Company, Limited. London, Edinbourgh, Glasgow 1949, p. 731.

255 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 401.

256 Idem, p. 424.

257 Idem, p. 447.

258 Come è noto, la “sala di dissezione” (Sezierraum) si trovava al pianterreno del crematorio, mentre l' “Auskleideraum” doveva essere allestito “nei locali seminterrati”, sicché non ha senso parlare di «uno spogliatoio accanto (next to) alla sala di dissezione».

259R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 446.

 

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La risposta a questa domanda costituisce una riconferma della spiegazione che ho esposta sopra, in quanto una sala di autopsia si concilia con uno spogliatoio per cadaveri, non certo per persone vive.

2.4. “SONDERKELLER” (scantinato speciale)

Pressac illustra il significato di questo indizio come segue:

«A questo proposito, Wolter redasse, per informare Bischoff, una nota intitolataDisaerazione dei crematori (I e II)”, e nella quale designava il “sotterraneo per cadaveri 1”260 del crematorio II con il nome di “sotterraneo speciale” (Sonderkeller)»261.

Questa nota, redatta dall’ SS-Untersturmführer Fritz Wolter262 il 27 novembre 1942, rientrerebbe nel presunto progetto della Zentralbauleitung «di trasferire l’attività di “gasazione” dei Bunker 1 e 2 in un locale di crematorio, dotato di una ventilazione artificiale» e costituirebbe la «prima netta “sbavatura criminale”», ossia il primo indizio relativo a «un impiego anomalo dei crematori e non spiegabile altrimenti che con il massiccio trattamento col gas di esseri umani»263.

Il termine “Sonderkeller” che appare in questa nota sarebbe pertanto un criptonimo che designerebbe una camera a gas omicida. L’argomentazione di Pressac si basa unicamente sulla presenza di tale termine, che ha invece un significato completamente diverso.

Nella nota in discussione, Wolter, riferendo ciò che l’ing. Prüfer gli aveva detto al telefono, scrive:

«La ditta entro circa 8 giorni ha un installatore libero che, se i solai sopra i Sonderkeller sono completati, deve montare l'impianto di disaerazione; poi l'impianto di tiraggio aspirato dei 5 forni a 3 muffole».

[«Die Firma hätte in ca. 8 Tagen einen Monteur frei, der, wenn die Decken über die [recte: den] Sonderkeller fertig sind, die Entlüftungsanlage montieren soll; ferner die Saugzuganlage für die 5 3-Müffelöfen»]264.

Secondo Pressac, come si è visto sopra, il termine “Sonderkeller” designava «ilsotterraneo per cadaveri 1” del crematorio II».

Tuttavia, in questo documento, il termine “Sonderkeller” è al plurale, e si può inoltre escludere che esso si riferisca anche al “sotterraneo per cadaveri 1” del crematorio III, perché, sebbene questo documento abbia come oggetto “Entlüftungen für Krematorien” (disaerazione per i crematori), cioè per i crematori II e III, esso si riferisce in realtà soltanto al crematorio II.

Solo in questo impianto, infatti, i lavori di costruzione allora erano tanto progrediti da consentire entro poco tempo la copertura dei locali seminterrati. Infatti il 23 gennaio 1943 nel crematorio II la copertura di cemento armato degli scantinati (Keller) 1 e 2 era già stata eseguita, mentre nei corrispondenti locali del crematorio III erano stati effettuati soltanto i lavori di isolamento del pavimento dalla falda freatica265. Anche il riferimento all’installazione dell'impianto di tiraggio aspirato (“Saugzuganlage”) ha senso soltanto per il crematorio II, nel quale erano già completati sia i cinque forni a 3 muffole, sia i condotti del fumo, sia il camino, mentre nel crematorio III il camino era stato innalzato soltanto fino all’altezza del soffitto del crematorio266.

D’altra parte, nel crematorio II, i “Keller” per i quali era previsto un “Entlüftungsanlage” erano due, il “Leichenkeller 1” e il “Leichenkeller 2”. Il primo era fornito anche diBelüftungsanlage”, il secondo soltanto di un “Entlüftungsanlage”, che fu installato tra il 15 e il 21 marzo 1943267.

È dunque chiaro che i “Sonderkeller” della nota di Wolter erano i due “Leichenkeller” del crematorio II. Questi locali seminterrati erano “speciali” (“sonder-”) appunto perché, dei sei 260 Il Leichenkeller 1.

261 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 70.

262 Wolter faceva parte del “Sachgebiet Hochbau” (settore edilizia) della Zentralbauleitung.

263 Idem.

264 Nota dell’ SS-Untersturmführer Wolter del 27 novembre 1942. RGVA, 502-1-313, p. 65.

265 Bericht Nr. 1 sui lavori di costruzione dei crematori redatto da Bischoff per Kammler il 23 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, pp. 54-55.

266 Idem.

267 Topf, Arbeits-Bescheinigung di Messing per il 15-21 marzo 1943. APMO, BW 30/31, p. 25. Vedi § 16.

 

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locali seminterrati in cui era suddiviso il seminterrato del crematorio268, erano le uniche due camere mortuarie dotate di ventilazione artificiale.

Il termine “Sonderkeller” appare anche in un documento precedente ignoto a Pressac. Si tratta del “Rapporto sulle costruzioni per il mese di ottobre 1942” redatto da Bischoff il 4 novembre 1942 nel quale, in riferimento al crematorio II, si legge:

«Suola di calcestruzzo nel Sonderkeller gettata. Murati i pozzi di disaerazione e cominciata la muratura interna del seminterrato».

[«Betondruckplatte im Sonderkeller eingebracht. Die Entlüftungsschächte aufgemauert und das innere Kellermauerwerk begonnen»]269.

La “Betondruckplatte” era la suola di calcestruzzo degli scantinati (Kellersohle) del crematorio che serviva a contenere la pressione della falda freatica (Grundwasserdruck)270. Si può anche concedere che questo “Sonderkeller” fosse il “Leichenkeller 1”, ma il suo usospeciale” designato dall’aggettivo “sonder-” era criminale?

Secondo Pressac, alla fine di ottobre del 1942 la Zentralbauleitung avrebbe deciso di trasferire la presunta attività di gasazione omicida dei cosiddetti Bunker 1 e 2 «in un locale di crematorio, dotato di una ventilazione artificiale, come si era praticato nel dicembre 1941 nell’obitorio del crematorio I»271. Pressac spiega così in che modo in questo crematorio furono eseguite le presunte gasazioni omicide:

«Furono praticate e sistemate tre aperture quadrate nel soffitto della morgue272 per permettere l’introduzione dello Zyklon-B, che veniva direttamente versato nel locale, le cui due porte d’accesso erano state rese stagne»273.

Se dunque il “Sonderkeller” del crematorio II avesse designato una camera a gas omicida da realizzare secondo il modello della presunta camera a gas omicida del crematorio I, la Zentralbauleitung avrebbe fatto predisporre le aperture per l’introduzione dello Zyklon B sul soffitto di cemento armato del “Leichenkeller 1” già all’atto della realizzazione del solaio. Ma, come è noto, questo solaio fu costruito senza tali aperture274.

Dunque la Zentralbauleitung, pur avendo progettato di trasformare in camera a gas omicida ilLeichenkeller 1” quando in questo locale era stata soltanto gettata la suola di calcestruzzo contro la falda freatica, vi avrebbe fatto costruire un solaio senza aperture - dispositivi essenziali per una gasazione omicida con Zyklon B -, indi, con mazzetta e scalpello, avrebbe fatto praticare sulla copertura di cemento armato del locale (18 cm di spessore) quattro aperture per lo Zyklon-B!

Sfortunatamente per Pressac, i tecnici della Zentralbauleitung non erano così incapaci, e infatti, sul solaio di cemento armato del “Leichenkeller 2”, essi fecere realizzare l’apertura rotonda per il passaggio della tubazione dell’impianto di disaerazione all’atto stesso della gettata275, e la stessa cosa fecero con le aperture di aspirazione dell’aria calda sul solaio della sala forni276.

Il termine “Sonderkeller” si spiega in realtà con il fatto che il “Leichenkeller 1”, essendo dotato di un impianto di aerazione e disaerazione, era probabilmente destinato, secondo quanto ipotizza Pressac stesso, ad «accogliere i cadaveri di parecchi giorni che cominciavano a decomporsi», perciò il locale doveva essere ben ventilato277.

 

268 Secondo la pianta 1311 del 14 maggio 1942, che il 27 novembre era ancora in vigore. Cfr. J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 294.

269 Baubericht für Monat Oktober 1942. RGVA, 502-1-24, p. 86.

270 Lettera di Bischoff alla ditta Huta del 14 ottobre 1942. RGVA, 502-1-313, p. 112.

271 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 70.

272 La Leichenhalle.

273 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 44.

274 Ciò risulta dalla fotografia della serie Kamann risalente al gennaio 1943 che mostra l’esterno del “Leichenkeller 1” del crematorio II. APMO, negativo n. 20995/506. Cfr. Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 335.

275 Idem p. 365, fotografie 17 e 18.

276 Idem, p. 366-367, fotografie 20-23.

277 Idem, p. 284.

 

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2.5. - “DRAHTNETZEINSCHIEBEVORRICHTUNG” E ”HOLZBLENDEN”

2.5.1. La scoperta degli indizi

Pressac rileva che i «Gli inventari dei crematori, redatti quando gli edifici erano completati, forniscono parimenti una prova supplementare quasi incredibile: menzione del congegno per introdurre lo Zyklon-B in un Leichenkeller».

Nell'inventario del seminterrato (Kellergeschoß) allegato alla deliberazione di consegna del crematorio II del 31 marzo 1943 Pressac ha infatti letto le scritte «4 Drahtnetzeinschiebvorrichtung» e «4 Holzblenden», che egli interpreta come «congegni di introduzione di rete metallica» e «coperchi di legno»278.

Nel documento originale queste parole sono manoscritte. Il documento che si trova nell'archivio moscovita di via Viborgskaja è più chiaro della copia all'epoca in possesso del Museo di Auschwitz utilizzata da Pressac279. La decifrazione di Pressac è esatta, salvo per l'omissione di una vocale: la parola in questione è infatti “Drahtnetzeinschiebevorrichtung”280. “Holzblenden” è corretto.

Nell'inventario del seminterrato del crematorio II questi dispositivi sono però riferiti al Leichenkeller 2, non al Leichenkeller 1. Pressac spiega così questa incongruenza:

«Tuttavia il disegno 2197 dell'archivio “Rivoluzione d'Ottobre” indica che il Leichenkeller 1 aveva 16 lampade e 3 rubinetti, il Leichenkeller 2, 10 lampade e 5 rubinetti»,

mentre l'inventario attribuisce 5 rubinetti al Leichenkeller 1 e 3 al Leichenkeller 2. Pressac giustamente commenta:

«Nell'inventario c'è stata un'inversione di righe come risulta dal numero delle lampade»281. In altri termini, nella riga contrassegnata dal temine “Zapfhähne” (rubinetti) c'è stato uno scambio di casella e i due numeri sono invertiti. Ma da ciò egli trae l'indebita conclusione che anche le righe relative a “Drahtnetzeinschiebevorrichtung”  eHolzblenden” siano state invertite, sicché questi dispositivi si riferirebbero in realtà al Leichenkeller 1. Sul valore di questa spiegazione mi soffermerò nel paragrafo seguente.

2.5.2. Significato dei termini e localizzazione dei congegni

I congegni in questione sono menzionati unicamente in questo documento, perciò la loro funzione si può desumere soltanto in base alla loro designazione.

Da questo punto di vista, bisogna notare che “Drahtnetzeinschiebevorrichtung” non può indicare un dispositivo di “introduzione” (versamento) dello Zyklon B, perché il verbo “einschieben” significa “inserire”, “far scorrere dentro”. Si potrebbe certamente pensare alla “scatola” che, secondo la descrizione di Tauber, scorreva dentro il dispositivo per mezzo di un filo di ferro, tuttavia ciò che scorreva non era l'intero dispositivo, ma, appunto, un suo elemento. Inoltre la funzione del dispositivo era l'introduzione dello Zyklon B nella camera a gas, non lo scorrimento di un suo elemento, perciò la denominazione di "dispositivo di scorrimento (o inserimento) di rete metallica" resta comunque inadeguato.

Neppure “Holzblenden” può significare “coperchi di legno”, perché “Blende” non significacoperchio” (in tedesco “Deckel”), ma “schermo, diaframma”. In architettura la “Blende” era uno sportello di protezione di una finestra, sia contro le schegge sia contro i gas, ma esso non si concilia con un coperchio di chiusura del presunto camino di introduzione dello Zyklon B.

Se questi dispositivi fossero stati ciò che pretende la storiografia olocaustica, essi si sarebbero chiamati “Drahtnetzeinwurfvorrichtungen” e “Holzdeckel”.

Nella documentazione relativa ai crematori i congegni di versamento hanno infatti una denominazione simile:

- lo sportello per il versamento dall'esterno del crematorio nel “Müllverbrennungsraum”282 dei rifiuti da bruciare si chiamava “Einwurfblende”283 (dove “Blende” è appunto uno sportello);

278 Idem, p. 429.

279 RGVA, 502-2-54, p. 79. Vedi documento 8.

280 Vedi documento 9.

281 J.-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., p. 430.

 

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- la finestra per il versamento dall'esterno del carbone nel relativo deposito dei crematori IV e V si chiamava “Kohleneinwurffenster”284.

Per quanto riguarda la loro localizzazione, nell'inventario del seminterrato del crematorio II i congegni sono riferiti al Leichenkeller 2, non al Leichenkeller 1. È ben vero che, come sottolinea Pressac, in questo documento le cifre della colonna “Zapfhähne” (rubinetti) sono scambiate (cioè i rubinetti del Leichenkeller 2 sono attribuiti al Leichenkeller 1 e viceversa), ma ciò non vale per la colonna relativa alle lampade, nella quale esse sono attribuite correttamente (16 al Leichenkeller 1 e 10 al Leichenkeller 2). Nulla dimostra pertanto che le colonne “Drahtnetzeinschiebevorrichtung” eHolzblenden” siano state scambiate e che questi dispositivi debbano essere attribuiti al Leichenkeller 1. Sicché la prova della loro presenza in questo locale sarebbe costituita unicamente da una fotografia aerea:

«La fotografia aerea del 24 [recte: 25] agosto 1944 scattata dagli Americani mostra che i 4 congegni di introduzione furono davvero installati nel Leichenkeller 1/camera a gas 1 del crematorio II, e non nel Leichenkeller 2/spogliatoio»285.

Vedremo nel § 4 quanto valore abbia questa prova.

2.5.3. La testimonianza di Michal Kula

Nell'interpretazione dei 4 “Drahtnetzeinschiebevorrichtungen” come congegni di introduzione per lo Zyklon B, Pressac si basa in particolare sulla testimonianza di M. Kula, ex detenuto n. 2718. Nel suo interrogatorio dell’11 giugno 1945 egli dichiarò di aver fabbricato questi congegni e ne fornì un'accurata descrizione indicandone anche le misure: si trattava di colonne di rete metallica alte circa 3 metri con sezione quadrata di circa 70 centimetri di lato286.

Kula aveva fatto parte dell'officina dei fabbri della Zentralbauleitung (Häftlings-Schlosserei) come tornitore (Dreher). Il suo numero appare in un documento con timbro a data 8 febbraio 1943 con oggetto “Häftlings-Schlosserei. Lista dei detenuti”, nel quale sono riportati i numeri dei 192 detenuti che facevano parte di quell’officina287.

La Häftlings-Schlosserei era un Kommando delle Werkstätten della Zentralbauleitung - officine specializzate nei vari settori dell’edilizia nelle quali lavoravano Kommandos di detenuti, per lo più operai specializzati.

I Kommandos delle Werkstätten prestarono la loro opera in tutti i Bauwerke (cantieri), inclusi i crematori. Secondo la prassi del 1942, il Bauleiter (capo delle costruzioni) o Bauführer (capocantiere) che aveva bisogno della prestazione faceva anzitutto una richiesta all’ amministrazione dei materiali (Anforderung an die Materialverwaltung) con apposito modulo numerato; se la richiesta era autorizzata (genehmigt), il Werkstättenleiter (capo delle officine) impartiva l’ incarico (Auftrag) al Kommando interessato tramite apposito modulo numerato in cui veniva indicato il tipo di lavoro da eseguire; il Kommando che eseguiva il lavoro redigeva poi una scheda di lavoro (Arbeitskarte) in cui era indicato il numero dell’incarico, il Kommando, il destinatario, l’inzio e la fine dei lavori; nel retro (Materialverbrauch) erano elencati i materiali impiegati e i costi dei materiali e del lavoro; la Häftlings-Schlosserei aveva una scheda diversa nella quale venivano riportati la colonna di lavoro (Kolonne), l’oggetto del lavoro (Gegenstand), il committente (Antragstelle), l’inizio (angefangen) e la fine (beendet) dei lavori, il nome, la qualifica e le ore lavorative dei detenuti che avevano eseguito i lavori; il retro non presentava differenze rispetto all’ altro modello di scheda. I Kommandos erano suddivisi in colonne che operavano sotto la responsabilità di un capocolonna (Kolonnenführer) e di un Ober-Capo. Se la prestazione di lavoro era la fabbricazione di un oggetto qualunque, il committente, nel riceverlo, firmava una ricevuta (Empfangsschein) numerata.

L’ 8 febbraio 1943 i 192 detenuti della Häftlings-Schlosserei, che dipendevano dall’ SS-Unterscharführer Walter Kywitz, furono presi in carico dai D.A.W. (Deutsche Ausrüstungswerke) e la nuova officina assunse il nome di D.A.W. WL (= Werkstättenleitung: direzione delle officine) Schlosserei. A partire dal giorno dopo le ordinazioni fatte all’ officina furono annotate in un registro denominato WL-Schlosserei che comprendeva le seguenti voci: data di arrivo dell’ordinazione eingegangen am...), numero progressivo dei D.A.W. (lauf. Nr. D.A.W.), riferimento (Betrifft), oggetto (Gegenstand), numero delle ore lavorative impiegate (Arbeitsstunden), inizio (angefangen) e


282 Il locale del forno per la combustione dei rifiuti.

283 Processo Höss, tomo 11, p. 84 (protocollo delle ordinazioni della Zentralbauleitung alla Schlosserei relative ai crematori redatto da Jan Sehn).

284 Tagesbericht della ditta Riedel & Sohn dell' 11 e 12 marzo 1943. APMO, BW 30/4/28, pp. 36-37.

285 J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 430.

286 Processo Höss, tomo 2, pp. 99-100.

287 RGVA, 502-1-295, p. 63.

 

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termine (beendet) dei lavori: i dati relativi venivano desunti dalle Arbeitskarten. Il registro conteneva anche l’indicazione del numero e della data dell’ordinazione ricavata dagli appositi moduli. La Zentralbauleitung forniva a queste officine il materiale necessario emettendo a loro favore un buono di consegna (Lieferschein); eseguito il lavoro, i D.A.W. inviavano alla Zentralbauleitung la relativa fattura288.

Il modulo numerato in cui veniva indicato il tipo di lavoro da eseguire (Auftrag) recava di norma un disegno che mostrava la forma e le misure dell’oggetto da costruire, e elencava i materiali necessari, come appare ad esempio nell’ “Auftrag” n. 67 del 6 marzo 1943289.

Questo “Auftrag” appare nel registro della “WL-Schlosserei” nei seguenti termini:

«8.3.1943. N. 165. Campo per prigionieri di guerra. Impianto di cremazione BW 30b e c. Oggetto: 64 bulloni d'acciaio [ricavati] da tondino con diametro 5/8" secondo lo schizzo che segue. Tempo di consegna: urgente! Ordinazione della Baulaitung n 67 del 6.3.1943.

Terminato: 2.4.1943».

[«8.3.43. Nr.165. K.G.L. Einäscherungsanlage BW. 30 b und c. Przedmiot: 64 Stck. Steinschrauben aus Rundeisen 5/8" Ø nach nachstehender Skizze. Lieferzeit: eilt! Baultgs. Auftrag. Nr. 67 vom 6.3.43. Ukonczono: 2.4.43»]»290.

Se dunque Kula costruì realmente il congegno descritto sopra, allora esso era stato oggetto di uno specifico incarico della Zentralbauleitung, sul quale vi era uno schizzo che indicava la struttura e le dimensioni esatte delle varie parti del congegno.

Ma se ciò è vero, questo incarico deve apparire nel registro della WL-Schlosserei.

Il 25 luglio 1945 – qualche mese dopo che aveva ascoltato i testimoni Tauber e Kula - il giudice Sehn redasse un protocollo nel quale riassunse tutte le ordinazioni relative ai crematori che si trovavano nel registro summenzionato:

«Nel libro tra l’altro ci sono le seguenti registrazioni che si riferiscono ai lavori effettuati dalla slusarna (= Schlosserei) in relazione alla costruzione e alla manutenzione dei crematori:...»291.

Segue l’elenco delle registrazioni delle ordinazioni della Zentralbauleitung relative ai crematori. Tuttavia in questo lungo elenco, che contiene 85 ordinazioni, il congegno descritto da Kula non appare affatto. Eppure la prima registrazione è un biglietto di ordinazione (Bestellschein) della Zentralbauleitung del 28 ottobre 1942292, perciò l’assenza del congegno descritto da Kula non dipende da ragioni cronologiche. Esso non dipende neppure da presunte ragioni di “segretezza”, perché nel registro sono riportate varie ordinazioni relative a porte a tenuta di gas (gasdichte Türen) per le presunte camere a gas dei crematori293.

D’altro canto nel registro appare perfino un lavoro – l’unico dell’intero registro – eseguito personalmente da Kula. Alla fine del suo elenco, Sehn scrive infatti:

«Inoltre sotto il numero corrente 433 del libro c’è una registrazione datata 20 maggio 1943 del seguente tenore:

Stazione Röntgen nel campo femminile. Oggetto: 2 accoppiatori completi per tubo di gomma. Tempo di consegna: urgente. Consegnare al prof. Schumann. Esecutore: Kula. Terminato: 21.5.1943”».

[«Rö[ntgen]-Station in F.L. [Frauenlager]: Przedmiot: 2 Stück kopl. Verbindungsstücke für Gummischlauch. Liferzeti [Lieferzeit] – dringend. An Prof. Schumann ausfolgen. Wykonawca: Kula. Ukonczono [terminato]: 21.5.43»].

Confronta il protocollo dell’interrogatorio del testimone Michal Kula dell’11 giugno 1945»294.

Il giudice Sehn sapeva dunque perfettamente che l’affermazione di Kula riguardo alle colonne di introduzione dello Zyklon B era documentariamente infondata e dunque falsa, ma quando, nell’udienza del 15 marzo 1947 del processo Höss, Kula depose come testimone295 e fornì di nuovo la

288 Vedi al riguardo il mio studio già citato The Central Construction Office of the Waffen-SS and Police Auschwitz, pp. 49-50.

289 APMO, BW 1/31/162, pp. 328-328a.

290 Processo Höss, tomo 11, p. 86.

291 Processo Höss, tomo 11, p. 82.

292 Idem.

293 Auftrag 323 del 16 aprile 1943, Processo Höss, tomo 11, p. 92. Altri riferimenti alle pagine 84 (“4 dichte Türen”), 90 (“Gasduchte [sic] Türen”),

294 Processo Höss, tomo 11, p. 97.

295 AGK, NTN, 107, p. 467-523.

 

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descrizione delle colonne summenzionate296, nessuno gli contestò il fatto che la relativa ordinazione non appariva nel registro della WL-Schlosserei. E la ragione di ciò è facilmente comprensibile.

Inoltre, cosa ancor più sorprendente, nell’interrogatorio dell’11 giugno 1945 Kula fece esplicito riferimento al lavoro per il dott. Schumann menzionato sopra e indicò il numero esatto della relativa ordinazione nel registro della WL-Schlosserei:

«Dal libro della slusarna (= Schlosserei) risulta che io all’epoca ho dovuto riparare questa pompa /posizione corrente n. 433/»297.

Dunque egli conosceva già tale registro, ma allora perché per le colonne in oggetto non indicò alcuna “posizione corrente”?

Anche in questo caso la risposta è facilmente comprensibile.

In conclusione, Kula non costruì mai i presunti dispositivi di introduzione per lo Zyklon B, perciò i 4 “Drahtnetzeinschiebevorrichtungen” non potevano essere tali congegni.

2.5.4. Che cosa non erano i Drahtnetzeinschiebevorrichtungen

Poiché, come ho spiegato sopra, non esiste nessun altro documento al riguardo, allo stato attuale delle conoscenze si può soltanto dire che cosa tali dispositivi non erano. Gli unici fatti certi sono questi:

1) Nell'inventario allegato alla deliberazione di consegna del crematorio II del 31 marzo 1943 tali dispositivi sono riferiti al presunto spogliatoio e non alla presunta camera a gas.

2) Nell'inventario allegato alla deliberazione di consegna del crematorio III, datato 24 giugno 1943298, non c'è traccia né di Drahtnetzeinschiebevorrichtungen né di Holzblenden: allora come venivano effettuate le gasazioni nella presunta camera a gas?

3) I dispositivi summenzionati non furono mai fabbricati dalla Schlosserei della Zentralbauleitung, perciò non sono mai esistiti.

4) Le aperture per l'introduzione dello Zyklon B non sono mai esistite. La questione sarà approfondita nel capitolo 12.

2.5.5. I commenti di van Pelt

Van Pelt si distingue come al solito per la sua superficialità e la sua carenza di rigore scientifico.

Egli menziona i “Drahtnetzeinschiebevorrichtungen”, in questo contesto:

«Esaminammo una raccolta di documenti edilizi scritti, inclusi i moduli di lavoro della Topf relativi al lavoro eseguito in uno “spogliatoio seminterrato” [“Auskleidekeller”] nel crematorio II e l'inventario del crematorio II che menzionava non solo la presenza di 4congegni di introduzione di rete metallica” [“Drahtnetzeinschieb-vorrichtungen”] nella camera mortuaria 1 del crematorio II - le colonne per il gas costruite da Kula - ma anche 2coperchi di legno” [“Holzblenden”], che ovviamente si riferivano ai coperchi dei quattro camini che coprivano le colonne di rete metallica»299.

Successivamente van Pelt, in polemica con Germar Rudolf, ripete:

«Inoltre egli ha ignorato una prova importante che conferma l'esistenza di queste colonne come l'inventario del crematorio II che menziona nella camera mortuaria 1 quattro congegni identificati come Drahtnetzeinschiebvorrichtung[en], che traduce come congegni di introduzione di rete metallica»300.

Nel capitolo 2.5.2. ho mostrato che nell'inventario del seminterrato del crematorio II i congegni sono riferiti al Leichenkeller 2, non al Leichenkeller 1, dunque l'affermazione di van Pelt è falsa. Egli tace inoltre il fatto non certo irrilevante che l'inventario del seminterrato del crematorio III non menziona affatto i presunti congegni. Van Pelt tace ancora il fatto che Tauber parla di «coperchi di 296 In questa deposizione Kula disse che le colonne erano alte 2,5 metri, perché credeva che il soffitto del Leichenkeller 1 fosse alto solo 2 metri. Idem, p. 498.

297 Processo Höss, tomo 2, p. 83.

298 RGVA, 502-2-54, pp. 77-78. Vedi documento 10.

299 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 401.

300 Idem, p. 503.

 

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calcestruzzo»301, non di “coperchi di legno”; questo fatto è tanto più inspiegabile e la sostituzione dei presunti “coperchi” è tanto più improbabile in quanto i presunti “coperchi di legno” appaiono nella deliberazione di consegna del crematorio II del 31 marzo 1943, mentre Tauber rimase in questo impianto fino alla metà di aprile, sicché i “coperchi” sarebbero stati sostituiti nel giro di appena due settimane. Ma di ciò non esiste alcuna prova.

Van Pelt cita la testimonianza di Kula, secondo il quale «queste colonne erano alte circa 3 metri e avevano una sezione quadrata di 70 centimetri»302, ma ovviamente tace il fatto che ho documentato nel capitolo 2.5.3., ossia che nel registro della WL-Schlosserei non c'è alcuna traccia delle presunte «colonne di rete metallica».

Egli presenta inoltre un disegno pretesamente «basato sulla testimonianza di Tauber e Kula»303, ma che contiene in realtà due elementi contraddittori. Anzitutto una strozzatura della colonna all'altezza del soffitto tale che la larghezza del congegno passa da 70 cm all'interno del Leichenkeller 1 a circa 48 cm nella copertura di cemento armato e all'esterno. Lo scopo di questo inganno è molto semplice: nello scritto “A Report on Some Findings Concerning the Gas Chamber of Krematorium II in Auschwitz-Birkenau”, che van Pelt menziona alla fine del suo libro304, Daniel Keren, Jamie MaCarthy e Harry W. Mazal pretendevano di aver trovato sulla copertura di calcestruzzo del Leichenkeller 1 del crematorio II tre aperture di cm 50 x 50305. Ma le presunte colonne, avendo una sezione quadrata di cm 70 x 70 e un'altezza di 3 metri, dovevano passare attraverso il solaio e sporgere al di sopra di esso di 41 cm, cosa impossibile se le aperture avevano una sezione di cm 70 x 70. Per risolvere la contraddizione bastava inventare una strozzatura all'altezza del solaio che restringesse la sezione delle colonne da 70 x 70 a 48 x 48 cm!

Inoltre il disegno presenta un dispositivo interno (destinato ad accogliere lo Zyklon B) scorrevole fin quasi all'altezza del pavimento e azionato da una fune. Questa descrizione corrisponde alle dichiarazioni di Tauber, ma non a quelle di Kula, secondo il quale il dispositivo interno era una colonna vuota di lamiera di zinco che aveva una imboccatura a imbuto e che si inseriva nella parte superiore della colonna, come ha mostrato Pressac nel suo relativo disegno306. Il confronto tra questo disegno e quello presentato da van Pelt mostra meglio di qualunque descrizione la divergenza tra le due testimonianze, tacendo la quale, van Pelt crea una “convergenza” puramente fittizia. Ed ecco come van Pelt giustifica l'assenza delle colonne di introduzione dello Zyklon B nelle piante dei crematori:

«Nel novembre e dicembre 1942, quando a mio avviso furono progettate le colonne di rete metallica, i crematori II e III erano in costruzione e all'epoca i disegni di esecuzione erano il maggior mezzo di comunicazione tra architetto e imprenditore. [Eventuali] modifiche sarebbero state fatte nei disegni di esecuzione. L'archivio del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau contiene una lista di sedici disegni di esecuzione per il crematorio II, che recano tutti il numero 7015/IV. Uno di questi disegni riguarda il “Armatura del soffitto sopra la camera mortuaria 1”. Fu disegnato il 22 ottobre 1942 e ha il numero 7015/IV-109/6. È probabile che questo disegno di esecuzione sia stato lo strumento per fare modificazioni che introdussero le aperture e forse le colonne per il gas. È importante notare che poco prima della liquidazione del campo la Zentralbauleitung di Auschwitz chiese alla Huta di rimandarle tutti i disegni di esecuzione, originali e copie. La sola spiegazione possibile è che gli architetti volevano eliminare prove incriminanti. Il disegno di esecuzione del solaio della camera mortuaria 1, che molto probabilmente conteneva la modifica che riguardava la colonna di rete metallica, il disegno 7015/IV-109/6, fu restituito, ma non sopravvisse»307.

Questa spiegazione è storicamente e documentariamente inconsistente.

Anzitutto, se le presunte colonne di introduzione dello Zyklon B furono progettate «nel novembre e dicembre 1942», non si capisce come una pianta del 22 ottobre potesse essere «lo strumento per fare modificazioni che introdussero le aperture e forse le colonne per il gas». Ciò sarebbe ancora più insensato perché, come ho spiegato nel capitolo 2.4, il solaio di calcestruzzo del Leichenkeller 1 fu realizzata senza aperture: dunque le aperture sarebbero state progettate e disegnate nella pianta del 22 ottobre 1942, completamente trascurate durante i lavori di copertura del locale e

301 Idem, p. 193.

302 Idem, p. 206.

303 Idem, p. 208.

304 Idem, p. 495.

305 Vedi capitolo 12.2.

306 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 487.

307 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 369-370.

 

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realizzate successivamente perforando con mazzetta e scalpello un solaio di calcestruzzo di 18 cm di spessore308!

La didascalia della pianta 7015/IV-109/6 è «Bew. der Decke über Keller I», dove “Bew.” sta perBewehrung”, armatura. Le piante 7015/IV-109-5 e 109-7, disegnate rispettivamente il 20 ottobre e il 6 novembre 1942, riguardano l'armatura del solaio del “Keller II” e del “Keller III”309. Che la pianta 7015/IV-109/6 contenesse «molto probabilmente» il disegno di aperture e colonne per lo Zyklon B è dunque una semplice congettura infondata di van Pelt.

La riconsegna di 15 piante alla Zentralbauleitung da parte della ditta Huta è attestata da una lettera del 19 dicembre 1944310, ma la «sola spiegazione possibile» di questo fatto addotta da van Pelt è del tutto insensata. La vera ragione è contenuta nell'Hausverfügung (disposizione interna) n. 108 del 5 maggio 1943, citata così da Zimmerman:

«Come è detto in questo decreto, l'SS-tenente colonnello Dejaco311 è personalmente responsabile che tutte le piante in entrata e in uscita siano registrate ordinatamente in un libro specifico. Tutte le piante in uscita devono essere firmate dalla persona che le riceve.

Inoltre tutto questo lavoro e in connessione con compiti economico-militari che devono essere tenuti segreti. In particolare, le piante dei crematori devono essere rigorosamente controllate [strengstens zu beaufsichtigen]. Nessuna pianta deve essere data alla brigada di lavoro di altri312. Durante il lavoro di costruzione esse devono essere tenute sotto chiave...

Particolare attenzione si dovrebbe prestare alle norme della disposizione interna n. 91 (affari segreti/documenti) [Verschluss–Sachen]»313.

Una lettera della SS-Neubauleitung di Dachau del 30 settembre 1940 menziona il fatto che «secondo gli ordini del Reichsführer-SS tutte le piante di costruzioni nei campi di concentramento devono essere considerate piante segrete»314.

È dunque del tutto ovvio che la ditta Huta dovesse restituire alla Zentralbauleitung le piante che aveva da essa ricevuto.

Bisogna inoltre rilevare che la restituzione delle 15 piante summenzionate in data 19 dicembre 1944 alla Zentralbauleitung su sua esplicita richiesta per «eliminare prove incriminanti» è in aperta contraddizione con la pretesa di van Pelt che le SS, nel gennaio 1945, «trascurarono l'archivio dell'ufficio delle costruzioni [Zentralbauleitung] che era stato chiuso alcuni mesi prima», col risultato che tale archivio rimase più o meno intatto315.

Non resta ormai che trarre le conclusioni. Van Pelt deve ammettere che «le colonne di rete metallica furono completamente smantellate dopo la cessazione delle gasazioni e prima della demolizione dei crematori e non ne fu trovato alcun resto»316.

Perciò non c'è alcuna traccia né della progettazione, né della costruzione, né dell'installazione, né della rimozione di queste fantomatiche colonne, né ci sono resti della loro struttura, ossia non c'è alcuna traccia della loro esistenza. Quanto alle testimonianze, quella fondamentale, di Kula, è smentita dal registro della “WL-Schlosserei”.

308 Misurazione dell’Autore sulle rovine del Leichenkeller 1 del crematorio II.

309 Lista senza data intitolata “Waffen SS Auschwitz Nr 7015”. APMO, BW30/25, p. 27.

310 J.-C. Pressac, Auschwitz : Technique and operation of the gas chambers, p. 318.

311 In realtà Walter Dejaco era SS-Untersturmführer, sottotenente. La traduzione inglese del testo tedesco è visibilmente approssimativa.

312 Probabile riferimento alle ditte civili interessate che lavoravano ad Auschwitz

313 John C. Zimmerman, Holocaust Denial. Demographics, Testimonies and Ideologies. University Press of America. Lanham, New York, Oxford, 2000, pp. 377-378.

314 RGVA, 502-1-280, p. 187: "laut Befehl des Reichsführer-SS sämtliche Pläne über Bauten in Konzentrationslager als Geheimepläne zu betrachten sind." La lettera fu scritta perché all'epoca del suo trasferimento ad Auschwitz l' SS-Obersturmführer Fritsch si era portato via senza permesso varie piante del KL Dachau.

315 Vedi capitolo 1.2.

316 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 207.

 

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2.6. GASPRÜFER 317

2.6.1. L’interpretazione di Pressac

Nel libro Le macchine dello sterminio Pressac scrive:

«Non appena i lavori di montaggio di Messing furono sufficientemente avanzati, la Bauleitung indirizzò alla Topf, il 26 febbraio [1943], un telegramma attinente l’immediato invio dei 10 rivelatori di gas, già richiesti, per il cantiere 30 (crematorio II). Le SS volevano verificare se la potenza di ventilazione del Leichenkeller 1 avrebbe compensato la sua disposizione originale, l’aerazione alta e la disaerazione bassa previste per una morgue, e che avrebbe dovuto essere invertita per una camera a gas, che richiede aerazione bassa e disaerazione alta. Sander e Prüfer il 2 marzo risposero così:

Oggetto: crematorio [II], Erfurt, 2.3.43

Rivelatori di gas

Accusiamo ricevuta del vostro telegramma che dice:

Invio immediato di 10 rivelatori di gas come convenuto.

Preventivo da fornire più tardi”.

A tale effetto, vi comunichiamo che, già da 2 settimane, abbiamo richiesto presso 5 ditte differenti l’apparecchio che desiderate indicante i resti di acido cianidrico [Anzeigegeräte für Blausäure-Reste]. Da 3 ditte abbiamo ricevuto delle risposte negative, e attendiamo ancora le risposte delle altre due.

Quando riceveremo un’informazione a questo riguardo, ve lo faremo sapere immediatamente, allo scopo di potervi mettere in contatto con l’azienda che fabbrichi quest’apparecchio.

Heil Hitler

J.A. TOPF & SÖHNE

per procura per delega

Sander Prüfer318.

La Bauleitung ricevette la lettera il 5 marzo. Questo documento costituisce la prova definitiva dell’esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II»319.

In realtà questo documento non solo non dimostra l’esistenza di una camera a gas omicida, ma neppure l’esistenza di una camera a gas nel crematorio II. Riportato nel suo contesto storico, - come vedremo – esso perde perfino il carattere puramente indiziario che sembra avere a prima vista.

La conclusione della vicenda, secondo Pressac, fu la seguente:

«Il 10 marzo e per sedici ore, Schultze e Messing collaudarono l’aerazione e la disaerazione della camera a gas del crematorio II. All’apparenza, l’impianto non era ancora a punto, poiché Messing vi lavorò ancora undici ore l’11 e quindici ore il 13. Furono fatte delle prove previa introduzione di Zyklon-B. La misurazione del gas cianidrico residuo sarebbe stata effettuata con un metodo chimico, e non con i dieci rivelatori di gas, richiesti troppo tardivamente per poter essere consegnati in tempo»320.

Nella discussione che segue mi prefiggo da un lato di dimostrare che l’interpretazione di Pressac è storicamente infondata e tecnicamente insensata, dall’altro di fornire una spiegazione alternativa che si concili con il contesto storico-tecnico nel quale si inquadrano i documenti.

2.6.2. La destinazione d’uso dei Gasprüfer

La spiegazione di Pressac è tecnicamente errata e storicamente infondata. L’idea che un sistema di disaerazione dal basso sia inadatto per una camera a gas ad acido cianidrico non ha alcun fondamento tecnico e infatti negli schemi delle camere di disinfestazione della Degesch ad acido cianidrico con sistema circolatorio (Entlausungskammern mit DEGESCH-Kreislaufanordnung) l’apertura di aspirazione (Ansaugöffnung) era collocata indifferentemente sia nella parte alta, sia

317 Vedi al riguardo il mio studio I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”. I Quaderni di Auschwitz, 2. Effepi Editore, Genova, 2004

318 Vedi documento 2.

319 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 82-83.

320 Idem, p. 84.

 

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nella parte bassa della camera a gas321: ciò che conta per una buona ventilazione è soltanto la portata dei ventilatori (premente e aspirante). Ma anche se una disaerazione dall’alto fosse realmente indispensabile per il corretto funzionamento di una camera a gas ad acido cianidrico, la spiegazione di Pressac sarebbe comunque infondata, perché il sistema di ventilazione del Leichenkeller 1 fu montato al contrario, cioè con Belüftung (aerazione) dal basso ed Entlüftung (disaerazione) dall’alto: la decisione di invertire i ventilatori fu presa dalla Topf nel maggio 1942322, dunque alcuni mesi prima della presunta decisione della Zentralbauleitung di trasformare il Leichenkeller 1 in camera a gas omicida. Pertanto, poiché i ventilatori erano stati invertiti e la Zentralbauleitung lo sapeva bene, la spiegazione di Pressac resta priva di fondamento. Ma allora per quale ragione la Zentralbauleitung ordinò i Gasprüfer? Per che cosa dovevano servire?

La spiegazione di Pressac che «la misurazione del gas cianidrico residuo sarebbe stata effettuata con un metodo chimico, e non con i dieci rivelatori di gas», è parimenti infondata sia dal punto di vista storico, sia da quello tecnico. In effetti, da un lato nessun documento menziona mai una «misurazione del gas cianidrico residuo» nel Leichenkeller 1, dall’altro la prova del gas residuo (Gasrestprobe) per l’acido cianidrico si poteva eseguire esclusivamente con un metodo chimico, ossia con il procedimento elaborato da Pertusi e Gastaldi e perfezionato da Sieverts e Hermsdorf323. Se dunque, secondo Pressac, la prova del gas residuo fu eseguita «con un metodo chimico» invece che «con i Gasprüfer», questi non funzionavano secondo un procedimento chimico, ma allora non potevano neppure essere utilizzati per la prova del gas residuo.

Con la “bavure” segnalata sopra, Pressac demolisce involontariamente tutta la sua argomentazione: in effetti il termine tecnico che indicava l’apparato per la prova del gas residuo per l’acido cianidrico non era né Gasprüfer né Anzeigegerät für Blausäure-Reste, bensì Gasrestnachweisgerät für Zyklon (apparato per eseguire la prova del gas residuo per Zyklon [B])324.

Questo apparato non era uno strumento, ma una cassettina contenente vari prodotti chimici325.

Una pubblicazione ufficiale delle Waffen-SS fornisce al riguardo dettagliate spiegazioni:

«Prova del gas residuo.

La prova viene eseguita dal responsabile della gasazione o da un suo incaricato mediante l’apparato di prova del gas residuo prescritto (sistema Pertusi e Gastaldi).

Questo [apparato] contiene:

una bottiglietta chiara con soluzione I (2,86 g di acetato di rame in un litro d’acqua),

una bottiglietta scura con soluzione II (475 cm3 di soluzione satura di acetato di benzidina a temperatura ambiente riempita fino a 1 litro [con 525 cm3 di acqua]),

1 tubetto con cianuro di calcio e tappo di sughero (tubetto di prova),

3 tubetti con tappi di sughero per conservare le strisce di carta umettate,

1 tubetto chiaro con polvere per # litro di soluzione I,

1 tubetto scuro con polvere per # litro di soluzione II,

una tavoletta cromatica con timbro ufficiale,

strisce di carta assorbente n. 597 di Schleicher-Schüll e Düren.

Istruzioni per l’uso dell’apparato di prova del gas residuo.

Riempire un recipiente di miscelazione con parti uguali di soluzione I e II, tappare e agitare. Immergere nella miscela alcune strisce di carta assorbente fino a metà. Verificare immergendole nel tubetto di prova con cianuro di calcio se la miscela reagisce all’acido cianidrico (colorazione blu!). Se si verifica la colorazione blu, si controlla con altre strisce di carta assorbente imbevute [di miscela] il locale già aerato. Questo lavoro viene eseguito con la maschera antigas. Se dopo dieci secondi non si produce una colorazione più intensa della tonalità di colore inferiore (più tenue) della tavoletta cromatica, il locale può essere dichiarato immediatamente agibile. In caso contrario bisogna aerarlo ancora e ripetere successivamente la prova. La preparazione delle soluzioni I e II avviene nel modo seguente: il contenuto di un tubetto scuro (per la soluzione I) e di uno chiaro (per la soluzione II) viene diluito in mezzo

321 Per il secondo caso vedi ad esempio lo schema che appare nell’ articolo di G. Peters e E. Wünstiger Sach-Entlausung in Blausäure-Kammern in: “Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung”, Heft 10/11, 1940, p. 193.

322 Lettera della Topf alla Bauleitung di Auschwitz del 21 maggio 1942. RGVA, 502-1-312, p. 63: “Avevamo progettato di aspirare l’aria fresca dal pavimento, ma riteniamo più corretto prendere l’aria fresca dal soffitto e portarla al soffiante mediante un apposito canale”.

(“Von uns war geplant, die Frischluft aus dem Bodenraum abzusaugen, wir halten es aber für richtiger, die Frischluft von über Dach zu entnehmen und dem Gebläse durch einen besonderen Kanal zuzuführen”). .

323 A. Sieverts, A. Hermsdorf, Der Nachweis gasförmiger Blausäure in Luft in: “Zeitschrift für angewandte Chemie”, 34. Jg., 1921, pp. 4-5; F. Puntigam, H. Breymesser, E. Bernfus, Blausäuregaskammern zur Fleckfieberabwehr. Grundlagen, Planung und Betrieb.

Sonderveröffentlichung des Reichsarbeitsblattes. Berlino 1943, p. 21 e 111.

324 Lettera della Tesch & Stabenov alla Verwaltung del KGL Lublin del 29.7. 1942. APMM, sygn. I d 2, vol. 1, p. 107. Ho riprodotto il documento in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, op. cit., documento 3, p. 58.

325 Vedi la fotografia di un “Gasrestnachweisgerät” trovato dai Sovietici ad Auschwitz nel mio studio I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, op. cit., documento 4, p. 59.

 

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litro di acqua distillata e la soluzione viene filtrata. Le soluzioni nelle quali si produce un deposito sono inutilizzabili e devono essere scartate. La miscela delle soluzioni I e II può essere preparata soltanto immediatamente prima della prova. Le tavolette cromatiche devono essere sostituite ogni cinque anni. Se dopo un’accurata esecuzione della prova del gas residuo anche tra oggetti che si trovino uno sopra l’altro non si può più individuare alcuna traccia di acido cianidrico, l’edificio può essere dichiarato definitivamente agibile, in caso contrario, bisogna aerare e ripetere la prova»326.

2.6.3. Il contesto storico

Il telegramma della Zentralbauleitung si colloca in un periodo di forte recrudescenza dell’epidemia di febbre petecchiale (Fleckfieber) che era scoppiata ad Auschwitz all’inizio di luglio del 1942.

L’8 febbraio 1943, il comandante del campo, l’ SS-Obersturmbannführer Höss, promulgò lo Standortbefehl Nr.2/43 nel quale comunicò a tutti i suoi subalterni quanto segue:

«Per ordine del capo del gruppo di uffici D [dell’SS-WVHA], SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks, sul campo di concentramento di Auschwitz è decretata di nuovo la chiusura totale del campo. L’ordine, trasmesso per telescrivente, dice tra l’altro quanto segue: “A causa del crescente intensificarsi di casi di febbre petecchiale presso il personale SS, le concessioni fatte nell’accordare le licenze vengono di nuovo revocate».[«Auf Befehl des Amtsgruppenchefs D, SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks ist über das K.L. Auschwitz erneut eine vollständige Lagersperre verhängt. Der mit FS übermittelte Befehl des Amtsgruppenchefs lautet u.a. wie folgt:Wegen erhönten Auftretens von Fleckfieberfällen bei SS-Angehörigen müssen die bisher genehmigten Loekerungen in der Urlaubserteilung wieder aufgehoben werden»]327.

Il 12 febbraio Bischoff inviò a Kammler una lettera con oggetto “Ansteigen von Fleckfiebererkrankungen” per informarlo del provvedimento ordinato da Glücks. Bischoff scrisse:

«A causa del forte aumento di casi di febbre petecchiale presso il personale di guardia, il 9 febbraio 1943 è stata decretata dall’ SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks la chiusura totale del campo sul KL Auschwitz. In relazione con ciò, dall’11 febbraio 1943 tutti i detenuti saranno disinfestati e non potranno lasciare il campo, il che ha [avuto] per conseguenza che i cantieri, nei quali erano impiegati prevalentemente detenuti, si sono dovuti fermare. La ripresa dei lavori sarà comunicata dalla Zentralbauleitung».

[«Jnfolge starken Ansteigens von Fleckfiebererkrankungen bei der Wachtruppe wurde am 9. Februar 1943 durch SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks die totale Lagersperre über das K.L. Auschwitz verhängt. Jm Zusammenhang damit werden seit dem 11.2.43 sämtliche Häftlinge entwest und dürfen das Lager nicht verlassen, was zur Folge hat, dass die Bauwerke, an denen vorwiegend Häftlinge eingesetzt waren, stillgelegt werden mussten. Die Wiederaufnahme der Arbeiten wird durch die Zentralbauleitung gemeldet»]328.

Lo stesso giorno l'SS-Unterscharführer Franz Weislav, che prestava servizio presso l'amministrazione (Verwaltung) della Zentralbauleitung, redasse una nota per gli atti (Aktenvermerk) per informare sul non impiego delle squadre di detenuti (Häftlingskommandos) i giorni 11 e 12 febbraio:

«In occasione di una disinfestazione di detenuti di tutti i Kommandos, [già] effettuata e ancora in corso, l'11 e 12 febbraio 1943 i Kommandos richiesti da questo ufficio poterono partire solo in parte o per nulla affatto».

326 Arbeitsanweisungen für Klinik und Laboratorium des Hygiene-Institutes der Waffen-SS, Berlino. Herausgegeben von SS-Standartenführer Dozent Dr. J. Mrugowsky. Heft 3. Entkeimung, Entseuchung und Entwesung. Von Dr. Med. Walter Dötzer, SS-Hauptsturmführer d. Res. Verlag von Urban und Schwarzenberg. Berlino e Vienna, 1943, pp. 124-125.

327 APMO, Standort-Befehl, D-AuI-1, p. 46.

328 RGVA, 502-1-332, p. 108.

 

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