AUSCHWITZ la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt 13^ parte

A maggior ragione van Pelt tace le numerose dichiarazioni successive di Bendel false o contrastanti con le sue assunzioni1648, ad esempio:
- Le dimensioni delle presunte camere a gas di m 10 x 4 m 1,60.
- Il carico normale di 1.000 vittime in un locale di 40 m2. A questo riguardo Bendel dichiarò:

 «Ogni camera a gas era lunga 10 metri e larga 4. Le persone vi venivano ammassate così strettamente che non c'era alcuna possibilità di mettercene altre. Per le SS era un grande divertimento gettare i bambini sulla testa (above the head) di coloro che vi erano strettamente pigiati» (corsivo mio)1649.

 Egli evidentemente aveva dimenticato di aver dichiarato che le presunte camere a gas erano alte m 1,60!

 Quando nel controinterrogatorio l'avvocato difensore Zippel gli chiese come fosse possibile stipare 1.000 persone in 64 m3, Bendel rispose:

 «Ciò bisogna chiederselo. Poteva essere fatto solo dalla tecnica tedesca»1650.

 - L'esistenza di due camere a gas in ogni crematorio1651.

 - Il numero delle presunte vittime nel mese di giugno 1944: 25.000 al giorno: «Durante il mese di giugno il numero dei gasati fu di 25.000 al giorno»1652. Ciò significa 750.000 gasati nel solo mese di giugno. Non solo, ma, in contraddizione con ciò, alla domanda:

 «Quanti furono gasati nel maggio e nel giugno 1944?», Bendel rispose:«Circa 400.000»1653.

 - Al processo Belsen il testimone aveva appreso la favola sovietica dei 4 milioni di morti ad Auschwitz e la fece sua adeguando ad essa altri aspetti del suo racconto, in particolare: la raccolta di denti d'oro, di 17 tonnellate(!)1654 e l'impiego di Zyklon B a scopo omicida: «Due barattoli per mille persone; 25.000 [persone] al giorno, dunque possiamo dire 50 barattoli al giorno»1655, ossia 1.500 al mese. Ma in contraddizione con ciò Bendel dichiarò:«Durante i mesi di maggio e giugno 1944 stimo che per uccidere le persone furono usati un totale di 400 barattoli di Zyklon B»1656.

 

16.7.2. Miklos Nyiszli

 

A Nyiszli van Pelt dedica appena qualche riga, ma soltanto in relazione alla presunta uccisione di gemelli da parte del dott. Mengele1657.
Questo presunto crimine,
di cui il testimone è l'unico garante, non ha alcun fondamento documentario1658. Nyiszli è autore di un memoriale su Auschwitz che ha goduto per decenni di grande credito presso la storiografia olocaustica. La prima edizione, in ungherese, apparve nel 1946 col titolo Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban1659 (Fui medico anatomista del dott. Mengele al crematorio di Auschwitz) e fu presto tradotta in varie lingue. Van Pelt sa bene che Nyiszli era un mitomane - talmente sfrontato che fece pubblicare sul giornale di Budapest Világ (“Mondo”) un verbale completamente inventato di un suo interrogatorio al processo IG-Farben, al quale non aveva mai testimoniato1660. Il suo libro pullula di contraddizioni, falsificazioni ed errori grossolani. In uno studio specifico del 1988 ne elencai 1201661.

 In estrema sintesi, Nyiszli faceva risalire la costruzione dei crematori all'inverno del 1939-1940, quando il campo di Auschwitz ancora non esisteva.

Egli attribuì ai crematori II e III una sala forni lunga 150 metri (invece di 30) con 15 forni singoli (invece di 5 forni a 3 muffole) e

descrisse la presunta camera a gas come un locale lungo 200 metri (invece di 30);inoltre

menzionò quattro montacarichi (invece di uno solo).
I forni crematori, a suo dire, potevano cremare 3 cadaveri in 20
minuti in ciascuno dei 15 forni (muffole), capacità tecnicamente insensata che corrisponderebbe 3.240 cadaveri il 24 ore, ma egli parlò esplicitamente di una capacità di cremazione di 5.000 cadaveri

 1648 Vedi al riguardo il mio articolo Two False Testimonies From Auschwitz, in: “The Journal of Historical Review”, volume 10 n. 1 (primavera 1990), pp. 25-47.
1649 Interrogatorio di C.S. Bendel del 2 marzo 1946. NI-11953, p. 29.
1650 Idem, p. 31. Vedi capitolo 13.3.
1651 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., p. 135.
1652 NI-11953, p. 28.
1653 Idem, p. 29.
1654 Idem, p. 30.
1655 Idem, p. 30.
1656 Statement di C.S. Bendel del 21 ottobre 1945. NI-11390, p. 7.
1657 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 445.
1658 Vedi al riguardo il mio articolo Dr. Mengele und die Zwillinge von Auschwitz , in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 9. Jg., Heft 1, September 2005, pp.51-68.
1659 Copyright by Dr. Nyiszli Miklos, Oradea, Nagyvárad, 1946.
1660 Vedi il mio articolo Vulgärer Berufsbetrüger , in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, anno 6, n. 2, giugno 2002, pp.231-232.
1661 “Medico ad Auschwitz”. Anatomia di un falso. Edizioni La Sfinge, Parma, 1988.

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 al giorno per ogni crematorio e di 20.000 per tutti e quattro, assegnando non meno assurdamente alle 15 muffole del crematorio II/III la stessa capacità di cremazione delle 8 muffole del crematorio IV/V.

 In questo contesto Nyiszli inserì una cronologia delle gasazioni che ha uno stretto legame matematico con i dati fittizi relativi alla cremazione. Così, ad esempio, i detenuti del settore BIId di Birkenau, 10.500 persone, furono a suo dire realmente cremati nell'arco di un giorno nei crematori III e IV, dunque 5.250 cadaveri in ciascun crematorio, secondo la finzione che questi impianti potessero cremare 5.000 cadaveri al giorno; per lo stesso motivo i 20.000 detenuti del ghetto di Theresienstadt per Nyiszli furono realmente cremati in 48 ore nei crematori II e III, cioè 5.000 cadaveri in 24 ore per ciascun crematorio.
Nyiszli credeva addirittura che lo Zyklon B fosse costituito da cloro e poiché questo gas è più pesante dell'aria, inventò la storia che esso riempiva la presunta camere a gas dal basso verso l'alto, come se fosse acqua:

 «I cadaveri non sono coricati un po' dappertutto, in lungo e in largo, per la sala, ma pigiati in un ammasso fino al soffitto. La spiegazione è nel fatto che il gas inonda dapprima gli strati inferiori dell'aria e sale lentamente verso l'alto. È questo che obbliga i disgraziati a pestarsi, a montarsi l'uno sull'altro. Qualche metro più in su, il gas li raggiungerà un po' più tardi»1662.

 Il testimone non sapeva nulla del Bunker 2, che a suo dire non esistette affatto; la relativa casa, infatti, non conteneva camere a gas omicide, ma soltanto uno spogliatoio per le vittime che venivano sterminate in massa con colpo alla nuca presso due “fosse di cremazione”.

Egli dichiarò di aver visto con i suoi stessi occhi lo sterminio di 2 milioni di persone nelle camere a gas, ma il numero complessivo delle vittime delle presunte gasazioni da lui menzionate è di circa 605.000.
Per Nyiszli il Kanada non era l'Effektenlager con le sue 30 baracche, bensì una discarica a cielo aperto nel cortile del crematorio II in cui si bruciavano i rifiuti. Infine il crematorio V si trova a due chilometri da Birkenau!1663

 

16.7.3. Filip Müller

 

Lo stesso trattamento van Pelt riserva a Müller, alla cui testimonianza attribuisce tuttavia un valore cospicuo, perché la invoca a “conferma” dell'attendibilità di quella di Tauber:

 «Le dichiarazioni di Tauber furono ampiamente corroborate dalle testimonianze contemporanee di Jankowski e di Dragon e dalle memorie successive di Filip Müller»1664.

 Qui la metodologia della “convergenza” di presunte testimonianze “indipendenti” diventa grottesca, perché «memorie successive» in questione risalgono al 1979! Si tratta infatti del libro già citato Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz.

 Nonostante l'importanza olocaustica di questo libro, van Pelt lo liquida in poche righe nel contesto del rapporto Vrba-Wetzler che ho esaminato sopra. Egli conosceva certamente il mio articolo in cui dimostrai che Müller aveva plagiato sfrontatamente il libro di Nyiszli attraverso la traduzione tedesca apparsa nel 1961 nella rivista Quick di Monaco col titolo Auschwitz. Tagebuch eines Lagerarztes1665.

 Altrettanto certamente van Pelt ignorava che Müller prese parte al processo della guarnigione del campo. Nella sua deposizione egli si soffermò esclusivamente sulla sua (presunta) attività nel crematorio I del campo principale, senza mai menzionare quella nei crematori di Birkenau, alla quale è invece dedicato circa il 75% del suo libro summenzionato1666. Da questo fatto si può arguire quanto siano “indipendenti” le sue dichiarazioni sulle presunte camere a gas di Birkenau e quanto valore di “conferma” abbiano.

 

16.8. I testimoni minori

 

Nella sua singolare metodologia storiografica van Pelt non si limita a trascurare i tre testimoni del “Sonderkommando” menzionati sopra, ma, nella frenetica ricerca di “conferme”, resuscita addirittura una serie di testimonianze ormai ampiamente screditate, dimostrando tra l'altro, ancora una volta, la sua preoccupante carenza di senso critico. La cosa grottesca è che egli avalla e tenta perfino di giustificare queste false testimonianze.

 1662 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., pp. 40-41.
1663 C. Mattogno, “Medico ad Auschwitz”. Anatomia di un falso, op. cit., pp. 9-60.
1664 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 205.
1665 C. Mattogno, Auschwitz: A Case of Plagiarism, in: “The Journal of Historical Review”, volume 10 n. 1 (primavera 1990), pp. 5-24.
1666 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 33-48.

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16.8.1. Ada Bimko

 

Al processo Belsen la dottoressa ebrea polacca Ada Bimko, deportata ad Auschwitz il 4 agosto 1943, dichiarò quanto segue:

«Nella prima stanza incontrai un uomo che veniva dalla mia stessa città. C'era anche un SS col grado di Unterscharführer che faceva parte della Croce Rossa. Mi fu detto che in questo primo stanzone la gente lasciava i vestiti e da questa stanza veniva condotta in un'altra, ed ebbi l'impressione che centinaia e centinaia [di persone] potessero entrare in questa stanza, tanto era grande. Assomigliava alle docce o alle stanze di abluzione che avevamo al campo. Su tutto il soffitto c'erano molti spruzzatori in file parallele. A tutte le persone che entravano in questa stanza venivano distribuiti un asciugamano e una saponetta, in modo che avessero l'impressione di andare a fare un bagno, ma a chiunque guardasse il pavimento era del tutto chiaro che non era così, perché non c'erano tubi di scarico. In questa stanza c'era una porticina che dava in una stanza nerissima che assomogliava ad un corridoio. Vidi delle linee di rotaie con un vagoncino, che essi chiamavano camion, e mi fu detto che i prigionieri già gasati venivano messi su questi vagoni e mandati direttamente al crematorio. Credo che il crematorio fosse nella stessa costruzione, ma non vidi il forno. C'era anche una stanza più in alto della precedente di alcuni gradini, con un soffitto bassissimo, e osservai due tubi che, come mi fu detto, contenevano il gas. C'erano anche due enormi contenitori metallici che contenevano il gas»1667 (corsivo mio).

 Per attribuire un minimo di credibilità a questa testimone, van Pelt afferma che «sembra che ella abbia visitato il crematorio V», mentre in realtà la descrizione di Ada Bimko è in totale contrasto architettonico con tutti i crematori.
Della testimonianza in questione, van Pelt riporta inoltre soltanto il passo che ho evidenziato in corsivo. In pratica egli omette le menzogne più grossolane della testimone. Il colmo del grottesco erano infatti i «due enormi contenitori metallici che contenevano il gas» dai quali il gas attraverso i «due tubi» uscivano dagli «spruzzatori» nella presunta camera a gas, come la testimone dichiarò in una deposizione allegata agli atti processuali:

 «L'SS mi disse che i tubi che erano nel pavimento, erano collegati agli impianti degli spruzzatori della camera a gas sottostante»1668.

 La testimonianza era chiaramente falsa. Van Pelt, invece di ammettere questo fatto evidente e inoppugnabile, tenta maldestramente di giustificare le menzogne di Ada Bimko.

 Egli pretende infatti che la testimone avesse visto «le condutture del sistema di ventilazione installate in alto della camera a gas»1669: ma nessuna presunta camera a gas dei crematori di Birkenau possedeva un impianto di disaerazione (Entlüftung) costituito da una tubatura metallica visibile che si potesse scambiare per «due enormi contenitori metallici». I Leichenkeller 1 dei crematori II e III avevano infatti un condotto di disaerazione in muratura che correva lungo i due spigoli alti del locale, come si vede chiaramente nella pianta 934 del 27 gennaio 1942, che mostra la sezione del Leichenkeller 1 e che van Pelt stesso riproduce1670. Egli riporta inoltre un suo disegno dell'interno del Leichenkeller 1 del crematorio II in cui i condotti di disaerazione sono giustamente raffigurati in muratura1671.

 Van Pelt riporta altri suoi disegni che rappresentano l'interno dello «spogloatoio»1672 e delle «camere a gas»1673 dei crematori IV e V, ma neppure qui appare alcun condotto di disaerazione.

 Van Pelt sa bene che nelle presunte camere a gas dei crematori non esistevano né rotaie né vagoncini, né locali «più in alto di alcuni gradini» di altri, né locali «con un soffitto bassissimo», e appunto per questo nella sua citazione ha omesso i relativi passi della deposizione di Ada Bimko.

 Indi van Pelt espone una giustificazione ancora più incredibile:

 «La sua guida SS le disse, erroneamente, che le condutture che estraevano il veleno dalle camere a gas servivano allo scopo opposto, cioè a far entrare l'acido cianidrico nelle

 1667 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., pp. 66-67.
1668 Idem, p. 742.
1669 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 234.
1670 Idem, p. 364 e 377.
1671 Idem, p. 194.
1672 Idem, p. 201.
1673 Idem, p. 203.

 

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 camere a gas, ed egli [la guida SS] identificò falsamente i tamburi cilindrici che contenevano i ventilatori con cilindri di gas. Non essendo in grado di contestare la sua spiegazione, Bimko l'accettò per quello che era »1674.

 Perciò la colpa della menzogna di A. Bimko è tutta dell'SS-Unterscharführer! In realtà, i «i tamburi cilindrici [cioè gli alloggiamenti metallici] che contenevano i ventilatori», come van Pelt sapeva bene, si trovavano nelle mansarde dei crematori II e III, non nelle presunte camere a gas, perciò la falsa testimone non avrebbe mai potuti vederli1675.

 Per non parlare del comportamento a dir poco insolito di questo caporalmaggiore SS, che avrebbe immediatamente spiattellato alla prima ebrea venuta il “terribile segreto” di Auschwitz!

 La guida SS è un evidente artificio letterario introdotto da Ada Bimko per spiegare e nel contempo avvalorare le sue conoscenze “tecniche” dei presunti impianti di sterminio. Ciò è dimostrato dal fatto che il suo racconto non è altro che una variazione del rapporto menzognero Vrba-Wetzler. D'altra parte, che questa testimone fosse una mentitrice spudorata risulta indubitabilmente da questa sua dichiarazione contenuta in una deposizione allegata agli atti del processo Belsen:

 «Ho esaminato i documenti dei numeri cremati [cioè: sul numero dei cadaveri cremati] e dico che i documenti mostrano che al campo furono cremate circa 4.000.000 di persone»1676.

 Così van Pelt ha tentato di coprire le menzogne di Ada Bimko con altre menzogne!

 

16.8.2. Marie Claude Vaillant-Couturier e Severina Shmaglevskaya

 

Van Pelt presenta la prima testimone così:

 «Il 28 gennaio 1946 Marie Claude Vaillant-Couturier, delegata dell'Assemblea costituente e cavaliere della Legion d'Onore, rese una lunga, precisa e importante testimonianza sulla situazione ad Auschwitz»1677.

 Egli riporta poi un lungo estratto della deposizione di questa testimone a Norimberga. Non c'è dubbio che questa testimonianza sia «lunga», ma non si può sostenere seriamente che sia anche «precisa e importante».

 Per limitarmi al brano citato da van Pelt, la testimone dichiarò che, «tre settimane dopo» il suo arrivo ad Auschwitz, avvenuto il 27 gennaio 1943, arrivarono ad Auschwitz 1.200 1678 Ebree che venivano dal forte di Romainville attraverso Drancy: 125 furono immatricolate, le altre gasate1679.

 Tuttavia, dei tre trasporti che partirono dal campo di Drancy per Auschwitz in quel periodo (9, 11 e 13 febbraio 1943), solo il trasporto n. 47 dell'11 febbraio conteneva Ebrei provenienti da Romainville: 20 persone in tutto1680.

 «Nella primavera del 1944», secondo la testimone, arrivarono ad Auschwitz «grandi convogli di Ebrei ungheresi - circa 700.000»1681, quasi il doppio di quelli che effettivamente vi giunsero.

 La testimone descrisse il presunto processo di gasazione; la sua fonte era «una piccola ebrea francese» riguardo alla quale disse:

 «Quando la incontrai, era impiegata a spogliare i neonati prima che fosssero portati nella camera a gas»1682.

Si trattava dunque della prima (e unica) detenuta del “Sonderkommando”: un caso storico!

 La testimone continua così la sua descrizione, che si riferisce in particolare al crematorio II, che ella poteva vedere dal suo blocco, il n. 26:

 1674 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 234.
1675 Di questa “spiegazione” di van Pelt mi sono occupato in modo approfondito nello studio Olo-Dilettanti in Web. Effepi Edizioni, Genova, 2005. 1676 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial.), op. cit., p. 740.
1677 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 246.
1678 Van Pelt scrive erroneamente 3.000.
1679 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 246.
1680 Le mémorial de la déportation des Juifs de France. Edité et Publié par Beate et Serge Klarsfeld, Paris, 1978, “Convoi n° 47 en date du 11 fevrier 1943” (l'opera è priva di numeri di pagina).
1681 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 247.
1682 Idem, p. 248.

 

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 «Quando le persone erano spogliate venivano portate in un locale che assomigliava in qualche modo a un locale docce e vi venivano gettate delle capsule di gas (gas capsules1683) attraverso un'apertura nel soffitto. Un SS [ne] controllava l'effetto attraverso un finestrino. Dopo 5 o 7 minuti, quando il gas aveva completato la sua opera, egli dava il segnale di aprire le porte1684 e degli uomini con maschere antigas -anch'essi detenuti - entravano e rimuovevano i cadaveri. Essi ci dissero che i detenuti avevano dovuto soffrire prima di morire, perché erano strettamente avvinghiati gli uni agli altri ed era molto difficile separarli»1685 (corsivo mio).

 Le «capsule di gas» erano una chiara evoluzione letteraria delle «bombe» ad acido cianidrico inventate da J. Tabeau. La testimone sapeva di una sola apertura nel soffitto e ignorava la ventilazione, ma in compenso attribuiva alla presunta camere a gas delle «porte», al plurale. Errori alquanto singolari per una detenuta che pretendeva di parlare correntemente con i detenuti delSonderkommando”, i quali però, secondo la storiografia olocaustica, erano segregati per ragioni di sicurezza dagli altri detenuti e non potevano parlare con nessun estraneo per motivi di segretezza.

 La durata della gasazione, 5-7 minuti, appartiene a un ordine di grandezza contro la quale van Pelt si scaglia per confutare il rapporto Leuchter, dove assume una durata dell'agonia delle vittime «fino a 30 minuti». Ciò gli consente di sostenere la sua tesi secondo la quale «le concentrazioni ad Auschwitz potevano essere inferiori a 100 ppm», che è evidentemente contraddetta da una durata di 5-7 minuti1686.

 Van Pelt interrompe del resto la citazione proprio prima di altre macroscopiche assurdità:

 «Ad Auschwitz c'erano otto crematori, ma, dal 1944, essi si rivelarono insufficienti.Le SS avevano fatto scavare dai detenuti grandi fosse dove mettevano rami cosparsi di benzina, che poi accendevano. Poi gettavano i corpi nelle fosse. Dal nostro blocco, circa tre quarti d'ora o un'ora dopo l'arrivo di un convoglio, potevamo vedere grosse fiamme venire dal crematorio e il cielo illuminato dalle fosse di arsione»1687.

 Dunque ad Auschwitz c'erano otto crematori e il camino del crematorio II emetteva «grosse fiamme»!

 È chiaro che Marie Claude Vaillant-Couturier non fece altro che ripetere le leggende propagandistiche che circolavano nel campo, inventando, per conferire loro qualche credibilità, fonti anonime, esattamente come aveva già fatto Ada Bimko.

 Una delle leggende più raccapriccianti, e dunque più diffuse, era quella dei bambini bruciati vivi. La testimone non se la lasciò sfuggire:

 «Una notte fummo svegliate da grida terrificanti. E il giorno dopo apprendemmo dagli uomini che lavoravano nel Sonderkommando, il "commando del gas”, che il giorno precedente, essendosi esaurita la fornitura di gas, i bambini erano stati gettati vivi nei forni»1688.

 Questa leggenda fu esposta con ulteriori ricami letterari da Severina Shmaglevskaya, un'altra falsa testimone del processo di Norimberga incredibilmente invocata da van Pelt:

 «All'epoca, quando nelle camere a gas venivano sterminati il maggior numero di Ebrei, fu dato l'ordine che i bambini fossero gettati nei forni crematori o nelle fosse di cremazione senza essere stati previamente asfissiati con i gas»1689.

 In un altro studio ho mostrato come questa leggenda si sia sviluppata dal tema propagandistico dell'arsione di uomini semicoscienti inventato dal movimento di resistenza clandestino già nel 1943 1690.

 La cosa più incredibile è che Pressac l'abbia riproposta nel suo secondo libro su Auschwitz:

 1683 Nel testo francese: “capsules de gaz”. Procès des grands criminels de guerre devant le Tribunal Militaire International. Nuremberg, 14 novembre 1945-1er octobre 1946. Edité à Nuremberg, 1947, vol. VI, p. 225.
1684 Nel testo francese: “les portes”. Idem.
1685 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 248.
1686 Vedi capitolo 13.1.
1687 The Trial of the Major War Criminals before the International Military Tribunal, op. cit., vol. VI, p. 216.
1688 Idem.
1689 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 249.
1690 The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 60-62.

 

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 «Verso la fine dell'estate [del 1944], essendo terminato lo Zyklon B, i deportati inabili dei vari convogli, che venivano ancora mandati ad Auschwitz, furono gettati direttamente nelle fosse ardenti del crematorio V e del Bunker 2»1691.

 La sua fonte1692 era una dichiarazione di Hermann Langbein al processo Auschwitz di Francoforte in cui, con fervida fantasia, aveva fuso i due temi letterari della mancanza di Zyklon B e quella dell'ordine di bruciare vivi i bambini:

 «Nel 1944, bambini vivi furono gettati nei grossi fuochi che ardevano accanto ai crematori. Noi lo udimmo nello Stammlager ed io lo riferii allo Standortarzt. Il dott. Wirths non volle credermi. Andò a Birkenau per verificare. Quando, il giorno dopo, mi recai da lui per la dettatura, egli mi disse:”Era un ordine del comandante del campo Höss, impartito perché non c’era più gas a sufficienza”. Da allora il dott. Wirths credette a tutto ciò che gli dissi»1693.

 La carenza di Zyklon B ad Auschwitz è una storiella priva di fondamento. Si sa con certezza che ad Auschwitz furono forniti 195 Kg di Zyklon B l’11 aprile 1944, 195 kg il 27 aprile e ancora 195 kg il 31 maggio1694.
Raul Hilberg analizza la questione delle forniture di Zyklon B ad Auschwitz nel 1944 con riferimento a vari documenti esibiti al processo IG-Farben e conclude così:

 «Gli approvvigionamenti furono garantiti fino alla fine. Le SS non si trovarono mai a corto di gas»1695.

 Quanto al presunto ordine di bruciare vivi i bambini, esso non ha ovviamente alcuna base documentaria.

 

16.8.3. Janda Weiss

 Questo testimone nacque il 12 gennaio 1930 e fu deportato dal ghetto di Theresienstadt ad Auschwitz il 18 maggio 1944 1696. Van Pelt riferisce che «membri del Parlamento britannico» visitarono il campo di Buchenwald dopo la sua liberazione e intervistarono circa 150 detenuti e introduce così Weiss:

 «Uno dei testimoni era il quindicenne Janda Weis, che era stato deportato a Birkenau un anno prima con un trasporto di 1.500 Ebrei da Theresienstadt. Egli fu una delle 98 persone del campo famiglie che furono risparmiate quando gli Ebrei di Theresienstadt furono gasati. In qualità di aiutante cuciniere, egli visitò le baracche dove erano alloggiati i Sonderkommandos»1697.

 Van Pelt dimostra di non conoscere neppure la storiografia olocaustica. Premetto che il testimone, quando arrivò a Birkenau, aveva quattordici anni, ma secondo D. Czech i «bambini di età fino a 14 anni» erano destinati a gasazione immediata1698.

 Il trasporto con il quale il testimone giunse ad Auschwitz (il 19 maggio 1944) non comprendeva 1.500 persone, ma 2.499. Qui van Pelt riprende con la sua solita mancanza di senso critico l'affermazione del testimone senza verificarla. Il testimone aggiunge al riguardo:

 «Molti anziani rifiutarono di cooperare con le SS, che avevano sottratto loro [anche] il più piccolo pezzo di cibo. Essi furono uccisi sul posto»1699.

 Ma anche ciò è falso, perché i deportati furono tutti immatricolati1700.

 1691 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., 102.
1692 Idem, nota 23 a p. 120.
1693 H. Langbein, Der Auschwitz-Prozess. Eine Dokumentation. Europa Verlag, Vienna, 1965, vol. 1, p. 88.
1694 PS-1553.
1695 R. Hilberg, La distruzione degli Ebrei d’Europa. Einaudi, Torino, 1995, p. 966.
1696 Terezínská pam#tní kniha, op. cit., vol. II, p. 403.
1697 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 167.
1698 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., 698.
1699 The Buchenwald Report, op. cit., p. 349.
1700 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., 698.

 

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 Parimenti falso è che alla presunta gasazione del 10-11 luglio 1944 scamparono solo 98 persone: almeno 3.580 detenuti furono infatti trasferiti in altri campi1701.

 Naturalmente il testimone, malgrado la sua giovane età, dopo essere fortunosamente scampato alla “selezione” iniziale, fu ammesso nel gruppo dei selezionati per il lavoro, riguardo ai quali riferisce:

 «Andammo immediatamente al campo; il resto del campo famiglie1702 fu gasato. Nel campo divenni aiutante nella cucina. Visitai le baracche della squadra di lavoro ebraica che lavorava nel crematorio. Questi compagni mi raccontarono gli orrori del crematorio, dove poi avrei lavorato»1703.

 Dunque la presunta frequentazione delle «baracche»1704 del “Sonderkommando” da parte del testimone avvenne dopo l'11 luglio 1944 (la data della presunta gasazione del campo famiglie Theresienstadt), ma esso era stato trasferito alla fine di giugno nei crematori1705.
La falsa
dichiarazione di Weiss mina dunque già in partenza l'attendibilità della sua testimonianza, ed è per questo che van Pelt la omette
.

 Anche Weiss, infatti, come le testimoni esaminate sopra, non fa che ripetere la propaganda del movimento di resistenza del campo inventando una fonte presuntamente bene informata (i membri del “Sonderkommando”) per renderla credibile. Egli riprende infatti le storielle delle «orribili lingue di fuoco che uscivano dalle sue ciminiere»1706, delle persone «scaricate in fosse ardenti mentre erano ancora vive»1707 e delle atrocità di Moll, che «agguantava i neonati per le loro gambette e fracassava loro il cranio contro un muro»1708.

 Il carattere propagandistico della testimonianza di Weiss appare chiaro da questa dichiarazione:

 «C'erano tre colonne per i ventilatori, attraverso cui veniva immesso il gas»1709.

 Ma i ventilatori di aerazione e disaerazione, come ho già spiegato, non si trovavano all'interno della presunta camera a gas, bensì nella mansarda del crematorio1710.

 Ecco un'altra dichiarazione rivelatrice:

 «Quando il locale era pieno, dei bambini piccoli vi venivano gettati dentro attraverso una finestra»1711.

 Ma le presunte camere a gas dei crematori II e III non avevano finestre, mentre quelle esistenti nei crematori IV e V erano munite di inferriate.

 1701 O. Kraus, E. Kulka, Továrna na smrt. Dokument o Osv#timi, op. cit., p. 178. 1702 Il Familienlager Theresienstadt.
1703 The Buchenwald Report, op. cit., p. 349.
1704 Come è noto, secondo la storiografia olocaustica il “Sonderkommando” all'inizio era alloggiato in una sola baracca di Birkenau, il Block 13
1705 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., pp. 236-237.
1706 The Buchenwald Report, op. cit., p. 349.
1707 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 167.
1708 Idem, p. 168.
1709 Idem.
1710 Vedi i disegni originali della loro posizione in: J.-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., documenti 14 e 15 fuori testo.
1711 Idem.

 

 — 300 —

 

CAPITOLO 17

 

GENESI E SVILUPPO DELLA STORIA DELLE PRESUNTE

 CAMERE A GAS DI AUSCHWITZ

 17.1. Le carenze storiografiche di van Pelt

 

La storiografia ufficiale su Auschwitz è notoriamente imperniata su un ordine di sterminio degli Ebrei d’Europa - presuntamente trasmesso da Hitler a Himmler nella primavera del 1941 e da questi a Höss - che si concretizzò nella costruzione del presunto campo di sterminio di Birkenau.

 Tale ordine, secondo l’interpretazione divenuta ormai canonica, fu attuato progressivamente in quattro fasi.

 Nel settembre 1941 ad Auschwitz fu eseguito il primo esperimento di gasazione omicida mediante Zyklon B, che rappresentò la “scoperta” dello strumento per lo sterminio.

All’inizio del 1942 l’attività di gasazione omicida, ancora “sperimentale”, fu trasferita nella camera mortuaria del crematorio di Auschwitz;

nei mesi successivi, due case coloniche che si trovavano fuori del campo di Birkenau furono trasformate in camere a gas omicide (i cosiddetti Bunker) e iniziò lo sterminio in massa di Ebrei e di detenuti malati.


A partire dal marzo 1943, infine, l’attività sterminatrice fu spostata nei quattro crematori di Birkenau, tutti dotati di camere a gas omicide.

 Le tre fasi preliminari summenzionate costituiscono dunque la premessa imprescindibile delle presunte gasazioni omicide nei crematori di Birkenau, perciò, nell'economia della storiografia olocaustica, rivestono un'importanza fondamentale. Nonostante ciò, van Pelt le tratta con incredibile superficialità, dedicando complessivamente a tali questioni appena qualche pagina. Dal punto di vista della metodologia storiografica, questa lacuna è molto grave, perché in pratica van Pelt salta direttamente ai crematori di Birkenau senza curarsi delle presunte fasi intermedie, la cui fondatezza o infondatezza storica condiziona la fondatezza o infondatezza della tesi delle presunte gasazioni omicide in questi impianti. In altri termini, van Pelt non espone alcuna “convergenza di prove” tra le presunte gasazioni nel Block 11, nel crematorio I e nei Bunker e le presunte gasazioni nei crematori, che sono del tutto inintelligibili senza queste presunte fasi preliminari. Anzi, egli non presenta al riguardo alcuna “prova”.

 

17.2. La presunta “prima gasazione” omicida

 

A questo fantomatico evento ho dedicato un libro specifico di cui riassumo brevemente i risultati1712.

 La prima gasazione omicida ad Auschwitz, secondo la ricostruzione ufficiale di Danuta Czech, è basata unicamente sulle dichiarazioni contraddittorie di sedicenti testimoni oculari ed è smentita dai documenti, pertanto è priva di qualunque fondamento storico.

 1712Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit.

 

 — 301 —

 Essa fu elaborata nell'ottobre del 1941 da uno dei centri della propaganda nera del movimento di resistenza clandestino di Auschwitz dall'idea iniziale della sperimentazione su esseri umani di indeterminati gas bellici in un non meglio identificato Bunker o “rifugio di calcestruzzo” di Auschwitz.

 Solo successivamente, traendo spunto dalle disinfestazioni con Zyklon B che si intensificavano con l'ampliamento del campo, i propagandisti introdussero nei loro racconti lo Zyklon B e ambientarono la prima gasazione omicida nello scantinato del Block 11. Il normale trasporto dei cadaveri dei detenuti immatricolati morti nel campo dalla camera mortuaria del Block 28 al crematorio offrì nuovo materiale per arricchire ulteriormente la narrazione.

 Nel 1946 il giudice Sehn, nell'esigenza di storicizzare i racconti contrastanti dei testimoni per creare dei fatti fittizi perseguibili giuridicamente, inventò il nucleo iniziale del racconto, che includeva gli elementi letterari canonici del numero delle vittime e delle varie fasi della gasazione, ma non la datazione.
Nel 1959 Danuta Czech, con una manipolazione delle fonti ancora più ardita, riesumò e ampliò il racconto di Sehn, traendo da una congerie di testimonianze contrastanti unaconvergenza di prove” puramente fittizia e corredandola di una data precisa parimenti inventata: la prima gasazione omicida era diventata “storia”.

 Van Pelt liquida la questione in poche righe. Dopo aver riportato l'articolo della Polish Forthnightly Review del 1° luglio 1942, egli commenta:

 «È importante notare che dopo la guerra vari testimoni confermarono che all'inizio di settembre i Tedeschi avevano usato il Block 11 di Auschwitz come camera a gas sperimentale»1713.

 Ma di questi «vari testimoni» egli ne adduce uno solo, Vojciech Barcz1714. Due pagine dopo egli si appella a un opuscolo di Natalia Zarembina e conclude:

 «Come oggi sappiamo, il rapporto era esatto: sia Pery Broad sia Rudolf Höss lo avrebbero poi corroborato»1715.

 Rilevo anzitutto che nessuna di queste due fonti conferma la datazione asserita da van Pelt («all'inizio di settembre»):
Barcz menziona genericamente l'autunno 1941 1716
e Zarembina non indica alcuna data1717.
L'articolo summenzionato1718 parla di 1.000 vittime, 700 bolscevichi e 300 Polacchi,
Zarembina di 800 vittime, 500 bolscevichi e 300 Polacchi,
mentre Barcz non adduce alcuna cifra.

 L'evacuazione dei cadaveri dei gasati avvenne per l'articolo summenzionato il giorno dopo la gasazione,
per Barcz tre giorni dopo,
per Zarembina il quarto giorno.
I cadaveri dei gasati per Barcz furono inumati in fosse comuni,
per Zarembina furono cremati al crematorio.
Secondo Höss la gasazione non può essere avvenuta prima del novembre 1941 e riguardò soltanto prigionieri di guerra sovietici,
mentre Broad riferisce di una gasazione di prigionieri di guerra russi in una sola cella.

 Ecco dunque a che cosa si riducono le pretese “prove convergenti” di van Pelt.

 Le fonti disponibili permettono di ricostruire un quadro un po' diverso da quello fantasticato da Danuta Czech e da van Pelt, un quadro che mostra chiaramente che cosa sia in realtà la presuntaconvergenza di prove”: una metodologia truffaldina che consiste nel comporre un racconto apparentemente coerente e logico partendo da un “mosaico” di testimonianze contrastanti e contraddittorie su tutti i punti essenziali.

Ecco infatti la “ricostruzione” che si può effettuare in base alle fonti:
Un giorno, tra la primavera del 1941 e il novembre-dicembre del 1942,
ad Auschwitz, nel
vecchio crematorio
o nello scantinato del Block 11,
oppure a Birkenau,
fu eseguita la prima gasazione di persone.

Alcune testimonianze menzionano la data esatta:
il 14 agosto
o il 15 agosto,
il 3-5 settembre
o il 5-6 settembre
o il 5-8 settembre
o il 9 ottobre 1941.


La gasazione fu eseguita
dopo l'appello serale,
durante la chiusura dei blocchi (Blocksperre),
in modo che nessun detenuto potesse vedere ciò che avveniva,
oppure in pieno giorno,
davanti agli occhi dei detenuti oziosamente sdraiati al sole.
Già in precedenza le finestre dello scantinato erano state murate,
o ricoperte di terra,
o riempite di sabbia
o sbarrate con assi di legno.
Nel seminterrato del Block 11 furono rinchiusi
soltanto prigionieri di guerra russi,
che erano solo ufficiali,
o ufficiali e sottufficiali,
o soldati semplici,
o partigiani,
o commissari politici,
oppure non erano affatto russi,
ma polacchi,
o erano prigionieri russi e detenuti polacchi.


Le vittime della gasazione furono
60 o 200 o 400 o 500 o 600 o 680 o 700 o 850 o 1.473 prigionieri russi e 100-150 o 190 o 196 o 200 o 220 o 250 o 257 o 260 o 300 o 400 o 1.000
detenuti polacchi.

 1713 R. J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 144.
1714 Idem, nota 25 a p. 144. Cfr. p. 519.
1715 Idem, p. 146.
1716 C. Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit., pp. 52-53.
1717 Idem, pp. 34-36.
1718 Idem, p. 32.

 

 — 302 —

  Quel che è certo, comunque, è che il loro numero totale fu di
200 o 300 o 320 o 350 o 500 o 696 o 800 o 850 o 857 o 980 o 1.000 o 1.078 o 1.400 o 1.663.

I detenuti malati erano stati selezionati nei blocchi ospedale dal
dott. Schwela
o dal dott. Jungen
oppure dal dott. Entress.


Questi malati furono portati nelle celle del Block 11
dagli infermieri
oppure dai detenuti della compagnia di punizione.
Palitzsch da solo
o insieme a un SS soprannominato “Tom Mix”
o insiema a un altro chiamato lo “strangolatore”,
oppure Breitwieser


gettarono nel corrodoio o nelle celle
tre barattoli di Zyklon B in tutto,
oppure 2 barattoli in ogni cella.


Lo Zyklon B fu introdotto
attraverso la porta
o attraverso la presa d'aria di ventilazione (Lüftlungsklappe)
o attraverso aperture al di sopra delle porte delle celle.


La gasazione fu eseguita
nelle celle,
o in una sola cella
o nel corridoio
o nella “camera a gas”
e le porte delle celle erano state chiuse ermeticamente
oppure divelte.

 

Le vittime morirono
immediatamente
oppure erano ancora vive dopo 15 ore.


I cadaveri furono evacuati
il giorno dopo
o la notte dopo
o 1-2 giorni dopo
o 2 giorni dopo
o 3 giorni dopo
o il quarto
giorno
o il sesto giorno,


esclusivamente da infermieri, per l'esattezza
oltre 20
o 30
o 80,
oppure
esclusivamente da 20 detenuti della compagnia di punizione.


Il lavoro durò

un giorno intero
o una
notte intera
o 2 notti
o 3 notti.


I cadaveri furono svestiti
nel corridoio del Block 11,
o nel cortile
esterno,
oppure non furono svestiti affatto.

 I cadaveri delle vittime furono portati
al crematorio e cremati,
oppure portati a Birkenau e
inumati in fosse comuni,
oppure parte cremati e parte inumati
1719.

 L'unica conclusione sensata che si può trarre da questo groviglio inestricabile di contraddizioni è la totale inattendibilità storica e tecnica delle testimonianze relative alla prima gasazione omicida.

17.3. Le presunte gasazioni omicide nel crematorio I

 

Nello studio che ho dedicato a questo argomento1720 ho dimostrato che le presunte gasazioni nel crematorio I di Auschwitz non hanno alcuna realtà storica. Anche questa narrazione si basa esclusivamente su testimonianze, esigue e reciprocamente contraddittorie. Quelle più dettagliate, e dunque meglio controllabili, sono palesemente e dimostrabilmente false. Le “ricostruzioni” degli storici sono puramente congetturali e fittizie, prive di qualunque base documentaria. L'esame degli archivi della Neubauleitung (poi Bauleitung e infine Zentralbauleitung) di Auschwitz permette di delineare la storia dei progetti di ventilazione del crematorio elaborati dalla ditta Topf e di stabilire con sufficiente precisione come furono realizzati e come funzionavano gli impianti provvisori che vi furono installati. Progetti e realizzazioni furono eseguiti nel contesto dell'equipaggiamento di una normale camera mortuaria, non già di una “camera a gas omicida”, ipotesi non suffragata dal minimo indizio documentario.

 Lo studio delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B sul solaio della camera mortuaria dimostra infine che le aperture praticate dai Polacchi nell'immediato dopoguerra presuppongono necessariamente la struttura archittonica dell'epoca, che era diversa dalla struttura che il crematorio aveva nel 1942, perciò non possono avere alcuna relazione con le presunte aperture originali, delle quali del resto non esiste alcuna traccia materiale o documentaria.

 Il presunto impiego della camera mortuaria del crematorio I di Auschwitz come camera a gas omicida non ha dunque alcun fondamento storico: essa non è storia, ma propaganda storica faticosamente raffazzonata nel corso dei decenni.

 Su questo tema van Pelt si limita a riportare il relativo racconto di Pery Broad senza alcuna osservazione critica e con questa presentazione:

 «Il rapporto Broad, che aveva un'origine indipendente, corroborava importanti elementi del quadro che aveva cominciato ad emergere nell'indagine di Sehn e vi aggiungeva nuove importanti descrizioni. Forse la più importante fu il ricordo di Broad delle prime gasazioni nel crematorio I, che era situato accanto al suo ufficio nella baracca che ospitava la Sezione Politica del campo»1721.

 Come ho dimostrato nel libro menzionato sopra1722, il “rapporto” di Broad è assolutamente inattendibile. Van Pelt pretende addirittura che esso descriva le prime gasazioni nel crematorio I, dimenticando che Broad asserì di essere stato testimone di una sola gasazione omicida e che questa si svolse nel luglio 1942, mentre le prime gasazioni sarebbero cominciate nel settembre 1941!

 1719 Idem, pp. 69-90.
1720 Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit.
1721 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 225.
1722 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 53-58.

 

 — 303 —

 Per quanto riguarda il fatto che il crematorio «era situato accanto al suo ufficio nella baracca che ospitava la Sezione Politica del campo», perciò - lascia intendere van Pelt - Broad poteva tranquillamente osservare da lì le presunte gasazioni, ho dimostrato che questa baracca, denominata «BW 86 Baracca interrogatorio Sezione Politica (presso il crematorio» [BW 86 Vernehmungsbaracke Politische Abteilung (bei Krematorium)], fu costruita tra il 9 e il 20 gennaio 1943 e fu consegnata al comando del campo l'8 febbraio 1943, quando le presunte gasazioni erano ormai ufficialmente cessate1723.

 Dopo aver menzionato le assurdità termotecniche riferite da Broad sui forni crematori, van Pelt commenta:

 «È importante ricordare che Broad fornì queste informazioni indipendentemente da Tauber»1724.

 Qualche pagina dopo egli aggiunge che Broad «stimò il numero totale delle vittime tra 2.500.000 e 3.000.000»1725.

 Van Pelt riconosce che tale cifra è falsa, ma essa tuttavia “conferma” esattamente la cifra falsa addotta «indipendentemente» da Höss1726, il che è un'altra riprova che la concordanza di testimonianze apparentemente indipendenti non può essere un criterio di veridicità.

 Van Pelt si era già occupato di sfuggita delle presunte gasazioni nel crematorio I anche in un libro precedente da lui scritto in collaborazione con Debórah Dwork. Dopo aver riferito circa le difficoltà che le SS avevano incontrato in occasione della presunta prima gasazione nel Block 11, van Pelt1727 vi espone una storia romanzata della prima presunta gasazione nel crematorio I:

 «Fritsch ricordava che la camera mortuaria del crematorio dello Stammlager aveva un tetto piatto; sarebbe stato facile praticarvi una o due aperture. Egli sapeva anche che, più o meno un mese prima, la camera mortuaria era stata equipaggiata con un nuovo e potente sistema di ventilazione. Come abbiamo visto, la Sezione Politica aveva cominciato a usare la camera mortuaria come luogo di esecuzione per coloro che erano stati condannati dal Tribunale Supremo della Gestapo. Fin dall'inizio gli addetti alle esecuzioni si erano lamentati per l'odore nauseante, perché il locale serviva anche da camera mortuaria per i corpi dei detenuti morti. Maximilian Grabner, il capo della Sezione Politica, aveva avuto la meglio su Schlachter facendo installare un sistema di ventilazione più sofisticato che non solo estraeva l'aria viziata, ma apportava anche aria fresca dall'esterno. Fritsch comprese che un tale sistema di ventilazione poteva trattare anche gas tossici.

 Gli uomini di Fritsch praticarono tre aperture quadrate nel solaio della camera mortuaria e le coprirono con coperchi di legno che chiudevano strettamente. Il 16 settembre [1941] la nuova camera a gas fu inaugurata dall'assassinio di 900 Sovietici. “L'intero trasporto entrò esattamente nel locale”, ricordò Höss. “Le porte furono chiuse e il gas introdotto attraverso le aperture sul soffitto. Non so quanto sia durato il processo, ma per un certo tempo si udirono dei rumori. Appena il gas fu gettato dentro, alcuni gridarono:'Gas!' e cominciarono a urlare in modo tremendo e a spingere verso le due porte, ma le porte resistettero all'impeto”.Poche ore dopo i ventilatori furono accesi e le porte aperte»1728.

 Van Pelt pretende che la camera mortuaria del crematorio I sarebbe stata trasformata in camera a gas omicida subito dopo la prima presunta gasazione nel Block 11. Egli insinua che l'SS-Hauptsturmführer Fritzsch avrebbe fatto praticare le aperture di immissione dello Zyklon B sul soffitto piatto del locale, ma questa è una semplice congettura senza alcun fondamento documentario.

 Van Pelt afferma inoltre che «più o meno un mese prima, la camera mortuaria era stata equipaggiata con un nuovo e potente sistema di ventilazione», con riferimento alla lettera di Grabner del 7 giugno 1941. In realtà come ho documentato nel capitolo II del libro summenzionato1729, nulla dimostra che la richiesta di Grabner sia stata soddisfatta immediatamente; al contrario, dai documenti risulta che i primi lavori di ventilazione per il crematorio I dopo la data della lettera

 1723 Idem, pp. 32-33.
1724 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 227.
1725 Idem, p. 229.
1726 Vedi capitolo 14.
1727 La sezione del libro relativa alla storia del KL Auschwitz è stata evidentemente redatta soltanto da van Pelt.
1728 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 293.
1729 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 17-24.

 

 — 304 —

 furono esguiti tra la fine di settembre e la metà di ottobre del 1941, ossia dopo la presunta prima gasazione omicida nel crematorio I.

 La data della “prima gasazione” addotta da van Pelt (16 settembre 1941) è tratta dal Kalendarium di D. Czech, ma, come ho spiegato sopra, sia la data sia il presunto evento non solo non hanno alcuna base documentaria, ma sono addirittura il frutto di una mistificazione dell'autrice polacca.

 La pretesa che «Fritsch comprese che un tale sistema di ventilazione poteva trattare anche gas tossici» è un'altra affermazione arbitraria senza alcuna base documentaria, al pari dell'affermazione che segue: «Gli uomini di Fritsch praticarono tre aperture nel solaio della camera mortuaria e le coprirono con coperchi di legno che chiudevano strettamente». Qui il superficiale dilettantismo di van Pelt supera ogni limite: nessun documento pone Fritzsch in relazione con le presunte aperture per lo Zyklon B, anzi, per la precisione, nessun documento menziona la loro realizzazione. Van Pelt trae il riferimento alle «tre aperture quadrate» da Pressac1730, che però adduce come fonte una fotografia del 1945!1731. Invece per quanto riguarda i presunti «coperchi di legno», van Pelt si è basato semplicemente sulla “ricostruzione” polacca del 1946-1947!

 La testimonianza di Höss, come risulta dall' analisi critica che ho presentato nel capitolo 10, è assolutamente inattendibile, dunque completamente priva di valore storico. Essa è anche in contrasto con la tesi di van Pelt, perché il comandante di Auschwitz afferma che le aperture per lo Zyklon B furono praticate «nella copertura di terra e di cemento armato della camera mortuaria» mentre ancora il trasporto di 900 sovietici veniva scaricato1732, cosa che Pressac ritiene giustamente «inverosimile»1733. Perciò van Pelt è costretto a tagliare il relativo passo. La frase finale di van Pelt - «poche ore dopo i ventilatori furono accesi e le porte aperte» - perché mai sarebbero state necessarie alcune ore prima di aprire le porte? Non c'è nessuna motivazione. Van Pelt ha scritto così soltanto perché Höss ha scritto così: «Parecchie ore dopo, le porte vennero aperte e fu fatta entrare l'aria»1734.

 Cosa insensata se il locale era dotato di «un nuovo e potente sistema di ventilazione».

 

17.4. I Bunker di Birkenau

17.4.1. Totale assenza di prove

 

Mentre le presunte gasazioni omicide nel Block 11 e nel crematorio I costituirebbero le fasi preliminari e sperimentali del presunto processo di sterminio, i cosiddetti Bunker di Birkenau ne rappresenterebbero la prima importante attuazione.
Van Pelt afferma infatti che questi presunti impianti di gasazione
«si dimostrarono molto efficienti nell'uccisione di più di 200.000 Ebrei»1735.

 Essi dunque, dal punto di vista olocaustico, richiederebbero una trattazione approfondita. Van Pelt invece mostra tutta la sua superficialità storiografica esaurendo la questione in alcune annotazioni sparse qua e là che, raccolte insieme, non arrivano ad una pagina.

 A tale questione ho dedicato uno studio di 264 pagine che analizza tutte le fonti reperibili, tra cui oltre 30 testimonianze e una decina di rapporti, con 26 documenti e 18 fotografie1736.

 In questo studio ho dimostrato che la storia delle gasazioni nei cosiddetti Bunker di Birkenau non ha la minima base documentaria.
Tali presunti impianti non figurano mai nella documentazione
della Zentralbauleitung, in particolare nei documenti in cui dovrebbero apparire se fossero realmente esistiti, nei progetti e preventivi di costo del campo di Auschwitz e nei rapporti sulla costruzione dei campi di Auschwitz e Birkenau, che, per il 1942 sono praticamente completi
.
Alcune piante di Birkenau mostrano invece che le due case ribattezzate dalla storiografia olocaustica Bunker di gasazione,
non erano state neppure prese in carico dalla Zentralbauleitung,
non avevano numero di identificazione,
né numero di Bauwerk,
né denominazione
perciò non erano state trasformate in nulla e non vi furono effettuate gasazioni omicide
.

 1730 J.-C. Pressac, The Machinery of Mass Murder at Auschwitz, in: Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit., p. 209.
1731 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 89-97.
1732 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 129.
1733 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 127.
1734 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 129. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 126: «Nach mehreren Stunden erst wurde geöffnet und entlüftet».
1735 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 455.
1736 The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit.

 

 
__305 —

 

17.4.2. La prima interpretazione di van Pelt

 

In uno scritto pubblicato nel 1994 van Pelt ha proposto una nuova interpretazione fantasiosa dell’origine del Bunker 1. Egli scrive:

 «Kammler visitò il campo giovedì 17 febbraio 1942. In una lettera scritta alla Topf una settimana dopo, Bischoff riferì che Kammler aveva deciso durante la visita che i forni crematori di riserva dovevano essere cancellati “e che i cinque forni a tre muffole ordinati con lettera del 22 ottobre 1941, numero di protocollo 215/41/ho, devono essere costruiti nel campo per prigionieri di guerra”. In altri termini, il crematorio previsto per il campo principale doveva ora essere costruito a Birkenau»1737.

 Van Pelt osserva poi che Pressac non ha attribuito alcun significato a tale decisione, mentre Danuta Czech, nel suo Kalendarium di Auschwitz, non menziona né la visita di Kammler né la sua decisione, e aggiunge:

 «Io credo però che la decisione di spostare il crematorio possa essere interpretata come controparte di una decisione altrimenti non documentata di trasformare la casa rossa, appartenente al contadino polacco Wiechuja1738, che era situata all'angono nord-occidentale del territorio riservato al campo per prigionieri di guerra, in una installazione di sterminio nota come Bunker 1 - il luogo in cui la storia dell'Olocausto si fuse con la storia di Auschwitz-Birkenau»1739.

 Poiché l’uso del crematorio I come centro di uccisione – prosegue van Pelt - avrebbe interrotto la vita ordinaria del campo, nel corso della sua visita ad Auschwitz del 27 febbraio 1942 «Kammler deve aver suggerito di spostare le uccisioni a Birkenau. Considerando due o tre settimane per scegliere e trasformare una casa in un semlice impianto di sterminio, ci si aspetterebbe che la prima uccisione a Birkenau potesse svolgersi nella terza settimana di marzo. Difatti gli storici del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau hanno fissato il 20 marzo come data di entrata in funzione del Bunker 1»1740.

 A sostegno della sua ipotesi, van Pelt riproduce il disegno di una parte di una «versione modificata», presuntamente risalente all’inizio di marzo del 1942, della pianta del campo di Birkenau «del 6 gennaio 1942»1741, in cui il nuovo crematorio (il futuro crematorio II) è situato effettivamente all’angolo nord-occidentale del campo. In realtà la pianta in questione, intitolata «Planimetria del campo per prigionieri di guerra Auschwitz - Alta Slesia, pianta n. 885» (Lageplan des Kriegsgefangenenlagers Auschwitz – Ober-Schlesien, Plan Nr. 885), fu redatta dal WVHA il 5 gennaio 1942 1742 – dunque molto prima della presunta installazione del Bunker 1. Se essa fosse davvero una «versione modificata» successiva della pianta del 5 gennaio nella quale appaiono le due «sale di cremazione»(Verbrennungshallen), essa avrebbe una data successiva, invece la data di realizzazione (“gezeichnet”) è, appunto, quella del 5 gennaio 1942 (“Datum: 5.1.42”). Su ciò non esiste alcun dubbio, perché essa fu verificata (“geprüft”) dall’SS-Untersturmführer Dejaco il 5 gennaio e approvata (“genehmigt”) da Bischoff il 6 gennaio.
Dunque la decisione di spostare l’ubicazione del nuovo crematorio dal Konzentrationslager di Auschwitz al Kriegsgefangenenlager di Birkenau fu presa all'inizio di gennaio 1942 - due mesi e mezzo prima della presunta entrata in funzione del Bunker 1 - e non ha nulla di sospetto.
Il nuovo crematorio era infatti già previsto nel «Rapporto esplicativo del progetto preliminare per la nuova costruzione del campo per prigionieri di guerra delle Waffen-SS, Auschwitz Alta Slesia» del 30 ottobre 1941 1743. Nella lettera che scrisse al Rüstungskommando di Weimar il 12 novembre 1941, Bischoff spiegò chiaramente lo scopo del nuovo crematorio:

 «La ditta Topf & Söhne, impianti tecnici di combustione, Erfurt, ha ricevuto da questo ufficio l’incarico di costruire il più presto possibile un impianto di cremazione,

 1737 R. J. van Pelt, A Site in Search of a Mission, in: Yisrael Gutman and Michael Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit., p. 145.
1738 Van Pelt confonde con Harmata.
1739 R. J. van Pelt, A Site in Search of a Mission, op. cit., p. 145.
1740 Idem, pp. 145-146.
1741 Idem, p. 147.
1742 RGVA, 502-2-95, p. 7.
1743 Erläuterungsbericht zur Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S. RGVA, 502-1-233, p. 20.

 

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 perché al campo di concentramento di Auschwitz è stato annesso un campo per prigionieri di guerra che in brevissimo tempo sarà occupato da circa 120.000 Russi. La costruzione dell’impianto di cremazione è diventata perciò assolutamente necessaria per prevenire epidemie e altri pericoli”.
[«Die Firma Topf & Söhne, Feuerungstech. Anlagen, Erfurt hat
von der hiesigen Dienststelle den Auftrag erhalten, schnellstens eine Verbrennungsanlage aufzubauen, da dem Konzentrationslager Auschwitz ein Kriegsgefangenenlager angegliedert wurde, dass in kürzester Zeit mit ca 120000 Russen belegt wird»]1744.

 All'epoca il nuovo crematorio, sebbene fosse destinato al campo per prigionieri di guerra di Birkenau, doveva sorgere nel campo principale di Auschwitz1745, mentre il campo di Birkenau doveva essere dotato di due impianti di cremazione (Verbrennunghallen), ciascuno equipaggiato con un forno crematorio a tre muffole di struttura semplificata. Questi impianti appaiono nella pianta del Kriegsgefangenenlager del 5 gennaio 1942, dove sono situati uno all’angolo nord-occidentale del Bauabschnitt III, l’altro all’angolo sud-occidentale del Bauabschnitt II. Il 27 febbraio 1942 Kammler ratificò la decisione, già presa all'inizio di gennaio, di spostare il nuovo crematorio nel suo luogo naturale, a Birkenau.

 Per quanto riguarda la cronologia, la connessione stabilita da van Pelt tra la data della ratifica di Kammler e la data di entrata in funzione del Bunker 1 è puramente illusoria, perché gli storici del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau anno fissato la data del 20 marzo n modo assolutamente arbitrario, come in modo assolutamente arbitrario avevano fissato in precedenza la data generica del gennaio 1942 1746.

 L’affermazione di van Pelt non ha dunque alcun fondamento documentario, tanto meno storico.

 

17.4.3. La seconda interpretazione di van Pelt

 

Nel libro scritto in collaborazione con Debórah Dwork, van Pelt ha proposto un’altra ipotesi originale, relativa agli inizi della presunta attività sterminatrice del Bunker 1. I due autori ricordano l’accordo stipulato nel febbraio 1942 tra il governo del Reich e quello slovacco, in base al quale quest’ultimo si impegnava a mettere a disposizione dei Tedeschi 20.000 Ebrei slovacchi abili al lavoro, che dovevano essere inviati 10.000 ad Auschwitz e 10.000 a Majdanek. All’epoca,

 «Auschwitz era già diventato la destinazione per un particolare gruppo di Ebrei che risiedevano nel territorio del Reich: quelli considerati inabili al lavoro nel cosiddetto programma Schmelt»1747.

 Nel corso delle trattative summenzionate, alla metà di febbraio, 400 Ebrei appartenenti a questa categoria furono inviati ad Auschwitz per essere gasati nel crematorio I del campo principale.

 Poiché l’operazione si concluse con successo, continua van Pelt, Eichmann decise di applicare il medesimo trattamento anche agli Ebrei slovacchi inabili al lavoro, e «poiché gli Ebrei slovacchi dovevano essere portati a Birkenau e non ad Auschwitz e poiché la loro uccisione nel crematorio I avrebbe interrotto la vita del campo principale, essi [i Tedeschi] pensarono di costruire una installazione di sterminio vicino al nuovo campo satellite»1748.

 

17.4.3. L'interpretazione finale di van Pelt

 

In The Case for Auschwitz van Pelt ritorna sulla questione, ma rinunciando al riferimento agli Ebrei inabili al lavoro dell’organizzazione Schmelt. Egli scrive:

 «Quando il governo slovacco propose che Himmler prendesse anche Ebrei inabili al lavoro in cambio di un pagamento in denaro, Himmler mandò ad Auschwitz il capo delle costruzioni SS Hans Kammler. Questi visitò il luogo e ordinò che una casa contadina ivi situata fosse trasformata in camera a gas. Due mesi dopo, il 4 luglio 1942, furono selezionati i primi Ebrei provenienti dalla Slovacchia. Coloro che potevano lavorare furono ammessi al campo. Coloro che erano inabili furono uccisi nella casa contadina, ora nota come Bunker 1.

 Ora l'uccisione ad Auschwitz di [particolari] categorie di Ebrei selezionati si trasformò da pratica “fortuita”, com'era accaduto con alcuni trasporti di Ebrei dall'Alta Slesia alla fine del 1941, in ciò che si potrebbe chiamare una pratica “continuata”, ma non era ancora diventata

1744 RGVA, 502-1-314, p. 8.
1745 E' dunque falso che il nuovo crematorio, come asserisce van Pelt, fosse «previsto per il campo principale».
1746 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, in: “Hefte von Auschwitz” n. 3. Wydawnictwo Pa#stwowego Muzeum w O#wi#cimiu, 1960, p. 49.
1747 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 301.
1748 Idem, p. 302.

 

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 linea di condotta. Il Bunker 1 era ancora una particolare soluzione per una situazione creata dalla combinazione della riluttanza slovacca a provvedere agli Ebrei vecchi e giovanissimi e dell'avidità tedesca. Lo scopo principale di Auschwitz, in quel periodo, restava la costruzione (di un impianto, di una città e di una regione), non la distruzione (di Ebrei)»1749 (corsivo di van Pelt).

 Questa interpretazione è completamente infondata già per ragioni cronologiche.
Il primo
trasporto di Ebrei slovacchi giunse ad Auschwitz il 26 marzo 1942. Fino al 20 giugno, arrivarono al campo ben 11 trasporti di Ebrei slovacchi, per complessive 10.218 persone, che furono tutte regolarmente immatricolate. La prima “selezione” fu eseguita il 4 luglio, giorno dell’arrivo del primo trasporto di Ebrei slovacchi contenente persone inabili al lavoro. Ma il Bunker 1 sarebbe entrato in funzione il 20 marzo, molto prima non solo della prima “selezione”, ma anche della decisione di deportare anche Ebrei slovacchi inabili al lavoro, perché la richiesta di un «pagamento in denaro» di 500 RM per ogni ebreo inabile al lavoro deportato risale al 29 aprile1750.

 Ciò che van Pelt afferma riguardo alla visita di Kammler ad Auschwitz del 27 febbraio 1942 - ossia che vi fu inviato da Himmler per predisporre un impianto di sterminio per gli Ebrei slovacchi inabili al lavoro - è una semplice congettura senza il minimo fondamento documentario.
Lo scopo
reale della visita di Kammler era soltanto l'esame del programma di costruzione del terzo anno finanziario di guerra per il campo di Auschwitz e la relativa documentazione - la lettera di Pohl del 2 marzo 1942 e la lettera di Bischoff del 17 marzo - non contiene il minimo indizio della trasformazione in camera a gas di una «casa contadina», che pure - per van Pelt - sarebbe stato lo scopo essenziale della visita di Kammler1751. Questa visita faceva infatti seguito all'incontro avvenuto tra Höss e Kammler il 13 e 14 giugno 1941, che ebbe come oggetto appunto le misure di costruzione del terzo anno finanziario di guerra1752.

 L'interpretazione di van Pelt, pertanto, non solo non è confermata da alcun documento, ma è contraddetta dalla documentazione esistente, perciò è arbitraria e infondata.

 

17.4.3. La presunta attività omicida dei Bunker

 

In relazione al perito Dawidowski, van Pelt scrive quanto segue a proposito dei Bunker:

 «Quando nel 1942 cominciarono ad arrivare trasporti di Ebrei, la camera a gas del crematorio di Auschwitz si rivelò inadatta e le SS trasformarono in camere a gas due costruzioni a Birkenau, le case dei contadini Wiechuja e Harmata. Nella sua descrizione di queste installazioni di sterminio - i Bunker 1 e 2 - Dawidowski si basò sulla testimonianza di Dragon e sulle rovine delle costruzioni, perché non aveva trovato alcun documento o pianta che descrivessero le due costruzioni. In effetti, non furono mai trovati. Sembra che le due case fossero state trasformate senza molto rumore»1753.

 Dunque van Pelt stesso ammette che non esiste alcuna prova documentaria dell'esistenza dei Bunker. La sua frase finale non significa nulla. Nello studio menzionato sopra ho dimostrato che, nel complesso Auschwitz-Birkenau, la prassi dei lavori «senza molto rumore» era assurda: tutti i lavori eseguiti seguirono una rigida prassi burocratica che si espletava nell'apertura di cantieri ai quali venivano assegnati un numero specifico e una denominazione particolare, con tutta la documentazione che tali atti burocratici comportava1754. I presunti Bunker, invece, non avevano alcuna denominazione e non corrispondevano ad alcun cantiere, e nessun documento della Zentralbauleitung contiene il minimo accenno ad essi. Ciò significa che le due case polacche preesistenti non furono mai trasformate in “camere a gas”.

 Van Pelt scrive poi:

 «Infatti il Bunker 1 era entrato in funzione dal marzo di quell'anno [1942] e il Bunker 2 da luglio»1755.

 Inutile dire che una tale affermazione non ha alcun fondamento storico.

 1749 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 72.
1750 Vedi al riguardo il mio studio già citato “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 33-37, in cui mi sono occupato in dettaglio della questione dell’inizio della deportazione degli Ebrei slovacchi ad Auschwitz.
1751 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 28-33.
1752 Lettera di Kammler a Höss del 18 giugno 1941. RGVA, 502-1-11, pp. 37-39.
1753 Idem.
1754 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., cap. 2.1., “The Bureaucratic Procedure for the Construction of the Installation of Auschwitz-Birkenau”, pp. 23-28.
1755 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p.267.

 

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 Egli afferma ancora:

 «Questa descrizione [del rapporto del War Refugee Board] dell'uccisione nel Bunker 2 doveva essere ampiamente confermata dopo la guerra sia dal [membro del] Sonderkommando Shlomo Dragon, che lavorò in quel luogo, sia dai resti archeologici»1756.

 Van Pelt qui introduce una “prova” archeologica e una testimoniale.

 È ben vero che esistono dei resti delle fondamenta della casa chiamata dalla storiografia olocaustica Bunker 2, ma essi, per quanto riguarda le presunte gasazioni omicide, non “confermano” proprio nulla: essi dimostrano soltanto che in quel luogo un tempo sorgeva una casa, non che vi si trovava una installazione di gasazione omicida. Anzi, questi resti sono in aperta contraddizione con le dichiarazioni di Dragon1757.

 Con ciò siamo alla “prova” testimoniale.

 Van Pelt adduce tre testimoni essenziali: Jerzy Tabeau, Szlama Dragon e David Olère, inoltre Pery Broad e Hans Aumeier. Di questi tre testimoni mi sono occupato in modo approfondito nel libro menzionato sopra.

 

17.4.4. I testimoni

 

17.4.4.1. Jerzy Tabeau

 

Jerzy Tabeau, nato a Zablotów l’8 dicembre 1918, di nazionalità polacca, fu internato ad Auschwitz il 26 marzo 1942 col nome di Jerzy Weso#oski e fu immatricolato col numero 27273. Il 19 novembre 1943 evase dal campo e tra il dicembre 1943 e l’inizio del 1944 scrisse un rapporto sulle sue esperienze ad Auschwitz che fu pubblicato in ciclostilato nel mese di agosto 1944 da A. Silberschein1758 e successivamente, in novembre, dal War Refugee Board1759. Come autore del rapporto veniva menzionato un anonimo “maggiore polacco” che fu identificato con Jerzy Tabeau solo parecchi anni dopo la fine della guerra.

 In questo rapporto egli descrisse le «speciali camere a gas» senza mai chiamarle «Bunker».

Egli non indica né il loro numero,
né la loro struttura,
né le loro dimensioni,
né la loro capienza,
né la loro dislocazione
.

Si trattava di locali dotati di «valvole» (wentylami) che si potevano aprire o
chiudere ermeticamente, privi di altre aperture. L'interno era allestito come un impianto di bagni. La gasazione avveniva gettando bombe piene di acido cianidrico (bomby z kwasem pruskim) attraverso le valvole (przez wentyle) che si trovavano nelle pareti1760.

 La descrizione è chiaramente ispirata agli impianti di disinfestazione dei BW 5a e 5b.
Questi
impianti possedevano infatti una sala con 50 docce
(Wasch- und Brauseraum) e una camera a gas (Gaskammer) ad acido cianidrico.

 La camera a gas era fornita di due ventilatori che erano installati in due aperture rotonde praticate nella parete opposta a quella in cui si trovavano le due porte di ingresso al locale.

 All’esterno, nelle due aperture, erano incassati due brevi tubi di lamiera che si potevano chiudere tramite un coperchio rotondo di lamiera fissato ad una cerniera saldata nella parte superiore del tubo. Questi dispositivi si trasformarono, nella propaganda del movimento di resistenza clandestino, in «valvole». L’uso del termine polacco «wentyl», che significa appunto «valvola» (in tedesco «Ventil»), si può spiegare infatti solo in questo modo. I BW 5a e 5b rispondono dunque a tutti i requisiti delle presunte camere a gas omicide dei Bunker: essi possedevano un «impianto di bagni» e «speciali camere a gas» di disinfestazione, le quali erano dotate di «valvole» che si potevano aprire o chiudere a seconda delle necessità, e, oltre a queste, «non avevano alcuna apertura nelle pareti».

 Inoltre esse si trovavano «all’interno del campo», ma la stessa cosa non si può certo dire dei cosiddetti Bunker.

 Le «bombe1761 piene di acido cianidrico» rappresentano una trovata letteraria piuttosto infelice che ebbe scarso seguito letterario nei racconti successivi1762.

 1756 Idem, pp. 147-149.
1757 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., cap. 9.2, “The Architectural Design of 'Bunker 2' in Relation to its Alleged Homicidal Activity”, pp. 182-184.
1758 A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, IX, Dritte Serie, Ginevra, 1944.
1759 Executive Office of The President. War Refugee Board, Washington, D.C. German Extermination Camps – Auschwitz and Birkenau, novembre, 1944.
1760 APMO, D-RO/88, t.Va, pp.322b-323a (manoscritto polacco di tre pagine attribuito a J. Tabeau) . Das Lager Oswiecim (Auschwitz). A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, IX, Dritte Serie, Ginevra,1944, pp. 67-68.
1761 Lo Zyklon B era notoriamente confezionato in barattoli (Dosen), in polacco „puszki“.
1762 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., cap. 4.4. «The Report of the “Polish Major” (Jerzy Tabeau)», pp. 62-64.

 

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 17.4.4.2. Szlama Dragon

 Alle testimonianze di Szlama Dragon ho dedicato un intero capitolo del libro menzionato sopra1763. Parlo di “testimonianze” perché, oltre alla ben nota deposizione polacca del 10 e 11 maggio 1945, ho analizzato anche quella resa dal testimone ai Sovietici il 26 febbraio 19451764. Van Pelt, che la ignora completamente, scrive:

 «Dragon fu preciso e attendibile quando parlò di ciò che aveva visto di persona e nessuno dei dettagli che riferì erano parte del rapporto sovietico»1765.

 In realtà il rapporto redatto tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945 dai “periti” polacco-sovietici contiene un paragrafo, intitolato «Incenerimento di cadaveri su roghi» che tratta in modo specifico della «camera a gas n. 1 con i roghi» e della «camera a gas n. 2 con i roghi»1766. All'epoca il termine «Bunker» era ancora sconosciuto. I dati addotti nel rapporto sono tratti proprio dalla deposizione sovietica di Dragon. E proprio sulla base di questa deposizione i “periti” calcolarono la “capacità” quotidiana e il numero delle vittime dei due Bunker: 795.000 persone!1767.

 Sopra ho già mostrato quanto la testimonianza di Dragon fosse «precisa e attendibile» riguardo a capacità di cremazione e numero dei morti: ora resta da esaminarla in particolare riguardo ai Bunker.

La prima osservazione da fare è che Dragon, al tempo della deposizione sovietica, non conosceva ancora la denominazione di «Bunker 1» e «Bunker 2». In tale deposizione egli parla sempre di «gazokamera n. 1 e 2» e dichiara esplicitamente che questa era la denominazione ufficiale.

 Nella deposizione polacca, improvvisamente, la denominazione ufficiale di queste presunte installazioni di sterminio diventa quella di «Bunker»1768.

 Le due deposizioni del testimone contengono inoltre stridenti contraddizioni sulla struttura dei Bunker e sulla loro dislocazione1769:
basti dire che essi, secondo la deposizione sovietica, si trovavano ad una distanza di 3 chilometri l'uno dall'altro, secondo quella polacca a 500 metri.

 L'analisi critica delle due deposizioni dimostra che il racconto del testimone non può avere un fondamento storico reale1770. Anche qui mi limito ad esporre una sola questione.

 Dragon afferma:

 «In 24 ore, in tutte le fosse della camera n.2, si bruciavano non meno di 10.000 persone. In media, in tutte e dieci le fosse, in 24 ore si ardevano non [meno di] 17.000-18.000 persone, ma in certe occasioni il quantitativo delle persone arse in 24 ore ammontò a 27.000-28.000»1771.

 Dunque dal dicembre 1942 al marzo 1943 furono sterminate non meno di (17.000 x 30 x 4) 2.040.000 persone, in massima parte Ebrei!

 In realtà, nel periodo summenzionato giunsero ad Auschwitz circa 125.000 Ebrei, di cui i non immatricolati furono circa 105.000 1772. Per quanto riguarda il 1944, durante la deportazione degli Ebrei ungheresi, ad Auschwitz non arrivarono mai 6 o 7 trasporti nell’arco di una giornata.

Queste cifre insensate sono del resto in contraddizione con i dati tecnici forniti dal testimone.

 Ad esempio, l’evacuazione di 7.000-8.000 cadaveri dalle camere a gas del Bunker 1, al ritmo di 6 ogni 15 minuti1773, avrebbe richiesto da 290 a 333 ore, ossia 12-13 giorni!

Ma uno dei fatti più significativi è che Dragon non fornì alcuna indicazione che permettesse di localizzare, sia pure approssimativamente, la posizione delle due case-Bunker1774. Al riguardo, subito dopo liberazione del campo, quando le tracce lasciate dalle SS erano ancora intatte e potevano essere facilmente rilevate da chi avesse realmente lavorato nei Bunker, i Sovietici in due piante diverse indicarono in luoghi diversi la posizione sia del Bunker 1 sia del Bunker 2.

 1763 Idem, cap. 5, pp. 71-83.
1764 GARF, 7021-108-12, pp. 180-193.
1765 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 188.
1766 Protocollo. 14 febbraio – 8 marzo 1945. Città di O#wi#cim. GARF, 7021-108, pp. 7-9. Vedi la traduzione del relativo testo in C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 157-158.

1767 Vedi capitolo 14.1
1768 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 75-76.
1769 Idem, pp. 76-79.
1770 Idem, pp. 79-82.
1771 GARF, 7021-108-12, p. 185.
1772 Dati tratti dal "Kalendarium" di Danuta Czech.
1773 GARF, 7021-108-12, p. 184.
1774 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 82-83.

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 Ciò dimostra che in realtà, nessuno – a cominciare dai presunti testimoni oculari, con Dragon in testa – sapeva nulla della localizzazione di queste presunte installazioni di sterminio1775.

 

17.4.4.3. David Olère

 Il terzo testimone, David Olère, fu deportato ad Auschwitz da Drancy il 2 marzo 1943. Poco o nulla si sa della sua funzione al campo. Egli ha lasciato oltre 120 quadri e disegni che rappresentano scene orride di Auschwitz, e che risalgono in massima parte al periodo che va dal 1945 al 1949. David Olère non ha mai reso alcuna deposizione ufficiale né ha mai redatto una relazione sulle sue esperienze al campo, e il suo curriculum di Auschwitz delineato da Serge Klarsfeld è tratto semplicemente dai quadri e disegni summenzionati1776. Klarsfeld presuppone - senza prove - che Olère abbia vissuto in prima persona tutto ciò che ha rappresentato nelle sue opere. In realtà, se la pretesa di Klarsfeld fosse vera, Olère, per tutti i temi che ha rappresentato, sarebbe stato onnipresente al campo.

 Olère è autore tra l'altro di un disegno del Bunker 2 che van Pelt commenta così:

 «Il disegno mostra non solo il Bunker 2, ma anche la baracca spogliatoio nella sua posizione esatta di fronte alla casa. Di particolare interesse è la finestrella in un lato della casa con un pesante sportello di legno. Questa era l'apertura attraverso la quale le SS introducevano lo Zyklon nel locale. Lo stesso sistema di introduzione del gas fu adottato nei crematori IV e V e queste aperture appaiono non solo nelle piante, nei prospetti e nelle fotografie dei crematori, ma tre sportelli esistono ancora e sono attualmente immagazzinati nel deposito del coke del crematorio I. Il disegno di Olère è avvalorato dal materiale di prova superstite anche nei dettagli»1777.

 Vediamo anzitutto quale sia la precisione del disegno1778.

 

1) Gli alberi.

 Nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 n.3056, intorno alla casa presuntamente adibita a camera a gas omicida (Bunker 2), si vedono almeno 9 alberi. La pianta redatta dall’ing. Nosal il 3 marzo 1945 per conto della Commissione di inchiesta sovietica e intitolata «Zona della posizione della camera a gas n.2 e dei roghi per l’arsione dei cadaveri a Birkenau» mostra 5 alberi intorno alla casa. Nel 1990 intorno alle fondamenta della casa esistevano ancora 4 grossi alberi. Questi alberi si potevano vedere anche dal cortile sud della Zentralsauna. Nel maggio 1944 e nel febbraio 1945 il terreno tra la Zentralsauna e l’area del Bunker 2 era completamente aperto, sicché era possibile vedere gli alberi suddetti anche dal cortile nord, e ancor meglio dalla striscia di terreno a ovest tra la costruzione e la recinzione.

 Nel disegno di Olère l’albero che si vede davanti allo spigolo della casetta (tra la porta e la finestrella) si trova effettivamente in posizione esatta, ma gli altri due alberi raffigurati a sinistra della casetta si trovano in posizione errata: dalla prospettiva del disegno, dietro alla casetta non si vedeva nessun albero, come risulta dalla fotografia aerea del 31 maggio 1944.

 Dunque – se si suppone che Olère abbia realmente visto la scena che rappresenta nel suo disegno – ci si deve stupire più dell’assenza di almeno sei alberi che della presenza di quello davanti alla casetta.

 2) Lo sfondo.

 Olère ha introdotto nello sfondo del disegno due elementi inesistenti – una collina e le due costruzioni che vi appaiono sopra1779 - ma non ha inserito un elemento esistente che non poteva passare inosservato dalla prospettiva del disegno: la Zentralsauna. Ancora oggi, se ci si pone nella prospettiva del disegno, sullo sfondo si vede buona parte della facciata ovest della Zentralsauna. Tra il maggio 1944 e il febbraio 1945 la visuale era ancora più libera, dunque la Zentralsauna si vedeva in tutta la sua struttura, che era coperta qua e là solo dagli alberi summenzionati, che all’epoca erano molto più piccoli.

 1775 Idem, pp. 158-161.
1776 S. Klarsfeld (Ed.), David Olère. A Painter in the Sonderkommando at Auschwitz. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, pp. 8-10.
1777 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 180.
1778 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History, op. cit., pp. 88-92.
1779 La costruzione a destra assomiglia ad una Pferdestallbaracke (baracca scuderia), quella a sinistra è una casetta civile con tanto di camino!

 

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 3) La casetta.

 - La casetta disegnata da Olère non ha nulla a che vedere con la descrizione di Dragon e il relativo disegno dell’ing. Nosal. Quest’ultimo ha un orientamento ovest-est invece che nord-sud e raffigura la casa più inclinata a sud di circa 25°.

 È vero che la finestrella di introduzione dello Zyklon B si trova in posizione esatta rispetto al disegno dell’ing. Nosal – ma su questa parete (rivolta a nord-ovest) dovrebbero apparire altre tre finestrelle (le aperture O3, O4 e O5 del disegno di Nosal) e tre porte di uscita (W2, W3 e W4).

 - Inoltre la posizione della porta di ingresso non era centrale: essa era collocata all’angolo sud del muro rivolto a sud-est.

 - Nella sua parte sinistra, il tetto della casetta si prolunga in una tettoia sorretta da un palo di legno alla sua estremità: anche ciò è in contraddizione con la descrizione di Dragon, secondo la quale tale tettoia non è mai esistita.

 - Infine la scritta che appare sopra alla porta della casetta – Dezinfektion – è errata e si trova in una posizione errata. Secondo Szlama Dragon, le tabelle con le scritte si trovavano sulla porta(una sul lato esterno e una sul lato interno), non già sopra alla porta; poiché nel disegno di Olère la porta è aperta, su di essa dovrebbe essere raffigurata la scritta «Zum Baden» («Al bagno»), come ha fatto diligentemente Pressac nel suo relativo disegno1780.

 - Per di più, la presenza di una tale iscrizione nel 1944 è contraddetta dai testimoni Wohlfarth, Paisikovic e Müller.

 

4) La baracca spogliatoio.

 Van Pelt pretende che nel disegno la baracca spogliatoio sia «nella sua posizione esatta». In realtà questa baracca non si dovrebbe vedere affatto. Essa nel disegno sorge accanto a una fossa a ovest della casetta, mentre dovrebbe apparire a est, all’incirca nel punto dove c’è la collinetta: in questa posizione si dovrebbe vedere il suo lato anteriore con la porta.

 Il disegno del «pesante sportello di legno» può anche essere simile alle finestrelle dei crematori IV e V, ma ciò, in relazione al Bunker 2, non dimostra assolutamente nulla, come non dimostra nulla il fatto che la porta della casetta sia una pesante porta di legno simile a quelle delle camere di disinfestazione ad acido cianidrico di Auschwitz e Birkenau. Olère può benissimo essersi ispirato proprio a queste finestrelle e a queste porte, cui la propaganda sovietica e polacca attribuiva funzioni criminali.

 Van Pelt non sa nulla delle altre tre finestrelle e delle tre porte del disegno di Nosal che si sarebbero dovute vedere sul fianco della casetta, non menziona affatto la presunta seconda baracca spogliatoio e parla di una sola finestrella e di un solo locale come se il Bunker contenesse una solacamera a gas” invece delle quattro canonizzate dalla storiografia ufficiale.

 In conclusione, il disegno del presunto Bunker 2 è una semplice rappresentazione grafica della propaganda scritta e orale che circolava ad Auschwitz. La stessa conclusione vale anche per il disegno del testimone che ho analizzato in precedenza1781. A questa serie di illustrazioni propagandistiche si può aggiungere anche un disegno del 1945 relativo al crematorio III in cui il testimone presenta l'insensata scena propagandistica del camino che vomita fiamme1782.

 Olère illustra perfino la leggenda della colorazione blu dell'acido cianidrico, desunta - dai detenuti più sprovveduti - dal nome tedesco di questa sostanza: Blausäure (acido blu)!1783. Così in un disegno a colori senza data che rappresenta una scena di gasazione, da un barattolo di Zyklon B si sprigionano vapori blu!1784

 Un altro disegno del 1946 riprodotto da van Pelt1785 mostra un barbiere e un cavadenti al lavoro senza maschera antigas in una camera a gas in cui appare una colonna di rete per l'introduzione delle «bombe a gas». Probabilmente Olère ancora non sapeva che doveva ambientare la scena nel vestibolo, fuori della presunta camera a gas.

 In un altro disegno ancora, che reca la didascalia «Apertura della porta della camera a gas», Olère raffigura due detenuti a dorso nudo e senza maschera antigas che trascinano cadaveri dalla camera a gas direttamente ai forni1786, dimenticando il non proprio irrilevante particolare che la presunta camera a gas si trovava nel seminterrato, la sala forni al pianterreno.

 1780 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 172.
1781 Vedi capitoli 9.2.4., 9.5.1. e 12.3.2.
1782 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 178.
1783 L'acido cianidrico è notoriamente incolore.
1784 S. Klarsfeld (Ed.), David Olère. A Painter in the Sonderkommando at Auschwitz. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p. 54.
1785 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 179.
1786 S. Klarsfeld (Ed.), David Olère. A Painter in the Sonderkommando at Auschwitz, op. cit., p. 56.

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 In altri disegni a colori di Olère la propaganda su Auschwitz viene apertamente alla luce in forme mostruose e ripugnanti dalle quali traspare una personalità profondamente malata1787.

Ne riporto solo uno a titolo di esempio1788.

 

17.4.4.4. La “convergenza di prove” sui Bunker

 

Il disegno di Olère è in totale contrasto con un altro disegno del Bunker 2 elaborato in base alle dichiarazioni di un altro testimone del cosiddetto “Sonderkommando”, Dov Paisikovic1789.

 Dal confronto tra i rispettivi disegni risultano le seguenti differenze:

 1) casa:

 - camino: presente nel disegno Olère, assente nel disegno Paisikovic;

 - fianco della casa: Olère vi pone una sola finestrella, Paisikovic 3 porte e 3 finestrelle;

 - lato frontale: Olère rappresenta una porta con sopra la scritta «Desinfektion», Paisikovic nulla: il muro era completamente chiuso, senza porte, né finestre, né iscrizioni;

 - albero: presente nel disegno Olère, assente nel disegno Paisikovic;

 2) baracca: la baracca disegnata da Olère è assente nel disegno Paisikovic;

 3) fosse: Olère ha disegnato l'inizio di una fossa con direzione approssimativa (secondo la lunghezza) est-ovest; le due fosse del disegno Paisikovic hanno invece direzione nord-sud.

 Gli schizzi di Paisikovic sono a loro volta in aperto contrasto anche con la deposizione di Dragon.
Il disegno del Bunker 2 redatto dall’ing. Nosal secondo la deposizione polacca di Dragon
presenta infatti 4 stanze, lo schizzo disegnato da Tadeusz Szyma#ski secondo la relazione di Paisikovic mostra invece 3 stanze.
Per Dragon le 4 stanze avevano tutte una superficie diversa,
per Paisikovic le 3 stanze avevano la stessa superficie.
Per Dragon una delle pareti più lunghe della casa aveva 4 porte di ingresso e una finestrella di introduzione per lo Zyklon B; la parete opposta presentava 3 porte di uscita e 4 finestrelle, inoltre una delle pareti più corte aveva una porta di uscita;

per Paisikovic, invece, una delle pareti più lunghe aveva 3 porte di ingresso e 3 finestrelle, la parete opposta 3 porte di uscita e nessuna finestrella, le due pareti più corte nessuna porta e nessuna finestrella.

 Per quanto riguarda la capienza del Bunker,
essa era di 2.500-2.550 persone per Dragon,
di 300 persone per Paisikovic1790.

 Le rovine della casa, allo stato attuale, sono in contrasto sia  con la testimonianza di Dragon sia con quella di Paisikovic.

 In tali rovine la casa è suddivisa in sette locali,
mentre secondo Dragon essa aveva quattro locali,
secondo Paisikovic tre locali.

 Ma anche la suddivisione della casa in tre o quattro camere a gas omicide è tecnicamente insensata, perché – secondo la storiografia ufficiale - i due Bunker erano stati installati per attuarvi non già l’uccisione sporadica di piccoli gruppi di persone, bensì uno sterminio sistematico in massa.

 Come abbiamo visto sopra, secondo la Commissione di inchiesta sovietica nel Bunker 2 venivano assassinate 3.000 persone al giorno, per Dragon addirittura 10.000 al giorno.

 Nelle rovine della casa inoltre non c'è traccia dell'ingresso che, secondo Szlama Dragon, si trovava all’angolo nord-ovest della casa. In questo punto, nelle rovine, c’è un muro alto circa 50 centimetri da terra che non presenta alcuna traccia di una soglia. Questa non poteva essere più in alto, perché, secondo il testimone, la casa era al livello del suolo e non vi si accedeva tramite gradini.

 Il disegno del Bunker 1 realizzato dall'ing. Nosal secondo la testimonianza di Dragon è inoltre in contrasto con la pianta della casa di Józef Harmata, il proprietario della casa ribattezzata Bunker 1, che fu consegnato al Museo di Auschwitz il 5 agosto 1980 da sua nipote Józefa Wisi#ska insieme ad una relazione esplicativa1791.

 Per finire, le fotografie aeree di Birkenau del 1944 dimostrano che nell'area del Bunker 2, contrariamente a tutte le testimonianze, non esistettero siti di cremazione all'aperto1792.

 In conclusione, anche sulla questione dei Bunker di Birkenau c'è una totale divergenza e discordanza di prove.

 1787 Idem, p. 97, 98, 99,100, 101, 106.
1788 Idem, p. 97. Vedi documento 48/ 49.
1789 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black propaganda versus History, op. cit., pp. 210-211.
1790 Idem, pp. 108-109.
1791 Idem, pp. 165-167.
1792 Idem, pp. 186-189; Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 56-58.

 

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 17.4.4.5. Johann Paul Kremer

 

Van Pelt cita la seguente registrazione del diario del dott. Johann Paul Kremer del 12 ottobre 1942:

 «Seconda vaccinazione contro il tifo, poi la sera forte reazione generale (febbre). Nonostante ciò durante la notte [sono stato presente] ad un’altra azione speciale dall’Olanda (1.600 persone). Scene spaventose davanti all’ultimo Bunker! Era la decima azione speciale (Hössler)».
[«2. Schutzimpfung gegen Typhus; danach abends starke
Allgemeinreaktion (Fieber). Trotzdem in der Nacht noch bei einer Sonderaktion aus Holland (1600 Personen). Schauerliche Scene vor dem letzen Bunker! Das war die 10. Sonderaktion. (Hössler)»]1793.

 Per poter usare questo documento come presunta «prova concordante», van Pelt non esita a ricorrere a congetture false e insensate. Egli afferma tale diario

 «è perciò un documento particolarmente onesto e come tale costituisce un grosso problema per i negazionisti»1794.
Per quanto mi riguarda, questo documento non presenta affatto alcun problema, né grande né piccolo; esso non ha infatti alcun valore dimostrativo, perché le Sonderaktionen (azioni speciali) che menziona non si riferivano affatto alle presunte gasazioni omicide ad Auschwitz1795. Van Pelt invece pretende che «sia le SS sia i detenuti nella lingua dell'uso quotidiano chiamavano queste installazioni di sterminio “Bunker”»1796 e ribadisce che «il termine “Bunker” si riferiva nel gergo del campo a entrambe le case (1 e 2 o forse “la prima” e “l'ultima”) che servivano da camere a gas o, dopo il completamento dei crematori II,III, IV e V, esso si riferiva alle loro camere a gas»1797.

 In realtà, come ho spiegato sopra,
nessun documento menziona le due presunte case di gasazione
e nessuna testimonianza di detenuti anteriore all'aprile 1945 impiega il termine Bunker per designarle,
termine sconosciuto sia a Tabeau,
sia a Dragon,
sia a Tauber,
sia ai “periti” sovietici, che le denominarono “camera a gas n. 1” e “camera a gas n. 2”
.
Per quanto riguarda i testimoni SS, nessuno parlò mai di Bunker in relazione ai due presunti impianti di sterminio prima dell'aprile 1945.


Van Pelt basa la sua affermazione esclusivamente sul diario del dott. Kremer, presupponendo a priori che i Bunker da lui menzionati fossero identici ai presunti impianti di gasazione. Ma la cosa non è così semplice, perché Kremer menziona un «ultimo Bunker»1798 che è inconciliabile con la presenza di due Bunker: a van Pelt non resta dunque che dichiarare, contrariamente ad ogni logica, che i Bunker 1 e 2 non erano «il primo» e «il secondo», ma «il primo» e «l'ultimo»!

 Per quanto riguarda il significato della registrazione del dott. Kremer citata sopra e dell'espressione «ultimo Bunker», rimando al mio studio sulla Sonderbehandlung ad Auschwitz1799

 

17.4.4.6. Hans Aumeier

 

Sui Bunker, van Pelt invoca come «prova convergente» anche la testimonianza di Hans Aumeier1800. Questo ufficiale, all'epoca SS-Hauptsturmführer, fu trasferito ad Auschwitz il 16 febbraio 1942 e vi ricoprì l'incarico di «1. Schutzhaftlagerführer» dello Stammlager fino al 15 agosto 1943. Egli fu arrestato dagli Inglesi in Norvegia l'11 giugno 1945. Di questo testimone mi sono occupato sia in relazione alle presunte gasazioni nel crematorio I1801, sia riguardo ai Bunker di

 1793 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 287.
1794 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 284.
1795 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 79-116; le pp. 101-116 sono dedicate al diario del dott. Kremer.
1796 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 287.
1797 Idem, p. 288.
1798 Idem, p. 287.
1799 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp. 111-115.
1800 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 231.
1801 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 48-50.

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 Birkenau1802. Riassumo sommariamente. Nella sua prima dichiarazione, resa a Oslo il 29 giugno 1945, egli negò decisamente la storia delle camere a gas omicide:

 «Non so nulla di camere a gas e durante il mio periodo non fu neppure gasato nessun detenuto» [«Von Gaskammern ist mir nichts bekannt, auch wurde zu meiner Zeit kein Häftling vergast»].

 Ma presto egli capì che gli Inglesi volevano che “confessasse” la loro “verità”, quella che si era delineata nel corso dell'istruttoria del processo Belsen. Così nel rapporto del 25 luglio 1945 Aumeier parlò di gasazioni omicide e anche dei Bunker1803, termine che, come ho spiegato sopra, era stato creato qualche mese prima ad Auschwitz durante l'istruttoria del giudice Sehn. Come Jankowski1804, Aumeier “confessò” che la prima gasazione era avvenuta nel novembre o dicembre 1942 nella camera mortuaria del crematorio I, contraddicendo il relativo racconto di Filip Müller.

 1802 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History, op. cit., pp. 133-136.
1803 PRO, File WO.208/4661. Rapporto di H. Aumeier del 25 luglio 1945, pp. 7-8.
1804 Protocollo della deposizione di S. Jankowski del 13 aprile 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn, in: Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., p. 48.

 

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