AUSCHWITZ la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt 12^ parte

E ancora:
«Tutti, perfino bravi specialisti, furono spinti sotto le docce e stipati corpo contro corpo in duecentoventi metri quadrati furono innaffiati da cristalli di acido cianidrico»1475.

 

Le vittime «avanzarono in fila per cinque e con i loro bambini entrarono nei bagni, dove dalle docce non usciva acqua, ma gas asfissiante»1476.

 

La storia delle «bombole di gas cianidrico» era un adattamento della versione più comune dellebombe” ad acido cianidrico, che fu inventata tra la fine del 1943 e l'inizio del 1944 da Jerzy Tabeau, internato ad Auschwitz col nome di Jerzy Weso#owski il 23 marzo 1942 ed evaso la notte del 19-20 novembre 1943. Nel suo rapporto, che cominciò a circolare nell'estate del 1944, egli scrisse:

 

«Dopo l'arrivo nella zona della camera, che è recintata con filo spinato, i condannati si dovevano spogliare nudi, uomini, donne e bambini insieme, ciascuno riceveva un asciugamano e del sapone. Poi venivano spinti tutti nella camera, senza far mancare percosse e maltrattamenti. In tal modo vi si spingevano tanti quanti la camera poteva contenere, poi si chiudeva bene la porta e delle SS incaricate in modo speciale di ciò vi versavano attraverso le valvole che si trovavano nelle pareti bombe riempite di acido prussico. Dopo dieci minuti si aprivano le porte e un commando speciale (sempre composto da Ebrei) portava via i cadaveri e faceva spazio per il convoglio successivo»1477.

 

Oltre a “bombe” o “bombole” ad acido cianidrico, altre sostanze furono indicate come mezzi di sterminio: i «gas starnutatori»(gaz sternutatoires)1478 e una «certa sostanza che faceva addormentare (einschläfern) le persone in un minuto»1479.

 

Al processo di Norimberga, il 21 giugno 1946, il procuratore generale americano Jackson menzionò un altro sistema di sterminio presuntamente sperimentato «nei pressi di Auschwitz»:
la bomba atomica!

 

«In un piccolo villaggio provvisorio, che era stato costruito temporaneamente a questo scopo, furono alloggiati 20.000 Ebrei. Per mezzo di questa nuova sostanza distruttiva queste 20.000 persone furono annientate quasi istantaneamente, in modo tale che di essi non rimasero i minimi resti. L'esplosione produsse una temperatura di 400-500°C e distrusse le persone a tal punto che esse non lasciarono alcuna traccia»1480.

 

Queste favole propagandistiche caddero presto nell'oblio, essendo state soppiantate da altre favole, più articolate, che esaminerò nel paragrafo 15.3, ma crearono nondimeno un certo sconcerto negli storici olocaustici. Costoro infatti dovettero proclamare che non furono queste favole propagandistiche a svilupparsi, attraverso varie elaborazioni letterarie, nella verità olocaustica attualmente in auge, bensì che tali favole furono un semplice riflesso di questa verità, allora incomprensibilmente ignota o ignorata. Vedremo successivamente quale valore abbiano tali congetture.

 

15.2. La storia dello sfruttamento industriale dei cadaveri umani

 

Nel paragrafo precedente ho riportato il racconto del testimone “oculare” K.J. sulla «Fabbrica di grasso Auschwitz».

 

Lo studio dell'origine di questa menzogna è importante perché mostra chiaramente in che modo i propagandisti di Auschwitz elaborassero le loro favole: partendo da un dato di fatto reale, ma distorcendolo in modo da fargli assumere un significato criminale e terribile. Lo stesso procedimento che adottarono per creare la storia delle camere a gas.

 

1475 Idem, 95.
1476 Idem, p. 259.
1477 Das Lager Oswiecim (Auschwitz), in: A. Silberschein, Die Judenausrottung in Polen. Dritte Serie, II.Teil: Die Lagergruppe Oswiecim (Auschwitz). Ginevra , 1944, pp. 67-68.
1478 La politique pratiquée par la Suisse à l'égard des réfugiés au cours des années 1933 à 1945. Rapport adressé au Conseil fédéral à l'intention des conseils législatifs par le professeur Carl Ludwig, Bâle. Berna, 1957, p. 220. 1479 Presunto rapporto dell' SS-Sturmbannführer Franke-Gricksch del maggio 1943. Testo in: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 238. Il rapporto è noto esclusivamente in una presunta “trascrizione” di un tale Erich M. Lippmann, un funzionario dell'esercito americano addetto alla raccolta di documenti in vista dei processi americani di Norimberga. Il documento originale non esiste.

 

1480 Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof. Nürnberg 14. November 1945-1. Oktober 1946. Norimberga, 1948, vol. XVI, p. 580.

 

                                                                                           — 271 —

 La fandonia della lavorazione del grasso umano era troppo ghiotta per non essere sfruttata propagandisticamente, ma nello stesso tempo i propagandisti erano del tutto privi del senso della misura, sicché i suoi sviluppi successivi sfociarono nel grottesco e nel ridicolo. Ecco, ad esempio, che cosa scrisse al riguardo l'ex detenuta di Auschwitz Olga Lengyel:

 

«Il “superuomo nordico” sapeva come approfittare di tutto: barili immensi erano usati per raccogliere il grasso umano che si scioglieva alle alte temperature e non c'era da stupirsi se il sapone del campo avesse un odore tanto disgustoso e le internate guardassero con sospetto certi pezzi di grassa salsiccia!»1481.

 

Ormai questa favola, anche se faticosamente, è caduta nell'oblio.

 

Nel 1994 un ricercatore del Museo di Auschwitz, Andrzej Strzelecki, ha rilevato:

 

«Non c'è alcuna prova che ad Auschwitz il grasso umano fosse usato per produrre sapone o che la pelle umana fosse trattata per fare lampadari, rilegature di libri, portafogli o oggetti simili»1482.

 

Ma c'è un'altra favola, non meno truculenta, che, incredibilmente, resiste ancora: quella dello sfruttamento delle ossa umane. Quest'accusa era già stata formulata al processo di Norimberga dal procuratore sovietico Smirnow:

 

«Dal 1943 i Tedeschi cominciarono a sfruttare a scopi industriali le ossa che non venivano bruciate, a frantumarle e a venderle per la produzione di fosfato di zolfo. Al campo furono trovate lettere di carico indirizzate alla ditta Strehm per 112 tonnellate e 600 kg di farina ossea di cadaveri umani»1483.

 

E nell'opera più importante del Museo di Auschwitz, apparsa alla fine degli anni Novanta, proprio Andrzej Strzelecki ribadisce:

 

«Secondo gli accertamenti della Commissione sovietica di inchiesta sui crimini commessi nel KL Auschwitz, le ossa dei cadaveri cremati nei crematori1484 venivano triturate e poi vendute come “farina ossea” all'industria chimica Strehm di Strzemieszyce, presso D browa Górnica, nella regione di D browa; le ossa dovevano essere trasformate in fertilizzante. Tra il 1943 e il 1944 dal KL Auschwitz furono spedite a questa industria almeno 100 tonnellate di ossa umane triturate»1485.

 

La favola si basava infatti su una lista redatta da un detenuto polacco in data 27 febbraio 1945 e da lui consegnata alla Commissione sovietica. Essa reca l'intestazione «Wykaz nadanych #wie ych ko#ci i odpadków ko#cianych do stacyj Strzemieszyce dla firmy Strem», cioè:
«Lista delle ossa fresche e dei cascami ossei spediti alla stazione di Strzemieszyce per la ditta Strehm».

 

La lista elenca i materiali spediti a tale ditta con indicazione di data, numero di vagone, contenuto e peso. La colonna “contenuto” specifica, in tedesco, il tipo di ossa spedite: «frische Knochen», ossa fresche, «tierische Abfälle»1486, cascami animali, «Rinderknochen», ossa di bovini, «Leimleder», pelle per colla1487
.
Dunque le ossa spedite alla ditta Strem non erano ossa umane, ma ossa animali.

 

Approfondendo l'indagine, si giunge anche all'origine della fandonia dello sfruttamento delgrasso umano a scopo industriale.

 

Il mattatoio del campo di Auschwitz, come risulta da una pianta inventario del 27 settembre 1944 1488, conteneva un impianto per l'estrazione del grasso dalle ossa animali (Knochenentfettungs[anlage]) che era stato installato già nel settembre 1942 1489. Il relativo apparato (Knochenentfettungsapparat) era stato fornito dalla ditta M. Trüsted di Berlino-Hannover, come

 

1481 O. Lengyel, I forni di Hitler. Carroccio, Bologna, 1966, p. 130.
1482 A. Strzelecki, The Plunder of Victims and their Corpses, in: Yisrael Gutman and Michael Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis 1994, p. 262.
1483 Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof, op. cit., Norimberga 1947, vol. VII, pp. 644-645.
1484 Ma la cremazione produceva solo ceneri, non ossa!
1485 A. Strzelecki, Die Verwertung der Leichen der Opfer, in: Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz. A cura di W. D#ugoborski e F. Piper. Verlag des Staatlichen Museums Auschwitz-Birkenau. O#wicim 1999, vol. II, pp. 501-502.
1486 Il testo dice “apfäle”, cioè “Abfälle”, come risulta dal termine equivalente polacco (menzionato nel documento) “odpadki”, cascami.
1487 GARF, 7021-108-17, p. 130 (documento originale) e 131 (traduzione russa).
1488 Bestandplan des provisorischen Schlachthauses BV 33B, del 27 settembre 1944. GARF, 7021-108-48, p. 14.
1489 Baubericht für Monat September 1942. RGVA, 502-1-24, p. 14:"...Knochenentfettungsanlage eingebaut...".

 

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risulta da una lettera all'amministrazione del KL Auschwitz datata 25 giugno 1942 1490.L'impianto serviva ad estrarre il grasso dalle ossa degli animali per arricchire la dieta dei detenuti, ma, per i propagandisti del campo, esso si trasformò in una installazione di sfruttamento industriale di ossa umane!

 Vale la pena di ricordare che la propaganda britannica sulla «fabbrica dei cadaveri» durante la prima guerra mondiale, giustamente definita da Arthur Ponsonby «una delle menzogne più rivoltanti inventate durante la guerra»1491 ebbe una origine analoga.

 The Times scrisse ad esempio il 16 aprile 1917 che l'esercito tedesco aveva uno «stabilimento di sfruttamento di cadaveri» (Kadaververwertungsanstalt) in cui il grasso ottenuto dai corpi dei soldati caduti veniva trasformato in oli lubrificanti, il resto veniva macinato in una farina ossea che veniva mescolata al mangime per i maiali1492.

 Come scrive Walter Laqueur,
«c'erano in effetti in Germania simili impianti (Kadaververwertungsanstalten)1493 ma vi si
trattavano cadaveri di animali [in tedesco "Kadaver"] e non di esseri umani [in tedesco "Leichen"]»1494.

 Egli aggiunge:

 «Alla metà degli anni venti, Austen Chamberlain, il ministro degli esteri [britannico], ammise in Parlamento che la storia della fabbrica dei cadaveri era priva di fondamento»1495.

 Durante la grande guerra, osserva Laquer, circolarono anche altre menzogne propagandistiche, non meno rivoltanti:

 «Il Daily Telegraph riferì nel marzo 1916 che gli austriaci e i bulgari avevano ucciso 700.000 serbi usando gas asfissianti. Alcuni lettori si ricordarono probabilmente di queste storie quando nel giugno 1942 il Daily Telegraph fu il primo a riferire che 700.000 ebrei erano stati gasati»1496.

 Ma “probabilmente” alcuni resistenti di Auschwitz se ne erano ricordati già alla fine del 1941.

15.3. Nascita della storia propagandistica delle camere a gas


La storia delle camere a gas nacque piuttosto presto, ma con una connotazione molto particolare: la sperimentazione di gas tossici a scopo bellico. Essa apparve per la prima volta in un rapporto del movimento di resistenza clandestino del campo del 24 ottobre 1941:

«A Oswiecim [Auschwitz], all'inizio di ottobre (1941), 850 ufficiali e sottufficiali russi (prigionieri di guerra) che vi erano stati portati, sono stati sottoposti alla morte per gas al fine di sperimentare un nuovo tipo di gas bellico che deve essere usato sul fronte orientale (jako prób# nowego typu gazu bojowego, który ma by u Nelle fonti successive il motivo della sperimentazione di gas bellici sui detenuti rimase prevalente1498. Indi la propaganda dei resistenti inventò un nuovo tema, quello dello sterminio ebraico in camere a gas, che chiamò “Degasungskammer”. Questo termine era la deformazione diBegasungskammer”, camera di gasazione, che designava una camera di disinfestazione ad acido cianidrico con sistema Degesch-Kreislauf (camere standard a ricircolazione d'aria). L’abbinamento tra camere a gas e impianti docce, che divenne un motivo ricorrente della propaganda successiva, si ispirava a due installazioni igieniche, l'una allo stato di progetto, l'altra in corso di realizzazione: la prima era l'Aufnahmegebäude (edificio di ricezione) che includeva, sotto lo stesso tetto, la presenza di 19 “Begasungskammern” (camere di gasazione) e di un impianto di docce per i detenuti, e che

1490 GARF, 7021-108-44, p. 1. Le pagine 2-11 contengono altri documenti su questo apparato, incluse le istruzioni di servizio e un disegno tecnico di esso.
1491 A. Ponsonby, Falsehood in Wartime. Institure for Historical Review, Tarrance, California, 1980, p. 102. Si veda il cap. XVII, "The Corpse Factory", pp. 102-113.
1492 Idem, p. 102.
1493 L'opera classica dell'ing. Wilhlem Heepke Die Kadaver-Vernichtungsanlagen (Verlag von Carl Marhold. Halle a. S. 1905) dedicava un'apposita sezione ai "Kadaver-Vernichtungs- und Verwertungsanstalten als Gross-Anlagen" (Gli stabilimenti di distruzione e di sfruttamento delle carogne come grossi impianti) (p. 129 e seguenti).
1494 W. Laqueur, Il terribile segreto. Giuntina, Firenze 1983, p. 18.
1495 Idem, p. 19.
1496 Idem, p. 18.
1497 Obóz koncentracyjny Oietle akt Delegatury Rz
du R.P. na Kraj , op. cit., p. 11.

1498 C. Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit., pp. 31-36.

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diede il nome alle presunte camere a gas omicide; la seconda era costituita dai due impianti di disinfestazione speculari denominati Bauwerke 5a e 5b, che comprendevano parimenti una camera a gas ad acido cianidrico e un locale di lavaggio e doccia, designati rispettivamente nelle relative piante “Gaskammer” e “Wasch- und Brauseraum”. Da ciò nacque un tema letterario che si sviluppò in una fioritura di versioni infondate e contraddittorie fino alla versione finale epurata ed emendata delle installazioni provvisorie di gasazione, denominate (dopo la fine della guerra) Bunker o “casetta bianca“ e “casetta rossa”.

La creazione della storia delle gasazioni omicide nei crematori di Birkenau fu più laboriosa. Una prima bozza apparve alquanto tardivamente nel paragrafo “Fabbrica della morte” del “Rapporto periodico” (Sprawozdanie okresowe) del 5-25 maggio 1944:

«Dal maggio 1943 “comfort”. I trasporti vengono portati alla “rampa della morte” a Rajsko1499, di lì, dopo la selezione, uomini, donne e bambini, sono condotti alle camere a gas nei crematori appena costruiti (possediamo piante delle camere). Dopo la gasazione i cadaveri nudi sono trasportati a un montacarichi in questa “fabbrica della morte” al piano [terreno], dove sono sottoposti a un'attenta perquisizione per l'arricchimento del III Reich. Il commando dei dentisti tira via i denti d'oro e di platino - per risparmiare tempo - insieme alle mandibole. Nella sala di dissezione si sezionano i cadaveri sospetti alla ricerca di oggetti preziosi inghiottiti. Sono attivi 4 crematori, che trattano fino a 5.000 [cadaveri] al giorno. I forni di Auschwitz hanno già “trattato” 1.500.000 Ebrei e oltre 100.000 Polacchi, Russi e altri»1500.

Una descrizione decisamente tardiva e insignificante per una immane gasazione di almeno un milione e mezzo di persone! I resistenti di Auschwitz se ne rendevano ben conto, perciò decisero di elaborare una quadro particolareggiato del presunto sterminio in massa. La macchina propagandistica si mise in moto e inventò una storia la quale, nonostante la sua evidente falsità, divenne l'embrione che si sviluppò successivamente nel quadro “storico” attuale: i cosiddettiProtocolli di Auschwitz”, una serie di rapporti di detenuti evasi da Auschwitz tra il 1943 e il 1944. Il rapporto più importante era quello di Rudolf Vrba (internato col nome di Walter Rosenberg il 30 giugno 1942, numero di matricola 44070) e Alfred Wetzler (internato il 13 aprile 1942, numero di matricola 29162) due ebrei slovacchi che fuggirono da Birkenau il 7 aprile 1944. Rifugiatisi in Slovacchia, alla fine di aprile redassero il loro famoso rapporto, che cominciò a circolare già nel mese successivo. Una delle prime versioni, in tedesco, era intitolata «Racconto dal vero su Auschwitz e Birkenau» (Tatsachenbericht über Auschwitz und Birkenau) e datato «Ginevra, 17 Maggio 1944»1501.

Lo scopo della fuga di Vrba e Wetler, come il primo dei due spiegò successivamente, era quello «dire al mondo che cosa accadeva ad Auschwitz», per impedire la deportazione degli Ebrei ungheresi in quel campo1502. Vrba dichiarò anche di essersi messo in contatto con il detenuto del cosiddetto “Sonderkommando” Filip Müller, «che divenne una delle [sue] fonti di informazione più preziose»1503, e di aver ricevuto da lui «ulteriori informazioni» allorché, all'inizio del 1944, aveva discusso con lui la situazione del campo1504.

Al processo Zündel del 1985, al quale partecipò come testimone dell'accusa, Vrba confermò di aver avuto frequenti contatti con membri del “Sonderkommando”, dichiarando di aver redatto lo schema dei crematori II e III di Birkenau contenuto nel rapporto Vrba-Wetzler proprio in base a queste informazioni1505. Müller, l'ex detenuto chiamato in causa da Rudolf Vrba, affermò addirittura di aver consegnato ad Alfred Wetzler, nel 1944, tra altri documenti, «una pianta dei crematori con le camere a gas» (einen Plan der Krematorien mit den Gaskammern)1506.

Il rapporto Vrba-Wetzler contiene un'accurata descrizione dei crematori II e III:

«Attualmente a Birkenau ci sono quattro crematori in attività, due grandi, I e II, e due piccoli, III e IV. Quelli di tipo I e II constano di tre parti, cioè: a) la sala forni (furnace room); b) la grande sala (large hall); e c) la camera a gas (gas chamber). 

1499 Rajsko è una località a sud di Birkenau, in polacco Brzezinka. Alcuni rapporti della resistenza localizzavano il campo di Birkenau a Rajsko invece che a Brzezinka. Uno di questi parlava dell' “Inferno di Rajsko” (Piek#o Rajska). Obóz koncentracyjny O wi#cim w wietle akt Delegatury Rz#du R.P. na Kraj , op. cit., p. 50.
1500 APMO, Au D-Ro/91, tomo VII, p. 445.
1501 FDRL, WRB, Box n. 61. Il rapporto fu diffuso dalla “Weltzentrale des Hechaluz” di Ginevra.
1502 Rudolf Vrba e Allan Bestic, I cannot forgive. Sidwick and Jackson / Anthony Gibbs and Phillips, Londra, 1963, p. 198.
1503 Idem, p. 175.
1504 Idem, p. 197.
1505 In the District of Ontario. Between: Her Majesty the Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and a Jury, vol.VI, p.1479. Rudolf Vrba dichiarò sotto giuramento di essere l'autore dello schema in questione (idem, pp.1260,1266,1316).
1506 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, Monaco 1979, p.193.

 
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Dalla sala forni siinnalza un gigantesco camino intorno al quale (around which) sono raggruppati nove forni (nine furnaces) ognuno dei quali ha quattro aperture (four openings). Ogni apertura può ricevere tre cadaveri normali alla volta e dopo un'ora e mezza i corpi sono completamente bruciati. Ciò corrisponde ad una capacità quotidiana di circa 2.000 corpi. Accanto a questa c'è una grande “sala di ricezione” (reception hall) che è disposta in modo tale da sembrare l'anticamera di uno stabilimento di bagni. Essa contiene 2.000 persone e apparentemente c'è una sala di attesa (waiting room) simile al piano inferiore. Da lì (from there) una porta e alcuni gradini (a door and a few steeps) portano giù alla camera a gas, che è molto lunga e stretta. Le pareti di questa camera sono anche camuffate con pomi finti in sale docce per ingannare le vittime. Il tetto è provvisto di tre botole che possono essere chiuse ermeticamente dall'esterno. Dei binari (a track) portano dalla camera a gas alla sala forni».

Segue l'esposizione della presunta tecnica di gasazione, che avveniva versando attraverso le trebotole” un «preparato in polvere» contenuto in «barattoli etichettati “Cyklon. Per uso contro i parassiti”, che sono prodotti da una ditta di Amburgo»1507. È ormai noto che sia la descrizione dei crematori II e III fornita da Vrba e Wetzler, sia la loro pianta che la illustra, sono completamente inventate, come risulta da un semplice confronto con la pianta originale. In breve:

1) i forni crematori della sala forni erano 5 e non 9;

2) ciascun forno aveva 3 muffole e non 4,

3) i forni erano disposti in linea retta lungo l'asse longitudinale della sala forni, e non raggruppati a semicerchio intorno al camino;

4) il locale che è stato definito spogliatoio delle vittime (il Leichenkeller 2) si trovava nel seminterrato e non al pianterreno;

5) il locale che è stato definito camera a gas (il Leichenkeller 1) non si trovava al pianterreno, un po' più in basso dello spogliatoio, ma nel seminterrato, sullo stesso piano di esso;

6) il locale che è stato definito camera a gas era collegato alla sala forni da un montacarichi, non già da rotaie.

Poiché sia la pianta sia la descrizione dei crematori II/III del rapporto Vrba-Wetzler sono pura fantasia, ne consegue che la storia dello sterminio ebraico in camere a gas omicide da essi riferito non proveniva dai detenuti del cosiddetto “Sonderkommando”, ma fu elaborata all'insaputa di essi. E questa è la prova che tale storia fu creata dal movimento di resistenza del campo, come volgare propaganda, e senza neppure darsi pensiero di interpellare i detenuti del “Sonderkommando”!

Ma ciò, per gli scopi che i propagandisti si prefiggevano, era ovviamente del tutto irrilevante.

Per tutto il 1944, e anche dopo, il rapporto Vrba-Wetzler diventò la “prova” per eccellenza del presunto sterminio ebraico ad Auschwitz in camere a gas e, soprattutto, condizionò pesantemente la propaganda successiva. Come scrive Walter Laqueur, «fu soltanto nel 1944, quando Rudolf Vrba e Alfred Wetzler arrivarono con notizie molto dettagliate sul più grande di tutti i campi della morte, che le “voci” divennero una certezza»1508.

E appunto per questo, per conferire una qualche credibilità a queste “voci” propagandistiche, fino ad allora assolutamente irrisorie1509, fu inventata la storia raccontata da Vrba e Wetzler.

Il rapporto Vrba-Wetzler influenzò anche i successivi testimoni di Auschwitz, fino al plagio sfrontato. Il «Libro giallo», apparso nel 1945, che contiene «Dati sul martirio dell'ebraismo ungherese durante la guerra 1941-1945», presenta la testimonianza di un certo Henrik Farkas, deportato ad Auschwitz il 15 giugno 1944. Nel paragrafo «Le camere a gas» egli riporta in tutti i particolari la narrazione di Vrba e Wetzler pretendendo però di aver fornito «una descrizione tecnica della camera a gas sulla base delle annotazioni di un ingegnere ebreo (zsidó mérnök) impiegato in un lavoro tecnico»1510.

Szaja Gertner, un sedicente membro del “Sonderkommando”, rielaborò i temi propagandistici precedenti in una forma più fantasiosa:

«Dopo la gasazione si aprivano la porta dall'altra parte - quella dove nessuno poteva entrare - e le finestre e si ventilava per cinque minuti. Poi i Kapos penetravano al centro

1507 The Extermination Camps of Auschwitz (Oswiecim) and Birkenau in Upper Silesia. FDRL, WRB, Box n. 6, pp. 12-13.
1508 W. Laqueur, Il terribile segreto, op. cit., pp. 179-180.
1509 I resistenti di Auschwitz impiegarono oltre due anni e mezzo per scegliere lo Zyklon B come mezzo propagandistico di sterminio; in precedenza essi avevano parlato semplicemente di “gas”.
1510 Sárga könyv. Adatok a magyar zsidóság háborus szenvedéseib#l 1941-1945. Hechaluc - Kiadás, Budapest, 1945, pp. 64-65. Traduzione francese del brano in: Révision. Le doux parfum de l'interdit, n. 55-56, agosto-settembre 1994, pp. 24-25.

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[del locale] e tiravano fuori i cadaveri da porte e finestre, affinché si procedesse più rapidamente. Avevamo tutti alle mani grossi guanti di gomma e alla bocca tamponi di cotone. Dai cadaveri, appena venivano mossi, si sprigionava gas a tal punto che non si poteva respirare. Le rotaie conducevano dalla porta del locale di gasazione (gazowni) al forno. Su un vagoncino si caricavano 40 cadaveri alla volta ed esso andava subito alla griglia (na ruszt). Questi vagoncini si ribaltavano in una fossa, dove c'era una griglia, [e] i corpi cominciavano immediatamente a diventare rossi a causa della corrente (od pr#du) e dopo 10 minuti si trasformavano in cenere. Se la corrente era troppo bassa, lasciava ossa molto grandi, tuttavia normalmente ne restavano solo dei piccoli residui. Al centro c'era un apparato, che chiamavano “Exhauster”, che dopo ogni cremazione soffiava via la cenere in una fossa vicina. Lì c'era un operaio che riempiva di cenere un barile e un argano lo tirava su. Poi questa cenere veniva porta via e versata nell'acqua»1511.


15.4. La propaganda si consolida: il contributo dei Sovietici, dei Britannici e dei Polacchi


I Sovietici avevano già sperimentato l'immenso potere propagandandistico delle immagini dopo la liberazione di Lublino-Majdanek. Quando, il 23 luglio 1944, l'Armata Rossa entrò in questo campo, trovò, tra l'altro, il gigantesco forno crematorio Kori a 5 muffole intatto e magazzini contenenti circa 800.000 paia di scarpe. Sulla base di una “perizia” tecnicamente folle sulla capacità di cremazione del forno e presupponendo che le scarpe fossero appartenute a detenuti assassinati, i Sovietici trasformarono Lublino-Majdanek in un campo di sterminio che aveva ingoiato un milione e mezzo di vittime.

Presto i quotidiani di tutto il mondo si riempirono di immagini del forno e delle montagne di scarpe del campo, considerati la “prova” visiva e inconfutabile dell'immane sterminio ivi presuntamente perpetrato.

Anche i Tedeschi avevano sperimentato, a loro spese, il potere suggestivo di quelle immagini,perciò, prima di abbandonare il complesso di Auschwitz, fecero saltare i crematori di Birkenau e incendiarono le baracche magazzino dell' Effektenlager, in cui venivano conservati i beni sottratti ai detenuti e che bruciarono tutte tranne sei.

In compenso i Tedeschi lasciarono praticamente intatto nelle mani dei Sovietici l'intero archivio della Zentralbauleitung, con tutti i pretesi “indizi criminali” delle presunte camere a gas omicide, nonché circa 8.000 1512 detenuti, altrettanti testimoni oculari delle presunte gasazioni (che, secondo la vulgata olocaustica, le SS avrebbero potuto comodamente gasare e cremare nella prima settimana del gennaio 1945 nel crematorio V, l'unico ancora in piedi), eventualmente usando gli archivi stessi come combustibile!

Essendo stati defraudati delle immagini propagandistiche dei forni crematori con presunte camere a gas incorporate, i Sovietici ripiegarono sulla camera a gas di disinfestazione del cosiddettoKanada I” (il Bauwerk 28), che presentarono come camera a gas omicida con tanto di porta a tenuta di gas con spioncino, «per vedere il decorso dell'azione di sterminio», come recita ancora una didascalia di un libro polacco plurilingue del 1980 1513, inoltre sui barattoli di Zyklon B e le maschere antigas custoditi nel magazzino di questo impianto.

Ansiosi, d'altra parte, di stornare gli occhi del mondo dai crimini contro la pace (ad es. la spartizione della Polonia e l' aggressione alla Finlandia)
e
contro l'umanità
(ad es. i massacri di Katyn e di Winniza, sui quali i Tedeschi avevano pubblicato due libri bianchi documentatissimi) da essi stessi perpetrati, i Sovietici dovevano ora stupire e far rabbrividire il mondo, attribuendo ai Tedeschi un massacro ancora più orrendo di quello che avevano escogitato per Lublino-Majdanek: un immane massacro di4 milioni di persone.

Essi istituirono dunque una Commissione statale di inchiesta che affidò a numerose sottocommissioni di “esperti” e di “periti” il compito di dare una veste “storica” alla propaganda statale sovietica.

Il contributo essenziale della Commissione sovietica al successo della storia propagandistica delle camere a gas fu l'aver ripreso la presunta tecnica di gasazione descritta da Vrba e Wetzler (Zyklon B versato nella “camera a gas” attraverso “botole”) inserendola nel contesto architettonico reale dei crematori. L'archivio della Zentralbauleitung conteneva infatti decine di piante dei

1511 Micha# M. Borwicz, Nella Rost, Józef Wulf, Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa. (Documenti sul crimine e sul martirio). Ksi# ki Wojewódzkiej #ydowskiej Komisij Historicznej w Krakowie (Quaderni della Commissione storica ebraica distrettuale di Cracovia), Nr. 1. Cracovia 1945, pp. 78-79. Esiste una versione quasi identica, ma tradotta in inglese da un testo in yiddish: Shaye Gertner, Zonderkommando in Birkenau [sic], in: Anthology of Holocaust Literature. Edited by Jacob Glatstein, Israel Knox, Samuel Margoshes. Atheneum, New York, 1968, pp. 141-147.
1512 A. Strzelecki, Die Liquidation des KL Auschwitz, in: Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz, op. cit., vol. V, p. 51
1513 KL Auschwitz. Fotografie dokumentalne. Krajowa Agencja Wydawnica, Varsavia, 1980, p. 156.

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crematori,che furono mostrate durante gli interrogatori ai testimoni rimasti ad Auschwitz, come Tauber. In tal modo essi poterono ambientarvi la storia già descritta da Vrba e Wetzler senza i loro grossolani strafalcioni architettonici.

I testimoni che erano stati trasferiti in precedenza, invece, non poterono usufruire di questa opportunità e continuarono a commettere grossolani strafalcioni architettonici1514.

Inventata la procedura di sterminio, bisognava inventare anche il numero delle vittime.

Come ho già illustrato nel capitolo 14.1., una delle tante sottocommissioni di “esperti” si mise subito al lavoro e tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945, sulla base di dati assurdi e fantasiosi, preparò la pezza d'appoggio “scientifica” per la favola dei 4 milioni.

I Sovietici elaborarono il loro quadro propagandistico di Auschwitz in un “Comunicato della Commissione statale straordinaria per l’accertamento e la ricerca dei crimini degli invasori germano-fascisti e dei loro complici” che fu pubblicato dalla Pravda il 7 maggio 1945 e che fu subito tradotto in varie lingue. La traduzione in inglese apparve già il 29 maggio 19451515; nel 1945 fu pubblicata anche una traduzione in francese1516. Il rapporto sovietico fu successivamente accolto dal Tribunale di Norimberga come documento URSS-008.

Dal 17 settembre al 17 novembre 1945 i Britannici celebrarono un processo contro Josef Kramer e altre 44 SS.
Kramer, ex SS-Hauptsturmführer, era stato comandante del campo di Auschwitz II-
Birkenau e poi del campo di Bergen-Belsen, perciò al processo fu dibattutto anche il caso di Auschwitz. L'istruttoria del processo, per quanto riguarda le presunte camere a gas di Auschwitz, si basava su un curioso sincretismo del rapporto Vrba-Wetzler e della storia delle docce a gas. Ecco come le descrisse il colonnello Backhouse:

«Poi [le vittime] venivano portate nude nel locale successivo, dove c'erano cinque file di 20 spruzzatori [di doccia] finti. La porta veniva chiusa. Il locale poteva contenere 1.000 persone alla volta. L'ambiente era a tenuta di gas: si apriva il gas e queste persone venivano gasate deliberatamente e uccise. Dall'altra parte c'era una porta, un carrello e delle rotaie, e i corpi venivano caricati sul carrello e portati direttamente al crematorio»1517.

Sebbene gli inquirenti britannici conoscessero il quadro “storico” delineato dalla propaganda sovietica1518, molti testimoni ebrei inventarono storie tanto improponibili da indurre gli avvocati difensori - ufficiali britannici! - ad accusarli apertamente di menzogna1519. Ad esempio, il maggiore Cranfield dichiarò:

«I nazisti hanno risvegliato le passioni razziali in tutto il mondo ed io non considero innaturale o sorprendente che queste giovani ebree [testimoni] siano vendicative nei confronti dei loro ex guardiani e cerchino di vendicarsi di loro».

Egli considerava le testimonianze «totalmente inattendibili»1520. L'accecamento dei testimoni era tale che alcuni detenuti furono falsamente accusati da altri detenuti di essere dei criminali SS1521.

Per quanto riguarda Auschwitz, i testimoni più importanti furono Sigismund Bendel e Ada Bimko, i quali resero dichiarazioni del tutto inattendibili1522. Altri testimoni diedero prova di una immaginazione non meno vigorosa. Una menzione particolare meritano Regina Bialek e Sophia Litwinska. La prima raccontò che ad Auschwitz c'erano sette camere a gas, una delle quali era sotterranea. Attraverso una specie di rampa gli autocarri potevano entrare direttamente in questa camera a gas, che era un locale di «12 yards quadrate» circa 120 metri quadrati. La testimone vi fu scaricata con un gruppo di detenute destinate alla gasazione, ma poco prima che morisse il suo numero fu chiamato dal dottor Mengele in persona ed ella fu portata fuori della camera a gas!1523.

Sophia Litwinska sperimentò un miracolo simile. Anch'ella fu portata nella camera a gas, che assomigliava a una sala da bagno, con spruzzatori di doccia, asciugamani e perfino specchi.

1514 Vedi capitolo 18.
1515 Statement of the Extraordinary State Committee For the Ascertaining and Investigation of Crimes Committed by the German-fascist Invaders and Their Associates, in; “Information Bulletin, Enbassy of the Soviet Socialist Republics (Washington, D.C.), vol. 5, n. 54, 29 maggio 1945.
1516 Oswiecim (Auschwitz). Le camp où les nazis assassinèrent plus de quatre millions d’hommes. Communiqué de la Commission extraordinaire d’Etat pour l’investigation et la recherche des crimes commis par les envahisseurs germano-fiscistes et leurs complices, in : « Forfaits hitlériens, documents officiels ». Ed. des Trois Collines, Ginevra-Parigi, 1945.
1517 Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., p. 26.
1518 Ad es. il film sovietico su Auschwitz fu accolto dal Tribunale come exhibit n. 125. Idem, p. 231.
1519 Idem, p. 76, 82, 89, 141, 244, 518, 519, 524, 535.
1520 Idem, p. 244.
1521 Questo fu il caso degli ex detenuti Oskar Schmitz e Heinrich Schreirer. Idem, pp. 289-290 e 334.
1522 Vedi capitoli 16.7 e 16.8.
1523 Idem, p. 657.

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Improvvisamente vide dei «fumi» entrare da una finestrella posta in alto e stava per morire quando sentì chiamare il suo nome. Era nientemeno che l'SS-Obersturmführer Hössler, lo Schutzhaftlagerführer nel Frauenkonzentrationslager (campo di concentramento femminile) di Birkenau, che la fece uscire e se la portò via in motocicletta!1524.

Per non parlare della testimome Jolan Holdost, che vide 300-400 persone che non erano potute entrare nella camera a gas di Auschwitz I, perché non c'era più spazio, venire innaffiate di petrolio e bruciate vive!1525.

Il processo Belsen non aggiunse granché al quadro propagandistico delineato dai Sovietici, ma confermò e diffuse i suoi principi essenziali. Come scrive Robert Jan van Pelt, «col processo Belsen le camere a gas di Auschwitz entrarono a far parte formalmente della storiografia»1526.

Sul processo Belsen si innestò qualche mese dopo il processo Tesch, che si svolse ad Amburgo dal 1° marzo al 26 aprile 1946 contro Bruno Tesch, Karl Weinbacher e Joachim Drosihn, accusati di aver fornito alle SS Zyklon B a scopo di sterminio. Le false testimonianze di Broad 1527 e di Bendel vi rafforzarono il quadro propagandistico di Auschwitz1528.

Nel maggio 1945 ad Auschwitz la Commissione di inchiesta sovietica fu sostituita da una Commissione di inchiesta polacca, che aveva l'incarico di effettuare le indagini preliminari in vista dei futuri processi contro le SS. Questo compito fu affidato al giudice Jan Sehn, che lo eseguì con solerzia.

Egli fu l'autore della prima “storia” di Auschwitz, che fu pubblicata nel 1946 1529 e tradotta lo stesso anno in inglese1530.

Come dice giustamente van Pelt,

«alla fine del 1945 gli elementi principali della storia di Auschwitz del tempo di guerra erano stati stabiliti sulla base delle ispezioni locali, delle dichiarazioni dei testimoni e dello studio dei documenti relativi ai crematori nell'archivio della Zentralbauleitung»1531.

E già nel 1946 tutti questi elementi della storia delle camere a gas erano di pubblico dominio.

1524 Idem, pp. 79-80.
1525 Idem, p. 666.
1526 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 244.
1527 Vedi capitoli 13.3. e 17.2.
1528 Vedi al riguardo William B. Lindsey, Zyklon B, Auschwitz, and the Trial of Dr. Bruno Tesch , in: “The Journal of Historical Review”, vol. 4, no. 3, pp. 261-303. 1529 Jan Sehn, Obóz koncentracyjny i zag#ady O#wi#cim, in: “Biuletyn G#ównej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce”, I, Pozna#, 1946, pp. 63-130. 1530 German Crimes in Poland. Varsavia 1946, vol. I, Concentration and extermination camp at O#wi#cim (Auschwitz-Birkenau), pp. 25-92.
1531 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 224.

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CAPITOLO 16

LA GENESI DELLA “CONOSCENZA” DELLE CAMERE A GAS

DI AUSCHWITZ

16.1. IL “WAR REFUGEE BOARD REPORT”

Nel terzo capitolo del suo libro van Pelt fornisce «una ricostruzione di come emerse la conoscenza di Auschwitz»1532, cioè di come si diffuse la propaganda del movimento di resistenza del campo sulle presunte camere a gas omicide. Dopo un breve accenno a un articolo apparso il 1° luglio 1942 sulla rivista Polish Fortnightly Review sulla presunta prima gasazione, di cui mi occuperò nel capitolo seguente, egli salta direttamente al War Refugee Board Report, che a suo dire

«fu il primo rapporto importante sull'uso di Auschwitz come fabbrica della morte»1533.

Come ho spiegato sopra, il rapporto Vrba-Wetzler contiene una descrizione dei crematori II/III completamente inventata. Van Pelt, invece di riconoscerlo onestamente, si affanna a giustificarla in ogni modo. Ecco la sua incredibile conclusione:

«La descrizione dei crematori nel rapporto del War Refugee Board contiene degli errori, ma, date le condizioni nelle quali le informazioni furono ottenute, la mancanza di conoscenze di architettura da parte di Vrba e Wetzlar1534 e la situazione in cui il rapporto fu redatto, bisognerebbe insospettirsi se non contenesse errori»1535.

Così la prova di un falso diventa una prova di veridicità!

La ragione del tentativo di van Pelt di riabilitare un documento storicamente infondato è facilmente comprensibile: come ho spiegato sopra, il rapporto Vrba-Wetzler costituisce il fondamento lettarario sul quale fu costruita successivamente la storia ufficiale delle gasazioni omicide ad Auschwitz.

Proprio per questo egli non può ammettere che esso nacque dalla propaganda del movimento di resistenza clandestino di Auschwitz. Poiché quasi tutti i testimoni successivi si ispirarono direttamente o indirettamente a questo rapporto, le “conferme” di testimoni “indipendenti” addotte da van Pelt si rivelano per quello che realmente sono: sviluppi letterari di un tema propagandistico comune.

1532 Idem, p. 291.
1533 Idem, p. 147.
1534 Van Pelt chiama sempre Wetzler erroneamente “Wetzlar”.
1535 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 151.

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16.2. Le giustificazioni di un falso storico

Van Pelt tenta di giustificare gli «errori» del rapporto spiegando, con riferimento all'interrogatorio di Vrba al processo Zündel del 1985 da parte dell'avvocato della difesa Christie:

«Non fu una grande prestazione, considerando che, due giorni prima, Vrba aveva spiegato perché la pianta del crematorio era “inesatta”. C'era stata una fusione delle piante di due tipi diversi di crematori disegnati in fretta allo scopo di avvertire gli Ebrei ungheresi del loro destino ad Auschwitz»1536.

In nota van Pelt rimanda alle pp. 1478-1479 degli atti del primo processo Zündel1537.

Successivamente1538 egli cita il passo in questione, che traggo dagli atti processuali:

«Domanda [avvocato Christie]: Come spiegate il fatto che nel diagramma che vi ho mostrato avete disegnato ogni crematorio con la medesima forma nel 1944, quando avete disegnato il diagramma alla vostra fuga?

Risposta [Vrba]: Perché ebbi solo due giorni per scrivere l'intero rapporto e per cercare di raffigurare i crematori. C'era una grande urgenza con quella pianta, perché l'obiettivo della pianta era di farla arrivare in Ungheria e di usare tutto questo rapporto a favore degli Ebrei ungheresi [minacciati] di imminente deportazione. In queste condizioni non mi misi a perdere tempo con dettagli come quelle della differenza tra il crematorio I-II e il crematorio III-IV, ma mi limitai a rappresentare da un lato la posizione delle camere a gas e dei crematori, dall'altro la posizione geografica di tutto il complesso omicida

Domanda. Certamente. Ora esibisco e vi mostro un diagramma che proviene - vi rammento - dal vostro rapporto del War Refugee [Board] in cui raffiguraste un crematorio. Esatto?

Risposta: Ciò è esatto.

Domanda: È preciso?

Risposta: Questo non posso dirlo. Ho [già] detto che noi non entrammo nei crematori grandi, li ricostruimmo dai messaggi che ricevemmo dai membri del Sonderkommando che lavoravano in quel [tipo di] crematorio, perciò, approssimativamente,così come trapelò nella nostra mente e nella nostra capacità di rappresentare ciò che avevamo udito»1539.

Dunque l'affermazione di van Pelt è falsa. Vrba non parlò affatto di «una fusione delle piante di due tipi diversi di crematori». Indi van Pelt specula su questa sua congettura descrivendo una fantasiosa «genealogia» degli «errori» della pianta basata sul presupposto che Vrba e Wetzler si limitarono a ricostruire l'interno dei crematori osservandoli semplicemente dall'esterno.

Questa congettura è categoricamente smentita da Vrba stesso, che - come ho già accennato - dichiarò di aver redatto la pianta dei crematori II/III sulla base di informazioni di membri del cosiddetto “Sonderkommando”. A questo riguardo, nel suo noto libro, Vrba scrisse:

«A Birkenau, per giunta, ebbi opportunità di gran lunga più grandi di controllare, ricontrollare e ampliare le mie cifre. Fred [Wetzler] nella camera mortuaria mi fu di aiuto. Incontrai anche altri scrivani e ripresi contatto con Philip [Filip] Müller, che divenne una delle mie fonti di informazione più preziose. Filip alimentava i forni nel crematorio»1540.

Nel 1979 Müller scrisse che aveva avuto dei contatti con Wetzler e precisò:

«Avevo consegnato ad Alfred una pianta dei crematori con le camere a gas e una lista coi nomi delle SS».

Egli aggiunse poi che gli aveva descritto «il procedimento di sterminio in tutti i dettagli», in modo che Wetzler potesse riferire tutto «esattamente»1541.

Van Pelt cita per esteso questo secondo passo, ma non quello precedente (che nel libro di Müller appare qualche riga prima), perché la consegna a Wetzler di una pianta dei crematori II/III da parte un membro del “Sonderkommando” distrugge completamente la sua congettura. Per eludere questa conclusione, van Pelt è costretto addirittura a screditare Müller scrivendo:

1536 Idem, p. 38.
1537 Idem, nota 115 a p. 512.
1538 Idem, pp. 149-150.
1539 In the District Court of Ontario. Between: Her Majesty The Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and Jury. Vol. VII, January 23, 1985, pp. 1478-1479.
1540 Rudolf Vrba e Allan Bestic, I cannot forgive, op. cit., p. 175.
1541 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., p. 193.

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«È chiaro che il resoconto della disposizione dell'interno è basata su informazioni di seconda mano, proveniente da membri del Sonderkommando»1542.

Dunque una pianta del crematorio II/III per definizione esatta in quanto disegnata da un membro del “Sonderkommando” che vi lavorava dentro diventa per van Pelt un'informazione di seconda mano!

È invece evidente che Vrba e Wetzler non avrebbero potuto deformare in modo così grottesco le precise informazioni di Müller, corroborate anche da una pianta esatta del crematorio II/III.

Se dunque le dichiarazioni dei due testimoni fossero veritiere, bisognerebbe concludere che, o Müller fornì a Wetzler una descrizione intenzionalmente falsa del crematorio II/III oppure che Vrba e Wetzler falsificarono intenzionalmente una descrizione del crematorio II/III esatta. Entrambi i corni del dilemma sono evidentemente assurdi, perciò l'unica conclusione logica è che entrambi i testimoni mentirono: ciò significa che la descrizione del crematorio II/III non solo non proveniva da Müller o da altri membri del “Sonderkommando”, ma fu elaborata in ambienti estranei ad esso e all'insaputa di esso dal movimento di resistenza del campo. Ciò è confermato dal fatto che, come ho mostrato nel capitolo 15.1., la conoscenza da parte di Wetzler del «procedimento di sterminio » era tanto «esatta» che egli scrisse che i «cristalli» di Zyklon B uscivano dalle docce!


16.3. L'origine del rapporto e del disegno del crematorio II/III


In effetti la questione dell'origine del rapporto Vrba-Wetzler è molto più complessa e controversa di quanto van Pelt vorrebbe far credere. Senza approfondire troppo1543, mi limito a rilevare ciò che al processo Zündel il testimone Vrba dichiarò al riguardo:

«Mentre parlavamo con queste persone, essi con sé portarono uno stenografo e ciò che dicevo fu stenografato in assenza del sig. Wetzler. Ciò che diceva il sig. Wetzler fu stenografato in mia assenza»1544.

Il fatto avvenne alla presenza del dott. Oscar Neumann e dell'ing. Krasniansky1545, due membri del Jewish Council of Slovakia.
Wetzler scrisse invece che il rapporto fu dattiloscritto da lui stesso e da Vrba in tre giorni:

«A questo rapporto abbiamo lavorato scrivendo per tre giorni!»1546.

Wetzler scrisse inoltre di aver disegnato la pianta del crematorio II/III:

«Lo scarno, obiettivo rapporto di fatti atroci ha eliminato quasi tutti i loro dubbi. Dalla pianta disegnata in modo elementare che ora Valer [Wetzler] mostra loro, essi desumono con quale praticità raffinatamente elucubrata sia progettato questo campo di sterminio in massa delle SS»1547.

Un altro elemento importante riferito da Wetzler è che egli aveva con sé un «tubetto di metallo», poi perduto durante la fuga, in cui aveva nascosto «la pianta del crematorio, una pianta del campo di concentramento e delle caserme SS»1548. Egli confermò queste affermazioni in una dichiarazione da lui resa per il Museo di Auschwitz il 30 novembre 1963:

«Dopo la riunione ci fornirono una macchina per scrivere e della carta. In tre giorni compilammo il rapporto, che constava di 50 pagine dattiloscritte. [...]. Nel rullino perduto c'era anche una pianta provvisoria dei crematori [prowizoryczny plan krematoriów]»1549.

1542 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 149.
1543 Lo studio migliore sull'argomento è il libro di Enrique Aynat Los “Protocolos de Auschwitz”: Una fuente historica? García Hispán Editor, Alicante, 1990, ovviamente taciuto da van Pelt.
1544 In the District Court of Ontario. Between: Her Majesty The Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and Jury. Vol. VI, 7 gennaio 1985, p. 1372.
1545 Idem.
1546 J. Lánik, Was Dante nicht sah, op. cit., pp. 268-269 e 273.
1547 Idem, p. 276.
1548 Idem, p. 216.
1549 APMO, O#wiadczenia (Dichiarazioni), tomo 40, pp. 41-42.

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Come abbiamo visto sopra, al processo Zündel, Vrba dichiarò di aver disegnato lui stesso la pianta del crematorio. Ma uno dei testimoni da lui addotti, l'ing. Oskar Krasniansky, intervistato da Erich Kulka l'8 giugno 1964,affermò:

«I protocolli li ho redatti io. [...]. I protocolli li ho compilati io da solo, poi li ho dettati. La signora Gisela Steine, ora residente a Gerusalemme, ha trascritto i protocolli in alcune copie»1550.

Successivamente Kulka rivolse la seguente domanda a Krasniansky:

«Nei protocolli era accluso uno schizzo disegnato dai fuggiaschi sugli impianti di sterminio di Auschwitz [e] sulle strade di accesso? Se no, chi lo ha disegnato?».

Krasniansky rispose:

«I fuggiaschi non hanno disegnato nessuno schizzo. Questo l'ho disegnato io - secondo le indicazioni dei fuggiaschi. Tale schizzo era allegato al protocollo - e non nel protocollo -, ma nella mia lettera di accompagnamento c'era una richiesta alle potenze belligeranti di bombardare il campo»1551.

I tre testimoni fondamentali1552 resero dunque dichiarazioni contraddittorie sull'origine del rapporto e del disegno del crematorio II/III. Ecco dunque una bella “discordanza di prove” che conferma la conclusione esposta sopra, che cioè la storia riferita da Vrba e Wetzler non ha alcuna base storico-documentaria, ma fu creata dal movimento di resistenza del campo come semplice propaganda.

A conferma di ciò adduco un altro argomento importante che van Pelt ha tralasciato completamente: quello del numero delle vittime. Ciò è facilmente comprensibile, perché, come abbiamo visto nel capitolo 14, egli, sulla base della statistica di Piper, assume un numero totale di 1.082.000 vittime per Auschwitz.

Il rapporto Vrba-Wetzler menziona invece 1.765.000 «Ebrei gasati dall'aprile 1942 alll'aprile 1944»1553.

Qui non si tratta di una semplice “esagerazione”, perché Vrba al processo Zündel dichiarò sotto giuramento di aver visto tutte o quasi tutte le presunte vittime:

«Domanda [avvocato Christie]: Dite 1.765.000, è esatto?

Risposta [Vrba]: 1.765.000.

Domanda: Giusto. Avete visto personalmente ogni persona che veniva gasata?

Risposta: Vidi 1.765.000 persone camminare nello spazio tra il crematorio I e il crematorio II, il crematorio III e il crematorio IV, furono davanti ai miei occhi e sapevo che lo spazio era assolutamente chiuso, perché non esisteva nessuna strada di uscita da lì tranne quella di accesso in senso contrario, e nessuno uscì di lì se non il fumo»1554.

Successivamente Vrba ribadì questa dichiarazione:

«Ciò significa che quando io ho contato 1.765.000 persone le ho viste, ma all'interno dei crematori non le ho viste»1555.

Infine, pressato dall'avvocato Christie, che gli chiese se avesse contato ognuna delle 1.765.000 vittime, Vrba affermò:

«Contai sicuramente almeno l'ottanta per cento di essi e almeno il restante venti per cento furono visti da Wetzler e la maggior parte di essi furono visti da entrambi»1556.


1550 ICJ, Oral History Division, catalogue n°3, 1970, p. 120, n° 410 S.E., p. 4. All'epoca Kraskiansky si faceva chiamare Karmil.
1551 Idem, p. 5.
1552 Il quarto testimone, Oskar Neumann, si limitò a scrivere che Krasniansky era stato inviato dai due evasi «um mit diesen Burschen ein Protokoll aufzunehmen». Jirmejahu Oskar Neumann, Im Schatten des Todes. Ein Tatsachenbericht vom Schicksalskampf des slowakischen Judentums. Editio “Olamenu”, Te-Aviv, 1956, p. 179.
1553 APMO, RO, tomo XXa, rapporto Vrba-Wetzler, p. 45.
1554 In the District Court of Ontario. Between: Her Majesty The Queen and Ernst Zündel. Before: The Honourable Judge H.R. Locke and Jury. Vol. VII, January 23, 1985, p. 1450.
1555 Idem, p. 1552.
1556 Idem, p. 1561.

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Anche accettando questa parziale rettifica, l'80% di 1.765.000 è 1.412.000. Dunque Vrba, dall'aprile 1942 all'aprile 1944, avrebbe visto con i proprio occhi e contato almeno 1.412.000 gasati!

Qui non ci troviamo di fronte a una semplice esagerazione, ma a una spudorata menzogna. Ciò è pienamente confermato da un altro fatto.

Le statistiche sui trasporti giunti ad Auschwitz elaborate da Vrba e Wetzler, di cui la cifra di 1.765.000, ripartita secondo i vari paesi di origine, dovrebbe essere la somma totale, danno in realtà una somma completamente diversa. In queste statistiche le persone presuntamente gasate sono registrate in due modo diversi. Per alcuni trasporti è indicato il numero effettivo delle persone gasate, mentre per altri è menzionata soltanto la percentuale dei gasati.

Dall'analisi delle statistiche risulta che il totale dei presunti gasati di cui nel rapporto è indicato esplicitamente il numero è di circa 498.700, di cui circa 374.000 si rivelano completamente inventati secondo il Kalendarium di Auschwitz. Il numero dei presunti gasati calcolabili sulla base delle percentuali di immatricolati indicate nel rapporto è di circa 494.000, di cui circa 452.000 risultano parimenti del tutto inventati secondo il Kalendarium di Auschwitz. Complessivamente, i presunti gasati secondo il rapporto sono circa 992.700, di cui circa 826.000 sono completamente inventati secondo il Kalendarium di Auschwitz.

Dunque Vrba “vide” con i propri occhi (1.412.000 - 992.700 =) 419.300 presunti gasati più di quelli di cui diede (fantasiosamente) conto nella sua statistica!

Dopo aver riportato alcuni degli echi che il rapporto del War Refugee Board ebbe sulla stampa anglosassone, van Pelt conclude:

«Alla metà di luglio del 1944 molti si erano convinti che i Tedeschi erano impegnati nello sterminio sistematico di Ebrei in campi di sterminio e che Birkenau tra questi campi era uno dei più importanti»1557e questa convinzione, per quanto riguarda Birkenau, era basata appunto su tale rapporto. Tuttavia, continua van Pelt, «il mondo dei campi rimase indefinibile», ma il mistero fu svelato il 23 luglio 1944, quando i Sovietici liberarono il campo di Lublino-Majdanek1558. In realtà in questo campo i Sovietici fecero semplicemente le prove generali della propaganda in vista di Auschwitz: nel paragrafo che segue vedremo come furono orchestrate e quale siano i commenti di van Pelt.

16.4. I Sovietici e il campo di Lublino-Majdanek: prove generali di propaganda

16.4.1. Le “camere a gas”

Van Pelt riassume così l'articolo Lublin Annihilation Camp1559 redatto dal giornalista sovietico Konstantin Simonov subito dopo la liberazione del campo:

«Simonov ammise che ci sarebbe voluta un'inchiesta accurata per accertare tutti i fatti relativi al campo. Tuttavia, avendo visto il posto e avendo parlato con circa cento testimoni1560, egli non poteva aspettare. “Ma un uomo, dopo aver visto queste cose, non può tacere, non può attendere”1561.Egli descrisse le camere a gas come un locale di circa 36 metri quadrati.“Un'unica grande porta d'acciaio chiude ermeticamente l'entrata del locale”1562. A differenza delle camere di disinfestazione, esso era fornito di “un occhio di bue, un piccolo finestrino quadrato, sbarrato da una grata d'acciaio grossa e spessa, ben fissata nel cemento armato. Il vetro, spesso, è messo dal di fuori, in modo che attraverso la grata non sia possibile toccarlo”1563. Quando le vittime erano stipate in questo locale, “una squadra speciale, con maschere antigas, introduceva nella camera [attigua, per mezzo di tubi], lozyklon” contenuto nei barattoli rotondi”1564. Gli esecutori potevano seguire facilmente ciò che accadeva»1565.

1557 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 154.
1558 Idem.
1559 In italiano: Il campo dello sterminio. Edizioni in lingue estere. Mosca, 1944. 1560 In realtà Simonov scrisse: “ho parlato forse con una centesima parte dei testimoni...”. K. Simonov, Il campo dello sterminio, op. cit., p. 3.
1561 Idem.
1562 Idem, p. 8.
1563 Idem.
1564 Idem.
1565 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 154.

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In questo resoconto van Pelt falsa il racconto di Simonov omettendo oculatamente un particolare che lo rende completamente insensato e tagliando arbitrariamente, nella sua ultima citazione dell'articolo di Simonov, le parole che ho posto tra parentesi quadre. Della questione mi sono occupato dettagliatamente in un libro da me redatto in collaborazione con Jürgen Graf e apparso in inglese nel 2003 1566. Ecco il testo del passo riassunto da van Pelt in cui Simonov descrive le camere di disinfestazione della “Baracca 41”.
Per comprendere bene lo scopo delle omissioni di van Pelt, bisogna precisare che Simonov si riferiva alle due presunte camere a gas ad ossido di carbonio dotate di tubi metallici e allo stanzino antistante
:

«Dove dà il finestrino?
Per rispondere a questa domanda apriamo la porta e usciamo
dalla camera. Accanto ad essa vi è un’altra piccola camera di cemento armato; è in questa camera che dà il finestrino. Qui c’è la luce elettrica e un interruttore. Di qua, attraverso il finestrino,si vede tutto quello che avviene nella prima camera. Sul pavimento vi sono alcuni barattoli rotondi, turati ermeticamente, con l’iscrizione “zyclon” e in caratteri minuti:“ad uso speciale per le regioni orientali”.
Il contenuto dei barattoli si spargeva attraverso i tubi nella camera vicina, quand’essa era piena zeppa di gente.
Le persone, nude, l’una accanto
all’altra, non occupavano molto spazio. Sui 40 metri quadrati della stanza si ammassavano più di 250 persone. Esse venivano spinte dentro, poi si chiudeva la porta d’acciaio, se ne stuccavano gli orli con argilla per chiudere ancora più ermeticamente, e una squadra speciale, con le maschere antigas, introduceva nella camera attigua, per mezzo di [dei] tubi, lo “zyclon” contenuto nei barattoli rotondi.
Lo “zyclon” è composto di piccoli
cristalli azzurri [sic!], all’aspetto innocui, ma che al contatto con l’ossigeno [sic!] cominciano immediatamente a sprigionare gas velenosi i quali agiscono contemporaneamente su tutti i centri vitali del corpo umano.
Lo “zyclon” veniva introdotto per i tubi
; l’SS che dirigeva
l’operazione girava l’interruttore; la camera si illuminava e attraverso il finestrino, dal suo posto di osservazione, l’SS sorvegliava il processo d’asfissia che, stando alle diverse deposizioni, durava da 2 a 10 minuti. Attraverso il finestrino egli poteva vedere tutto senza pericolo: le facce orribili dei moribondi e l’effetto graduale del gas; l’occhio di bue era stato aperto giusto all’altezza della testa. Quando le persone morivano, l’osservatore non aveva bisogno di guardare in giù; morendo esse non cadevano; la camera a gas era così piena che i morti continuavano a rimanere in piedi senza cambiar posizione. Si deve notare fra l’altro che lo “zyclon” è veramente una materia disinfettante, e in realtà veniva adoperato nelle camere vicine per disinfettare il vestiario. Tutto decente, ordinato, corrispondente alla realtà! Si tratta soltanto di sapere in quale dose lo “zyklon” veniva introdotto nella camera»1567 (corsivo mio).

Per tre volte dunque Simonov ripete che lo Zyklon B «veniva introdotto per i tubi», per tre volte van Pelt lo tace. Infatti, come aveva già rilevato Pressac, i barattoli di Zyklon B osservati da Simonov erano stati collocati nello stanzino davanti alle presunte camere a gas omicide per far credere che il loro contenuto potesse essere versato nei tubi:
questa sceneggiata, la quale non poteva che essere opera degli ex detenuti, dimostra che essi non avevano alcuna conoscenza diretta di gasazioni omicide, né con Zyklon B né con CO.
Infatti da un lato la tecnica del versamento dello Zyklon B nei tubi è insensata, dall'altro
nessun testimone parlò mai dell'impiego di CO in bombole.

Ecco perché van Pelt ha omesso questa precisazione essenziale.


16.4.2. La montagna di scarpe


Van Pelt pubblica poi una fotografia con la seguente didascalia:«Le scarpe delle vittime ammucchiate davanti a un magazzino, Maidanek [sic], 1944»1568. Egli ritorna più volte sulla questione, asserendo che una tale vista aveva «scosse Simonov»1569; menzionando lo «shock emotivo» del giornalista Richard Lauterbach1570; attribuendo agli «enormi ammassi di scarpe» il valore di «dimostrazione di prima facie 1571 degli stermini» a Majdanek1572 e infine parlando dell'«imbarazzo» causato alle SS «dalle 820.000 scarpe a Majdanek»1573.

1566 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003. Vedi anche l'Appendice 1 (“Le camere a gas di Majdanek”) del mio studio Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”. Effedieffe Edizioni, Milano, 2006, pp. 113-152, e il capitolo II,5 (“Le camere a gas ad ossido di carbonio di Majdanek”) del mio saggio Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Effepi, Genova, 2006, pp. 58-65.
1567 K. Simonov, Il campo dello sterminio, op. cit., p. 8.
1568 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 155.
1569 Idem, p. 156.
1570 Idem, p. 157.
1571
La “prima facie evidence” nel diritto americano è la prova che è sufficiente a stabilire una presunzione del fatto.

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In un articolo apparso nel 1992 uno storico del Museo di Majdanek, Czeslaw Rajca, rivelò:

«Nella valutazione delle perdite umane furono prese in considerazione anche le scarpe rimaste a Majdanek, oltre 800.000 paia. Si suppose che esse erano state lasciate dai detenuti assassinati al campo. Da documenti venuti alla luce successivamente sappiamo che a Majdanek c'era un magazzino al quale venivano mandate scarpe dagli altri campi»1574.

Il magazzino in questione era quello della Pelz- und Bekleidungswerkstätte Lublin (laboratorio di pellicce e vestiario di Lublino).

La montagna di scarpe fu la “prova” determinante che permise alla Commissione di inchiesta polacco-sovietica di fissare il numero delle vittime di Majdanek a 1.500.000!

A questo riguardo van Pelt afferma:

«Sulla base della capacità dei vecchi forni crematori e del nuovo crematorio e della presunta capacità dei roghi sia all'interno sia all'esterno del campo, la commissione stimò che nel campo erano state uccise circa 1,500.000 persone. Questa cifra fu ritenuta sospetta fin dall'inizio e [ciò] portò nel 1948 a una nuova stima ufficiale di 360.000 vittime, basata sull'analisi di trasporti, liste di decessi, e sulla capacità delle baracche»1575.

La cifra fissata dalla Commissione di inchiesta polacco-sovietica fu addirittura aumentata dalla sentenza del processo di Lublino del 2 dicembre 1944 contro Hermann Vogel et al.: 1.700.111!  1576

Quanto alla «nuova stima ufficiale di 360.000 vittime» elaborata da Zdzis#aw #ukaszkiewicz nel 1948 e “confermata” da Józef Marsza#ek nel 1981, essa non aveva alcun valore perché era basata su dati oltremodo fantasiosi1577, a tal punto che, nel 1992, Czes#aw Rajca la ridimensionò a 235.000 1578.

Come si vede, van Pelt non conosce neppure le fonti olocaustiche.

Ma anche quella cifra era completamente priva di valore storico: nel 2005 Tomasz Kranz, direttore della sezione scientifica del Museo di Majdanek, nel n. 23 dei “Zeszyty Majdanka” (Quaderni di Majdanek), operò infatti una drastica revisione del numero delle vittime del campo di Majdanek abbassandolo ulteriormente a 78.000 1579.
Ma questa cifra è ancora quasi il doppio di quella reale risultante dai documenti, che è di circa 42.0001580.

Da ciò si può desumere quanto fossero attendibili le conclusioni della Commissione di inchiesta polacco-sovietica.

Da ciò si può desumere anche quanto valga questa affermazione di Franciszek Piper pienamente accettata da van Pelt:

«A Majdanek furono assassinati da 50.000 a 95.000 Ebrei polacchi»1581.


16.4.3.I forni crematori


Van Pelt riassume così la “perizia” della Commissione polacco-sovietica sui forni crematori H. Kori riscaldati con coke del nuovo crematorio di Majdanek:

«In un forno si potevano collocare quattro corpi alla volta con gli arti tagliati. Per bruciare quattro corpi ci volevano 15 minuti, perciò con tutti i forni lavorando tutto il giorno si potevano cremare 1.920 corpi in 24 ore»1582.

Nel capitolo V dell'opera menzionata sopra1583 ho descritto la genesi, la struttura, il funzionamento e la capacità di cremazione dei forni crematori di Majdanek, dimostrando tra l'altro che la suddetta “perizia” è tecnicamente folle1584: la capacità teorica dei 5 forni Kori del nuovo crematorio era di 120 cadaveri in 24 ore, era cioè inferiore di 16 volte a quella indicata nella “perizia”

1572 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 158.
1573 Idem, p. 159.
1574 Cz. Rajca, Problem liczby ofiar w obozie na Majdanku, in: “Zeszyty Majdanka”, tomo XIV, 1992, p. 127. Cfr. J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, op. cit., p. 87.
1575 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 157.
1576 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, op. cit., p. 80.
1577 Idem, pp. 80-86.
1578 Idem, pp. 86-88.
1579 Junge Freiheit (settimanale tedesco), 13 gennaio 2006, p. 21.
1580 J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, op. cit., pp. 71-79.
1581 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 114.
1582 Idem, p. 157.
1583 Idem, capitolo V, “The Crematoria of Majdanek”, pp. 95-117.
1584 Idem, pp. 110-115.

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summenzionata. Un ordine di grandezza simile si ritrova nel numero delle cifre, che dalla Commissione di inchiesta polacco-sovietica (1945) a Tomasz Kranz (2005) è sceso di 19 volte.


16.5. L'articolo di Boris Polevoi del 2 febbraio 1945


Dopo aver dato questo saggio di ignoranza storico-tecnica e di sconsiderata credulità, van Pelt ritorna ad occuparsi di Auschwitz. E qui egli incontra l'ostacolo dell'articolo di Boris Polevoi, le cui fantasiose affermazioni sono inconciliabili con il nucleo centrale della storia delle camere a gas creato dal rapporto del War Refugee Board. Van Pelt si vede dunque costretto a giustificarle in qualche modo:

«Nel tentativo di immaginare come potesse essere quell'installazione, Polevoi diede libero corso alla sua immaginazione: i Tedeschi avrebbero ricostruito le camere a gas e demolito e distrutto “le tracce del nastro trasportatore elettrico dove venivano folgorati centinaia di detenuti alla volta,dopo di che i loro corpi cadevano su un nastro trasportatore che si muoveva lentamente e li portava fin sulla sommità dell'altoforno dove cadevano, bruciavano completamente, le loro ossa erano trasformate in farina nei laminatoi che poi era mandata nei campi circostanti”1585.

Nelle settimane seguenti, una indagine giudiziaria doveva confermare l'esistenza e l'uso di camere a gas e dei forni e relegare il nastro trasportatore elettrico e l'altoforno nel regno del mito. Sulla fonte dell'affermazione di Polevoi che l'installazione di sterminio conteneva un nastro trasportatore elettrico tra la camera a gas e il cosiddetto altoforno si possono fare solo delle congetture.

Nei crematori II e III un montacarichi elettrico collegava la camera a gas seminterrata alla sala di cremazione. Nella confusione delle lingue che esisteva ad Auschwitz alla liberazione, Polevoi potrebbe aver frainteso dei riferimenti al montacarichi elettrico»1586.

Così qualcosa che appartiene al «regno della fantasia» diventa un semplice fraintendimento della “realtà”, dunque, in un certo qual modo, una “conferma” della “realtà”!

Ma in quella «confusione delle lingue» c'erano anche ottimi interpreti, che furono infatti impiegati dalla Commissione di inchiesta sovietica. Il presunto fraintendimento (tra un montacarichi e un nastro trasportatore!) è invece un semplice affronto all'intelligenza del giornalista sovietico.

Per avvalorare in qualche modo questa insulsa spiegazione, van Pelt ricorre a una piccola menzogna, scrivendo che il «nastro trasportatore elettrico» si trovava «tra (between) la camera a gas e il cosiddetto altoforno», cosa che ovviamente Polevoi non dice affatto, perché il «nastro trasportatore elettrico» era esso stesso uno strumento di sterminio, sul quale «venivano folgorati centinaia di detenuti alla volta hundreds».

Infatti, nell'articolo in questione, le “camere a gas” sono menzionate due righe dopo la fine del passo citato da van Pelt e in un contesto completamente diverso:

«Gli apparati mobili speciali per l'uccisione dei bambini furono portati nelle retrovie. Le camere a gas stazionarie della parte orientale1587 del campo furono modificate1588»1589.

Come abbiamo visto nel capitolo 15.1., tutti gli elementi del racconto di Polevoi erano stati creati dai centri di propaganda dei vari movimenti di resistenza clandestini del campo.

Van Pelt continua poi la sua giustificazione così:

«Per quanto riguarda l'altoforno, la fonte più probabile è la domanda di brevetto T 58240, che fu presentata dal costruttore di forni crematori J.A. Topf & Söhne di Erfurt per un “Forno crematorio per cadaveri a funzionamento continuo per uso intenso” archviata dalla Topf il 5 novembre 1942. Nella sua progettazione esso riflette in generale la descrizione di Polevoi.La Zentralbauleitung di Auschwitz possedeva una copia di questa domanda di brevetto ed essa fu trovata dai Russi quando liberarono il campo. È possibile che a Polevoi fu mostrato questo documento e che egli ne trasse le proprie conclusioni»1590.

1585 La traduzione inglese del testo russo non è ineccepibile.
1586 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 159-161.
1587 Le presunte camere a gas si trovavano nella parte occidentale del campo.
1588 Il testo dice “pjerjestrojen'i”, nel senso di una sorta di mascheramento, non di una “ricostruzione” (“rebuilt”), come scrive van Pelt.
1589 B. Polevoi, “Kombinat smerti v Osvetzime”, Pravda, 2 febbraio 1945, p. 4.
1590 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 161.

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In realtà questa richiesta di brevetto (Patentanmeldung) per un «forno crematorio per cadaveri con funzionamento continuo per uso di massa» (Kontinuierlich arbeitender Leichen-Verbrennungsofen für Massenbetrieb) non si trovava affatto nell'archivio della Zentralbauleitung, perciò ancor meno poté essere mostrata a Polevoi; la copia del documento in possesso del Museo di Auschwitz, alla quale van Pelt fa esplicito riferimento1591, proviene infatti dal Deutsches Patentamt (Ufficio Brevetti Tedesco) di Berlino e giunse al Museo molto tardi. Come avverte una “Nota di servizio” (Notatka s#u#bowa) del 17 gennaio 1985, il documento, archiviato il giorno stesso da Franciszk Piper, era stato trasmesso

«al direttore [del Museo di Auschwitz] K. Smole# da Harold Kirschner, direttore ministeriale al Ministero della Giustizia di Bonn il 9 luglio 1984»1592.


16.6. Le perizie e le indagini polacche

16.6.1 Roman Dawidowski


Van Pelt liquida in poche righe le indagini della Commissione sovietica di inchiesta su Auschwitz1593, di cui conosce soltanto il rapporto finale apparso sulla “Pravda” il 7 maggio 1945, e altre poche righe alla questione della cifra dei 4 milioni di morti, di cui mi sono occupato nel capitolo 14.

Egli riassume brevemente le pagine della perizia di Dawidowski che contengono gli “indizi criminali” poi ripresi da Pressac1594. Al riguardo scrive:

«Ogni volta che erano designati come installazioni di sterminio, i crematori venivano denominati Spezialeinrichtungen (installationi speciali) per1595 la Sonderbehandlung (trattamento speciale) di detenuti. L'ultimo termine si riferiva all'uccisione»1596.

Tutte le conoscenze di van Pelt sulla Sonderbehandlung ad Auschwitz sono concentrate in questa mezza riga! Egli rimanda ad una ben nota opera che raccoglie in meno di quattro pagine citazioni di documenti tedeschi in cui tale termine significa effettivamente uccisione, ma nessuna delle quali si riferisce ad Auschwitz1597. Riguardo a questo campo, come ho spiegato sopra, nessuno dei documenti che menzionano la Sonderbehandlung è riferibile all'uccisione, ma tutti hanno un significato igienico-sanitario. Basti solo dire che nella lista dei progetti di costruzione relativi al «campo per prigionieri di guerra Auschwitz», cioè al campo di Birkenau, redatta dalla Zentralbauleitung il 28 ottobre 1942 e denominata ufficialmente «Durchführung der Sonderbehandlung» (attuazione del trattamento speciale), l'unica costruzione messa direttamente in relazione con la Sonderbehandlung è la Zentralsauna, esplicitamente designata «Entwesungsanlage für Sonderbehandlung» (impianto di disinfestazione per trattamento speciale)1598.

Van Pelt riferisce poi che, secondo Dawidowski,

«le procedure operative dei crematori di Birkenau violavano la legge tedesca sulla cremazione del 15 maggio 1934»1599.

Egli spiega poi che

«la progettazione dei forni crematori di Auschwitz violava il principio importantissimo che si doveva cremare un solo cadavere alla volta e che le ceneri del deceduto dovevano essere identificabili e raccolte in un'urna. I forni progettati dalla Topf non si curavano della legge:

essi avevano tre (crematori II e III) o otto muffole (crematori IV e V) e, poiché in ogni muffola

1591 Idem, nota 87 a p. 521.
1592 APMO, D-Z/ Bau, BW 30/44, p. 14.
1593 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 161.
1594 Vedi capitolo 1.1.
1595 In realtà nessun documento parla di “special installations for the special treatment”, che in tedesco sarebbe “Spezialeinrichtungen für die Sonderbehandlung”.
1596 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 209.
1597 Nationalsozialistiche Massentötungen durch Giftgas. Eine Dokumentation. Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl u.a. S. Fischer Verlag, Frankfurt am Main, 1983, pp. 16-19.
1598 Vedi capitolo 7.2.4.
1599 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 211-212.

 
287 —

si potevano cremare fino a cinque cadaveri alla volta, era inevitabile che le ceneri si mescolassero»1600

Van Pelt confonde il sistema costruttivo con la conduzione dei forni, che giudica per di più in base alle assurde dichiarazioni dei testimoni. In realtà nei preventivi di costo dei forni a 2 e a 3 muffole vengono menzionati dei carrelli o dispositivi per l'introduzione della bara nella muffola (Sargeinführungswagen o Sargeinführungsvorrichtung), dunque la cremazione era prevista con la bara. Dalle istruzioni di servizio della Topf si desume inoltre che i forni a 2 e a 3 muffole erano progettati per cremare un solo cadavere per volta e che, con una corretta conduzione, essi garantivano la separazione delle ceneri dei cadaveri cremati. Infine a Birkenau furono usati contrassegni refrattari (Schamottemarken), che accompagnavano il cadavere durante la cremazione e ne identificavano le ceneri1601.

Il ragionamento di van Pelt è tanto più insensato in quanto, mentre le muffole dei forni Topf a 3 muffole misuravano mm 800 (altezza) x 700 x 2000, le misure minime ammesse per le muffole dei forni civili dall' Unione delle associazioni per la cremazione della Grande Germania nelle sue

«Norme per la costruzione e il funzionamento di forni per la cremazione di cadaveri umani» erano di mm 900 x 900 x 2250 1602; perciò in ogni muffola, secondo van Pelt, si potevano cremare ben più di cinque cadaveri alla volta, ma non per questo tali forni «violavano la legge tedesca sulla cremazione del 15 maggio 1934».

Con riferimento ai primi due forni a 2 muffole del crematorio I, Van Pelt afferma:

«Dawidowski rilevò che il forno all'inizio era riscaldato dai gas prodotti dalla combustione del coke. Quando avevano raggiunto la temperatura di cremazione ideale, venivano introdotti i cadaveri. Da quel momento in poi i resti fornivano il combustibile più importante»1603.

Questa è una semplice congettura di van Pelt tratta dalle fantasie di Tauber 1604, perché Dawidoswki scrisse:

«Il crematorio constava di due forni a 2 muffole, di sistema [costruttivo] della nota ditta tedesca di costruzione di focolari e crematori J.A. Topf & Söhne di Erfurt. Secondo l'opinione del perito, la struttura dei forni di questa ditta non è molto differente dai [forni] crematori delle altre ditte impiegati in Germania, come la ditta Beck di Offenbach1605, la Didier di Stettino-Berlino1606, Kori1607 di Berlino o Ruppmann1608 di Stoccarda. Il forno è costituito di una cosiddetta storta [muffola] aperta attraverso la quale nella fase del riscaldo della storta passano i prodotti della combustione del gas di gasogeno prodotto nel gasogeno a coke installato nel forno. Questi prodotti della combustione dopo aver attraversato la storta riscaldano l'aria nel recuperatore nella fase di riscaldo del forno e poi nella fase di cremazione dei cadaveri i prodotti della combustione dei cadaveri ardenti riscaldano continuamente in questo stesso recuperatore l'aria che entra adeguatamente riscaldata attraverso aperture nella storta e fornisce l'ossigeno indispensabile per lo svolgimento del processo di cremazione dei cadaveri»1609.

Van Pelt riferisce ancora:

«Egli calcolò che la capacità giornaliera del crematorio era di 200 cadaveri. Dopo l'aggiunta di un terzo forno a due muffole nel 1941 e la modificazione dei condotti del fumo, la capacità salì a 350 [...]

Ciò fu seguito dai calcoli di Dawidowski sulla capacità di cremazione dei forni. Egli assunse che ogni muffola poteva cremare fino a cinque cadaveri alla volta e che la durata media della cremazione era tra venticinque e trenta minuti. Sulla base di queste cifre, egli

1600 Idem, p. 212.
1601 Vedi capitolo 8.7.2.
1602 Richtlinien für den Bau und Betrieb von Öfen zur Einäscherung menschlicher Leichen aufgestellt vom Grossdeutschen Verbande der Feuerbestattungsvereine EV. Verlag der Verlagsabteilung des Grossdeutschen Verbandes der Feuerbestattungsvereine EV. Berlino, 1937.
1603 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 212.
1604 Secondo questo testimone, i forni “si riscaldavano al rosso grazie alla brace [per van Pelt: i resti] che si produceva”. Vedi capitolo 9.2.8
1605 La ditta Gebrüder Beck di Offenbach.
1606 La ditta Didier-Werke, poi Schamottefabrik A.G. di Stettino.
1607 La ditta Hans Kori di Berlino.
1608 La ditta Wilhelm Ruppmann di Stoccarda.
1609 Processo Höss, tomo 11, pp. 23-24.

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giunse ad un tasso orario di cremazione di 175 cadaveri per i crematori II e III e a una capacità giornaliera di 2.500 persone per ogni crematorio - una cifra che costituiva una riduzione del 16% rispetto alla cifra stimata dalla Commissione polacco-sovietica subito dopo la liberazione del campo, ma che era un po' più del 60% più alta della capacità ufficiale di 1.440 cadaveri al giorno calcolata dalla Topf. Secondo Dawidowski, i crematori IV e V avevano una capacità di cremazione di 1.500 cadaveri al giorno, una cifra uguale alla capacità delle camere a gas che era stata assunta, uguale alla stima sovietica precedente e circa doppia rispetto alla cifra ufficiale tedesca di 768 cadaveri al giorno»1610.

Van Pelt fornisce un altro esempio della sua crassa ignoranza. Egli non sa neppure che della «Commissione polacco-sovietica» che indagò sui crematori e sul numero delle vittime di Auschwitz aveva fatto parte anche Dawidowski. Essa infatti, come ho già accennato, era composta dagli ingegneri polacchi Dawidowski e Doli# s ki e dagli ingegneri sovietici sovietici Lavruschin e Schuer.

Nella loro “perizia” sui forni crematori e le presunte camere a gas redatta tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945 essi scrissero quanto segue:

- Crematori II/III:

In ogni muffola si caricavano da 3 a 5 cadaveri, la cremazione dei quali durava da 20 a 30 minuti. Perciò nelle 30 muffole dei due crematori, a pieno carico, si potevano cremare 6.000 cadaveri al giorno.

- Crematori IV/V:

In ogni muffola si caricavano da 3 a 5 cadaveri, la cremazione dei quali durava 30-40 minuti. Perciò nelle 16 muffole di questi crematori, a pieno carico, si potevano cremare circa 3.000 cadaveri al giorno1611.

Dunque Dawidowski non «calcolò» proprio nulla, ma si limitò a ripetere ciò che aveva già sottoscritto come membro della suddetta commissione:

- Crematori II e III:

«In ogni muffola si caricavano mediamente cinque cadaveri alla volta. La cremazione di un tale carico durava 25-30 minuti. Le 30 muffole dei due crematori II e III potevano cremare in un’ora 350 cadaveri. Secondo l’opinione del perito, con un funzionamento continuativo in due turni di 12 ore al giorno, considerando 3 ore al giorno di sosta per l’estrazione delle scorie dei gasogeni e per vari lavori minori, con le inevitabili interruzioni dell’attività continuativa, il quantitativo medio di cadaveri effettivamente cremati in 24 ore era di 5.000 nei due crematori. Questa cifra è conforme alle deposizioni dei testimoni oculari Tauber e Jankowski»1612.

- Crematori IV e V:

«Anche in questi crematori si caricavano 3-5 cadaveri in ogni muffola. La cremazione di un tale carico durava circa 30 minuti. Secondo l’opinione del perito, i due crematori IV e V, funzionando a pieno regime, con 2 turni di 12 ore, considerando la sosta per l’estrazione delle scorie dei gasogeni, le piccole soste impreviste, gli ingorghi ecc., potevano cremare mediamente 3.000 al giorno. Questa cifra è conforme alle deposizioni dei testimoni oculari»1613.

Il carattere pseudoscientifico di questi presunti «calcoli» appare evidente da questo fatto: nelle deposizioni rese davanti al giudice Sehn, Tauber e Jankowski avevano attribuito al crematorio II/III una capacità di cremazione di 2.500 cremazioni al giorno. La perizia polacco-sovietica si basava su ipotesi iniziali (3-5 cadaveri per muffola cremati in 20-30 minuti) dai quali risultava una capacità media (4 cadaveri per muffola cremati in 25 minuti) di 3.456 cadaveri in 24 ore; la capacità addotta dai periti (3.000 cadaveri al giorno) derivava dalla tacita assunzione di una sosta di tre ore al giorno per la pulizia dei gasogeni esplicitamente affermata da Tauber nel corso del suo interrogatorio sovietico1614: con questa limitazione la capacità di cremazione scende infatti a 3.024 cadaveri al giorno. Dawidowski, come perito giudiziario, non poteva contraddire le testimonianze di Tauber e Jankowski, ma non poteva neppure rinnegare ciò che aveva sottroscritto come membro della Commissione polacco-sovietica. Proprio la necessità di accordare questi dati discordanti indusse

1610 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 212 e 214.
1611 “Akt 14 febbraio- 8 marzo 1945. Città di Oswiecim”. GARF,7021-108-14, pp. 2-7.
1612 Processo Höss, tomo 11, p. 47.
1613 Idem, p. 48.
1614 Vedi capitolo 9.2.5.

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Dawidowski a elaborare un miscuglio di dati contraddittori. Se infatti 15 muffole potevano cremare in un'ora 175 cadaveri, in 21 ore di lavoro effettivo la capacità di cremazione sarebbe stata di (175 x 21 =) 3.675 cadaveri; se invece la capacità quotidiana di 15 muffole era di 2.500 cadaveri, allora esse funzionavano per (2.500 : 175 =) circa 14 ore al giorno. Entrambe le ipotesi sono dunque in contrasto con le testimonianze di Tauber e di Jankowski.

Per i crematori IV e V Dawidowski si limitò a ripetere la capacità di cremazione addotta dalla Commissione polacco-sovietica, riducendo tuttavia la durata del processo di cremazione da 30-40 minuti a 30 minuti. Dai dati medi da lui addotti (4 cadaveri per muffola in 30 minuti in 21 ore di funzionamento al giorno) risulta però una capacità di cremazione di 1.344 cadaveri al giorno, che egli arrotondò generosamente a 1.500 per farla combaciare con quella della “perizia” polacco-sovietica. Van Pelt aggiunge:

«Tuttavia durante l'azione ungherese il quantitativo dei cadaveri da cremare1615 superò la capacità totale dei crematori, di 8.000 cadaveri al giorno. Due fosse di cremazione create nella primavera del 1944 avevano una capacità di 5.000 cadaveri ciascuna, il che portò la capacità di cremazione totale di Birkenau a 18.000 - cifra molto al di sotto del tasso di uccisione massimo di 60.000 persone al giorno in tutte le camere a gas»1616.

Questa è una ulteriore dimostrazione dell' incompetenza e delle gravi carenze metodologiche di van Pelt.

Dawidowski accettò con entusiasmo la propaganda sovietica: egli non si accontentò di ribadire la storia dei 4 milioni di morti1617, ma vi aggiunse un'altra assurdità sua personale, anch'essa, naturalmente, supportata da una brillante “dimostrazione (pesudo)scientifica”:

«Alla luce delle dichiarazioni concordanti dei testimoni, il perito stima la produttività delle camere a gas dei quattro complessi di cremazione di Birkenau a circa 60.000 persone in 24 ore.
Questa cifra si fonda sul seguente calcolo:

secondo le dichiarazioni dei testimoni, nelle camere a gas di ciascun crematorio si pigiavano 3.000 persone alla volta.
La svestizione, in un clima di incitamento violento, durava circa 30 minuti,
il tempo della gasazione era mediamente di 25-30 minuti,
lo sgombero delle camere durava 4 ore per ogni
gasazione. Complessivamente dunque per effettuare la gasazione di un carico delle camere i volevano 5 ore,
ossia la produttività delle camere a gas di ciascun complesso di cremazione in 24 ore era di circa 15.000 persone.
Per i 4 complessi di cremazione risulta la cifra di 60.000 persone in 24 ore»1618.

Il perito aggiungeva che, nel 1944, la capacità di cremazione di Birkenau era di 18.000 cadaveri al giorno - 8.000 nei crematori e 10.000 nelle “fosse di cremazione” -, ma essa arrivava a 24.000 «in caso di utilizzazione massima di tutti gli impianti»1619.

L'assurda storia inventata da Dawidowski fu ripresa sia nella sentenza del processo Höss sia nell'atto di accusa del processo della guarnigione: in entrambi si afferma che la capacità sterminatrice delle presunte camere a gas era di 60.000 persone al giorno1620, mentre la favola dei 10.000 cadaveri cremati al giorno nelle “fosse di cremazione” vale ancora oggi come verità olocaustica ufficiale1621.

Per quanto riguarda queste ultime, Dawidowski non disse affatto che erano due, ciascuna con una capacità di 5.000 cadaveri al giorno, ma scrisse:

«fosse1622 presso il crematorio V [capacità di cremazione]5.000 [cadaveri al giorno] e fosse presso il secondo Bunker 5.000»1623.

Ed ecco infine l'incredibile conclusione di van Pelt: la perizia di Dawidowski «pose la storia delle installazioni di sterminio di Auschwitz su una solida base storica»1624.

1615 Il testo dice “actual incineration capacity”, “la capacità effettiva di cremazione” ma bisogna ovviamente intendere il quantitativo dei cadaveri da cremare.
1616 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 214-215.
1617 Processo Höss, tomo 11, p. 52.
1618 Idem, p. 51.
1619 Idem.
1620 AGK, NTN, 146z (sentenza del processo Höss), p. 31; GARF, 7021-108-39, p. 75 (atto di accusa del processo della guarnigione del campo). 1621 F. Piper, Gas Chambers and Crematoria, op. cit., pp. 173-174.
1622 “Do#y”, al plurale.
1623 Processo Höss, tomo 11, p. 51.
1624 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 216.

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In realtà Dawidowski fu un fervido sostenitore della propaganda sovietica, che prima contribuì a creare come membro della Commissione di inchiesta polacco-sovietica, poi divulgò come perito giudiziario. Le sue congetture sui “criptonimi” tedeschi (Sonderbehandlung, Sondermassnahmen, ecc.), come ho spiegato sopra, partivano dal presupposto dell’esistenza certa di camere a gas omicide nei crematori di Birkenau per dedurre da essa il presunto significato criminale dei “criptonimi”; van Pelt invece parte dal presupposto certo del significato criminale dei “criptonimi” per dedurre da esso l'esistenza delle camere a gas omicide. Ma entrambe le procedure costituiscono un mero circolo vizioso e non possono minimamente costituire «una solida base storica». E ciò vale a maggior ragione per le congetture di Dawidowski sui forni crematori di Birkenau, che sono una sterile ripetizione della propaganda sovietica condita di ulteriori assurdità. L'unica base che Dawidowski fornì alla storiografia successiva non fu dunque storica, ma propagandistica.

16.6.2. Jan Sehn

Il giudice Sehn fondò la sua istruttoria sul presunto sterminio ad Auschwitz su questa base propagandistica. Come riferisce van Pelt, egli nel 1946 scrisse che nelle 46 muffole di Birkenau si cremavano 3-5 cadaveri alla volta in circa 30 minuti in 23 ore di funzionamento quotidiano, il che corrisponde ad una capacità di cremazione giornaliera di 12.000 cadaveri al giorno e di 4.380.000 all'anno. Sorprendentemente qui van Pelt dimostra un barlume di senso critico rilevando:

«Non è chiaro perché Sehn scelse di modificare la valutazione di Dawidowski che la capacità dei quattro crematori di Birkenau era di 8.000 [cadaveri] al giorno. I calcoli di Sehn non hanno senso: se assumiamo un carico di 5 cadaveri per muffola, un tempo di cremazione di 30 minuti e un periodo di attività di 23 ore al giorno, otteniamo una capacità di “soli” (46 x 5 x 2 x 23) = 10.580 cadaveri al giorno»1625.

La spiegazione è che Sehn, quanto a propaganda, fu più sovietico degli stessi Sovietici; come abbiamo visto nel capitolo 14.1, egli aumentò addirittura il numero delle vittime di Auschwitz da 4 a 5 milioni.

L'affermazione del giudice Sehn era in contrasto anche con le dichiarazioni di Jankowski, secondo il quale, come ci ricorda van Pelt,

«i crematori II e III avevano una capacità di 2.500 cadaveri, mentre i crematori IV e V potevano cremarne 1.500 ciascuno»1626, complessivamente 8.000 cadaveri al giorno, non 12.000.

Van Pelt cita poi il seguente passo della deposizione di Jankowski:

«La rampa di scarico era situata di fronte ai crematori II e III, più o meno a metà strada tra i campi C e D.
All'epoca a Birkenau venivano uccisi circa 18.000 Ungheresi al giorno. Circa il 30% dei trasporti che giungevano allora, che continuavano ad arrivare uno dopo l'altro per tutto il giorno, erano selezionati per essere immessi nel campo. Essi furono registrati nelle serie A e B. Se il numero delle persone da gasare non era abbastanza numeroso, esse venivano fucilate e bruciate in fosse. Di regola le camere a gas si usavano per gruppi di più di 200 persone, perché non valeva la pena di mettere in funzione la camera a gas per un numero più piccolo di persone»1627.

La cifra di 18.000 Ebrei ungheresi assassinati al giorno è assolutamente infondata. Secondo il testimone, infatti, questa cifra rappresenta il 70% degli Ebrei ungheresi deportati (il restante 30% erano immatricolati),
perciò il numero giornaliero dei deportati sarebbe stato di circa 25.700
. Perfino il Museo di Auschwitz, che ha pubblicato la deposizione di Jankowski, è stato costretto ad ammettere:

«La cifra è troppo alta. Secondo le decisioni prese a Vienna, si prevedeva che dovessero arrivare ogni giorno quattro treni con 3.000 persone ciascuno»1628. Tuttavia solo una volta - il 17 giugno 1944 - arrivarono ad Auschwitz quattro trasporti, dunque circa 12.000 deportati; in tutti gli altri giorni del periodo della deportazione il numero di trasporti fu di uno, due o tre1629.

1625 Idem, p. 218.
1626 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 186.
1627 Idem, pp. 186-187.
1628 Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., nota 74 a p. 49.

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Ma l'attenzione di van Pelt stranamente non è attratta da questa grossolana menzogna, bensì dalla questione delle fucilazioni. Egli afferma infatti che «Jankowski aveva ampiamente ragione nella sua ultima asserzione», sulla quale ricama una storia fantasiosa relativa allo sviluppo della presunta pratica delle fucilazioni alle fosse, che riassume così:

«La maggior parte di coloro che erano condannati a morte potevano percorrere a piedi la distanza relativamente breve dal luogo di selezione ai crematori. Poiché per coloro che non potevano camminare non c'erano trasporti disponibili, si creò una situazione per cui coloro che erano giunti a piedi ai crematori dovevano aspettare a lungo che gli storpi e gli zoppi li raggiungessero. Questo ritardo disturbava l'efficienza dell'operazione di uccisione e produceva grande ansietà, perciò le SS decisero di non attendere coloro che non erano in grado di unirsi al grosso dei deportati che dovevano essere gasati e di cominciare a gasare coloro che potevano raggiungere a piedi di crematori subito dopo che si erano spogliati. Da ciò nacque la pratica di fucilare coloro che erano lasciati indietro»1630.

Van Pelt ha inventato questa storia probabilmente perché considerava insensata l'affermazione di Jankowski. In effetti, la più piccola delle presunte camere a gas dei crematori IV e V aveva una superficie di appena 43,2 metri quadrati, perciò non si capisce per quale ragione «non valeva la pena» di gasarvi meno di 200 persone; la cosa, dal punto di vista di van Pelt è ancora più incomprensibile perché egli crede che nelle presunte camere a gas omicide si impiegasse un quantitativo irrisorio di Zyklon B1631.

Aggiungo che la storia inventata da van Pelt è clamorosamente smentita proprio da Jankowski, che dichiarò:

«In relazione alla gasazione stessa bisogna dire che, quando si portavano vecchi o bambini deboli o malati, non si ordinava loro di scendere dalla vettura, ma li si scaricava sollevando il cassone dell'automezzo nel cortile [del crematorio], come si scarica l'immondizia, in fosse appositamente preparate»1632.

Dunque - contrariamente a ciò che afferma van Pelt - coloro che non erano in grado di camminare venivano portati ai crematori con automezzi.

Nel suo rapporto sulle indagini svolte al campo, Sehn non solo respinse la capacità di cremazione addotta da Jankowski, ma neppure menzionò le fucilazioni alle fosse. Nonostante ciò, van Pelt scrive che «le dichiarazioni di jankowski fornirono una solida base per l'indagine di Sehn»1633.

Ma anche l' indagine di Sehn, al pari della perizia di Dawidowski, era basata sulla propaganda.

Ciò appare in modo particolarmente evidente proprio nel passo relativo alle “fosse di cremazione”:

«Nel periodo da maggio ad agosto 1944, quando vi furono trasporti di massa di Ebrei ungheresi e di insorti francesi, nella fretta causata dagli sviluppi della situazione dei fronti bellici, Ungheresi e Francesi furono gasati in tale quantità che i crematori non furono in grado di cremare tutti i cadaveri. Perciò allora furono scavate sei enormi fosse accanto al crematorio V e furono riaperte le vecchie fosse presso la camera a gas nel bosco [il “Bunker 2”] e i cadaveri vi furono cremati ininterrottamente.
Con tutte le installazioni funzionanti a pieno regime, nell’agosto 1944 si raggiunse la cifra di 24.000 cadaveri cremati al giorno!»1634.

Il carattere propagandistico di queste affermazioni è fin troppo evidente. Come ho spiegato sopra, la cifra “24.000” è assurda perfino in riferimento ai detenuti deportati, a maggior ragione per quelli pretesamente assassinati. Il mese - agosto - è invece anacronistico, perché la deportazione degli Ebrei ungheresi cessò il 9 luglio e gli ultimi trasporti giunsero ad Auschwitz l'11 luglio 1944. La storia dello sterminio dei resistenti francesi è invece una leggenda in auge nell'immediato dopoguerra:

1629 C. Mattogno, Die Deportation ungarischer Juden von Mai bis Juli 1944. Eine provisorische Bilanz, in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, anno 5, n. 4, dicembre 2001, p. 392.
1630 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 187.
1631 Vedi capitolo 13.1.
1632 Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., p. 55.
1633 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 187.
1634 J. Sehn, Obóz koncentracyjny i zag#ady O#wi#cim, op. cit., p. 126.

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Filip Friedman riferisce che essi erano stimati a 670.000! 1635.
Questa leggenda durò fino agli anni Settanta, poi svanì1636.

Infine, tra tutti i testimoni che resero dichiarazioni del tutto contraddittorie sulle “fosse di cremazione”, nessuno menzionò il numero addotto da Jan Sehn.

Van Pelt chiude il capitolo dedicando alcune pagine al libro di Ota Kraus e Erich Schön (Kulka) Továrna na smrt (La fabbrica della morte) apparso nel 1946 1637 e rielaborato nel 1956, cui seguì un'altra edizione l'anno dopo1638. In questo libro gli autori cercarono di giustificare storicamente, sulla base di trasporti fittizi, la menzogna sovietica dei 4 milioni di morti: essi inventarono trasporti di Ebrei non immatricolati presuntamente gasati all'arrivo per un totale di 3.500.000 persone, vi aggiunsero i presunti 320.000 detenuti immatricolati morti al campo e i presunti 15.000 morti durante l'evacuazione del campo, e alla fine conclusero che la loro cifra non era lontana dalla cifra sovietica dei 4 milioni!1639.

Particolarmente strampalata era la loro descrizione dei forni dei crematori II/III, che viene citata da van Pelt:

«All'ingresso della camera a gas c'era un ascensore, dietro porte doppie, per trasportate i cadaveri alle sale forni al pianterreno, con i loro forni a tre livelli1640. Al livello inferiore l'aria era [immessa] mediante ventilatori elettrici, in quello medio bruciava il combustibile e in quello superiore venivano collocati i cadaveri, due o tre alla volta, su una robusta griglia di argilla [refrattaria]»1641.

Così i due “storici” interpretarono e spiegarono l'espressione tedesca Dreimuffelofen, forno a tre muffole, come forni a tre piani, sebbene - cosa ancora più grave - avessero pubblicato nella pagina precedente una fotografia dei forni a 3 muffole del crematorio II. Quanto a van Pelt, egli si è sentito in dovere di spiegare il testo aggiungendo il verbo «brought [immessa]», ma non ha minimamente segnalato il grossolano errore relativo alla struttura dei forni. Un'altra prova della sua straordinaria incompetenza storico-tecnica.


16.7. I testimoni Charles Sigismund Bendel, Miklos Nyiszli e Filip Müller


Nella sua «ricostruzione di come emerse la conoscenza di Auschwitz» van Pelt trascura tre testimoni importanti del “Sonderkommando”, i quali, come ho spiegato sopra, non potendo beneficiare degli sviluppi finali della storia propagandistica delle camere a gas, resero al riguardo dichiarazioni contrastanti e insensate.

16.7.1. Charles Sigismund Bendel

Van Pelt riporta un lungo stralcio della deposizione di Bendel al processo Belsen1642, ma senza alcun commento. Eppure esso contiene varie affermazioni che contrastano in modo stridente con il suo credo, ad esempio:

- la gasazione di 80.000 Ebrei del ghetto di Lodz1643, sebbene i deportati accertati fossero stati 25.000 1644;

- il numero (3), le dimensioni (m 12 x 6) e la capacità (1.000 cadaveri all'ora) delle presunte “fosse di cremazione” nel cortile del crematorio V, in totale contraddizione con le relative affermazioni di Tauber, Dragon e Jankowski (e di tutti gli altri testimoni)1645;

- la morte delle presunte vittime in due minuti e l'apertura della porta della presunta camera a gas dopo cinque minuti1646, mentre l'assunzione di van Pelt è «fino a 30 minuti»1647.

1635 F. Friedman, This was Oswiecim. The story of a murder camp. F. Friedman, This was Oswiecim. The story of a murder camp. The United Jewish Relief Appeal, London 1946, p. 55.
1636 C. Mattogno, Auschwitz:Open Air Incinerations, op. cit., pp. 24-25.
1637 O. Kraus, E. Schön [Kulka], Továrna na smrt. Praga 1946.
1638 Idem, Továrna na smrt. Dokument Osv#timi. Na#e Vojsko- SPB, Praga 1957.
1639 Idem, pp. 203-204.
1640 L'aggettivo impiegato nel testo originale, “tístup ov#” significa “a tre stadi”. 1641 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 221.O. Kraus, E. Kulka, Továrna na smrt. Dokument o Osv#timi, op. cit., p. 145.
1642 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 234-236.
1643 Idem, p. 234.
1644 Idem, p. 112. Vedi capitolo 14.2.
1645 C. Mattogno, Open Air Incinerations, op. cit., pp. 13-23
1646 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 235.
1647 Idem, p. 388. Vedi capitolo 13.1.

 

 

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