AUSCHWITZ la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt 11^ parte

12.3. Le testimonianze “convergenti”

 

Per dimostrare l'esistenza delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B, van Pelt invoca inoltre una presunta “convergenza” di quattro testimonianze: quelle di Bakon, di Olère, di Tauber e di Kula1315. Degli ultimi due mi sono già occupato in precedenza, perciò qui esamino le testimonianze di Bakon e di Olère.

 

12.3.1. Yehuda Bakon

 Yehuda Bakon testimoniò alla sessantottesima udienza del processo Eichmann di Gerusalemme, che si tenne il 7 giugno 1961:

 1306 Idem, fotografie 7-10 alle pp. 356-358.
1307 Idem, fotografia 36 a p. 341.
1308 Idem, p. 376.
1309 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 495.
1310 The Ruins of the Gas Chambers: A Forensic Investigation of Crematoriums at Auschwitz I and Auschwitz-Birkenau , in: “Holocaust and Genocide Studies”, vol. 9, n. 1, spring 2004, pp. 68-103.
1311 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 498.
1312 “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 4, “Detailed Study of Crematorium II”.
1313 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 500.
1314 Sulla questione vedi il mio articolo “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 4, “Detailed Study of Crematorium II”, pp. 374-376 e fotografia III.7 a p. 389.
1315 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 173.

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 «Sì, ce n'erano due in ogni camera a gas nei crematori 1 e 2 [= II e III], vale a dire, ce n'erano quattro; sotto c'erano i ventilatori e anche aperture di pulizia con acqua. In seguito, quando smantellarono i crematori, vedemmo i ventilatori distintamente»1316.

 Queste dichiarazioni sono in contraddizione con le affermazioni di Tauber e di Kula e sono inoltre architettonicamente false.

 Anzitutto Bakon asserì che era stato diviso in due locali anche il Leichenkeller 1 del crematorio III:

 «Nei crematori 1 e 2 [= II e III] c'era una sala molto lunga divisa in due. Ne domandai il motivo e mi risposero che a volte non c'erano persone a sufficienza ed era un peccato sprecare il gas, perciò la gente veniva messa solo in una metà della sala»1317.

 Tuttavia Tauber riferì questa presunta divisione solo in relazione al crematorio II. D'altra parte l'espressione usata da Bakon presuppone la conoscenza dello stato originario del locale, che egli non poteva avere. Senza questa conoscenza il testimone avrebbe visto soltanto “due sale”, non «una sala molto lunga divisa in due».

 Le dimensioni delle aperture menzionate da Bakon - 40 x 40 cm - sono invece in contraddizione con quelle addotte da Kula: 70 x 70 cm. Il testimone dice inoltre, con riferimento alle due presunte camere a gas, che «sotto c'erano i ventilatori»; anzi, egli pretende addirittura di averli visti distintamente durante la demolizione dei crematori. Qui egli riprende la storiella propagandistica già riferita da Janda Weiss1318.

 Bakon, che era nato il 28 luglio 1929, fu deportato ad Auschwitz il 15 dicembre 1943, all'età di quattordici anni1319. Nonostante ciò, secondo van Pelt, egli «sopravvisse a tre selezioni consecutive»1320: un vero miracolo!

 La storia dell'invito rivolto al suo Kommando da parte di detenuti del “Sonderkommando” ad andare a riscaldarsi nella «camera dei vestiti» (Kleidungskammer) o nelle presunte camere a gas, di cui mi sono occupato nel capitolo 2.7.3. e addirittura a fare un giro turistico all'interno dei crematori, inclusa la visita della sala forni1321, non può avere alcuna credibilità ed è solo un espediente letterario per attribuire una fonte autorevole alla propaganda che circolava al campo, che includeva la storia di «fiamme consuete» che uscivano dai camini dei crematori e che «raggiungevano un'altezza di quattro metri»1322 e quella delle «ceneri umane» sparse per terra d'inverno «in modo che la gente potesse camminare sulla strada senza scivolare»1323.

 Van Pelt pubblica tre disegni dei crematori di Birkenau redatti da Bakon nel giugno 1945 1324, che considera «importanti come materiale di prova sulle camere a gas»1325. Questa presunta importanza dipende dal fatto che uno di questi disegni mostra in modo molto schematico la sezione di una presunta camera a gas; Bakon lo descrisse così:

 «Questa è una vista delle camere a gas 1 e 2 [= II e III], che erano sotterranee, e di ciò che si vedeva in alto [nel soffitto]. Sembravano spruzzatori per l'acqua; ero curioso e li esaminai attentamente. Vidi che in essi non c'erano fori, erano semplicemente finti; a prima vista sembra un vero pomo di doccia. Sopra c'erano lampade coperte con filo metallico e in ogni camera a gas c'erano due tubi che andavano dal soffitto al pavimento e intorno ad essi c'erano quattro colonne di ferro circondate da robusto filo metallico. Quando l'operazione era terminata e la gente vi era spinta dentro, le SS aprivano un dispositivo sopra, come un tubo di drenaggio, e attraverso esso introducevano lo Zyklon B»1326.

 Van Pelt, che esalta «la precisione della memoria di Bakon»1327, commenta il disegno1328 richiamando l'attenzione sugli angoli superiori arrotondati, che costituirebbero il ricordo di Bakon dei condotti di ventilazione, sulle docce finte e sulle lampade.

 1316 Idem, pp. 172-173.
1317 State of Israel, Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol. III, p. 1250.
1318 Vedi capitolo 16.8.
1319 Terezínská pam#tní kniha. Terezínská Iniciativa, Melantrich 1995, vol. II, p. 971. Bakon fu liberato al campo di Gunskirchen.
1320 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 169.
1321 State of Israel, Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol. III, p. 1251.
1322 Idem, p. 1249.
1323 Idem, p. 1248.
1324 Idem, p. 1249.
1325 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 171.
1326 State of Israel, Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol. III, pp. 1250-1251.
1327 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 172.
1328 Idem, p. 170.

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 Ma qui c'è ben poca precisione. Sorvolando sulla questione delle presunte docce finte1329 e della presunta suddivisione del Leichenkeller 1 in due locali, la struttura dei dispositivi di introduzione dello Zyklon B descritta dal testimone è in aperto contrasto con quella di Kula e di Tauber, essendo costituiti da «tubi (pipes)» intorno ai quali erano disposte «quattro colonne di ferro circondate da robusto filo metallico (four iron columns surrounded by strong wire)». Questa versione è un ibrido tra la versione di Kula e Tauber e quella di Nyiszli, che parla di «tubi di tolla di forma quadrata»1330.

 La posizione delle lampade di illuminazione è inesatta1331 e la congettura di van Pelt che il disegno terrebbe conto degli angoli superiori della presunta camere a gas smussati dai due condotti di ventilazione non è suffragata dalla testimonianza di Bakon, che non parlò affatto del sistema di ventilazione ma, come si è visto sopra, collocò falsamente i ventilatori «sotto» le aperture.

 La dichiarazione di Bakon è dunque inattendibile e il suo disegno summenzionato non è altro che una illustrazione grafica della propaganda verbale diffusa dal movimento di resistenza1332.

 

12.3.2. David Olère

 Veniamo infine a Olère. Nei capitoli 9.2.4. e 9.5.1. ho già dimostrato l'infondatezza storica di due disegni di questo testimone.

 Van Pelt ne prende in esame altri due, che fornirebbero «un importantissimo documento visivo della struttura e del funzionamento della camera a gas e dei forni crematori del crematorio III»1333.

 Si tratta di una pianta1334 e una sezione verticale del crematorio III1335. Van Pelt afferma che la prima «è pienamente corroborata dalle piante che furono trovate dai Russi nell'edificio della Zentralbauleitung»1336, ma ciò non dimostra che il particolare per il quale egli invoca questo testimone - che non appare in nessuna pianta - sia corrispondente alla realtà. Questo particolare è infatti costituito dalle presunte quattro aperture di introduzione dello Zyklon B che appaiono nel disegno di Olère sul Leichenkeller 1, disposte in modo sfalsato lungo il suo asse nord-sud. A questo riguardo van Pelt invoca una presunta “conferma” fotografica:

«La disposizione sfalsata [delle aperture] di Olère è confermata da fotografie aeree scattate dagli Americani il 25 agosto 1944 e si può spiegare assumendo che queste colonne di rete metallica erano collocate nella parte ovest della prima e della quinta colonne strutturali che sostenevano il solaio della camera a gas e nella parte est della terza e della settima»1337,

e ovviamente il testimone non poteva conoscere questa fotografia.

 Come al solito, van Pelt riprende un argomento già avanzato da Pressac1338.

 Premetto che in uno studio specifico già citato ho dimostrato che sulla copertura del Leichenkeller 1 del crematori II e III non sono mai esistiti né i camini di introduzione per lo Zyklon B né le relative aperture1339.

 In tale studio ho anche discusso la fotografia aerea menzionata da van Pelt1340. Essa mostra la presenza di quattro macchie scure sulla copertura del Leichenkeller 1 dei crematori II e III, che van Pelt interpreta come prova dell'esistenza di quattro dispositivi di introduzione per lo Zyklon B. Una tale interpretazione è tuttavia infondata, perché queste macchie sono lunghe 3-4 metri (quelle sul soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio III hanno una superficie minima di 3 metri quadrati) e per di più hanno tutte l’asse in direzione nord-sud, mentre l’asse dell’ombra del camino del crematorio ha direzione nord-est – sud-ovest. Infine, nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 il Leichenkeller 1 del crematorio II presenta una sola macchia scura sul bordo ovest della copertura1341. Van Pelt pubblica questa fotografia1342, ma senza accennare minimamente a questo fatto.

 1329 Vedi capitolo 4.
1330 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., p. 38.
1331 Vedi capitolo 4.3.
1332 Vedi capitolo seguente.
1333R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 173.
1334 Idem, p. 174.
1335 Idem, pp. 176-177.
1336 Idem, p. 174.
1337 Idem.
1338 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 430.
1339 “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 279-394.
1340 Idem, fotografia 4 a p. 387.
1341 Idem, fotografia 5 a p. 388.
1342 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 449.

Secondo Pressac, i camini in muratura presuntamente installati sulla copertura del Leichenkeller 1 per permettere l'introduzione dello Zyklon B dall'esterno erano alti 40-50 cm1343 e, stando a Kula, dovevano avere i lati interni di circa 70 cm: essi sono pertanto fisicamente inconciliabili con le macchie scure lunghe 3-4 metri ravvisabili nella fotografia aerea del 25 agosto 1944, che perciò, a questo riguardo, non dimostra nulla. Ciò infirma inevitabilmente anche la presunta “conferma” addotta da van Pelt. In conclusione, il disegno di Olère non dimostra nulla circa la realtà delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B.

 

Esaminiamo infine il disegno della sezione verticale del crematorio III di Olère. Van Pelt commenta:

 

«L'informazione più importante contenuta in questa parte del disegno è costituita dalle quattro colonne cave di rete metallica (E)»1344.

 

La didascalia del disegno, in francese, dice: «Grille pour bombes à gaz», (tradotto da van Pelt con «[metal] grates [columns] for gas bombs»1345), letteralmente: «griglie per bombe a gas», inequivocabile allusione alle favolose «bombe piene di acido cianidrico» inventate da Jerzy Tabeau1346.

 

Su Olère ritornerò nel capitolo seguente, in cui mostrerò il vero significato dei suoi disegni.

 

1343 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 253.
1344 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 176.
1345 Idem, pp. 176-177.
1346 Vedi capitoli 15.1. e 17.4.4.

 

 249 —

 

 

 

CAPITOLO 13

 

LO ZYKLON B

 

13.1.La concentrazione di acido cianidrico nelle presunte camere a gas omicide

 

Una delle strategie adottate da van Pelt e dall'avvocato Rampton per confutare il rapporto Leuchter è quella di assumere per le presunte gasazioni omicide una concentrazione di acido cianidrico (HCN) molto più bassa di quella ipotizzata da Leuchter, al quale essi obiettarono:

 

«Poi egli argomentò erroneamente che, in accordo con la pratica americana, i Tedeschi avessero usato un'alta concentrazione di 3.600 parti di acido cianidrico per milione di parti d'aria - la concentrazione usata nelle camere a gas degli Stati Uniti per assicurare una morte rapida del condannato - mentre in realtà i Tedeschi usavano una concentrazione di 300 parti per milione per uccidere le loro vittime»1347.

 

Da che cosa risulta questa presunta concentrazione effettiva? Van Pelt risponde così:

 

«Nelle camere a gas americane i detenuti sono uccisi con 3.200 [sic] ppm1348, il cui effetto è descritto dalla critica come “una boccata e sei morto”. Una concentrazione di 300 ppm provoca una “morte rapida e immediata”. Considerato che ci sono rapporti secondo i quali le vittime impiegarono fino a 30 minuti per spirare, le concentrazioni ad Auschwitz potevano essere inferiori a 100 ppm»1349.

 

Dunque van Pelt desume la concentrazione di HCN dal tempo che le presunte vittime impiegavano a morire, ma scegliendo una durata che è categoricamente smentita da molti dei testimoni da lui addotti:

 

J. Weiss:

 

«Poi il gas veniva immesso nella camera. I polmoni delle vittime si gonfiavano lentamente e dopo tre minuti si poteva udire un forte clamore. Allora la camera veniva aperta e coloro che mostravano ancora segni di vita erano picchiati a morte»1350.

 

C.S. Bendel:

 

«Per uccidere una camera piena di persone [sic] ci volevano 3-5 minuti»1351.

 


1347 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 387; vedi anche p. 415, dove si parla di “a concentration of 3200 (or 3600) ppm”.
1348 Parti per milione.
1349 Idem, p. 388.
1350 The Buchenwald Report. Translated, edited and with an introduction by David A. Hackett. Westview Press. Boulder, San Francisco, Oxford, 1995, p. 350.
1351 Statement di C.S. Bendel del 21 ottobre 1945. NI-11390, p. 3.

 

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M. Nyiszli:

 

«In cinque minuti [il gas] li ha uccisi tutti»1352.

 

R. Höss:

 

«Ci volevano da 3 a 15 minuti per uccidere le persone nella camera a gas, secondo le condizioni climatiche»1353.

 

F.Müller  parla invece di «dieci minuti»1354.

 

Nel rapporto redatto dal giudice Sehn con l'ausilio dell'ing Dawidowski si dice che
«la morte delle vittime seguiva entro 3-10 minuti a seconda della concentrazione di acido cianidrico, ma per precauzione si gasava per circa 20 minuti»1355.

 

Per quanto riguarda l'acido cianidrico, si può prendere come riferimento la presunta camera a gas dei crematori II e III, che misurava m 30 x 7 x 2,41 = 506,1 m3. Sottraendo il volume occupato dai pilastri di sostegno e dal trave centrale, restano circa 499 m3. Nel caso di una gasazione di 1.500 persone del peso medio di 60 kg1356, dunque (0,06 x 1.500 =) 90 m3, nei (499 - 90 =) 409 m3 disponibili, per ottenere una concentrazione teorica di 300 ppm, corrispondente a 0,36 g/m3, sarebbe stati necessari (0,36 x 409 =) circa 147 grammi di acido cianidrico1357. Da 100 ppm (= 0,12 g/m3) risultano invece circa 49 grammi di HCN.

 

Questi quantitativi, come vedremo nel paragrafo seguente, sono in aperto contrasto col quantitativo di Zyklon B che secondo van Pelt fu usato nelle presunte camere a gas omicide.

 

Bisogna inoltre notare che, per van Pelt, la concentrazione di HCN effettivamente usata nelle presunte camere a gas omicide diminuiva o cresceva a seconda delle esigenze del momento. Il dott.R.J. Green, nel suo rapporto in risposta alla perizia di G. Rudolf richiestogli da van Pelt, calcolò le concentrazioni di HCN nelle presunte camere a gas omicide in funzione del tempo sulla base di concentrazione totale minima di 5 g/m3 (= 4.165 ppm) e massima di 20 g/m3 (= 16.660 ppm)1358, introducendo così una contraddizione irrimediabile nella critica di van Pelt al rapporto Leuchter.

 

Tutta questa critica è infatti basata su questa presunta concentrazione effettiva di HCN di 300 o 100 ppm:

 

«... Le conclusioni di Leuchter erano fatalmente invalidate dalla sua premessa totalmente erronea che per uccidere delle persone nelle camere a gas sarebbe stata necessaria una concentrazione di cianuro molto più alta di quella richiesta a scopo di disinfestazione. [...].

 

Egli [Irving] avrebbe preso conoscenza della fondamentale fallacia del rapporto Leuchter e appreso che molte delle ragioni di Leuchter per negare l'esistenza delle camere di uccisione erano infondate. Ad esempio, Leuchter aveva argomentato che il sistema di ventilazione delle camere a gas sarebbe stato del tutto inadeguato. Ma se la concentrazione era molto più bassa di quella da lui assunta, ne consegue che le esigenze della ventilazione sarebbero diminuite in modo corrispondente. Allo stesso modo, l'argomento di Leuchter che l'alta concentrazione di cianuro necessaria per uccidere esseri umani avrebbe creato un alto rischio di contaminazione tossica delle fognature, sarebbe stato invalidato se la concentrazione necessaria era una parte minima di quella assunta da Leuchter»1359.

 

Anche la critica di van Pelt contro l'argomento dell'esplosività dell'HCN ipotizzato da Leuchter si fonda sul presupposto che la concentrazione usata nelle presunte camere a gas omicide «era di circa 300 parti per milione»1360. Van Pelt ribadisce l' argomento così:

 

«Poiché le camere a gas funzionavano con una concentrazione di acido cianidrico bassa (ma letale) di 100 ppm, non c'era pericolo di esplosione»1361.

 

1352 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., p. 40.
1353 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 4. Dichiarazione giurata di R. Höss del 5 aprile 1946. PS-3868.
1354
F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., p. 183.
1355 Processo Höss, tomo 11. p. 45.
1356 Vedi capitolo 1.9.
1357 1ppm = 0,0012 g/m3.
1358 Report of Richard J. Green, PHD, in: http://www.holocaust-history.org/irving-david/rudolf/affweb.pdf
1359 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 411-412.
1360 Idem, p. 362.
1361 Idem, p. 388.

 

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Infine questa bassa concentrazione spiegherebbe anche l'esigua concentrazione di cianuri trovata da Leuchter nei muri della presunta camera a gas omicida del crematorio III1362.

 

Il testimone più preciso e più autorevole sul quantitativo di Zyklon B impiegato per le presunte gasazioni omicide è Höss. Nella dichiarazione giurata del 20 maggio 1946 egli asserì:

 

«Per la gasazione di 1.500 uomini erano necessari da 5 a 7 barattoli di Zyklon B da 1 kg ciascuno; il numero dei barattoli variava secondo l'ampiezza delle camere a gas e secondo le condizioni atmosferiche, cioè in caso di tempo freddo e umido erano necessari 2 o 3 barattoli supplementari»1363.

 

Egli menzionò esplicitamente un quantitativo medio di «6 barattoli per 1.500 uomini»1364.

 

Nell'interrogatorio del 14 maggio 1946 Höss, con riferimento alla gasazione di 1.500-1.600 persone, precisò:

 

«Per questo ci volevano - [il quantitativo] era diverso nei crematori - 7 barattoli nei crematori grandi, 5 negli altri locali. Dipendeva anche dal tempo. Se era molto freddo e umido, bisognava prendere altri 2-3 barattoli»1365.

 

Dunque per la presunta camera a gas omicida dei crematori II/III occorrevano almeno 7 kg di Zyklon B per gasare circa 1.500 persone. Ciò equivale ad una concentrazione teorica di (7.000 : 409 =) 17,1 g/m3 o 14.244 ppm. Ne consegue che van Pelt ha assunto una concentrazione effettiva (14.244 : 300 =) 47,48 o (14.244 : 100 =) 142,44 volte inferiore a quella risultante dalla fonte olocaustica più autorevole e su una tale aberrazione storiografica ha “demolito” il rapporto Leuchter!

 

Chiudo questo paragrafo con un'altra critica a Leuchter dello stesso tenore:

 

«Inoltre egli non ha considerato il fatto che le camere a gas dei crematori II e III furono intenzionalmente demolite nel 1944, che le loro rovine sono rimaste esposte agli elementi per quarantacinque anni e che le pareti sono state lavate dalle piogge acide - fatto di un certo rilievo perché, contrariamente a ciò che credeva Leuchter, il ferrocianuro ferrico non è stabile in ogni condizione ma tende a dissolversi in ambiente acido»1366.

 

Queste affermazioni mettono in luce la crassa ignoranza tecnica e perfino archeologica di van Pelt. Come è noto a qualunque visitatore di Birkenau, le pareti esterne delle camere a gas di disinfestazione del BW 5a presentano vaste aeree di intenso pigmento blu di ferrocianuro ferrico o blu di Prussia (in minor misura quelle del BW 5 b), sebbene anch'esse siano state «lavate dalle piogge acide» per decenni.

 

13.2. Le forniture di Zyklon B ad Auschwitz

 

Van Pelt menziona un suo «rapporto supplementare di 32 pagine intitolato “Deliveries of Zyklon B to Auschwitz and Consumption Rates of Zyklon B in Auschwitz and Other Camps”»1367 di cui riassume i risultati: nel 1943 ad Auschwitz furono consegnati 12.000 kg di Zyklon B, di cui «un massimo di 9.000 kg potrebbero essere stati usati per procedure di disinfestazioneordinaria” (2.730 kg sarebbero stati impiegati per la disinfestazione di vestiario, coperte e altri capi usati dai detenuti, mentre 6.270 kg sarebbero stati impiegati per la disinfestazione di baracche)».

 

I restanti 3.000 kg

 

«sarebbero stati disponibili per scopi al di sopra e al di là di quelli espletati in altri campi».

 

Di questi 3.000 kg, secondo i calcoli di van Pelt, 400 kg «sarebbero stati usati per la disinfestazione del vestiario dei deportati nella camera di disinfestazione del Canada I prima dell'invio alla Volksdeutsche Mittelstelle (VoMi) per la ridistribuzione tra i Tedeschi etnici», 940 kg al massimo

 

1362 Idem, p. 442.
1363 NI-034.
1364 Idem.
1365 NI-036.
1366 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 387.
1367 Idem, p. 428.

 

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«potrebbero essere stati usati per la disinfestazione occasionale di carri merci prima del loro rinvio al luogo di partenza» e i restanti 1.660 kg furono impiegati per le presunte gasazioni omicide1368.

 

Riassumendo, i consumi di Zyklon B sarebbero ripartiti come segue:

 

disinfestazione baracche................... 6.270 kg

 

camere di disinfestazione................... 3.130 kg

 

disinfestazione vagoni ferroviari............ 940 kg

 

gasazioni omicide.............................. 1.660 kg

 

totale...............................................12.000 kg

 

Premetto che, data l'estrema carenza di documenti, qualunque ricostruzione generale dei consumi di Zyklon B ad Auschwitz non può essere che congetturale. Le cifre indicate da van Pelt sono dunque del tutto arbitrarie, come risulta da una verifica relativa alle camere a gas di disinfestazione, per le quali esistono almeno dei dati certi dai quali partire.

 

Secondo la lettera di Bischoff del 9 gennaio 1943, all'epoca ad Auschwitz erano in attività le seguenti camere di disinfestazione a Zyklon B:

 

1 nel cosiddetto “Kanada I”, in funzione dall'estate 1942

 

1 nel BW 5a, in funzione dall'autunno 1942

 

1 nel BW 5b, in funzione dall'autunno 19421369.

 

Il 30 luglio 1943 l'impiegato civile Jährling compilò una «Lista degli impianti di disinfestazione, bagni e apparati di disinfezione nel KL e KGL Auschwitz» (Aufstellung über die im KL. und KGL.

 

Auschwitz eingebauten Entwesungsanlagen, Bäder und Desinfektionsapparate) nella quale è indicata anche la «capacità in 24 ore [tägliche Leistung (24 St.)]» degli impianti.

 

Le camere a gas di disinfestazione a Zyklon B in funzione erano le seguenti:

 

1 nel Block 3 di Auschwitz «per circa 20.000 capi di biancheria (für ca. 20000 Wäschestücke)»

 

1 nel “Kanada I” «per circa 30.000 capi di biancheria, coperte ecc. (für ca. 30000 Wäschestücke, Decken usw.)»

 

1 nel BW 5a1370, «capacità quotidiana 8.000 coperte (Tagesleistung 8000 Decken)»1371.

 

Quante gasazioni erano necessarie per raggiungere queste capacità di disinfestazione quotidiane?

 

Il 4 luglio 1944 il capo della Zentralbauleitung di Weimar, rispondendo ad una richiesta di informazioni di Jothann sulle locali camere a gas di disinfestazione con sistema Degesch-Kreislauf, gli comunicò quanto segue:

 

«La disinfestazione è radicale e assolutamente efficace. Vale il principio: poco carico e ben diradato - breve tempo di azione; carico fitto - lunga durata della gasazione. I tempi, usando barattoli da 200 grammi, variano così da 1 a 12 ore. Per 100 uniformi più tutti gli accessori (scarpe e simili) si calcolano circa 3 ore per camera, mezz'ora di disaerazione. La camera completamente riempita di valigie e borse (senza l'impiego dei carrelli) viene tenuta una notte sotto gas. Come appendiabito la normale gruccia, realizzata espressamente in un modello robusto, si è dimostrata ottima. Bisogna procurarne 100 per camera».

 

[«Die Entseuchung ist radikal und absolut wirksam. Es gilt der Satz: wenig und gut aufgelockertes Beschickungsgut - kurze Einwirkungszeit; dichte Lagerung - lange Dauer der Vergasung. Die Zeiten wechseln so bei Verwendung der 200 gr Büchse zwischen 1 und 12 Stunden. Man rechnet für 100 Monturen zuzüglich allen Beiwerk (Schuhe u. dergl.) pro Kammer etwa 3 Stunden, Entgasung 1/2 Stunde. Die Kammer vollgepackt mit Koffern und Beuteln (ohne Verwendung der Wagen) wird eine Nacht unter Gas gelassen. [...]. Als Kleiderbügel hat sich der normale Bügel, in kräftiger Ausführung besonders angefertigt, bestens bewährt. Es sind 100 Stück pro Kammer zu beschaffen»]1372.

 

1368 Idem, p. 427.
1369 Lettera di Bischoff a Kammler del 9 gennaio 1943 con oggetto “Hygienische Einrichtungen im K.L. und K.G.L.”. RGVA, 502-1-332, pp. 46-46a. 1370 Il documento menziona genericamente i BW 5a e 5b, ma nella seconda metà del 1943 la camera a gas del BW 5b (quella situata a est) fu trasformata in “Heissluftentlausung”. Vedi la pianta 2540 del 5 luglio 1943 in: J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 58.
1371 RGVA, 502-1-332, pp. 9-10.
1372 RGVA, 502-1-333, pp. 17-17a.

 

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Le camere Degesch-Kreislauf misuravano m 1,35 x 4 x 1,90 di altezza, dunque avevano una superficie di 5,4 m2 e un volume di 10,26 m3. L'impiego di 200 g di Zyklon B corrisponde perciò a una concentrazione di 20 g/m3.

 

La camera a gas dei BW 5a e 5b misurava m 9,90 x 10,90 = 107,9 m2; l'altezza era di 3 m per 2/3 della superficie e di 4,7 m per 1/3, sicché il volume totale era di circa 384 m3. Essa era dotata di tre stufe per riscaldare il locale e di due ventilatori1373, perciò vi si potevano eseguire almeno due gasazioni complete di 12 ore ciascuna.

 

Il consumo di Zyklon B era pertanto di (384 x 0,020 =) circa 7,6 kg per ogni gasazione e di circa 15,2 kg al giorno. Il consumo annuo nel 1943 sarebbe stato perciò di (15,2 x 365 =) 5.548 kg per la camera a gas del BW 5a e di altri 2.774 kg per almeno sei mesi di attività della camera a gas del BW 5b, complessivamente 8.322 kg.

 

La camera a gas del Block 3 misurava m 4,92 x 17,651374, con un'altezza di circa 2,5 m, sicché il suo volume era di circa 217 m3. Essa era dotata di un ventilatore aspirante, ma non di un impianto di riscaldo, perciò si può assumere una sola gasazione giornaliera, con un consumo di (217 x 0,020 =) 4,3 kg al giorno e di (4,3 x 365 =) circa 1.570 kg all'anno. Secondo Pressac, il consumo giornaliero era di 5,15 kg con una concentrazione di 24 g/m3 di acido cianidrico1375.

 

Le dimensioni della camera a gas del “Kanada I” non sono note; dal suo rendimento quotidiano di «30.000 capi di biancheria» contro i 20.000 della camera a gas del Block 3 si desume però che essa doveva essere più grande di questa di 1,5 volte; ma anche assumendo lo stesso consumo, in un anno essa avrebbe consumato altri 1.570 kg di Zyklon B. Perciò il consumo delle camere a gas summenzionate nel 1943 poteva essere di 11.462 kg di Zyklon B.

 

Ovviamente non si sa per quanti giorni esse funzionarono effettivamente, sicché non si può stabilire con esattezza quanto Zyklon B fu consumato realmente, ma proprio per questo i calcoli di van Pelt non hanno alcun valore. In conclusione, è del tutto insensato voler dimostrare sulla base delle forniture di Zyklon B ad Auschwitz che un qualunque quantitativo specifico di esso fu impiegato a scopo omicida. I 1.660 kg calcolati da van Pelt sono dunque pura fantasia.

 

Van Pelt afferma che il 1943 fu «un anno in cui il tifo ad Auschwitz fu moltissimo sotto controllo»1376, sottintendendo che il consumo di Zyklon B a scopo di disinfestazione non fu troppo elevato.

 

Dai documenti che si sono conservati emerge invece un quadro della situazione completamente diverso. Nei capitoli 2.1.4. e 2.6.3. ho esposto le attività sanitarie delle autorità del campo per la lotta contro il tifo. Riassumo e completo.

 

Il 12 febbraio 1943 Bischoff comunicò a Kammler che, «a causa del forte aumento di casi di febbre petecchiale», il 9 febbraio Glücks aveva decretato la «la chiusura totale del campo» di Auschwitz e che «in relazione con ciò, dall’11 febbraio 1943 tutti i detenuti saranno disinfestati».

 

L'11 e 12 febbraio era in corso una disinfestazione di tutti i Kommandos di detenuti ed era prevista a breve scandenza la disinfestazione del campo per prigionieri di guerra e del campo di concentramento femminile. Il 13 febbraio fu rilevato un aumento dei casi di tifo anche tra gli operai civili. Il 14 febbraio Höss comunicò le disposizioni dell'SS-Standortarzt per le disinfestazioni. Il 16 febbraio la disinfestazione dei detenuti era terminata e i lavori erano ripresi. Il 25 febbraio l'SS-Standorarzt propose di «sospendere per la durata di 3 settimane tutta l’attività lavorativa dei grossi campi del KL Auschwitz, cioè il campo principale, il campo di concentramento maschile e femminile di Birkenau e il campo per prigionieri di guerra, settore di costruzione 2» e di eseguire in questo periodo «in due fasi una radicale distruzione dei pidocchi e disinfestazione di questi campi». Poiché i casi di tifo erano in aumento, l'SS-Standortarzt decise di eseguire una «disinfestazione generale (Gesamtentwesung)» dei 1.300 operai civili che si trovavano ad Auschwitz; essa si svolse tra il 3 e il 10 aprile e riguardò gli operai stessi, tutti i loro oggetti e i loro alloggi1377.

 

Il 22 luglio il 1. Schutzhaftlagerführer del campo maschile di Birkenau, l' SS-Untersturmführer Schwarzhuber, scrisse al comando una lettera che menziona disinfestazioni su larga scala eseguite nel campo BIb nei primi mesi del 1943:

 

«Alla metà di maggio del 1943 il vecchio campo maschile di Birkenau, BIb, era quasi libero da pidocchi e anche libero da febbre petecchiale tranne qualche caso. Ciò fu ottenuto facendo passare quotidianamente i blocchi nell'impianto di disinfestazione che ivi situato. A partire dalla metà di maggio in quest'impianto fu disinfestato anche l'intero campo zingari, 1373 Le tre stufe sono ancora presenti nel locale, al pari di due aperture rotonde nella parete est in cui erano alloggiati i ventilatori.

 

1374 Pianta 1046 del 19 febbraio 1942, in: J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 24.
1375 Idem, p. 25. Per un errore di stampa il consumo indicato è di 51,5 kg invece di 5,15.
1376 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 427.
1377 Lettera dell' SS-Standortarzt alla Zentralbauleitung del 1 aprile 1943 con oggetto “Gesamtentlausung der Zivilarbeiter”. RGVA 502-1-332, pp. 222-224. Lettera di Bischoff “an den Vorstand des Reichsbahn - Neubauamtes” di Kattowitz del 9 aprile 1943. RGVA, 502-1-178, p. 40. Lettera di Bischoff all' SS-Standortarzt del 10 aprile 1943 con oggetto “Gesamtentlausung der Zivilarbeiter”. RGVA, 502-1-332, p. 227.

 

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nonché pagliericci, coperte, biancheria intima e vestiti del campo femminile. A causa di queste disinfestazioni, alle quali si dovette far fronte oltre alle proprie, nel campo BIb, malgrado tutte le misure di precauzione, i pidocchi furono introdotti di nuovo e il numero dei malati di febbre petecchiale aumentò».

 

[«Mitte Mai 1943 war das alte Männer-Lager in Birkenau, B I b, fast läusefrei und bis auf einige Fälle auch fleckfieberfrei. Dies wurde nur erreicht durch das tägliche Durchschleusen der Blöcke in der dort befindlichen Entlausungsanlage. Von Mitte Mai ab wurde in dieser Anlage auch das gesamte Zigeunerlager sowie Strohsäcke, Volldecken, Leibwäsche und Kleider vom Frauenlager entlaust. Duch diese Entlausungen, die noch neben den eigenen bewältigt werden mußten, wurden in das Lager B I b trotz aller Vorsichtsmaßnahmen wieder Läuse eingeschleppt und die Zahl der Fleckfieberkranken stieg an»].

 

Schwarzhuber aggiunse:

 

«Nel vecchio campo maschile BIb questa disinfestazione dei blocchi fu eseguita da me in questo modo e il campo sarebbe anche libero da pidocchi se non fossero subentrate le circostanze menzionate all'inizio».

 

[«Im alten Männerlager B I b wurde diese Entlausung der Blöcke von mir so durchgeführt und das Lager wäre auch läusefrei geworden, wenn die eingangs erwähnten Umständen nicht eingetreten wären»]1378.

 

Dunque furono disinfestati tutti i blocchi del campo BIb e la camera a gas del BW 5a funzionò continuativamente almeno da prima della metà di maggio a dopo la metà di luglio.

 

Ma, nonstante questa febbrile attività di disinfestazione, il campo si infestò di nuovo. Il 26 giugno l'SS-Standortarzt, «a causa dei casi di febbre petecchiale nel blocco 1» (wegen der gehäuft auftretenden Fleckfiebererkrankungen im Block 1) del settore BIa di Birkenau ordinò l'isolamento di questo blocco1379. Da una lettera del Lagerarzt del campo BIa del 25 luglio 1943 alcomando si apprende che la situazione si era aggravata: per il giorno dopo era prevista la disinfestazione dei blocchi 1,2,3, 8 e 9; per il 27 quella dei blocchi 5,6,11, 12 e 16; inoltre per il 28 e 29 era fissata «la disinfestazione dell'infermeria» (die Entlausung des Reviers)1380.

 

Nel Kommandantursonderbefehl (ordine speciale del comando) n. 16/43 del 23 luglio 1943 Höss diede dettagliate istruzioni «a scopo di attuazione della disinfestazione del campo BIa» (zwecks Durchführung der Entlausung des Lagers B I a), che si doveva svolgere i giorni 24 e 25 luglio, incluso l'ordine di non aggirarsi nei pressi del campo BIa «a causa del pericolo di un danneggiamento della salute ad opera dei vapori di gas tossico» (wegen der Gefahr einer Gesundheitsschädigung durch die Giftgasdämpfe)1381.

 

Le stesse istruzioni diede nel Kommandantursonderbefehl n. 17/43 del 30 luglio 1943 «a scopo di attuazione della disinfestazione del campo BIId» (zwecks Durchführung der Entlausung des Lagers B II d), che si doveva svolgere i giorni 31 luglio e 1 agosto1382.

 

Il 31 luglio, nel suo «Rapporto sulkl'avanzamento dei lavori per le misure speciali nel KGL e nello Stammlager» (Bericht über den Fortgang der Arbeiten für die Sondermassnahmen im KGL. und im Stammlager), Bischoff scrisse quanto segue:

 

«Settore di costruzione I. A causa di un'azione di disinfestazione condotta dal 26 luglio nel settore di costruzione I non si è più lavorato. Una prosecuzione dei lavori è perciò impossibile sino alla fine dell'azione di disinfestazione».

 

[«Bauabschnitt I. Wegen einer angesetzten Entlausungsaktion kann seit dem 26.7 im BA I nicht mehr gearbeitet worden. Eine Fortführung der Arbeiten ist daher bis zur Beendigung der Entlausungsaktion nicht möglich»]1383.

 

Nel rapporto del 7 agosto Bischoff comunicò:

 

«A causa dell'esecuzione di una disinfestazione i Kommandos la settimana dal 2 al 7 agosto 1943 non poterono uscire. [...]. Secondo disposizione della direzione del campo i Kommandos usciranno di nuovo completamente dopo la fine della disinfestazione lunedì

 

1378 RGVA, 502-1-336, pp. 101-101a.
1379 Lettera dell'SS-Standortarzt “an die Lagerführerin des Lager BIa Birkenau” del 26 giugno 1943. RGVA, 502-1-65, p. 74.
1380 RGVA, 502-1-65, pp. 62-62a.
1381 Standort- und Kommandanturbefehle des Konzentrationslagers Auschwitz 1940-1945. Heraugegeben von Norbert Frei, Thomas Grotum, Jan Parcer, Sybille Steinbacher und Bernd C. Wagner. Institut für Zeitgeschichte. K.G. Saur, Monaco, 2000, pp. 314-315.
1382 Idem, pp. 319-320.
1383 RGVA, 502-1-83, p. 99.

 

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prossimo. Al riguardo bisogna però notare che finora per mancanza di gas non si è potuto eseguire la disinfestazione come pianificato, perciò un impiego completo all'inizio della prossima settimana non si può ancora prevedere in modo definitivo».

 

[«Wegen Durchführung einer Entlausung konnten die Kommandos in der Woche vom 2. bis 7. August 1943, insbesondere die Facharbeiterkommandos, nicht ausrücken. [...]. Laut Angabe der Lagerleitung sollen die Kommandos nach beendigter Entlausung am kommenden Montag wieder voll ausrücken. Zu bemerken ist hierzu jedoch, daß die Entlausung bisher wegen Gasmangel nicht wie geplant durchgeführt werden konnte, weshalb ein vollständiger Einsatz am Beginn der nächsten Woche noch nicht endgültig vorauszusehen ist»]1384.

 

Ancora alla fine del 1943 era in corso la disinfestazione di “baracche alloggio (Unterkunftsbaracken)”, come risulta da una lettera dell'SS-Standortarz a Bischoff del 10 dicembre scritta per segnalare un infortunio che si era verificato il giorno prima: un operaio civile aveva forzato la porta di un alloggio gasato e aveva rischiato di morire1385.

 

Da questa documentazione frammentaria risulta che nel 1943 furono eseguite varie disinfestazioni dell'intero complesso di Auschwitz e di sezioni del campo di Birkenau, che richiesero quantitativi di Zyklon B non determinabili, ma sicuramente enormi, e ciò è una riconferma del fatto che i calcoli di van Pelt riguardo ai consumi di Zyklon B sono pura fantasia.

 

13.3. Il numero dei gasati potenziali

 

Van Pelt si chiede poi quante persone si potessero gasare con i suoi 1.660 kg di Zyklon B e risponde con un altro calcolo:

 

«L'Istituto sanitario tedesco del Protettorato di Boemia e Moravia a Praga calcolò che 70 mg di Zyklon B1386 basta per uccidere una persona. Ciò significa che, in teoria, il sovrappiù dei 1.660 kg di Zyklon B, se usato al 100% di efficienza, avrebbe potuto uccidere (1.660 x 14.000 =) 23,2 milioni di persone. Ma, naturalmente, l'efficienza era molto più bassa. Pery Broad testimoniò che le SS usavano 2 barattoli da 1 kg per uccidere 2.000 persone, ossia 1 kg per 1.000 persone. È importante rilevare che nel suo rapporto scritto prima della fine della guerra Kurt Gerstein asserì che “ho con me fatture per 2.175 kg, ma il realtà il quantitativo in questione fu di circa 8.500 kg di Zyklon, abbastanza per uccidere 8 milioni di persone”. Assumendo che 8.500 kg di Zyklon B fossero sufficienti per uccidere 8 milioni di persone, Gerstein usò lo stesso rapporto di Broad. Ciò implica che 1.660 kg di Zyklon B avrebbero potuto uccidere 1,6 milioni di persone. Quando testimoniò a Norimberga, il dottor Bendel disse che un barattolo da 1 kg bastava per l'uccisione di 500 persone, il che significa che 1.660 kg di Zyklon B erano sufficienti per uccidere 830.000 persone.Io conclusi che nel 1943 Auschwitz ebbe un sovrappiù di Zyklon B pari a tre o quattro volte ciò che era necessario per uccidere le 250.000 persone uccise ad Auschwitz in quell'anno»1387.

 

Rilevo anzitutto che «l'Istituto sanitario tedesco del Protettorato di Boemia e Moravia a Praga» non «calcolò» proprio nulla. Van Pelt si riferisce alle «Direttive per l'impiego di acido cianidrico (Zyklon) per la distruzione dei parassiti (disinfestazione)» [Richtlinien für die Anwendung von Blausäure (Zyklon) zur Ungeziefervertilgung (Entwesung)]1388 in cui viene semplicemente riferito questo dato della letteratura specialistica:«L'acido cianidrico fa parte dei veleni più potentti. 1 mg per kg di peso corporeo basta ad uccidere un uomo» (Blausäure gehört zu den stärksten Giften. 1 mg pro kg - Körpergewicht genügt, um einen Mensch zu töten)1389. Dunque 70 mg di acido cianidrico (non «di Zyklon B»!) sono sufficienti per uccidere un uomo di 70 kg, ma questa è la dose letale per ingestione. Se invece si tratta di vapori di acido cianidrico, la dose letale è molto minore:

 

«Una concentrazione di HCN di 270 ppm nell'aria è immediatamente letale. Concentrazioni intorno a 180 ppm provocano la morte dopo un tempo di esposizione di 10 minuti; concentrazioni di 135 ppm causano la morte dopo 30 minuti»1390.

 

1384 RGVA, 502-1-83, p. 237.
1385 RGVA, 502-1-8, p. 25.
1386 Recte: di acido cianidrico.
1387 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 427-428.
1388 NI-9912.
1389 Idem, p. 1.
1390 Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung MBH. “Labour-mediacal aspects of highly toxic gases”. Professor Dr. Szadkowski, Senior Physician in the Central Institute for Labour-Medicine, Hamburg. Frankfurt am Main, Manuscript Nr. 12, senza data, p. 5.

 

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270 ppm equivalgono a 0,324 g/m3 [grammi per metro cubo] o 0,324 mg/l [milligrammi per litro].

 

Altri testi specialistici confermano questo dato1391. Il calcolo di van Pelt relativo ai «23,2 milioni di persone» non ha dunque alcun fondamento scientifico. Al processo Tesch, Broad dichiarò che «per gasare un ampio locale di gasazione erano necessari o sufficienti due barattoli più grandi»1392, e che le presunte camere a gas dei crematori II e III (quelle “ampie”) contenevano 3.000-4.000 persone1393, perciò con 1 kg di Zyklon B sarebbe bastato per 1.500-2.000 persone, non per 1.000.

 

La manipolazione di van Pelt serviva evidentemente a creare una inesistente “convergenza” tra Broad e Gerstein.

 

Quanto poi sia attendibile tale dichiarazione risulta da questa risposta di Broad:

 

«Domanda - Ad una stima approssimativa, quale fu il numero totale delle persone sterminate col gas durante la vostra permanenza ad Auschwitz e Berkenau [sic]?

 

Risposta - Penserei da 2,5 a 3 milioni»1394.

 

È vero che Bendel al processo Tesch dichiarò che nel maggio e giugno 1944 si impiegarono «due barattoli1395 per mille persone», ma egli spiegò:

 

«Domanda - Voi avete detto che le camere a gas erano 10 metri per 4 metri per 1 metro e 60 centimetri: è esatto?

 

Risposta - Sì.

 

Domanda - È esatto che sono 64 metri cubi?

 

Risposta - Non ne sono molto certo. Questo non è il mio forte.

 

Domanda - Come è possibile mettere 1.000 persone in un locale di 64 metri cubi?1396

 

Risposta - Ciò bisogna chiederselo. Poteva essere fatto solo dalla tecnica tedesca»1397.

 

In un locale di 64 m3 1.000 grammi di HCN produrrebbero una concentrazione di (1.000 : 64 =) 15,6 g/m3; se poi grazie alla prodigiosa «tecica tedesca» si riuscisse a farvi entrare 1.000 persone, assumendo un peso medio di 60 kg, il volume dei corpi sarebbe di 60 m3 e nei 4 m3 d'aria disposnibili si formerebbe una concentrazione teorica di (1.000 : 4 =) 250 g di HCN per metro cubo, mentre van Pelt assume una concentrazione reale di 0,36 o 0,12 grammi di HCN per metro cubo!

 

I 64 m3 summenzionati derivano dal fatto che Bendel pretendeva che le presunte camere a gas dei crematori II e III misurassero metri 10 x 4 x 1,60, dal che si può giudicare quale fosse la sua attendibilità1398.

 

Verifichiamo ora l'attendibilità di Gerstein. Egli scrisse che ad Auschwitz e a Oranienburg «ocorrevano normalmente vagoni di acido cianidrico», ma non a scopo omicida, bensì «a scopo di disinfezione [Desinfektion]» e aggiunse:

 

«Soltanto ad Auschwitz furono uccisi milioni di bambini tenendo un tampone [impregnato di] acido cianidrico sotto il naso».

 

Infatti il direttore della Degesch gli aveva raccontato

 

«che per l'uccisione di uomini aveva fornito acido cianidrico in ampolle [in Ampullen]»1399.

 

Tecnicamente Gerstein non sapeva nulla di gasazioni omicide con Zyklon B, perciò la sua stima (secondo la quale 8.500 kg di Zyklon B erano sufficienti per gasare 8 milioni di persone) non ha alcun fondamento.

 

Dunque le presunte “convergenze” di van Pelt diventano tali solo dopo una adeguata manipolazione di fonti spurie, la quale include anche l'omissione delle fonti “discordanti”, come le

1391 S. Fumasoni-M. Rafanelli, Lavorazioni che espongono all'azione di acido cianidrico e composti del cianogeno. Edizioni I.N.A.I.L., Milano, 1960, p. 8: concentrazione “rapidamente mortale”: 0,3 mg/litro; Cyanwasserstoff Blausäure Cyadide. Merkblatt M002 12/89. Berufsgenossenschaft der chemischen Indsutrie. Jedermann-Verlag, Heidelberg, 1985, p. 9: “180-270 ml/m3 rasch tödlich”. 1 ml = 1 ppm; 180-270 ml = 0,2-0,3 mg/litro.
1392 Interrogatorio di P. Broad del 2 marzo 1946, p. 27. NI-11954.
1393 Idem, p. 24.
1394 Idem, p. 23.
1395 Presumibilmente da 500 grammi.
1396 Poiché il locale, secondo il testimone, misurava 40 m2, la densità delle vittime sarebbe stata di (1.000 : 40 =) 25 m2!
1397 Interrogatorio di C.S. Bendel del 2 marzo 1946, pp. 30-31.
1398 Vedi capitolo 16.7.
1399 Rapporto tedesco di K. Gerstein del 6 maggio 1945. PS-2170, p. 9

 

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dichiarazioni di Höss secondo la quale nei crematori II e III si usavano almeno 7 kg di Zyklon B per uccidere 1.500 persone, cioè (secondo il ragionamento di van Pelt) 214 persone con 1 kg.
Ma c'è un'altra contraddizione ancora più stridente. Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, van Pelt pretende che la concentrazione effettiva impiegata nelle presunte camere a gas omicide fu di 300 ppm o addirittura di 100 ppm. Per una eventuale gasazione di 1.500 persone sarebbero dunque stati teoricamente sufficienti 147 o 49 grammi di HCN.

 

Perciò, secondo il ragionamento di van Pelt, i presunti 1.660 kg di Zyklon B sarebbero stati sufficienti a gasare ([1.660 : 0,147] x 1.500 =) circa 16.939.000 o ([1.660 : 0,049] x 1.500 =) 50.816.000 persone!

 

Chiudo l'argomento con una osservazione che riguarda sempre la concentrazione di HCN, ma in una prospettiva diversa.

 

Dal 1° marzo al 26 aprile 1946 si svolse ad Amburgo il processo contro Bruno Tesch, Karl Weinbacher e Joachim Drosihn, accusati di aver fornito alle SS Zyklon B a scopo di sterminio. Si tratta del processo Tesch cui parteciparono come testimoni P. Broad e C.S. Bendel. Tesch e Weinbacher furono condannati a morte dal Tribunale Militare Britannico. Proprio con lo Zyklon B fornito dalla ditta Tesch und Stabenow, secondo van Pelt, sarebbero stati gasati ad Auschwitz 960.000 Ebrei1400. Il fatto strano è che, nonostante queste immani gasazioni e nonostante il “materiale umano” disponibile in grande abbondanza a scopo sperimentale, nessuno ad Auschwitz eseguì esperimenti tossicologici su esseri umani mediante acido cianidrico, sicché le conoscenze relative alla dose letale sull'uomo dopo Auschwitz erano esattamente quelle di prima di Auschwitz.

 

1400 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 116.

 

258 —

 

CAPITOLO 14

 

IL NUMERO DELLE VITTIME

 

14.1. La Commissione di inchiesta sovietica 

 

Van Pelt presenta in un lungo paragrafo «Una breve storia delle conoscenze relative al numero delle vittime di Auschwitz»1401.

 

Egli comincia con la Commissione sovietica di inchiesta. Come ho documentato altrove1402, tra il 14 febbraio e l’8 marzo 1945 gli ingegneri Dawidowski e Doli# s ki (polacchi), Lavruschin e Schuer (russi) redassero una perizia sulle presunte camere a gas e sui crematori di Auschwitz-Birkenau che reca una breve “Appendice 1” intitolata “Calcoli per l’accertamento del numero delle persone sterminate dai Tedeschi nel campo di Auschwitz”1403.
I “periti” calcolarono le seguenti vittime:

 

crematorio I :........................ 63.000

 

crematori II-V:................. 3.200.000

 

camera a gas n.1”:.......... 525.000...(Bunker 1)

 

camera a gas n.2”:.......... 270.000...(Bunker 2)

 

totale:................................ 4.058.000

 

arrotondato a 4.000.000.

 

I calcoli, per i crematori, erano basati su una capacità di cremazione a decisamente folle:

 

9.000 cadaveri al mese per il crematorio I = 300 al giorno
90.000 cadaveri al mese per il crematorio II/III = 3.000 al giorno
45.000 cadaveri al mese per il crematorio IV/V = 1.500 al giorno.

 

La capacità dei crematori di Birkenau era da 8 a 10 volte maggiore di quella teorica, a seconda che si assuma o no l'ipotesi delle gasazioni omicide. I “periti” condirono poi queste assurdità termotecniche con “coefficienti di attività” del tutto arbitrari.

 

Il calcolo relativo alla “camera a gas n.1” e alla “camera a gas n.2”, che successivamente furono ribattezzate “Bunker 1” e “Bunker 2”, è ancora più insensato, perché si basa esclusivamente sulla presunta capacità di gasazione, rispettivamente 5.000 e 3.000 persone al giorno, anche qui con i soliti fantasiosi “coefficienti di attività”.

 

È chiaro che la cifra di 4.000.000 era pura propaganda: essa non era il risultato del calcolo, ma il suo presupposto: i “periti” dovevano soltanto darle una veste “scientifica”.

 

Van Pelt, incredibilmente, giudica questa grossolana propaganda un «approccio ingegneristico alla questione di quante persone morirono ad Auschwitz»1404.

 

Egli menziona poi «un secondo metodo» di calcolo, quello «basato su un'analisi del numero di deportazioni al campo», che introduce così:

 

1401 Idem, pp. 106-122.
1402 The Four Million Figure of Auschwitz. Origin, Revisions, Consequences, in: “The Revisionist”, Vol. 1, Number 4, November 2003, pp. 387-392.
1403 GARF, 7021-108-14, pp. 18-20.
1404 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 107.

 

 — 259 —

 

«All'inizio del 1946 Nachman Blumental, usando questo metodo, giunse alla supposizione documentata che il numero delle vittime doveva essere in qualche modo tra 1,3 e 1,5 milioni»1405.

 

In realtà la perizia di Blumental, redatta il 25 marzo 1947 (e non «all'inizio del 1946 »), è sì una semplice «supposizione», ma per nulla «documentata», essendo basata su supposizioni ancora più congetturali:

 

«Dunque circa 3.000.000 [di persone] morirono nei grandi campi della morte:

 

Belzec, Chelmno, Auschwitz, Sobibór e Treblinka. Stimando il numero delle vittime dei campi della morte di Chelmno e Treblinka conformemente ai risultati dell'istruttoria giudiziaria a circa 1.000.000 (per l'esattezza, 731.600 a Treblinka e 340.000 a Chelmno), a circa 400.000 per Majdanek con i sottocampi, a circa 400.000 complessivamente per Sobibór e Belzec, per Auschwitz restano circa 1.500.000 vittime»1406, cifra del resto abbondantemente gonfiata (la differenza è 1.200.000, non 1.500.000).

 

Dunque questo «secondo metodo» non è meno insensato del primo.

 

Continuando la sua rassegna, van Pelt riporta la statistica di Gerald Reitlinger: 840.800 deportati ad Auschwitz,
di cui sarebbero stati gasati tra 550.000 e 600.000,
più una parte sconosciuta dei 300.000 detenuti immatricolati morti
1407.

Van Pelt dedica una pagina intera a tentare di spiegare le ragioni di cifre in così stridente contrasto con quelle precedenti, ma dimentica di riferire questo secco giudizio di Reitlinger sul preteso «approccio ingegneristico» dei “periti” polacco-sovietici:

 

«Il mondo ha imparato a diffidare dei “coefficienti di rettifica” e la cifra di quattro milioni fa ridere»1408.

 

Van Pelt menziona poi le due diverse cifre addotte da Höss: quella di 2.500.000, presuntamente basata su una dichiarazione di Eichmann, e quella di 1.100.000, risultante dalla statistica di Höss1409. Per la precisione, l'ex comandante di Auschwitz dichiarò:

 

«Ad Auschwitz presumo che siano state messe a morte circa 3.000.000 di persone, circa 2.500.000 per mezzo delle camere a gas».

 

Queste cifre deriverebbero da un fantomatico rapporto di Eichmann a Himmler1410. La cifra più bassa è di 1.195.000, inclusi «70.000 Russi»1411. Infine van Pelt riassume:

 

«Così, all'inizio degli anni Cinquanta c'erano sostanzialmente tre stime del numero delle vittime, ciascuno basato su fonti diverse:
una alta di 4 milioni basata sulla capacità
assunta dei crematori,
una bassa di circa 1 milione basata sul numero dei trasporti e sulla
dichiarazione finale di Höss, e
una media di circa 2,5 milioni basata sul numero di
Eichmann riferito da Höss che questi addusse all'inizio nel suo affidavit di Norimberga»1412.

 

Van Pelt dimentica la stima non meno autorevole del giudice Sehn:

 

«Questo testimone (Fr. Stanek)1413 dichiarò che nel corso di tre anni, nello stesso periodo 1942-1944 giunsero ad Auschwitz in trasporti ferroviari 3.850.000 detenuti. Se consideriamo i restanti anni di esistenza del campo e i numerosissimi trasporti con autocarri, il numero delle vittime del campo di Auschwitz ammonta effettivamente a circa cinque milioni»1414.

 

1405 Idem., p. 107.
1406 AGK, NTN, 113, p. 48.
1407 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 107.
1408 G. Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli Ebrei d'Europa 1939-1945. Casa Editrice Il Saggiatore, Milano, 1965, p. 559.
1409 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 108.
1410 Deposizione di R.Höss del 13 gennaio 1946. NO-1210, p. 6.
1411 Idem.
1412 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 108-109.
1413 Un impiegato che aveva prestato servizio alla stazione ferroviaria di Auschwitz.
1414 J. Sehn, Obóz koncentracyjny i zag#ady O#wi#cim, in: Biuletyn G#ównej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce. Pozna# 1946, p. 128.

 

 — 260 —

 

Riassumendo, all'epoca le stime erano di 5 milioni, 4 milioni, 3 milioni, 1,2 milioni e meno di 840.800.

 


 

14.2. La revisione di G.Wellers e di F. Piper

 


 

Van Pelt spiega che la situazione restò invariata fino agli anni Ottanta, quando Georges Wellers addusse «nuove cifre»: 1.613.455 deportati e 1.471.595 morti. All'epoca cominciò ad occuparsi della questione anche Piper, «al quale fino ad allora era stato proibito di indagare la questione»1415 e che pubblicò i risultati finali dei suoi studi in un libro dal quale van Pelt attinge a piene mani1416. La malafede del giudice Sehn risulta inoppugnabilmente dal fatto che nel corso dell’istruttoria per il processo Höss egli si era imbattuto nelle cosiddette liste dei trasporti – trascrizioni semplificate di documenti originali eseguite clandestinamente dai detenuti che lavoravano presso la Sezione Politica del campo. In un protocollo datato Cracovia, 16 dicembre 1946, egli trascrisse e analizzò queste liste, che comprendono:

 

a) 2.377 trasporti maschili dal 20 maggio 1940 al 18 settembre 1944 con la relativa l’assegnazione dei numeri di matricola 1-199531;

 

b) 1.046 trasporti femminili dal 26 febbraio 1942 al 26 marzo 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola 1-756971417;

 

c) i 78 trasporti ebraici maschili RSHA1418 dal 13 maggio al 24 agosto 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola A-1/A-20.000;

 

d) i 60 trasporti ebraici maschili RSHA dal 31 luglio al 21 settembre 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola B-1/B-10481;

 

e) i 90 trasporti ebraici femminili RSHA dal 15 maggio al 20 settembre 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola A-1/A-25378;

 

f) i 171 trasporti di Erziehungshäftlinge (detenuti inviati al campo per la “rieducazione”) dal 21 ottobre 1941 al 10 settembre 1944 con la relativa assegnazione dei numeri di matricola E-1/E-9.3391419.

 

Sebbene non siano complete, queste liste permettono tuttavia di stabilire con sufficiente approssimazione l’ordine di grandezza dei trasporti ad Auschwitz. Esse sono infatti alla base del Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau di Danuta Czech, che apparve in prima edizione tedesca tra il 1959 e il 1964 1420.

 

È importante rilevare che Wellers basò i suoi calcoli proprio sul Kalendarium, pur gonfiando le cifre con grossolane imposture che rilevai nel 1987 in uno studio specifico1421.

 

Da ciò risulta anche l'opportunismo di Piper. Sebbene il primo strumento di verifica della cifra propagandistica dei 4 milioni fosse stato elaborato proprio dal Museo di Auschwitz nel 1964, ancora nel 1978 Piper, che era entrato a far parte della sezione storica del Museo nel 1965, accettava in toto la propaganda sovietica scrivendo:

 

«Durante i quasi cinque anni di esistenza del campo persero la vita circa 4.000.000 di persone in conseguenza di malattie, esecuzioni e gasazioni in massa, inclusi 340.000 degli oltre 400.000 uomini, donne e bambini immatricolati al campo»1422.

 

D’altra parte, fin dal 1956, proprio in Polonia, furono pubblicate le cosiddette memorie di Höss, nelle quali il comandante di Auschwitz elencò le “azioni più grandi”, cioè le deportazioni più importanti, dalle quali risulta però un totale di 1.130.000 deportati1423, motivo di più, per il Museo di Auschwitz e per Piper, per dubitare della cifra propagandistica dei 4 milioni. Dunque il Museo di

 

1415R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 109.
1416 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz, op. cit.
1417 Queste liste furono trasmesse da K. Smole# in data 16 dicembre 1947 al Council for War Crimes americano e divennero il documento NOKW-2824.
1418 Trasporti ebraici organizzati dal Reihssicherheitshauptamt.
1419 AGK, NTN, 95, pp. 12-13. Il protocollo va da p. 12 a p. 123.
1420 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau, in: Hefte von Auschwitz, 2, 1959, pp. 89-118 (1940-1941); 3, 1960, pp. 47-110 (1942); 4, 1961, pp. 63-111 (gennaio-giugno 1943); 6, 1962, pp. 43-87 (luglio-dicembre 1943); 7, 1964, pp. 71-103 (gennaio-giugno 1944); 8, 1964, pp. 47-109 (luglio 1944-gennaio 1945. Wydawnictwo Pa#stwowego Muzeum w O wi#cimiu.
1421 Wellers e i “gasati” di Auschwitz. Edizioni La Sfinge, Parma 1987.
1422 F. Piper, Extermination, in: J. Buszko (Ed.), Auschwitz Nazi Extermination Camp. Interpress Publishers, Warsaw 1978, p. 127.
1423 G#ówna Komosja Badania Zbrodni Hitlerowskich w Polsce, Wspomnienia Rudolfa Hoessa komendanta obozu o#wi#cimskiego. Wydawnictwo Prawnicze, Warszawa 1956, p. 193.

 

 — 261 —

 

Auschwitz la avallò opportunisticamente pur avendo gli strumenti per confutarla, adottando un atteggiamento non propriamente scientifico1424.
Il metodo di calcolo che van Pelt attribuisce a Piper è sorprendente. Van Pelt spiega anzitutto che la cifra sovietica dei 4 milioni di morti era basata sul presupposto «che i crematori avessero funzionato ai quattro-quinti della loro capacità». Egli desume questo dato dal fatto che nel rapporto finale della Commissione sovietica di inchiesta viene indicato un numero massimo di cadaveri cremati nei crematori di Auschwitz-Birkenau (senza i “coefficienti di attività”) di 5.121.000, di cui i 4.058.000 calcolati con questi coefficienti rappresentano circa i 4/5. Ma, secondo van Pelt, «Piper sapeva che gli inquirenti avevano probabilmente [sic!] sovrastimato la capacità di cremazione dei crematori», perché i “periti” polacco-sovietici avevano assunto una capacità complessiva per tutti i crematori di 9.300 cadaveri al giorno, mentre dalla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 risulta una cifra totale di 4.7561425. Questo ragionamento è già viziato da un errore di fondo: la cifra dei 4 milioni non era basata sul presupposto «che i crematori avessero funzionato ai quattro-quinti della loro capacità», ma alla massima capacità per i quattro-quinti del tempo della loro esistenza. Van Pelt continua:

 

«Dopo aver moltiplicato il tasso di cremazione mensile dei crematori col numero dei mesi in cui ciascuno di essi era stato in funzione, Piper seppe che il numero massimo di cadaveri che si potevano cremare sarebbe stato di 2,6 milioni, la metà della stima sovietica»1426.

 

Questo non è un calcolo eseguito da Piper, ma un calcolo che - secondo van Pelt - Piper avrebbe potuto eseguire. Tuttavia ciò è impossibile, perché Piper non ne condivideva il presupposto essenziale.

 

Infatti, come abbiamo visto sopra, per tutti i crematori i “periti” polacco-sovietici avevano calcolato 3.263.000 cremati sulla base di una capacità di cremazione complessiva di 9.300 cadaveri al giorno; ma assumendo una capacità di 4.756 cadaveri al giorno risulterebbero circa 1.669.000 cremazioni.

 

Tuttavia Piper, ancora nel 1994, non accettava la capacità di 4.756 cadaveri al giorno:

 

«Una lettera della Zentralbauleitung al gruppo [di uffici] C [dell'SS-WVHA] del 28 giugno 1943 indica che la capacità per un periodo di 24 ore era stimata a 340 corpi per il crematorio I; 1.440 per ciascuno dei crematori II e III e 768 per ciascuno dei crematori IV e V. Così i cinque crematori potevano cremare 4.765 [recte: 4.756] corpi al giorno. Questa stima coincide con le direttive fissate nel 1941 riguardo alla capacità di cremazione di un crematorio per prigionieri di guerra a cinque storte secondo le quali in ogni storta si potevano cremare due corpi in 30 minuti. Tuttavia il mese seguente il crematorio I fu messo fuori uso, riducendo così la capacità a 4.415 [recte: 4.416].

 

This estimate coincided with the guidelines established in 1941 concerning the capacity of a five-retort crematorium for prisoners of war, according to which two bodies could be incinerated in one retort within 30 minutes. The next month, however, crematorium I was shut down, reducing the capacity to 4,415 [recte: 4.416].

 

Nel loro sforzo di accrescere la capacità di cremazione dei forni, le autorità del campo raccomandarono di ridurre la durata della cremazione a 20 minuti e di aumentare a tre il numero dei corpi [da cremare in una muffola], a seconda della corporatura. In conseguenza di ciò, la capacità dei crematori quasi raddoppiò, arrivando a circa 8.000 corpi in 24 ore, secondo la dichiarazione del detenuto del Sonderkommando Feinsilber [alias Jankowski]»1427.

 

Dunque la capacità dei crematori di Birkenau assunta da Piper non era molto lontana da quella dei “periti” (8.000 cadaveri al giorno contro 9.000) e questo fatto, nell'ottica di van Pelt, poteva portare ad una revisione della cifra dei 4 milioni di circa 8/9, corrispondente a circa 3.555.000 vittime.

 

Anche nel suo studio statistico sul numero dei morti di Auschwitz invocato da van Pelt, Piper difendeva la piena validità della perizia sovietica, riguardo alla quale scrisse:

 

1424 Per un approfondimento della questione rimando al mio articolo Franciszek Piper e “Die Zahl der Opfer von Auschwitz”, in: Il numero dei morti di Auschwitz. vecchie e nuove imposture. I Quaderni di Auschwitz, 1. Effepi, Genova, 2004.
1425 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 111.
1426 Idem.
1427 F. Piper, Gas Chambers and crematoria, in: Anatomy of the Auschwitz death camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis 1994, pp. 165-166.

 

262 —

 

«Per quanto riguarda l'attendibilità dei dati addotti nella tabella citata1428 bisogna rilevare che in generale corrispondono alla realtà effettiva. Ciò concerne sia la capacità dei singoli crematori (che era sì più alta del 100% rispetto ai dati tedeschi, ma corrispondeva all'incirca alle cifre menzionate dal membro del Sonderkommando Feinsilber), sia il tempo di funzionamento (le differenze oscillano in un ambito da uno a tre mesi, ad eccezione del crematorio I, per il quale il tempo fu accorciato di undici mesi)»1429

 

Il calcolo summenzionato fu addottato da Piper - traendolo da van Pelt! - solo nel novembre 2003 e solo per rispondere ad un analogo argomento di Fritjof Meyer: in questa occasione Piper calcolò 4.756 cadaveri per 547 giorni = 2.601.532 cadaveri1430, ma ciò non ha nulla a che vedere con la revisione della cifra propagandistica dei 4 milioni.

 

Van Pelt riassume poi i calcoli statistici di Piper sugli Ebrei deportati ad Auschwitz effettuati in base al “Kalendarium” di Auschwitz, ma premette:

 

«Il Kalendarium dev'essere considerato la base di ogni ricerca storica sulle deportazioni ad Auschwitz, ma bisogna sottolineare che non è perfetto»1431.

 

La «singola maggiore anomalia» che vi trova riguarda la deportazione degli Ebrei di Lodz, di cui non è indicata la cifra totale:

 

«Il trasporto del 18 settembre 1944 aveva una forza di 2.500 deportati. Se questo era un trasporto tipico, ciò significherebbe che i dieci trasporti registrati corrispondono a 25.000 deportati. Tuttavia l'Ufficio statistico di Lodz mostra che in agosto e settembre da Lodz furono deportati 73.563 Ebrei; la maggior parte di essi fu inviata ad Auschwitz. Ciò significa che tutti i documenti di venti trasporti al massimo (circa 50.000 persone) sono perduti, almeno nel resoconto del Kalendarium»1432.

 

Van Pelt non è neppure sfiorato dal dubbio che i documenti relativi a questi trasporti, come ho documentato in uno studio specifico, mancano semplicemente perché questi Ebrei non furono inviati ad Auschwitz1433. Dal ghetto di Lodz vi furono infatti deportati circa 22.500 Ebrei, di cui circa 11.500 Ebree furono trasferite poi da Auschwitz a Stutthof.

 

La statistica degli Ebrei deportati ad Auschwitz di Piper - accettata acriticamente da van Pelt - menziona un totale di 1.095.190 persone, cifra arrotondata da Piper stesso a 1.100.000 e da van Pelt a «1.095.000 (1,1 milioni)»1434. Ma in uno studio che ho dedicato alla metodologia impiegata da Piper ho dimostrato che egli ha calcolato complessivamente almeno 180.600 deportati ebrei fittizi, sicché il totale dei deportati scende a circa 914.600 1435.

 

La cifra addotta da Piper contiene 437.402 Ebrei ungheresi pretesamente deportati ad Auschwitz, mentre la cifra documentata è di 398.400: i restanti 39.000 circa furono diretti in Austria (Strasshof e Gänserndorf), a Bergen-Belsen, in Lituania e in Estonia e probabilmente a P# aszów, presso Cracovia, senza passare per Auschwitz1436. Tra i presunti 437.402 deportati, Piper calcolava 25.000 “Ebrei di transito” (Durchgangsjuden), Ebrei inviati nel “campo di transito” (Durchgangslager) di Birkenau senza immatricolazione. Van Pelt accetta incautamente anche questa cifra, che è nettamente smentita dalla documentazione esistente: alla categoria deiDurchgangsjuden” appartengono infatti almeno 79.200 Ebrei ungheresi1437 e circa 19.400 Ebrei di Lodz1438.

 

Secondo i calcoli di Piper, pienamente accettati da van Pelt, ad Auschwitz furono deportati (in cifra tonda) 1.095.000 Ebrei, di cui 205.000 furono immatricolati e i restanti 890.000, tra cui 25.000Durchgangsjuden”, non furono immatricolati; i detenuti trasferiti in altri campi furono 190.000, i detenuti immatricolati morti 200.0001439.

 

1428 Una tabella che riporta i dati della Commissione sovietica riguardo alla capacità mensile e totale di cremazione dei crematori.
1429 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz, op. cit., p. 92.
1430 Vedi il mio articolo già citato Sulla controversia Piper-Meyer: propaganda sovietica contro pseudorevisionismo, in: Auschwitz: nuove controversie e nuove fantasie storiche , in particolare p. 11.
1431 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 112.
1432 Idem.
1433 Das Ghetto von Lodz in der Holocaust-Propaganda. Die Evakuierung des Lodzer Ghettos und die Deportationen nach Auschwitz (August 1944) , in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 7. Jg., Heft 1, April 2003, pp. 30-36.
1434 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 115.
1435 C. Mattogno, Franciszek Piper e “Die Zahl der Opfer von Auschwitz”, art. cit.
1436 Vedi il mio articolo Die Deportation ungarischer Juden von Mai bis Juli 1944. Eine provisorische Bilanz, in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 5. Jg. Heft 4, Dezember 2001, p. 389.
1437 Idem, p. 385.
1438 Das Ghetto von Lodz in der Holocaust-Propaganda, art. cit., p. 34.
1439 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 115-116.

 

 — 263 —

 

In realtà, come ho dimostrato nello studio citato sopra, il numero totale dei detenuti mancanti (i presunti gasati) è di circa 611.000,
mentre il numero totale dei detenuti ammessi al campo
è di almeno 500.100,
di cui circa 401.500 immatricolati e
circa 98.600 non immatricolati.
I detenuti trasferiti furono almeno 250.800,
i detenuti immatricolati morti al campo circa 135.5001440.

 

La statistica di Piper è dunque documentariamente e storicamente infondata, al pari della relativa discussione di van Pelt, che su di essa si fonda.

 


 

14.3. La cifra propagandistica dei 4 milioni e l'attendibilità dei testimoni

 


 

Van Pelt riferisce la conclusione di Samuel Crowell che

 

«poiché i Sovietici erano in errore nella loro conclusione che ad Auschwitz erano state uccise 4 milioni di persone, qualunque dichiarazione testimoniale che abbia addotto questa cifra dev'essere stata ispirata dalla cifra sovietica».

 

Poi obietta:

 

«Crowell non ha considerato il fatto che i Sonderkommandos avevano fornito ai Sovietici la cifra di 4 milioni, sebbene un calcolo della capacità di cremazione dei crematori avesse prodotto la cifra di 5,1 milioni»1441.

 

Van Pelt non sa ciò che dice.
Anzitutto, «inizialmente» i “periti” polacco-sovietici, come ho
spiegato sopra, calcolarono proprio la cifra di 4 milioni di vittime.
La cifra di 5.121.000 non appare affatto nel rapporto iniziale del 14 febbraio-8 marzo 1945, ma soltanto in quello finale pubblicato sulla “Pravda” il 7 maggio 1945.
In secondo luogo, contrariamente a ciò che crede van Pelt,
i testimoni del “Sonderkommando”, nei loro interrogatori da parte degli inquirenti sovietici, non menzionarono affatto la cifra dei 4 milioni: ciò vale sia per Tauber, sia per Dragon.

 

Solo nelle deposizioni rese alcune settimane dopo davanti al giudice Sehn questi testimoni parlarono dei 4 milioni.

 

Tauber dichiarò:

 

«Secondo le mie supposizioni, la cifra totale delle persone gasate nei crematori di Auschwitz nel periodo in cui, come membro del Sonderkommando, prestai servizio in questi crematori, è di circa 2 milioni di persone. Durante la mia permanenza ad Auschwitz ebbi la possibilità di parlare con vari detenuti che avevano lavorato ai crematori e ai Bunker di Auschwitz prima del mio arrivo là. Da essi appresi che, quando cominciai a lavorare nei crematori,erano già state gasate circa due milioni di persone nei Bunker n. I e II o nel crematorio n. I.In totale dunque calcolo la cifra complessiva delle persone gasate ad Auschwitz a circa 4 milioni. Questa cifra include vari trasporti dai più diversi paesi europei, sia Ebrei sia ariani, nonché persone che dalla forza del campo furono destinate alla gasazione nel corso delle selezioni»1442.

 

Ed ecco la dichiarazione di Dragon:

 

«Calcolo il numero dei gasati nei due Bunker e nei quattro crematori a oltre 4 milioni. Della stessa opinione erano anche altri detenuti impiegati nel Sonderkommando»1443.

 

Jankowski confermò pienamente la prima parte della stima di Tauber, dunque, indirettamente, anche la cifra dei 4 milioni:

 

«Sulla base delle mie osservazioni e da colloqui con altri detenuti del Sonderkommando - esso esistette per due anni - giungo alla conclusione che nei crematori e nei Bunker di Birkenau complessivamente sono state cremate non meno di 2 milioni di persone. Questa cifra con contiene coloro che erano stati cremati da vari Sonderkommandos che erano esistiti già prima a Birkenau e che furono liquidati dalle SS, perciò non ci poterono informare sul numero delle persone cremate durante l'esistenza di quei Sonderkommandos»1444.

 

1440 C. Mattogno, Franciszek Piper e “Die Zahl der Opfer von Auschwitz”, art. cit.
1441R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit.,, pp. 184-185.
1442 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. pp. 149-150.
1443 Protocollo della deposizione di Sz. Dragon del 10 e 11 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn. Processo Höss, tomo 11, p. p. 111
1444 Protocollo della deposizione di S. Jankowski del 13 aprile 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn, in: Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., pp. 53-54.

 

264 —

 

Poiché van Pelt considera ovviamente la cifra di 4 milioni un «errore davvero monumentale»1445, il problema sollevato da Crowell è molto serio e l'insulsa risposta di van Pelt non lo sfiora neppure. Esso riguarda da un lato l'attendibilità dei testimoni, dall'altro la validità del metodo della “convergenza delle prove”. Per quanto riguarda il primo punto, lo scenario dipinto dai testimoni ha senso soltanto all'interno del quadro della propaganda sovietica dei 4 milioni, che però è falso.

 

Perciò i testimoni che l'hanno avallata descrivendo immani gasazioni e cremazioni - le une storicamente false, le altre tecnicamente impossibili -, sono dei mentitori.
Passiamo al secondo punto. Poiché van Pelt stesso ammette che la cifra dei quattro milioni, in quanto «errore davvero monumentale» è falsa, egli deve anche ammettere che qui si realizza una convergenza” di testimonianze sul falso. Ciò significa che la semplice “conferma” di una testimonianza da parte di un'altra testimonianza non dimostra necessariamente che la testimonianza sia vera e ciò distrugge alla base la metodologia della conferma testimoniale normalmente usata da van Pelt.

 

Concludendo, come ho rilevato altrove1446, l'invalidazione della cifra dei 4 milioni comporta necessariamente l'invalidazione delle testimonianze costruite all'interno del suo quadro propagandistico e conseguentemente della metodologia di van Pelt.

 

1445 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 183.
1446 C. Mattogno, The Four Million Figure of Auschwitz. Origin, Revisions, Consequences, art. cit., vedi soprattutto i paragrafi 2 (The Arrangements between “Experts” and “Witnesses”) e 4 (The Consequences of Giving Up the Propaganda Figure of Four Million), pp. 389-392.

 

 — 265 —

 

PARTE QUINTA

 

L'ORIGINE DELLA “CONVERGENZA DI RAPPORTI

 

INDIPENDENTI”

 

CAPITOLO 15

 

LA PROPAGANDA DEL MOVIMENTO DI RESISTENZA

 

CLANDESTINO DI AUSCHWITZ

 


 

La «convergenza di rapporti indipendenti» è uno dei princìpi fondamentali della metodologia storiografica di van Pelt. Esso presuppone che vi sia una “convergenza” reale e che le testimonianze siano realmente “independenti”. Questi aspetti saranno esaminati nel capitolo 18. Il principio summenzionato presuppone inoltre che i “rapporti” siano veri, ossia che le conoscenze dei testimoni abbiano un fondamento storico effettivo. In questo capitolo dimostrerò che esse furono invece mera propaganda inventata e propalata dal movimento di resistenza clandestino di Auschwitz.

 


 

15.1. Le storie propagandistiche cadute nell'oblio

 


 

Il 27 gennaio 1945 le avanguardie sovietiche della 100a Divisione di Fanteria, appartenente alla 60a armata del I Fronte Ucraino, giunsero nel complesso Auschwitz-Birkenau, ormai abbandonato dalle SS.

 

La propaganda sovietica si mise immediatamente all'opera, facendo subito eco, per eccesso di zelo, alle storie più strampalate che circolavano tra i detenuti.

 

Il 2 febbraio la Pravda pubblicò un articolo del suo corrispondente Boris Polevoi intitolato «Il complesso della morte ad Auschwitz», nel quale, tra l'altro, si legge quanto segue:

 

  
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«Essi [i Tedeschi] spianarono la collina delle cosiddette “vecchie" fosse nella parte orientale1447, fecero saltare e distrussero le tracce del nastro trasportatore elettrico (eljektrokonvjejera) dove erano stati uccisi centinaia di detenuti alla volta con la corrente elettrica (eljektriceskim tokom); i cadaveri venivano messi su un nastro trasportatore che si muoveva lentamente e scorreva fino a un forno a pozzo (sciachtnuju pje#)1448, dove i cadaveri bruciavano completamente»1449.

 

Fino ad allora la propaganda sovietica non si era minimamente curata di Auschwitz. La Pravda, nei mesi precedenti, vi aveva dedicato soltanto un trafiletto che, per di più, riportava informazioni provenienti da Londra, secondo le quali la «fabbrica della morte» di Auschwitz aveva tre crematori, «equipaggiati con camere a gas», con una capacità di 10.000 cadaveri al giorno!1450

 

Questa storia propagandistica fu ripresa il 27 settembre 1945 da un ex detenuto di Auschwitz, tale Lieberman, che dichiarò quanto segue:

 

«Come ho già detto, appartenevo al gruppo di lavoro che aveva il compito di scaricare le patate alla stazione. A quel tempo non avevamo alcun contatto con i detenuti del campo grande. Eravamo separati in quarantena ma eravamo alloggiati insieme ad un altro gruppo di lavoro, che prestava servizio nel crematorio e alle camere a gas. Per questo so che cosa [vi] accadeva. Gli uomini e le donne entravano nella cosiddetta sala da bagno e si spogliavano separatamente, per evitare il panico. Una volta spogliati, essi entravano da porte separate nella camera a gas centrale. Questa camera poteva contenere 3.000 persone.Il gas si sprigionava attraverso gli spruzzatori delle docce e da bombe che vi venivano gettate dentro da aperture praticate appositamente per permettere questa procedura. La morte subentrava in cinque minuti. Certi giorni, quando alla stazione di Birkenau arrivarono trasporti enormi, furono gasate 42.000 persone.
Terminato il processo di gasazione, il pavimento della camera si apriva automaticamente e i cadaveri cadevano nella camera sotterranea, dove subentravano detenuti incaricati di estrarre loro i denti d'oro o di tagliar loro i capelli di una certa lunghezza. [...].
Dopo che erano stati recuperati i denti d'oro, i cadaveri venivano caricati su un nastro mobile e trasportati ai forni crematori attraverso passaggi sotterranei. C'erano quattro forni, uno grande e tre piccoli, che avevano una capacità di 400 cadaveri in cinque minuti1451. Poi, quando il numero dei cadaveri superò la capacità dei forni, furono scavate delle trincee e vi furono buttati dentro i cadaveri imbevuti di petrolio. Ho vistopersonalmente queste trincee e sentito il puzzo della combustione. Ho anche potuto visitare le camere a gas e il crematorio, quando fui incaricato di pulirle un giorno che non erano in funzione.

 

Non ho mai visto personalmente i carrelli per il trasporto dei cadaveri, né ho visto i forni in attività, ma, come ho già detto, alcuni del gruppo di lavoro che prestava servizio nelle camere a gas e ai forni vivevano con noi e mi hanno raccontato questi particolari. Questo gruppo speciale di lavoro si chiamava Sonderkommando (commando speciale).
Conosco personalmente un certo Jacob Weinschein1452 di Parigi, che è un superstite di questo commando»1453.

 

Nel 1946 una pubblicazione governativa francese, con riferimento a un «Rapporto dei servizi russi», riportava quest'altra versione della storia:

 

«A 800-900 metri dal luogo in cui si trovano i forni, i detenuti salgono su vagoncini che circolano su rotaie. Questi, ad Auschwitz, hanno dimensioni differenti e contengono da 10 a 15 persone. Una volta caricato, il vagoncino viene messo in movimento su un piano inclinato ed entra a tutta velocità in una galleria. Alla fine della galleria, quando il vagoncino sta per sbattere contro la parete, questa si apre automaticamente e il vagoncino

 

1447 Le fosse, vere e presunte, si trovavano nella parte occidentale del campo. 1448 L'equivalente del tedesco Schachtofen, “forno a tino”, un enorme cilindro di materiale refrattario impiegato per la produzione del gas dalla gasificazione del carbone. Nessun impianto di questo tipo esistette mai ad Auschwitz.
1449 Kombinat smjerti v Osvjetzimje. “Pravda”, 2 febbraio 1945, p. 4.
1450 Gjermanskij "lagjer' smjerti" v Pol'scje" (“Campo della morte” tedesco in Polonia). “Pravda”, 24 marzo 1944, p. 4.
1451 Ciò corrisponde a una capacità di cremazione di 115.200 cadaveri in 24 ore!
1452 Personaggio ignoto alla storiografia olocaustica.
1453 From a Memorandum by Mr. Lieberman, September 27, 1945, in: Azriel Eisenberg, The Lost Generation: Children in the Holocaust. Pilgrim Press, New York 1982, pp.139-141. Come fonte l'Autore menziona: “From Nazi Conspiracy and Aggression, Vol. VI, Office of United States Chief Counsel for Prosecution of Axis Criminality, U.S. Government Printing Office, 1946; Vol. XI, pp. 1100-1103 (Document D 251)”.

 

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si ribalta, gettando nel forno il suo carico di uomini vivi. Fatto ciò, lo segue un altro, pieno di un altro gruppo di detenuti e così via»1454.

 

Secondo un'altra variante ibrida, sostenuta dal detenuto Leo Laptos, le “camere a gas” erano equipaggiate come bagni con condutture idriche dalle quali «invece dell'acqua usciva il gas», dopo di che «il pavimento veniva ribaltato, per cui i cadaveri cadevano su un nastro trasportatore che li trasportava al crematorio»1455.

 

Già durante la guerra la sezione propagandistica del movimento di resistenza di Auschwitz aveva inventato metodi di sterminio non meno fantasiosi, come quello del «martello pneumatico»1456, delle «camere elettriche» e del «bagno elettrico».
Il 23 ottobre 1942 il giornale clandestino
«Informacja bie## c a» (Informazione corrente), n. 39 (64), pubblicò la seguente notizia:

 

«Secondo la relazione di una SS impiegata presso le camere elettriche (przy komorach elektr.), il numero quotidiano di queste vittime ammonta ufficiosamente a 2.500 per notte. Sono uccise nel bagno elettrico (w #a#ni elektrycznej) e in camere a gas»1457.

 

E un rapporto redatto il 18 aprile 1943 attribuiva questi metodi di sterminio ad Auschwitz:
«b. Camere elettriche, queste camere avevano pareti metalliche; le vittime vi venivano spinte dentro e poi si inseriva la corrente ad alta tensione.

 

c. Il sistema del cosiddetto Hammerluft. Questo è un martello pneumatico. Si trattava di camere speciali nelle quali dal soffitto cadeva un martello e per mezzo di una installazione speciale le vittime morivano sotto un'alta pressione dell'aria»1458.

 

Ancora nel maggio 1945 Mordechai Lichtenstein dichiarò:

 

«I cadaveri venivano portati su piccoli carrelli ai crematori, dove venivano bruciati dalla corrente elettrica a 6.000 volt»1459.

 

Nel giugno 1944, a Stoccolma, un funzionario del governo polacco in esilio, un certo Waskiewicz, interrogò un polacco che era fuggito dalla Polonia dopo aver trascorso 7 settimane ad Auschwitz. Il 18 giugno Waskiewicz redasse in francese un rapporto sull'interrogatorio del testimone1460, di cui indicò solo le iniziali: K.J. Costui era un lavoratore coatto che, essendo rientrato con qualche giorno di ritardo da un permesso, fu arrestato dalla Gestapo e condannato a 10 settimane di permanenza in un campo di concentramento. Egli fu dunque internato per tre settimane nel campo di Rattwitz, in Slesia, dal quale fu trasferito ad Auschwitz, dove scontò le 7 settimane restanti. Nella sua relazione su questo campo, il testimone riferì la favola del nastro trasportatore, ma in un contesto diverso:

 

«Ad ogni appello, un servizio speciale portava via coloro che erano caduti e non reagivano più ai colpi e, senza assicurarsi se fossero ancora vivi, li spediva su un trasportatore meccanico direttamente al forno crematorio, la cui capacità, nel 1943, era calcolata per 1.000 persone»1461.

 

Ma la parte più fantasiosa della testimonianza è questa:

 

«La sezione XVIII (ebraica) era equipaggiata con una camera a gas e una fabbrica di grasso per le macchine. K.J. dichiara di aver constatato che i Tedeschi vi trasformavano i

1454 Camps de concentrations. Service d'Information des Crimes de Guerre. Office Français d'Édition, Paris 1946, p. 182.
1455 L. de Jong, Die Niederlande und Auschwitz, in: “Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte”, annata 17, n. 1, gennaio 1969, p. 9.
1456 Obóz koncentracyjny Owi cim w wietle akt Delegatury Rz#du R.P. na Kraj (Il campo di concentramento di Auschwitz alla luce degli atti della Delegatura del Governo polacco nel paese). Zeszyty O#wi#cimskie, Numer specjalny I, O#wi#cim, 1968, p. 32, 43, 54. La Delegatura era la rappresentanza in Polonia del Governo polacco in esilio a Londra.
1457 Idem, p. 52.
1458 Martin Gilbert, Auschwitz & the Allies. The politics of rescue. Arrow Books Limited, Londra, 1984, p. 130.
1459 Testimonianaza di Mordechai Lichtenstein in: Jewish Survivors Report Documents on Nazi Guilt. No 1. Eighteen Months in the Oswiecim Extermination Camp. May 1945, p. 12. ROD, c[21]og.
1460 Central Dept. Poland No. 26. 18 th June 1944. Political Memorandum. From: Press Reading Bureau, Stockholm. To: Political Intelligence Departement, London. Rapport de M. Waskiewicz sur l'interrogation de K.J. PRO, FO371/39451, pp. 137-140.
1461 Idem, p. 138.

 

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cadaveri degli Ebrei gasati in grasso, che veniva poi spedito in pacchi recanti l'iscrizioneSchmierstoff-Fabrik Auschwitz” (Fabbrica di grasso Auschwitz).

 

Essendo stato incaricato di portare via i cadaveri dei gasati, egli ha potuto osservare il processo su un gruppo di 1.500 Ebrei polacchi, “spediti” nel maggio 1943. Al loro arrivo, questi Ebrei non furono malmenati. Essi avevano anche l'aria di non essere troppo denutriti. Appena arrivati, si fece far loro un vero bagno distribuendo loro perfino del sapone. Poi, dopo che si erano tolti da soli i vestiti, furono selezionati, raggruppando separatamente i grassi e i magri, le donne e gli uomini. Indi ogni gruppo fu spedito separatamente nella camera a gas, una vasta sala in calcestruzzo alla quale si accedeva da una porta tripla. Le vittime morivano generalmente dopo la chiusura delle porte. Poi si ventilava rapidamente la sala e i detenuti incaricati di portare via i cadaveri dovevano sistemarli il più presto possibile, prima che si irrigidissero, su speciali carrelli che, per mezzo di un trasportatore meccanico, andavano alla fabbrica di grasso. Lì, mediante procedimenti chimici che K.J. non conosceva, si effettuava la trasformazione in poltiglia e l'estrazione del grasso. I resti, sotto forma di alcune ossa e di una poltiglia informe, erano accuratamente bruciati nel forno crematorio»1462.

 

Dopo di che la presentazione del testimone da parte di Waskiewicz suona penosamente comica:

 

«Origine contadina, semplice e perfino primitivo, privo di immaginazione, ma osservatore buono e coscienzioso. La sua veridicità sembra incontestabile»1463.

 

La fandonia delle docce dalle quali, invece dell'acqua, usciva il gas tossico, fu inventata abbastanza presto. Essa appare già in una «Lettera scritta dal campo di Auschwitz» datata 29 agosto 1942 nella quale si legge:

 

«Le più temibili sono le esecuzioni in massa mediante gas in camere costruite appositamente a questo scopo. Ce ne sono due e possono contenere 1.200 persone. Vi sono installati bagni con docce, dalle quali purtroppo invece dell’acqua esce il gas. (Urz#dzone s# #a#nie z prysznicami, z których niestety zamiast wody wydobywa si gaz)»1464.

 

In un rapporto clandestino sulle condizioni di vita al campo, risalente al dicembre 1942 o al gennaio 1943 il processo di gasazione viene descritto così:

 

«All’interno le camere sono arredate in modo da assomigliare a un bagno, dal quale differiscono soltanto per il fatto che, invece dell’acqua, dalle docce esce gas tossico (miast wody, z pryszniców wydobywa si truj#cy gaz). [...]. Nella baracca si devono spogliare subito, perché devono andare a fare il bagno. Vengono dati loro perfino asciugamani e sapone. Dopo il bagno devono ricevere biancheria e vestiti. Quando la camera è piena, le porte vengono chiuse e il gas si sprigiona attraverso aperture a forma di doccia (i przez otwory w formie pryszniców wydobywa si gaz)»1465. La storia immaginaria delle docce a gas ebbe subito una larga diffusione, a tal punto che il dottor Gilbert, lo psicologo dei prigionieri al processo di Norimberga, la mise addirittura in bocca a Höss!1466

 

Il giornale clandestino francese “Fraternité”, nel numero del maggio 1944, pubblicò la seguentetestimonianza oculare” su Auschwitz:

 

«Appena arrivati, tutti gli uomini ancora validi sono immediatamente diretti verso i cantieri di lavoro. Gli altri, donne, bambini, vecchi, sono inviati alle docce. Sono condotti in uno stabilimento moderno, splendido...

 

Ma, invece dei getti di acqua calda che avrebbero rinfrancato le loro membra stanche,arrivano getti di gas: e in pochi istanti ci sono soltanto, pigiati contro le porte per le quali hanno tentato di fuggire, cadaveri di madri con i loro figli in braccio, o vecchi che stringono a sé la loro anziana compagna in un gesto supremo di protezione»1467.

 

Naturalmente la storia delle docce ebbe largo sèguito anche presso gli ex detenuti del campo.

 

Ecco ad esempio la versione di Sofia Schafranov:

 

1462 Idem, p. 139.
1463 Idem, p. 137.
1464 Obóz koncentracyjny Owi cim w wietle akt Delegatury Rz#du R.P. na Kraj, op. cit., p. 43.
1465 AGK, NTN, 155, pp. 299-300.
1466 Vedi capitolo 10.2.
1467 Stéphane Courtois, Adam Rayski, Qui savait quoi? L'extermination des Juifs 1941-1945. La Découverte, Parigi, 1987, p. 220.

 

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«Veniva simulata una doccia e alle vittime, per quanto queste sapessero, ormai, di che genere di doccia si trattasse, si fornivano perfino asciugamani e un pezzo di sapone; dopo di che, erano fatte denudare e venivano cacciate in basse camere di cemento, ermeticamente chiuse. Al soffitto erano applicati dei rubinetti, da dove, invece che acqua, era irrorato del gas tossico»1468.

 

La versione più fantasiosa della favola delle docce fu inventata da Ada Bimko1469. Ma anche questa storia ebbe le sue varianti. Una particolarmente stravagante fu raccontata daBruno Piazza, che a suo dire era stato condannato all'uccisione nella camera a gas, dalla quale però riuscì miracolosamente a salvarsi:

 

«Udii uno di loro che diceva:“Krematorium”. Proseguimmo dentro quel campo, tra due file di baracche del tutto simili a quelle del campo precedente. Quando fummo giunti in fondo, ci fecero piegare ancora a sinistra e ci fecero entrare, tutti ottocento, nell'interno di una baracca semibuia. Era già calata la notte. In mezzo si scorgeva una stufa spenta e tre buglioli di zinco. D'improvviso si accese la luce e ci accorgemmo di essere in una specie di stanza da bagno. Dal soffitto pendevano venti docce. [...]. Quella stanza era l'anticamera del crematorio, era la camera a gas. [...].

 

Nessun dubbio ormai. Avevo sentito parlare del sistema: ponevano sotto alle docce uno strato bianco di cianuro di potassio in polvere e ci facevano cadere sopra, improvvisamente, l'acqua delle docce.
Dalla polvere si sprigionava così il micidiale gas cianidrico.
Entrava lo scrivano con una maschera sul volto, spargeva la polvere, apriva le docce, usciva, chiudeva la porta, e dopo dieci minuti eravamo tutti morti asfissiati. In fondo c'era un'altra porta che doveva immettere nel crematorio per mezzo di un piano inclinato. [...]. In passato l'asfissia veniva eseguita con un metodo differente da quello attuale delle docce. Nel soffitto della cella era praticato un foro che si apriva mediante una valvola automatica e dal quale venivano gettate nell'interno tre o quattro bombole di gas cianidrico già pronto. Ma il sistema non era molto sicuro, perché alle volte l'involucro delle bombole non si spezzava nell'urto ed era allora necessario ripetere la manovra anche quattro o cinque volte, per essere certi che si fosse sprigionato il gas»1470.

 

Al processo Degesch, nel 1949, un testimone riferì la diceria che «a Birkenau il gas veniva immesso nei locali attraverso docce finte», ma sia il dott. Heerdt, inventore dello Zyklon B, sia il dott. Ra.1471, fisico, dichiararono che tale tecnica di gasazione era impossibile, sicché Corte d'Assise di Francoforte sul Meno nella sentenza del 28 marzo 1949 la riconobbe falsa:

 

«Il Tribunale non dubita del fatto che l'ipotesi che il gas sia tratto fuori dal barattolo di Zyklon B mediante una cannula e portato nelle camere a gas, sia errata, sicché non è più necessario fare l'esperimento richiesto da uno degli accusati»1472.

 

Questa diceria fu ripresa incredibilmente perfino da Alfred Wetzler, autore, insiema a Rudolf Vrba, del rapporto noto come «War Refugee Borad Report», come «Protocolli di Auschwitz» o più semplicemente come «rapporto Vrba-Wetzler», di cui mi occuperò successivamente1473. In un libro da lui stilato con lo pseudonimo di Jozef Lánik in cui attribuì pseudonimi a sé stesso (“Valer”) a Vrba (“Karol”) e ad altri personaggi, Wetzler scrisse:

 

«Gli uomini, che si preoccupano ancora del loro bagaglio e d'altra parte si stupiscono della gentilezza delle SS, fissano improvvisamente il soffitto, dove dalle docce escono minuscoli cristalli. Presto da essi si sviluppa il gas, ora essi lo respirano; potente, velenoso Zyklon»1474.

 


1468 Alberto Cavaliere, I campi della morte in Germania nel racconto di una sopravvissuta. Milano 1945, p. 40.
1469 Vedi capitolo 16.8.
1470 Bruno Piazza, Perché gli altri dimenticano. Feltrinelli, Milano 1956, pp. 127-131.
1471 Il testo indica soltano le iniziali del cognome del testimone.
1472 C.F. Rüter, Justiz und NS-Verbrechen. Sammlung deutscher Strafurteile wegen nationalsozialisticher Tötungsverbrechen 1945-1966. Amsterdam, 1968-1981, vol. XIII, p. 134.
1473 Vedi capitoli 15.3 e 16.1-3.
1474 Jozef Lánik, Was Dante nicht sah. Röderberg-Verlag, Francoforte sul Meno, 1967, pp. 71-72.

 


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