Auschwitz: la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt

Tra l'11 gennaio e l'11 aprile del 2000, alla Royal Court of Justice di Londra, si svolse un processo per diffamazione intentato da David Irving a Deborah Lipstadt e alla casa editrice Penguin Books Ltd, che si concluse con la sconfitta dello storico britannico. Robert Jan van Pelt fu assunto dal collegio difensivo della Lipstadt per redigere una “perizia” che egli terminò nel 1999. Si tratta del famoso The Pelt Report1. Successivamente van Pelt lo rielaborò e nel 2002 lo pubblicò in forma di libro, The Case for Auschwitz2, che divenne la nuova opera di riferimento della storiografia olocaustica su questo campo.

Van Pelt succedeva a Jean-Claude Pressac, diventato ormai un ribelle incontrollabile che, ad ogni nuovo scritto, infliggeva ulteriori colpi alla storiografia ufficiale. Pressac veniva così relegato in una sorta di purgatorio storiografico a metà strada tra l'inferno revisionistico e il paradiso olocaustico.

E questo anatema storiografico gravò su di lui fino alla morte, avvenuta il 23 luglio 2003 nel totale silenzio della stampa che prima lo aveva osannato. Per ironia della sorte, egli ricevette la commemorazione funebre dagli avversari3.

Il posto di esperto mondiale di Auschwitz doveva dunque essere assegnato ad un uomo fidato che inglobasse le tesi epurate di Pressac, senza il suo fastidioso spirito critico, in una nuova visione metafisica - immutabile e definitiva - di Auschwitz. Van Pelt, appunto.

The Pelt Report, e il libro che ne deriva, costituisce essenzialmente un indecoroso saccheggio dell'opera di Pressac, che non viene mai citato come fonte degli argomenti di cui van Pelt si è appropriato. L'intera opera si basa su due pilastri fondamentali: il corpus degli “indizi criminali” (“criminal traces“) di Pressac e le testimonianze, le quali, a loro volta, sono incentrate su quella di Henryk Tauber, al quale van Pelt attribuisce «il più alto valore dimostrativo», facendo propria l'analisi di questa testimonianza effettuata da Pressac. Van Pelt però esaspera l'importanza di questa testimonianza, che diventa il pilastro essenziale della sua struttura argomentativa, la misura di tutte le fonti, sicché anche i documenti vengono da lui addotti per dimostrare la “plausibilità” delle affermazioni di Tauber. Ciò vale anche per le altre testimonianze, che ruotano attorno a quella di Tauber al solo scopo di fornirle una “conferma”.

Questo singolare metodo è facilmente comprensibile. Le affermazioni di Tauber, dal 1945 al 1993, da Jan Sehn a Pressac, costituiscono la base indiscutibile della storiografia olocaustica su gasazioni omicide e cremazioni ad Auschwitz. Gli stessi “indizi criminali” di Pressac presuppongono tacitamente o esplicitamente le affermazioni di Tauber, e ne costituiscono per così dire una (fittizia) trasposizione documentaria.

La scelta operata da van Pelt ha un'altra motivazione ancora più importante: egli si doveva occupare di problematiche tecniche relative a cremazioni e forni crematori di cui non aveva alcuna cognizione, perciò al riguardo si è affidato ciecamente alla testimonianza di Tauber. Ma, accettando le assurdità tecniche asserite da questo testimone, e ponendole alla base delle sue argomentazioni, van Pelt ha innescato una reazione a catena che porta all'autodemolizione del suo libro.


1 Il rapporto è disponibile in: http://fpp.co.uk/Legal/Penguin/experts/Pelt/Pelt_report

2 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 2002.

3 J. Graf, In Memoriam Jean-Claude Pressac, in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 7. Jg., Heft 3 & 4, dicembre 2003, pp.

406-411; C. Mattogno, Meine Erinnerungen an Jean-Claude Pressac, idem, pp. 412-415; R.H. Countess, Jean-Claude Pressac: In Memoriam, idem, p. 413.

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La confutazione radicale delle argomentazioni addotte da van Pelt richiede dunque tre studi specifici: uno sugli “indizi criminali”, il secondo su cremazione e forni crematori, il terzo sulla testimonianza di Tauber. Questi studi costituiscono pertanto la Parte Prima, Seconda e Terza di quest'opera. 

Rispetto a Pressac, van Pelt ha introdotto un metodo nuovo, o, per meglio dire, ha introdotto una nuova denominazione metodologica, la “convergenza di prove” (“convergence of evidence”), metodo che Pressac aveva già attuato senza dargli un nome specifico. Esso consiste in un raffronto tra documenti e testimonianze pretesamente indipendenti mirante a dimostrare che tutto “converge” nella tesi dello sterminio. La Parte Quarta analizza l'applicazione concreta di questo metodo da parte di van Pelt ed espone i gravi errori tecnici e storici che ne derivano.

La Parte Quinta, infine, esamina in modo approfondito l'origine della presunta convergenza di testimonianze. Nella “Preface and Acknowledgment” del suo libro, van Pelt ringrazia i suoi consulenti:

«Scrivendo la mia confutazione dell'affidavit di Rudolf, ebbi la fortuna di avere come collaboratori Green, Mazal, Keren, e McCarthy in conversazioni quotidiane che presto inclusero John Zimmerman, Kern Stern, Peter Maguire e Stephen Prothero»4.

In questo studio mostrerò vari esempi della competenza e dell'onestà di alcuni di questi personaggi.

Egli spiega inoltre con supponenza il suo compito al processo Irving-Lipstadt:

«Il mio compito dunque era di aiutare gli avvocati difensori Richard Rampton, Heather Rogers, e Anthony Julius a convincere il giudice che nessuno storico serio che abbia considerato le prove avrebbe serio motivo di dubitare che ad Auschwitz ci furono camere a  gas»5.

Questa arrogante pretesa fu smentita proprio dal giudice Gray nella sua sentenza dell'11 aprile 2000. Al punto 13.71 egli scrisse:

«Devo confessare che, come - immagino - la maggior parte della gente, avevo supposto che le prove dello sterminio in massa di Ebrei nelle camere a gas di Auschwitz fossero convincenti.

Tuttavia, quando ho valutato le prove addotte dalle parti in questa causa, ho messo da parte questo pregiudizio»6.

Al punto 13.73 il giudice aggiunse:

«Riconosco la forza di molte osservazioni di Irving su alcuni di questi temi. Egli fa notare a ragione che i documenti contemporanei, come disegni, piante, corrispondenza con fornitori e simili offrono poche prove dell'esistenza di camere a gas progettate per uccidere esseri umani.

Tali documenti isolati sull'impiego di gas come si possono trovare tra questi documenti si possono spiegare con la necessità di disinfestare il vestiario in modo da ridurre l'incidenza di malattie come il tifo. I quantitativi di Zyklon B consegnati al campo si possono forse spiegare con la necessità di disinfestare vestiario e altri oggetti. È anche corretto che uno dei documenti più compromettenti, cioè la lettera di Müller [recte: di Bischoff] del 28 giugno 1943 che espone il numero dei cadaveri che potevano essere bruciati nei forni crematori presenta una quantità di caratteristiche curiose le quali ingenerano la possibilità che esso non sia autentico. Inoltre, le prove fotografiche dell'esistenza di camini sporgenti dal soffitto della camera mortuaria 1 del crematorio II - lo ammetto - sono difficili da interpretare»7.

Al punto 13.74 Gray riconobbe inoltre il valore di alcuni argomenti di Irving:

«Allo stesso modo Irving ha fatto valide osservazioni su varie relazioni fornite da superstiti e funzionari del campo. Alcune di queste relazioni furono prodotte come prove ai processi del dopoguerra. C'è la possibilità che alcuni di questi testimoni abbiano inventato qualcosa o perfino tutto delle esperienze che descrivono. Irving sostenne la possibilità di impollinazione incrociata, espressione con la quale intendeva la possibilità che dei testimoni possano avere ripetuto e anche abbellito le relazioni (inventate) di altri testimoni, col risultato che si costruì un corpus di false testimonianze. Irving rilevò che parti di qualcuna delle relazioni di


4 Idem, pp. XIII-XIV.

5 Idem, p. IX.

6 http://www.nizkor.org/hweb/people/i/irving-david/judgment-13-01.html

7 Idem.


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qualcuno dei testimoni sono evidentemente errate o (come alcuni disegni di Olère) chiaramente esagerate. Egli suggerì vari motivi per spiegare perché dei testimoni potessero aver fornito relazioni false, come avidità e rancore (nel caso di superstiti), paura e desiderio di ingraziarsi coloro che li avevano catturati (nel caso di funzionari del campo). Van Pelt ammise che queste possibilità esistono. Io sono d'accordo»8.

Il convincimento del giudice circa la realtà di camere a gas omicide ad Auschwitz derivava unicamente dalla presunta “convergenza di prove”, come egli dichiarò esplicitamente al punto 13.78:

«La mia conclusione è che varie categorie di prove “convergono” nel modo asserito dagli Imputati»9.

Lo scopo di questo libro è di confutare radicalmente l'impianto argomentativo intrinsecamente falso di van Pelt, dimostrando che non esiste alcuna “convergenza di prove” e fornendo a ogni storico serio che esaminerà il complesso delle prove che adduco, un fondato motivo per considerare quantomeno dubbia l'esistenza di camere a gas ad Auschwitz.


8 Idem.

9 Idem. MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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PARTE PRIMA

GLI “INDIZI CRIMINALI” SULLE CAMERE A GAS OMICIDE

Discussione storico-critica delle tesi di Jean-Claude Pressac e di Robert Jan van Pelt

Introduzione

Jean-Claude Pressac si può considerare a giusto titolo il fondatore della storiografia olocaustica su Auschwitz, in precedenza priva di documentazione e di metodo. Egli stesso definì la storiografiatradizionale” «una storia basata in massima parte su testimonianze raccolte secondo l'umore del momento, troncate per formare verità arbitrarie e cosparse di pochi documenti tedeschi di valore disparato e senza connessione reciproca»10

Egli inaugurò un nuovo metodo storiografico che, almeno nelle intenzioni, metteva da parte le testimonianze per concentrarsi sul materiale documentario. In realtà egli ricorse di nuovo alle testimonianze per delineare la storia delle presunte installazioni preliminari di gasazione omicida che anticiparono quelle dei crematori di Birkenau. I suoi capitoli sulle gasazioni nel crematorio I


11 e nei cosiddetti Bunker di Birkenau12 si basano infatti esclusivamente su testimonianze. Il nuovo metodo trovava infatti applicazione soltanto riguardo ai crematori di Birkenau. Nella relativa documentazione conservata al Museo di Auschwitz, Pressac avrebbe dovuto scoprire le prove della progettazione, della costruzione e dell'uso delle presunte camere a gas omicide in tali impianti, ma invece si trovò di fronte ad una totale assenza di prove. Egli non riuscì a reperire altro che “indizi

10 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p. 264.

11 Idem, «Krematorium I or the “old” Krematorium of the main camp (Stammlager)», pp. 123-159.

12 Idem, «Bunker 1 or “The Red House” and ist supposed mass graves», pp. 161-170; «Bunker 2 (Subsequently renamed Bunker V) or the “White House” and its undressing huts», pp. 171-182.

 

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criminali”, che in qualche modo grazie al loro numero e alla loro presunta convergenza, dovrebbero sopperire a questa totale assenza di prove. Dopo che, agli inizi degli anni Novanta, poté visionare l'enorme mole di documenti sequestrati dai Sovietici ad Auschwitz e conservati a Mosca, Pressac redasse un nuovo libro13 in cui riuscì ad aggiungere soltanto qualche altro indizio alla sua precedente raccolta. Ma proprio allora le fortune storiografiche di Pressac cominciarono a declinare.

L'assalto di van Pelt cominciò già l'anno dopo, quando il suo nome fu aggiunto, inesplicabilmente, a quello di Pressac nella traduzione inglese del libro summenzionato14; proseguì nel 1996, allorché, in un libro scritto con Debórah Dwork, van Pelt si appropriò dei principali “indizi criminali” di Pressac brandendoli come se fossero suoi15 e culminò nel 2000 al processo Irving-Lipstadt. Nel 2002 l'espropriazione era completa. “The Case for Auschwitz” presenta un riciclaggio sistematico degli “indizi criminali” di Pressac, che costituiscono ormai l'ossatura documentaria della storiografia olocaustica su Auschwitz. A differenza di Pressac, che era un ricercatore, van Pelt è anzitutto un compendiatore, molto meno dotato di lui di capacità di analisi storico-documentaria e di spirito critico. La sua riproposizione degli “indizi criminali” rappresenta una specie di semplificazione divulgativa delle tesi di Pressac che non tiene conto della loro complessità e varietà.

Per questa ragione non ha senso replicare direttamente agli argomenti riciclati da van Pelt. Vari studiosi revisionisti si sono già occupati più volte delle tesi di Pressac16, ma finora mancava uno studio specifico ed esaustivo sul valore e sul significato degli “indizi criminali”, nel cui ambito anche le risposte ai commenti di van Pelt acquisterranno un significato più completo.

 

13 Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse. CNRS Editions, Parigi, 1993. Trad. it.: Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945. Felrtinelli, Milano, 1994.

14 Jean-Claude Pressac with Robert-Jan van Pelt, «The Machinery of Mass Murder at Auschwitz», in: Y. Gutman and M. Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 1994, pp. 183-245. Non si tratta di una traduzione integrale, ma di un ampio riassunto del libro di Pressac.

15 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present. W.W. Norton & Company. New York- London, 1996.

16 L'opera migliore è: Germar Rudolf (a cura di), Auschwitz: Plain Facts. A Response to Jean-Claude Pressac, With Contributions by Robert Faurisson, Carlo Mattogno, Germar Rudolf, and Serge Thion. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

 

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CAPITOLO 1

GLI “INDIZI CRIMINALI”

1.1. Gli antecedenti storici

Durante le sue frequenti visite all'archivio del Museo di Auschwitz nel corso degli anni Ottanta, Pressac, sotto la guida del capo archivista Tadeusz Iwaszko, tragicamente perito il 2 dicembre 1988, si imbatté nel volume 11 degli atti del processo Höss in cui è riportata una relazione redatta dal perito ing. Roman Dawidowski che aveva collaborato alle indagini svolte dal giudice Jan Sehn tra il 10 maggio 1945 e il 26 settembre 194617. Questa relazione contiene già quasi tutti gli “indizi criminali” di Pressac, in particolare nel secondo paragrafo, di cui riporto la traduzione:

«Tutte queste installazioni costituivano le cosiddette “Spezialeinrichtungen”18

(lettera del 16.12.1942), “Durchführung der Sonderbehandlung”19 (atti VIII Upa 2, che ostituiscono l'allegato n. 2), nello svolgimento dell'azione speciale /“Sonderaktion”20 (ordine della guarnigione21 n. 31/43), relativamente a “Sondermassnahme”22 (lettera del 13.1.1943 n. 21242/43) contro i detenuti portati al campo di Auschwitz con trasporti specialiSondertransporte” (lettera del 10.4.1943 n. 26823/43 e del 12.7.43 n. 32269/43), azioni nelle quali era impiegata una squadra di detenuti chiamata “Sonderkommando” (lettera del 4.2.1944 n. Bi-Sch./alg/66 b/8/1994/44 Bia/Ha).

Nelle lettere che costituiscono gli allegati 3 e 4 i crematori e i locali equipaggiati con porte a tenuta di gas con una spia con doppio vetro e guarnizioni a tenuta di gas assolutamente necessarie per effettuare l'azione speciale sono detti “zur Durchführung der Sondermassnahme”. Secondo l'ordine di impiego23 del 3.8.1944, questo giorno nel Sonderkommando lavoravano 900 detenuti addetti ai quattro crematori di Birkenau.

I crematori nelle piante e nella corrispondenza ufficiale si chiamavano, nella terminologia tedesca, conformemente alla loro struttura e destinazione: Krematorium24(anche abbreviato in “Krema”), Einäscherungsanlage25 o Einäscherungsofen26, invece le camere a gas erano occultate sotto le denominazioni Leichenhalle27 (pianta del 25.9.1941 n. D. 59042 - fotografia n. 18 e ordinazione n. 243 del 27.3.194328), anche Halle (ordinazione n. 323 del 16.4.1943), Leichenkeller 129 (pianta 932 del 27.1.1942 - fotografia n. 23 - e corrispondenza sulla costruzione dei BW 30, 30a-c), anche abbreviato in L-Keller 1 (lettera dell'11-2-1943 n. 22957/43), Keller 130 (ordinazione n. 192 del 13.3.1943) e infine

 

17 Processo Höss, tomo 11, pp. 1-57.

18 Installazioni speciali.

19 Attuazione del trattamento speciale.

20 Azione speciale.

21 Standortbefehl Nr. 31/43 del 6 agosto 1943.

22 Misura speciale.

23 Riferimento alla serie di rapporti Arbeitseinsatz.

24 Crematorio.

25 Impianto di cremazione.

26 Forno crematorio.

27 Camera mortuaria.

28 Riferimento all' ordinazione della Zentralbauleitung alla Schlosserei W.L. n. 243 del 27 marzo 1943.

29 Camera mortuaria seminterrata 1.

30 Seminterrato 1.

 

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Badeanstalt für Sonderaktion (nota per gli atti del 21.8.1942 n. 12115)31. Le strutture con le camere [a gas] erano denominate bagno (Bade) o disinfezione (Desinfektionsraum) e queste denominazioni erano scritte in tutte le lingue su grosse tabelle piazzate sulla porta di entrata della camera a gas. I crematori II e III avevano due seminterrati chiamati nei progetti e nella corrispondenza ufficiale Leichenkeller 1 e Leichenkeller 2. Nella lettera del 29.1.1943 n. 22250 uno di questi seminterrati è chiamato “Vergasungskeller”32 (allegato 5) e l'altro nella lettera del 6.3.1943 è definito “Auskleideraum”33. Dal confronto di queste lettere con le piante della fotografia n. 23 e con i disegni delle fotografie n. 24, 25 e 26 risulta che la denominazione “Vergasungskeller” si riferisce al “Leichenkeller 1”. Questo seminterrato a differenza del “Leichenkeller 2” aveva un sistema a doppio senso di canali di ventilazione, chiamati quello superiore “Belüftung”34, quello inferiore “Entlüftungskanal”35 (pianta della fotografia n. 23), servito da un ventilatore premente (Gebläse)36, azionato da un motore elettrico con potenza di 3,5 CV (lettera dell'11.2.1943 n. 22957) e doveva essere riscaldato col calore proveniente da un tratto del camino (Warmluftzuführungsanlage37 - lettera del 25.3.1943 n. 25629/43). Nelle lettere38 n. 103 e 192 le aperture dei canali inferiori, chiamate “Abluftlöcher”39, erano protette con reti (Schutzgitter40) di fil di ferro con sezione di 10 mm. Gli sbocchi dei canali superiori erano chiusi con reti di lamiera di zinco (Zinkblechsiebe). Il Leichenkeller 1 era dotato - come tutte le altre camere a gas - di porta a tenuta di gas (allegato 15). Secondo le deposizioni dei testimoni, questa camera aveva dispositivi per gettare lo Zyklon a forma di colonne di rete. Il testimone Kula ha descritto la struttura di questo dispositivo (allegato 16). Secondo la lettera citata dell'11.2.1943 il “Leichenkeller 2” aveva soltanto una ventilazione aspirante azionata da un ventilatore con potenza di 7,5 CV (Abluftgebläse41). Il termine “Gaskammer” appare soltanto nell'ordinazione n. 459 del 28.5.1943 (“1 Tür mit Rahmen, luftdicht mit Spion für Gaskammer”) e nella pianta del campo di concentramento di Gross-Rosen. In quest'ultimo caso nella denominazione della costruzione situata nelle immediate vicinanze dell'edificio chiamato “Krema” (pianta n. 4067 del 5.7.1944 firmata da Bischoff)»42.

Come ho rilevato in uno studio specifico, tutti i termini che contengono il prefisso “Sonder-” (“speciale”) furono considerati dagli inquirenti polacchi dei “criptonimi” che designavano le presunte gasazioni omicide. In questa pretesa “decifrazione” essi partivano dal presupposto dell’esistenza di camere a gas omicide nei crematori di Birkenau per dedurre da esso il significato criminale dei termini “Sonder-” summenzionati. Successivamente la storiografia ufficiale elaborò il procedimento inverso: partendo dal presupposto che i termini in questione avessero un significato criminale, dedusse da essi l’esistenza ad Auschwitz di camere a gas omicide43

. E a questo sterile circolo vizioso non è sfuggito neppure Pressac, raccogliendo gli “indizi criminali” elencati da Dawidowski. In realtà i termini “Sonderbehandlung” (trattamento speciale), “Sondermassnahmen” (misure speciali), “Sondertransporte” (trasporti speciali),“Sonderkommando” (squadra speciale), “Sonderaktion” (azione speciale), “Sonderkeller” (scantinato speciale), “Spezialeinrichtungen” (installazioni speciali)”, “Badeanstalten für Sonderaktionen” (bagni per azioni speciali), non hanno nulla a che vedere con le presunte gasazioni omicide44

. Quanto al termine “Gaskammer” (camera a gas), l'ordinazione n. 459 del 29 maggio 1943 si riferisce ad una camera di disinfestazione ad acido cianidrico45 e nella pianta n. 4067 del 5 luglio 1944 esso designa parimenti una camera di

31 In questo documento entrambi i termini di tale designazione sono al plurale: Badeanstalten für Sonderaktionen, stabilimenti di bagni per azioni spaciali. Vedi capitolo 7.3.

32 Seminterrato di gasazione.

33 Spogliatoio.

34 Aerazione.

35 Canale di disaerazione.

36 Soffiante. L'impianto di ventilazione del Leichenkeller 2 aveva due soffianti, uno premente e l'altro aspirante. Vedi § 1.8.

37 Impianto di apporto di aria calda.

38 Si tratta di ordinazioni della Zentralbauleitung alla Schlosserei W.L.

39 Aperture di uscita dell'aria viziata.

40 Grate di protezione.

41 Soffiante di aspirazione dell'aria viziata.

42 Processo Höss, tomo 11, pp. 7-9.

43 C. Mattogno, “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni di Ar, Padova, 2000, pp. 9-10.

44 Idem, Parte Seconda.

45 Vedi capitolo 1.5.

 

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disinfestazione46, esattamente come la “Gaskammer” che appare nei piani dell'impianto di disinfestazione (Entlausungsanlage) di Birkenau, i futuri Bauwerke47 5a e 5b48.

Dalla relazione summenzionata Pressac trasse non soltanto gran parte dei suoi “indizi criminali”, ma anche altri spunti importanti, come il riferimento alla descrizione di Michael Kula dei dispositivi di introduzione per lo Zyklon B e le informazioni basilari sugli impianti di ventilazione; da essa riprese inoltre quasi tutto il materiale documentario che vi è allegato:

- la fotografia 3 (rovine del crematorio II nel 1945): foto 93 a p. 261 di Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers;

- la fotografia 7 (rovine del crematorio II nel 1945): foto 96 a p. 261;

- la fotografia 10 (cortile del crematorio III con una catasta di legna in primo piano): foto 72 a p. 251:

- la fotografia 11 (siepe presuntamente utilizzata per “mascherare” i crematori): foto 46 a p. 501;

- la fotografia 18 (pianta D 59042 del crematorio I): p. 152;

- la fotografia 19 (pianta 4287 del crematorio I): p. 156 e 157;

- la fotografia 20 (etichetta di un barattolo di Zyklon B): foto 13 a p. 17;

- la fotografia 21 (etichetta relativa allo Zyklon B): foto 12 a p. 18;

- la fotografia 23 (pianta 933 del futuro crematorio II): p. 282;

- la fotografia 24 (pianta 109/16A del crematorio III): p. 329;

- la fotografia 25 (idem): p. 323;

- la fotografia 26 (idem): p. 327;

- la fotografia 27 (montacarichi provvisorio per il crematorio II): foto 20 a p. 488;

- la fotografia 28 (pianta 1678 dei crematori IV-V): p. 393;

- la fotografia 30 (panche presuntamente collocate nello “spogliatoio” dei crematori): foto 10 a p. 486;

- le fotografie 31 e 32 (porta a tenuta di gas): foto 29 e 30 a p. 50;

- la fotografia 33 (cremazione all'aperto): foto 16 a p. 422;

- la fotografia 34 (donne presuntamente avviate alle camere a gas): foto 17 a p. 423.

Sulla scia delle indagini polacche, Pressac studiò in modo approfondito la parte dell'archivio della Zentralbauleitung di Auschwitz che i Sovietici avevano lasciato al campo, ma riuscì ad aggiungere solo altri quattro indizi all'elenco stilato dal perito Dawidowski. Successivamente, dopo il 1989, egli visionò anche la parte dell'archivio, più consistente, che i Sovietici avevano portato a Mosca.

In questa documentazione, che conta oltre 88.000 pagine, egli non trovò nessuna prova dell'esistenza di camere a gas omicide ad Auschwitz-Birkenau e riuscì soltanto a spigolare altri quattro “indizi criminali”. Prima di esaminare tali indizi, bisogna chiarire due questioni essenziali.

1.2. L'archivio della Zentralbauleitung di Auschwitz

Anzitutto, se tale documentazione contiene effettivamente un quadro indiziario tale da dimostrare indirettamente la realtà delle camere a gas omicide, perché essa non fu distrutta dalle SS?

In secondo luogo, se questa documentazione è completa, come si spiega che essa non presenti delle prove dirette?

Nell'Introduzione del suo secondo libro su Auschwitz, Pressac risponde così alla prima questione:

«All'opposto di un altro servizio del campo, la Sezione politica, che bruciò nella quasi totalità i suoi archivi prima dell'evacuazione del complesso concentrazionario nel gennaio 1945, la Bauleitung49 lasciò i propri intatti. La ragione di questo abbandono in stato di integrità potrebbe essere fatta risalire alla personalità del secondo e ultimo direttore della Bauleitung di Auschwitz, il tenente SS Werner Jothann. Ingegnere in sovrastrutture (“Hochbau”), questo professionista non si era occupato personalmente dell'allestimento omicida dei crematori, che era stato opera, dalla fine del 1942 all'inizio del 1943, del primo direttore, il capitano SS Karl Bischoff. Ignorando il contenuto “esplosivo” dei dossier di costruzione relativi a quell'allestimento, Jothann se ne andò senza preoccuparsene e senza prendere nessuna misura per distruggerli»50.

46 Secondo la storiografia olocaustica, nel campo di Gross-Rosen una camera a gas omicida «non è mai esistita» (Eine solche Anlage hat es in Gross-Rosen nicht gegeben). Isabell Sprenger, Groß-Rosen. Ein Konzentrationslager in Schlesien. Böhlau Verlag, Colonia, Weimar, Vienna, 1996, p.205.

47 Bauwerk, BW: costruzione o gruppo di costruzioni dello stesso tipo.

48 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 55-57.

49 Recte: Zentralbauleitung.

50 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., p. 11.

 

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Questa spiegazione non spiega nulla.

Il 1° ottobre 1943, in coincidenza coll'inizio del quinto anno finanziario di guerra, l'SS-Sturmbannführer Karl Bischoff fu sostituito dall'SS-Obersturmführer Werner Jothann a capo della Zentralbauleitung. Ma Bischoff fu promosso Capo dell'ispettorato delle costruzioni delle Waffen-SS e Polizia “Slesia” (Leiter der Bauinspektion der Waffen-SS und Polizei “Schlesien”), che dipendeva dall' Amt V dell'Amtsgruppe C dell'SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt (SS-WVHA) ed era l'organo ispettivo che controllava direttamente la Zentralbauleitung di Auschwitz. In pratica Bischoff, nella gerarchia dell' SS-WVHA, restò il superiore diretto di Jothann e rimase costantemente in contatto con lui. Tutti i nuovi Bauwerke dovevano infatti essere approvati dalla Bauinspektion “Schlesien”51.

Inoltre il 5 gennaio 1944 tra Bischoff e Jothann ci fu il passaggio ufficiale delle consegne coll'elenco della documentazione, tra cui il raccoglitore n. 15 relativo ai crematori II e III con 7 disegni, corrispondenza e pagamenti dei lavori52. Se questa documentazione avesse avuto realmente «un contenuto “esplosivo”» Bischoff non ne avrebbe informato Jothann? E Bischoff stesso, come suo diretto superiore, non gli avrebbe ordinato di distruggerla?

Passiamo alla seconda questione.

L’organizzazione della Zentralbauleitung di Auschwitz era molto complessa e decentrata. Già all’inizio del 1943 quest'ufficio era suddiviso in 5 Bauleitungen53, e la Zentralbauleitung stessa comprendeva 14 Sachgebiete (settori). Ciascuna Bauleitung e ciascun Sachgebiet aveva il proprio archivio, sicché ciò che noi oggi chiamiamo “archivio della Zentralbauleitung”, originariamente costituiva alcune decine di archivi. I documenti sui crematori, come tutti gli altri documenti, venivano redatti in più copie (i destinatari erano elencati sotto la voce “Verteiler” (distribuzione) e ciascuna copia veniva smistata all’ufficio competente, dove veniva archiviata. L’archivio originario comprendeva molti raccoglitori (“Ordner”), ciascuno dei quali accoglieva i documenti relativi ad uno o più Bauwerke. Perciò ad un semplice ordine di Bischoff tramite Jothann, ogni Bauleiter avrebbe potuto distruggere facilmente il proprio archivio, ancora più facilmente i raccoglitori che contenevano la documentazione relativa ai crematori. Questa invece non fu distrutta: essa esiste e include i disegni dei crematori e una corrispondenza molto ricca, ma presenta anche lacune evidenti, ad esempio tutti i disegni tecnici dei forni, i rapporti sulle cremazioni di prova, i rapporti sul consumo di coke per il 1944. Questa documentazione è stata chiaramente filtrata da coloro che per primi la utilizzarono a scopi propagandistico-giudiziari, cioè i Sovietici e il giudice Jan Sehn. Non si può infatti pensare che le SS, invece di distruggere in blocco tutta questa documentazione presuntamente “esplosiva”, avessero perso tempo a sfogliare con pazienza certosina tutti i raccoglitori relativi ai crematori e a sfilare via e distruggere singoli documenti da esse ritenuti compromettenti lasciando intatto il resto, a cominciare dalle piante dei crematori stessi! Poi, avrebbero fatto saltare i crematori per occultare le tracce dei loro “crimini”, ma nel contempo avrebbero lasciato vivi ai Sovietici migliaia di testimoni oculari di questi “crimini”!

La spiegazione di van Pelt è invece di una insulsaggine sconcertante:

«Quando i Tedeschi bruciarono gli archivi della Kommandantur [comando] del campo prima della loro evacuazione da Auschwitz nel gennaio 1945, essi trascurarono l'archivio dell'ufficio delle costruzioni [Zentralbauleitung] che era stato chiuso alcuni mesi prima; di conseguenza i materiali di quest'archivio furono trovati più o meno intatti»54.

Ci sarebbe poco da commentare se van Pelt non avesse aggiunto una sciocchezza supplementare: la presunta “chiusura” dell'archivio della Zentralbauleitung «alcuni mesi prima» del gennaio 1945 (che serve a spiegare perché le SS «trascurarono l'archivio»).

In realtà questo ufficio funzionò con certezza almeno fino al 29 dicembre 1944, la data che appare in un timbro apposto dall'impiegato civile Jährling in relazione a una fattura della Topf del 2 dicembre55.

La selezione cui fu sottoposto l'archivio della Zentralbauleitung ha creato il vuoto intorno a gran parte dei documenti contenenti gli “indizi criminali”, i quali emorgono ora solitari dalla documentazione come sperdute isolette del Pacifico. E proprio questa estrapolazione dal loro contesto permette di interpretarli in senso criminale.

 

51 Sull'intera questione vedi il mio studio La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”. Edizioni di Ar, Padova, 1998.

52 RGVA, 502-1-48, pp. 42-49.

53 Vedi sotto, capitolo 2.6.4.

54 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 207.

55 RGVA, 502-1-96, p. 33a.

 

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1.3. Premessa metodologica

Nel capitolo “One proof...one single proof”: Thirthy-nine criminal traces56, redatto in diretta polemica con la richiesta, appunto di «una prova...una sola prova» dell'esistenza di camere a gas omicide fatta da Robert Faurisson il 26 febbraio 197957, Pressac presenta, come recita il sottotitolo del capitolo in questione, «una lista completa degli “indizi criminali” o “lapsus” trovati negli archivi del Museo statale di O#wi#cim [Auschwitz] e della Commissione centrale di Varsavia relativi a camere a gas omicide nei crematori II, III, IV e V di Birkenau»58.

Prima di esaminare questi “indizi criminali”, è necessario soffermarsi sul principio metodologico impiegato da Pressac e ripreso dai suoi successori.

Egli delinea anzitutto gli antecedenti immediati della questione ed esprime nel contempo un giudizio negativo sulla metodologia olocaustica dell'epoca:

«Faurisson chiese “una prova...una sola prova” dell'esistenza di camere a gas omicide.

Gli storici “tradizionali” gli fornirono un'“abbondanza di prove” che erano praticamente tutte basate sulla testimonianza umana, di SS e di ex detenuti e membri del Sonderkommando superstiti. Ma la testimonianza umana è fallibile. Essa è inattendibile e Faurisson cercava una prova storica concreta, cioè una prova basata su documenti incontestabili e irrefutabili. In questi rigorosi criteri rientrerebbero quattro tipi di  documenti storici:

fotografie e films realizzati tra il 1942 e la fine del 1944 nel KL Auschwitz, lettere e documenti tedeschi, disegni originali concernenti il campo».

Ma non esiste nessun film che mostri un'azione di sterminio ad Auschwitz e le fotografie esistenti «non possono essere presentate come prova definitiva»59. Dei disegni dei crematori, «nessuno menziona esplicitamente in parole chiare qualcosa come Blausäure (acido cianidrico) Vergasungs- o gaskammer o -keller (camera o scantinato di gasazione o a gas)», sicché «restano solo i vari dossiers di corrispondenza e documenti di origine tedesca», i quali, grazie ai “lapsus” che contengono, «formano un convincente corpo di prove presuntive ed indicano chiaramente la presenza nei quattro crematori di Birkenau (II, III, IV e V) di camere a gas che usavano un agente disinfestante a base di acido cianidrico col nome di “Zyklon B”»60.

Indi Pressac passa ad esporre il suo principio metodologico:

«In mancanza di qualunque prova “diretta”, cioè palpabile, indiscutibile ed evidente (mancanza in rapporto alla nostra conoscenza attuale) come una fotografia di persone uccise con un gas tossico in uno spazio chiuso che possa essere perfettamente localizzato ed identificato, o di una denominazione su un disegno di un crematorio come “Gaskammer um Juden zu vergiften/camera a gas per avvelenare gli Ebrei”, può essere sufficiente e valida una prova “indiretta”. Per prova “indiretta” intendo un documento tedesco che non dica nero su bianco che una camera a gas è per scopi omicidi, ma contenga una prova che non possa logicamente significare una cosa diversa»61.

Una prova indiretta è dunque per Pressac un documento per il quale è impossibile fornire una qualunque spiegazione diversa da quella omicida.

Questa è già una chiara ammissione che fino al 1989 non esisteva nessuna prova dell'esistenza di camere a gas omicide nei crematori di Birkenau62, perché una prova “indiretta” non è una prova, ma un semplice indizio. E infatti egli non pretende di aver scoperto delle “prove”, ma appunto degliindizi criminali”.

Il principio metodologico di Pressac, ferme restando le riserve che ho espresso sopra riguardo alla documentazione, potrebbe essere valido solo a condizione che sia oggettivamente impossibile spiegare gli “indizi criminali” in senso non omicida. Ma di fatto l'impossibilità di una spiegazione iversa, non omicida, non è oggettiva, bensì soggettiva, vale a dire, Pressac decreta d'autorità questa impossibilità soltanto perché egli non riesce a trovare, o non vuole trovare, una spiegazione diversa.

 

56 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., Parte due, capitolo 8, pp. 429-457

57 R. Faurisson, Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire. La question des chambres à gaz. La Vieille Taupe, Parigi, 1980, pp. 96-100.

58 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 429.

59 Idem.

60 Idem.

61 Idem, p. 429.

62 Con buona pace della pretesa “Abbondanza di prove” di Georges Wellers, che titolò così un articolo apparso su Le Monde il 29 dicembre 1978.

 

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Se dunque, come dimostrerò in questo studio, una tale impossibilità è puramente fittizia, il valore di prova “indiretta” degli “indizi criminali” risulta completamente infirmato.

Riguardo alla metodologia di Pressac, si impone un'altra osservazione. Egli era giustamente fiero di aver scoperto che ad Auschwitz nulla era fisso ed immutabile, ma tutto - in particolare la progettazione - era in continua evoluzione. Accadeva spesso - e la storia del campo di Birkenau ne è la prova tangibile - che un progetto fosse ripreso e modificato più volte prima di essere realizzato, sicché, per conoscere la reale funzione di una installazione, bisogna conoscere la storia del suo sviluppo e in modo specifico il suo stadio finale. Pressac applica egregiamente questo principio, ad esempio nella descrizione architettonica delle installazioni di disinfestazione e disinfezione e nella ricostruzione della storia progettuale dei crematori di Birkenau. Quando però si tratta di discutere gli indizi criminali relativi ai crematori, egli dimentica questo importante principio metodologico e tende ad assolutizzare metafisicamente le installazioni ritenendole fisse e utilizzabili per un solo ed unico scopo. Ma è lui stesso a dire che «i progetti si evolvevano secondo la necessità»63e a Birkenau le necessità si susseguivano a ritmo serrato. Non si vede pertanto per quale ragione non si potesse progettare l'impiego di singole installazioni per scopi diversi secondo la necessità del momento.

Questa tendenza assolutizzatrice induce Pressac a considerare “inconciliabili” installazioni o congegni che in realtà potevano avere funzioni complementari o indipendenti.

Ma l'errore metodologico più grave di Pressac è che egli parte dalla testimonianza di Henryk Tauber (da lui parimenti scoperta nel volume 11 degli atti del processo Höss) come un dato di fatto indiscutibile che poi proietta retrospettivamente sui suoi “indizi criminali”, o, inversamente, gliindizi criminali”, sulla base di questa testimonianza, sono per lui a priori già preordinati verso il dato finale - le presunte gasazioni omicide - che costituiscono il presupposto, non la conclusione delle sue interpretazioni. Non solo, ma su questo fragilissimo ordito indiziario egli tesse poi una fitta trama di eventi di cui distorce sistematicamente il significato per farli rientrare a forza nel suo schema “criminale” precostituito in cui la fantasia straripa sulla realtà e la sommerge.

Van Pelt segue pedissequamente la metodologia di Pressac dell'impossibilità di «qualunque spiegazione alternativa» senza aggiungere nulla.

1.4. I 39 “indizi criminali”

Pressac elenca “trentanove indizi criminali”, che riporto nell'ordine in cui egli stesso li ha esposti e con le sue traduzioni.

1.4.1.Indizi per il crematorio II:

1) “Vergasungskeller/scantinato di gasazione”64;

2) “10 Gasprüfer/rivelatori di gas [gas detectors]”65;

3) “1 Stck Handgrif für Gastür D 12/una maniglia per porta a [tenuta di] gas, 12 ø diametro”66;

4) “Auskleideraum/spogliatoio”67;

5) “Auskleidekeller”, 4 menzioni; “Auskleidekeller II”, 1 menzione “spogliatoio seminterrato”68;

6) Gastür 100/192 für Leichenkeller 1/ porta a [tenuta di] gas 100 x 192 per camera mortuaria seminterrata 1”69;

7) “1 Gasdichtetür/1 porta a tenuta di gas”70;

8) “4 Drahtnetzteinschiebvorrichtung/4 congegni di introduzione di rete metallica”71;

9) “4 Holzblenden/4 coperchi di legno”72.

1.4.2. Indizi per il crematorio III:

10) “Auskleideraum/spogliatoio”73;

  1. Gastür/porta a [tenuta di] gas 100 x 19274;

 

63 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the gas chambers, op. cit., 512.

64 Idem, p. 432, foto 1.

65 Idem, p. 432 e foto 2 a p. 433.

66 Idem, p. 432 e foto 3 a p. 433.

67 Idem, p. 432 e foto 4 a p. 433.

68 Idem, p. 434 e foto 5,6 e 7 a p. 434-435.

69 Idem, p. 434 e foto 8 a p. 436.

70 Idem, p. 436 e foto 9 e 10 a p. 437.

71 Idem, p. 436 e foto 11 a p. 438.

72 Idem, p. 436 e foto 11 a p. 438.

73 Idem, p. 438 e foto 4 a p. 433.

 

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12) “Auskleidekeller/ spogliatoio seminterrato”75, 2 menzioni

13) “Flacheisen für (1)/5 Stück Gastürbeschläge/barra di ferro piatta per (1)/5 pezzi di guarniture metalliche per porte a [tenuta di] gas”76;

14) “Beschläge für 1 Stück Gastür/guarniture per 1 porta a [tenuta di] gas”77;

15) “1 Gasdichtetür/1 porta a tenuta di gas”78;

16) “14 Brausen/14 docce (finte)”79.

1.4.3. Indizi per i crematori IV e V:

17) “12 Stück gasdichten Türen ca. 30/40 cm/ 12 porte a tenuta di gas circa 30 x 40 cm”80, 4 menzioni;

17a) “12 Stück gasdichten Türen ca. 30/40 cm”81;

17b) “Nota di consegna per le guarniture di porte del 24 febbraio 1943”82;

18) “Gas[s]dichtenfenster versetzen/installare finestre a tenuta di gas”83;

19) “betonieren im [sic] Gas[s]kammer/fare la gettata di calcestruzzo nella camera a gas”84, prima menzione;

20) “Gas[s]dichtenfenster versetzen/ installare finestre a tenuta di gas”85, 2 menzioni;

21) “betonieren im Gas[s]kammer”86, seconda menzione;

22) “4 Gasdichte Türen/4 porte a tenuta di gas”87;

23) “Gastüren Verankerungen 210 Stk/210 ancoraggi per porte a tenuta di gas”88;

24) “3 dichte Türe (Türme, Türen)/tre porte a tenuta di gas (torri, porte)”89;

25) “drei gasdichte Türe (Türme,Türen)/ tre porte a tenuta di gas (torri, porte)”90;

26) “Flacheisen für (4)/5 Stück Gastürbeschläge/ barra di ferro piatta per (4)/5 pezzi di guarniture metalliche per porte a [tenuta di] gas”91;

27) “für 4 gasdichte Türen/per 4 porte a tenuta di gas: WL Schlosserei liefert für 4 gasdichte Türen: Die Beschläge wie bereits schon einmal geliefert/ WL fucina dei fabbri consegna per 4 porte a tenuta di gas: le guarniture come già una volta consegnate”92;

28) “24 Ankerschrauben für gasdu[i]chte Türen lt. Skizze/24 bulloni di ancoraggio per porte a tenuta di gas secondo schizzo”93;

29) “Gastüren einsetzen/montare finestre a [tenuta di] gas”94, 2 menzioni.

1.4.4. Indizi supplementari (crematori II e III):

30) “Der (Leichen)Keller 1 mit der Abluft aus den Räumen der 3 Saugzuganlagen vorgewärmt wird/Lo scantinato (per cadaveri) 1 sarà preriscaldato coll'aria viziata proveniente dai locali dei 3 impianti di tiraggio aspirato”95;

31) “Die Warmluftzuführungsanlage für del Leichenkeller 1/L'impianto per l'apporto di aria calda per il Leichenkeller 1”96.


1.4.5. Altri indizi:

 

74 Idem, p. 438 e foto 8 a p. 436.

75 Idem, p. 438 e foto 12,13 a p. 439.

76 Idem, p. 438 e foto 14,15 a p. 439.

77 Idem, p. 439 e foto 16 a p. 441.

78 Idem, p. 439 e foto 17,18 a p. 438 e 441.

79 Idem, p. 439 e foto 18 a p. 438.

80 Idem, p. 443 e foto 19 a p. 444.

81 Idem, p. 443, foto 20 a p. 444.

82 Idem, p. 443 e foto 21 a p. 443.

83 Idem, p. 445 e foto 22,23 a p. 445.

84 Idem, p. 446 e foto 24,25 a p. 446.

85 Idem, p. 447 e foto 26,27,28 a p. 448-450.

86 Idem, p. 447 e foto 29,30 a p. 450.

87 Idem, p. 447 e foto 32,33 a p. 451-452.

88 Idem, p. 448 e foto 31 a p. 451.

89 Idem, p. 452 e foto 32 a p. 451.

90 Idem, p. 452 e foto 33,34,35 a p. 452-453.

91 Idem, p. 454 e foto 14,15 a p. 440.

92 Idem, p. 454 e foto 16 a p. 441.

93 Idem, p. 454 e foto 36 a p. 455.

94 Idem, p. 454 e foto 37 a p. 455.

95 Idem, p. 454 e foto 4 a p. 433.

96 Idem, p. 454 e documento 39 a p. 230.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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32) “Beschläge für gasdichte Tür/guarniture per porte a tenuta di gas”97;

33) “1 Schlüssel für Gaskammer/1 chiave per camera a gas”98;

34) “Die Beschläge zu 1 Tür mit Rahmen, luftdicht mit Spion für Gaskammer/Le guarnitureper 1 porta con telaio, a tenuta di gas con spionico per camera a gas”99.

 

Aggiungendo le varie menzioni del medesimo indizio, si arriva ai 39 “indizi criminali”.

1.5. Considerazioni preliminari

Pressac considera l'indizio 33 un vero e proprio esempio di indizio dubbio. Egli rileva che l'ordine di riferire al farmacista dell'ospedale SS e la menzione di un Block «rendono l'ordine incomprensibile per la nostra conoscenza attuale» e conclude che «le porte delle camere a gas omicide dei crematori non erano fornite di serrature»100. Perciò il relativo documento non si riferisce ai crematori e non è un indizio criminale.

L'indizio 34 riguarda un'ordinazione che «non ha niente a che fare con i crematori, ma era destinata a una delle camere di disinfestazione del campo principale, probabilmente quella del Block 1»101, per cui neanche questo è un indizio criminale.

Non si comprende allora perché Pressac li abbia inclusi entrambi nell'elenco degli “indizi criminali”.

L'indizio 10 è esattamente identico all'indizio 4, ma Pressac lo conteggia una volta per il crematorio II e un'altra per il crematorio III col pretesto che il relativo documento ha come oggetto i crematori II e III, perciò l'indizio in questione si riferiva ad entrambi! La cosa è tanto più incomprensibile in quanto all'epoca (6 marzo 1943) il crematorio II era praticamente terminato ma il crematorio III si trovava ancora nella fase iniziale di costruzione.

L'indizio 32 riguarda le “guarniture [metalliche] per una porta a tenuta di gas” (Beschläge für gasdichte Tür) e reca la data del 17 giugno 1943102. Pressac commenta:

«Quest'ordinazione fu fatta dal servizio di manutenzione dei crematori di Birkenau, ma non menziona la destinazione delle guarniture. Considerata la data, probabilmente bisognava attrezzare una nuova porta per sostituirne una difettosa o danneggiata»103.

In realtà nell'ordinazione in questione il «servizio di manutenzione dei crematori di Birkenau» (“Birkenau Krematorium maintenance service”) non appare affatto: il committente è infatti laVerwaltung V 4”, cioè la sezione V4 dell'amministrazione del campo, costituita dal medico della guarnigione (SS-Standortarzt); il medesimo committente appare anche nell'ordinazione del 28 maggio 1943 relativa alle “guarniture [metalliche] per una porta con telaio, a tenuta di gas con spioncino per camera a gas” (Die Beschläge zu 1 Tür mit Rahmen, luftdicht mit Spion für Gaskammer) destinata alla “camera di disinfestazione del KL Auschwitz” (Entwesungskammer K.L. Auschwitz)104. É pertanto chiaro che anche l'ordinazione del 17 giugno 1943 si riferiva ad una camera di disinfestazione.

Gli indizi 8 e 9 costituiscono per Pressac le parti di un medesimo congegno, perciò non ha senso considerle come due indizi diversi.

A tutto ciò Pressac aggiunge la procedura curiosa di conteggiare le ripetizioni dei medesimi indizi come indizi diversi. Gli indizi 13 e 14 invece non sono neppure due menzioni dello stesso indizio, ma due menzioni della stessa ordinazione tratta da due registri diversi, quello dei “Biglietti di ordinazione della Zentralbauleitung” (Bestellscheine der Zentralbauleitung) e quello successivo (in cui confluirono varie ordinazioni contenute in questo registro) della “Direzione dell'officina dei fabbri” (WL Schlosserei). La stessa cosa vale per gli indizi 19 e 21, che si riferiscono al medesimo lavoro (“fare la gettata di calcestruzzo”) indicato su due moduli diversi della ditta Riedel &Sohn105.

Solo grazie a questi sotterfugi Pressac ha potuto gonfiare il suo elenco fino a 39 indizi. In realtà, eliminando i falsi indizi summenzionati e raggruppando nelle singole voci le numerose ripetizioni, gli indizi criminali si riducono a 9. Nella tavola che segue indico la loro denominazione e la corrispondenza coll'elenco stilato da Pressac:

 

97 Idem, p. 456 e foto 38 a p. 457.

98 Idem, p. 456 e foto 38 a p. 457.

99 Idem, p. 456 e foto 39 a p. 457.

100 Idem, p. 456.

101 Idem, p. 456.

102 Idem, p. 457, foto 38.

103 Idem, p. 456.

104 Estratti del registro delle ordinazioni della Zentralbauleitung alla Schlosserei W.L. Processo Höss, tomo 11, p. 93.

105 Vedi sotto, capitolo 5.11.

 

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denominazione indizio n.

1) Vergasungskeller 1

2) Gasprüfer 2

3) Gastür 3,6,11,13,14,23,26,29

3a) Gasdichtetür 7,15,22,24,25,27,28,32

4) Auskleideraum 4,10

4a) Auskleidekeller 5,12

5) Drahtnetzeinschiebvorrichtung 8

5a) Holzblenden 9

6) Brausen 10

7) Gasdichtefenstern 18,20,17106

8) Gas[s]kammer 19,21

9) Warmluftzuführungsanlage 30, 31

Dopo la sua visita agli archivi di Mosca, Pressac aggiunse a questo quadro altri sei indizi:

10) Eliminazione dello scivolo per i cadaveri

11) Sonderkeller (scantinato speciale)

12) Durchführung der Sonderbehandlung (attuazione del trattamento speciale)

13) Sperrgebiet (territorio interdetto)

14) Holzgebläse (soffiante di legno)

15) Normalgaskammer (camera a gas normale).

Pressac espone inoltre una serie di “indizi criminali” secondari che prendo in esame nel capitolo 3.

Il contributo di van Pelt a questo quadro indiziario è stato estremamente esiguo: egli vi ha apportato un solo nuovo “indizio criminale” la “Verbrennung mit gleichzeitiger Sonderbehandlung” (cremazione con contemporaneo trattamento speciale) della nota per gli atti dell'SS-Unterschatführer Heinrich Swoboda del 29 gennaio 1943107, di cui mi occupo nel capitolo 6.3.

1.6. Determinazione cronologica degli indizi e suo significato

Già nel 1994 nel quadro indiziario costruito da Pressac avevo rilevato una incomprensibile anomalia sulla quale successivamente non si è mai soffermato nessuno storico, vale a dire il fatto che tutti gli “indizi criminali” sono concentrati nella fase di costruzione dei crematori. Se infatti si osservano le relative date, gli indizi si ripartiscono cronologicamente nei quattro crematori come indicato nelle tavole che seguono:

1.6.1. Indizi relativi al crematorio II:

data della deliberazione di consegna del crematorio: 31 marzo 1943

indizio n. data

1.... 29.1.1943

2...... 2.3.1943

3...... 6.3.1943

4...... 6.3.1943

30.... 6.3.1943

5...... 8-13.3.1943

31... 25.3.1943

6..... 31.3.1943

7..... 31.3.1943

8..... 31.3.1943

9..... 31.3.1943

 

106 L'indizio menziona 12 “porte” a tenuta di gas di cm 30 x 40: si trattava evidentemente di finestre.

107 Aktenvermerk dell’ SS-Unterschaführer Swoboda del 29 gennaio 1943. RGVA, 502-1-26, p. 196.

 

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1.6.2. Indizi relativi al crematorio III:

data della deliberazione di consegna del crematorio: 24 giugno 1943

10 6.3.1943

11 31.3.1943

15 31.3.1943

12 14.4.1943

13 16.4.1943

16 24.6.1943

14 16.4.1944

1.6.3. Indizi relativi ai crematori IV e V:

data della deliberazione di consegna del crematorio V: 19 marzo 1943;data della deliberazione di consegna del crematorio IV: 4 aprile 1943

17 13.2.1943

17a 13.2.1943

23 15.2.1943

22 18.2.1943

24 19.2.1943

17b 24.2.1943

20 28.2.1943

19 2.3.1943

21 2.3.1943

18 28.3.1943

25 31.3.1943

28 6.4.1943

26 16.4.1943

27 16.4.1943

29 17.4.1943

Riassumendo, nessun indizio relativo al crematorio II è posteriore alla data della deliberazione di consegna dell'impianto da parte della Zentralbauleitung all'amministrazione del campo (31 marzo 1943). Secondo Pressac, questo crematorio avrebbe funzionato «come camera a gas omicida e impianto di cremazione dal 15 marzo 1943, pima della sua entrata in servizio ufficiale il 31 marzo, al 27 novembre 1944, annientando un totale di circa 400.000 persone, in massima parte donne, vecchi e bambini ebrei»108.

È vero che Pressac successivamente ha drasticamente ridimensionato questa cifra, ma è anche vero che van Pelt, attribuisce a questo impianto ben 500.000 vittime109.

La presunta camera a gas omicida del crematorio II avrebbe dunque funzionato per oltre 20 mesi, sterminando 500.000 persone, senza lasciare neppure un misero “indizio criminale”!

Per il crematorio III, nessun indizio è posteriore alla data della deliberazione di consegna dell'impianto (24 giugno 1943). In questo crematorio, secondo Pressac, furono gasate e cremate 350.000 persone110. Per i crematori IV e V l'indizio più tardo risale ad appena un paio di settimane opo la deliberazione di consegna dell'impianto (4 aprile 1943). In questi due crematori, secondo

Pressac furono gasate e cremate 21.000 persone111. Dunque nei quattro crematori sarebbero state gasate 771.000 persone in oltre 20 mesi senza che al riguardo nell'archivio della Zentralbauleitung sia rimasto un solo “indizio criminale”, mentre invece numerosi documenti attestano i guasti frequenti che si verificarono agli impianti di cremazione112.

A ciò si aggiunge anche il fatto che per le presunte gasazioni omicide preliminari - non solo per la prima gasazione nello scantinato del Block 11 e per quelle sperimentali nel crematorio I - ma anche per le gasazioni in massa presuntamente effettuate per dodici mesi nei cosiddetti Bunker di Birkenau,

 

108 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 183.

109 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 68, 458, 469.

110 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 183.

111 Idem, p. 236.

112 Vedi capitolo 8.8.1.

 

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che, secondo van Pelt, costarono la vita a «più di 200.000 Ebrei»113, non esiste assolutamente il minimo “indizio criminale”114.

Gli “indizi criminali” sono dunque completamente inesistenti per tutte le fasi preliminari e principali della presunta attività di gasazione in massa, essendo limitati esclusivamente ai crematori di Birkenau e al periodo di costruzione degli impianti: essi potrebbero eventualmente riferirsi alla progettazione e alla costruzione di camere a gas omicide, ma non certo al loro uso. In realtà, come mostrerò in questo studio, gli “indizi criminali“ si riferivano a normali progetti senza nulla di criminale, spesso non realizzati, legati alle esigenze contingenti del momento.

1.7. Contraddizioni di fondo

Pressac sulla base dei suoi “indizi criminali” propone una ricostruzione delle presunte gasazioni in massa che risulta però storicamente infondata.

La prima osservazione che si impone la formula Pressac stesso:

«Può sembrare sorprendente che lo sterminio “industriale” di Ebrei ad Auschwitz-Birkenau fu progettato e messo in pratica così tardi: progettato tra il giugno e l'agosto 1942 e attuato effettivamente tra il marzo e il giugno 1943 coll'entrata in servizio dei quattro crematori»115 (corsivo di Pressac).

La cosa è tanto più sorprendente in quanto Höss dichiarò esplicitamente di aver ricevuto da Himmler l'ordine di sterminare gli Ebrei ad Auschwitz nel giugno 1941116. Nella sua nota manoscritta datata 16 marzo 1946 egli scrisse testualmente e firmò di suo pugno:

«Organizzai personalmente su ordini ricevuti da Himmler nel maggio 1941 [in Maiy 1941]117 la gasazione di due milioni di persone tra il giugno-luglio 1941 e la fine del 1943, periodo durante il quale fui comandante di Auschwitz»118.

Ma se Himmler aveva deciso di fare di Auschwitz il centro dello sterminio ebraico già nel maggio o giugno del 1941, perché i quattro crematori di Birkenau furono successivamente progettati senza camere a gas omicide?

A questa domanda elementare quanto imbarazzante Pressac risponde nel suo secondo libro postdatando d'autorità di un anno la presunta convocazione di Höss a Berlino da parte di Himmler e il relativo ordine di sterminio ebraico, creando nel contempo una lunga serie di anacronismi storici e di contraddizioni che invalidano già in partenza questa postdatazione.

Debórah Dwork e Robert Jan van Pelt accettano invece la datazione addotta da Höss, ma affermano che in tale occasione Himmler non ordinò al comandante di Auschwitz di attuare lo sterminio ebraico, bensì di prepare soltanto delle installazioni di sterminio119: per chi? Ecco la risposta dei due autori:

«Hitler fece capire chiaramente che se si fosse tentata una rivoluzione come c'era stata alla fine della guerra precedente, i partecipanti e i detenuti dei campi sarebbero stati uccisi in installazioni di sterminio nei campi di concentramento»120.

E Himmler, convocando Höss a Berlino, non fece altro che anticipare i desideri del Führer.

Non mi soffermo sugli sviluppi di questa fantasiosa tesi, che discuterò sotto121 e mi limito a rilevare che, secondo van Pelt, la decisione di sterminare gli Ebrei ad Auschwitz fu presa da Himmler verso la metà di luglio del 1942 e «gli architetti del campo ricevettero l'ordine di disegnare crematori equipaggiati dal principio con camere a gas omicide il 20 agosto 1942»122.

 

113 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial., op. cit., p. 455.

114 Per questo ho intitolato il capitolo 7 «I presunti “indizi criminali” per i “Bunker” di Birkenau». Vedi le relative spiegazioni nel capitolo 7.1.

115 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 184.

116 NO-1210; PS-3868.

117 La nota è redatta in inglese.

118 Fotocopia della nota in: Lord Russell of Liverpool, The scourage of the swastika. Cassell& Company Ldt, Londra, 1954, tavola fuori testo tra le pp. 180-181.

119 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., pp. 277-282.

120 Idem, p. 282.

121 Vedi capitolo 17.4.

122 R. J. van Pelt The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 80.

 

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Inutile dire che quest'affermazione è del tutto gratuita e non ha alcun riferimento alla fonte.

Ma anche dalla tesi principale di Pressac, quella della successiva trasformazione in senso criminale del crematorio II, scaturiscono contraddizioni instricabili. Egli afferma:

«I passi e i colloqui che condussero a queste due giornate, nelle quali venne definitivamente fissata la costruzione dei quattro crematori di Birkenau, previsti allora senza camere a gas, si riassumono così: sebbene il crematorio II sia servito da catalizzatore per la scelta di Auschwitz nella liquidazione degli ebrei, esso non si ricollega direttamente a quello sterminio, ma è considerato come un mezzo suppletivo occasionale: il crematorio III non è progettato che a complemento del II, per far fronte a un effettivo di 200.000 detenuti, e viene “criminalizzato” soltanto per i bisogni della burocrazia SS; i crematori IV e V, di sommaria concezione, sono legati direttamente ai Bunker 1 e 2 e, sebbene la loro collocazione iniziale non fosse criminale (senza camere a gas), la loro finalità lo è, poiché si collocano alla fine di un processo di morte cui prendono parte»123.

Pressac afferma che il crematorio III aveva una «vocazione sanitaria»124, come il crematorio II, di cui era appunto il complemento; egli precisa inoltre i crematori II e III non erano stati progettati per i «trattamenti omicidi col gas»125. I crematori IV e V erano invece «dipendenti dai Bunker 1 e 2»126, «legati direttamente ai Bunker 1 e 2»127.

Dunque all'inizio i crematori II e III avevano una normale funzione igienico-sanitaria, mentre i crematori IV e V, pur non essendo dotati di camere a gas omicide, avevano una funzione criminale, perché dovevano cremare i cadaveri dei gasati nei Bunker 1 e 2. Tralasciando il fatto che i cosiddetti Bunker non sono mai esistiti come strutture di sterminio, come ho dimostrato in uno studio specifico128, dalla tesi di Pressac risulta la conseguenza insensata che i tecnici della Zentralbauleitung di Auschwitz destinando 30 muffole (con capacità di cremazione presunta di 2.880 cadaveri al giorno) ai normali scopi sanitari del campo e solo 16 muffole (con capacità di cremazione presunta di 1.536 cadaveri al giorno) allo sterminio in massa, si aspettavano dalla mortalità “naturale” del campo un quantitativo di cadaveri quasi doppio rispetto a quello derivante dallo sterminio in massa!

Un'altra conseguenza insensata è che sebbene Auschwitz fosse stato scelto da Himmler come centro di sterminio in massa proprio per il progetto del nuovo crematorio che si presumeva potesse cremare 1.440 cadaveri al giorno129, i tecnici della Zentralbauleitung, invece di assumere come fulcro dello sterminio questo crematorio e il futuro crematorio gemello III, ripiegarono su altri due crematori dalla capacità di cremazione nettamente inferiore.

Anche i lavori e le installazioni dei crematori risultano inconciliabili con la tesi di fondo di Pressac, in particolare il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III, il sistema di trasporto dei cadaveri dal seminterrato alla sala forni e la tecnica di gasazione dei crematori IV e V, che sarà discussa nel suo contesto generale nel capitolo 4.

1.8. Il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III

Pressac afferma che il progetto di ventilazione iniziale del nuovo crematorio (il futuro cremat orio II) prevedeva:

- un ventilatore premente n. 450130 per il “B-Keller” (il futuro Leichenkeller 1) con una portata di 4.800 m3/h;

- un ventilatore aspirante n. 450 per il “B-Keller” con portata di 4.800 m3/h;

- un ventilatore aspirante n. 550 per il “L-Keller” (il futuro Leichenkeller 2) con portata di 10.000 m3/h.

Pressac aggiunge poi che la portata dei ventilatori fu aumentata come segue:

- ventilatore premente per il “B-Keller”: 8.000 m3/h;

- ventilatore aspirante per il “B-Keller”: 8.000 m3/h;

- ventilatore aspirante per il “L-Keller”: 13.000 m3/h.

Lo scopo sarebbe stato quello di aumentare i ricambi d'aria della presunta camera a gas rispetto a quelli del presunto spogliatoio.

 

123 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., pp. 63-64..

124 Idem, p. 60.

125 Idem, p. 74.

126 Idem, 60-61.

127 Idem, p. 64.

128 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.

129 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 51.

130 Il numero indicava il diametro delle aperture di collegamento del soffiante ai tubi di lamiera .

 

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Pressac afferma che il Leichenkeller 1 dei crematori II e III fu effettivamente equipaggiato con ventilatori con una portata di 8.000 m3/h d'aria131 e a sostegno di ciò menziona la fattura n. 729 del 27 maggio 1943 dell'impianto di ventilazione del crematorio III132.

Egli lascia intendere che l'aumento della portata dei ventilatori da 4.000 a 8.000 m3/h fu attuato per compensare la disposizione dei condotti dell'impianto di ventilazione, che fu progettato e costruito per una normale camera mortuaria, disposizione a suo avviso inadeguata per una camera a gas omicida perché aveva l'aerazione in alto e la disaerazione in basso. Egli afferma infatti, in relazione ai Gasprüfer133 che «le SS volevano verificare se la potenza di ventilazione del Leichenkeller 1 avrebbe compensato la sua disposizione originale, l’aerazione alta e la disaerazione bassa previste per una morgue, e che avrebbe dovuto essere invertita per una camera a gas, che richiede aerazione bassa e disaerazione alta»134.

In realtà queste sono semplici congetture smentite dai documenti. La fattura della Topf n. 729 del 27 maggio 1943135 citata da Pressac prevede infatti per il “B-Raum”, la presunta camera a gas omicida, un ventilatore aspirante e uno premente con portata di 4.800 m3/h, per il “L-Raum”, il presunto spogliatoio per le vittime, un ventilatore aspirante con portata di 10.000 m3/h. Identiche portate dei ventilatori sono previste anche nella fattura n. 171 dell 22 febbraio 1943 relativa all'impianto di ventilazione del crematorio II136.

Da ciò discendono due conseguenze che infirmano la testi della trasformazione in senso criminale di questi due locali. La prima riguarda il numero dei ricambi d'aria nei due locali.

Il Leichenkeller 1 misurava 30 m di lunghezza, 7 di larghezza e 2,41 di altezza, sicché aveva una superficie di 210 m2 e un volume di 506 m3, senza considerare l'esiguo volume occupato dalle travi e dai pilastri di cemento armato; il Leichenkeller 2 era lungo 49,49 m, largo 7,93 e alto 2,30, perciò la sua superficie era di 392,5 m2 e il suo volume di 902,7 m3, anche qui senza considerare travi e pilastri.

Perciò, per la presunta camera a gas omicida i tecnici della Zentralbauleitung avevano previsto (4.800 : 506 =) 9,48 ricambi d'aria all'ora, per il presunto spogliatoio e (10.000 : 902,7 =) 11 ricambi d'aria all'ora: perciò la camera a gas era meno ventilata dello spogliatoio!

La seconda conseguenza è che il numero dei ricambi d'aria previsto per i due locali restava quello delle normali camere mortuarie, se non era addirittura inferiore. Nell'opera classica dell'ing.

Wilhelm Heepke sulla progettazione dei crematori si legge che per le camere mortuarie bisognava prevedere come minimo 5 ricambi d'aria all'ora, in caso di utilizzo intenso fino a 10 ricambi137. Ma la stessa ditta Topf, per la camera mortuaria del crematorio I aveva progettato, il 9 dicembre 1940, 20 ricambi d'aria all'ora:

«Per la sala di dissezione abbiamo previsto 10 ricambi d'aria e per la cella per i cadaveri 20 ricambi d'aria» [«Für den Sezierraum haben wir einen 10-fachen und für die Leichenzelle einen 20-fachen Luftwechsel vorgesehen»]138.

Per le camere a gas di disinfestazione ad acido cianidrico con sistema Degesch-Kreislauf139 si prevedevano invece ben 72 ricambi d'aria all'ora140.

Come ho documentato in un altro libro, Richard Green e Jamie McCarthy, consulenti di van Pelt, hanno tentato prima di confutare questa dimostrazione ricorrendo a un misero sotterfugio. Essi mi hanno accusato di aver «travisato» la portata dei ventilatori degli impianti di ventilazione dei crematori II e III scrivendo 4.800 m3/ora invece di 8.000, sebbene nel libro da essi criticato avessi riprodotto i due documenti originali dai quali risulta una portata effettiva dei ventilatori di 4.800

 

131 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., p. 84 e 133.

132 Idem, nota 14 a p. 117.

133 Vedi sotto, capitolo 2.6.

134 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio, op. cit., p. 82.

135 RGVA, 502-1-327, pp. 16 e 16a. Vedi documento 1.

136 RGVA, 502-1-327, pp. 25 e 25a. Vedi documento 2.

137 W. Heepke, Die Leichenverbrennungs-Anstalten (die Krematorien). Verlag von Carl Marhold, Halle a. S., 1905, p. 104 (documento riprodotto nel mio studio Auschwitz: Fine di una leggenda. Edizioni di Ar, Padova, 1994, p. 85).

138 Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di Auschwitz del 9 dicembre 1940 relativa a “Entlüftungsanlage für Leichenzellen und Sezierraum”. RGVA, 502-1-312, p. 136.

139 La Degesch (Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung) era la ditta distributrice dello Zyklon B attraverso due ditte subalterne, la Heli (Heerdt und Lingler) e la Testa (Tesch und Stabenow).

140 G. Peters e E. Wünstiger Sach-Entlausung in Blausäure-Kammern in: “Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung”, Heft 10/11, 1940, pp. 194-195 (documento riprodotto in Auschwitz: Fine di una leggenda, op. cit., pp.86-87).

 

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m3/ora141. Alla fine essi hanno dovuto riconoscere, sia pure con riluttanza, che i documenti mi davano ragione142.

Ciò però non ha impedito a van Pelt di riprendere da Green e McCarthy la falsa portata dei ventilatori di 8.000 m3/h per “dimostrare”, sulla base di una tabella, che il sistema di ventilazione poteva «eliminare rapidamente il gas»143.

Ma il problema non è tanto di efficienza, quanto di progettazione, ossia: il fatto che l'impianto di ventilazione dei due Leichenkeller dei crematori II e III fosse rimasto quello già previsto per due ormali camere mortuarie anche dopo la presunta trasformazione di esse a scopo criminale e il fatto che il presunto spogliatoio risultasse più ventilato della presunta camera a gas omicida contrastano in modo stridente con tale presunta trasformazione.

1.9. I montacarichi dei crematori II e III

1.9.1. Storia dei montacarichi dei crematori II e III

Nel quadro di un ipotetico sterminio in massa, i montacarichi dei crematori II e III avrebbero avuto un'importanza particolare, rappresentando la prima strozzatura di tale processo (la seconda sarebbe stata la capacità di cremazione dei forni).

Secondo i progetti iniziali, i crematori II e III dovevano essere equipaggiati con montacarichi descritti come segue nella lettera di ordinazione della Zentralbauleitung alla Topf del 28 febbraio 1943:

«2 macchine montacarichi complete inclusi motori elettrici per corrente trifase da 220/380 V, ognuno di 7,5 CV di costruzione speciale, con interruttori automatici dei motori, interruttori di trasporto, gruppi frenanti, gabbie di trasporto di m 2,10 x 1,35 x 1,80, con dispositivi di arresto, per il resto come indicato nel preventivo di costo summenzionato al prezzo di 9.371 RM l'uno, in totale 18.742 RM.

1 montacarichi elettrico brevetto Demag ad una sola barra per 750 kg di portata che con l'installazione della seconda barra viene fatto arrivare a una portata di 1.500 kg, al prezzo di 968 RM. Questo montacarichi elettrico Demag dev'essere consegnato immediatamente, perché deve essere usato fino all'arrivo dei montacarichi menzionati al punto 1».

[«2 kompl. elektrisch betriebenen Aufzugmaschinen einschl. Elektromotoren für Drehstrom 220/380 V, je 7,5 PS in Spezialausführung, mit Motorschutzschaltern, Überfahrtschaltern, Bremsaggregaten, Fahrbühnen 2,10 x 1,35 x 1,80 m, mit Fangvorrichtungen, sonst wie in o.a. Kostenanschlag aufgeführt z. Preise von je RM 9371 = RM 18742.

1 Patent-Demag-Elektrozug für 750 kg Traghaft einsträngig, der durch Einrichtung des 2. Stranges auf 1500 kg Tragkraft gebracht wird, z. Preise von RM 968. Dieser Demag-Elektrozug ist sofort anzuliefern, da derselbe bis zum Eintreffen der unter Pos. 1 genannten Aufzüge benutzt werden muss»]144.

Il termine di consegna era fissato a circa 7 mesi. Al preventivo di costo summenzionato era allegato il disegno 5037 che è stato pubblicato da Pressac. Esso fu redatto dalla ditta Gustav Linse Spezialfabrik f.[ür] Aufzüge (fabbrica speciale di montacarichi) di Erfurt il 25 gennaio 1943 e ha l'intestazione “Lasten-Aufzuf bis 750 kg Tragkraft für Zentralbauleitung der Waffen SS, Auschwitz/O.S.” ((montacarichi fino a 750 kg di portata per la Zentralbauleitung der Waffen SS, Auschwitz Alta Slesia)145.

Questo montacarichi fu montato soltanto nel crematorio III, nel periodo dal 17 maggio al 6 giugno 1943 dall'installatore della Topf Heinrich Messing146.

Nel crematorio II fu invece installato un montacarichi molto grezzo che fu ordinato alla WL Schlosserei il 15 febbraio 1943. Ecco il testo della relativa ordinazione:

 

141 C. Mattogno, Auschwitz: Fine di una leggenda, op. cit. pp. 81-84.

142 C. Mattogno, Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposta ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell'anti-“negazionismo”. Edizioni Effepi, Genova, 2006, pp. 73-77.

143 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 365-366.

144 Lettera della Zentralbauleitung alla Topf del 28 febbraio 1943. APMO, BW 30/34, p. 69.

145 J.-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., documento 25 fuori testo.

146 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 371.

 

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«15.2.1943 [ordinazione] n. 61. KGL, crematorio I [= II], BW 30. Oggetto: 1 montacarichi piano per almeno 300 kg di carico utile. Montaggio del relativo verricello, della fune e del motore, nonché delle guide di scorrimento. Ordinazione n. 2563/146 del 26 gennaio 1943 della Zentralbauleitung. Ordinazione ricevuta dalla ex Häftlings-Schlosserei. Terminato: 13 marzo 1943».

[«15.2.43 Nr. 61. KGL, Krematorium I, BW. 30. Przedmiot: 1 Plateauaufzug für mindestens 300 kg. Nutzlast eischl. Montage der dazugehörigen Bauwinde, des Seiles und des Motors, sowie der Gleitschiene. Auftrag Nr. 2563/:146:/ vom 26.1.43 der Zentralbault. Von ehem. Häftl. Schlosserei übernommener Auftrag. Uko#cono: 13.3.43»]147.

Come risulta da una fotografia polacca del 1945 pubblicata da Pressac, questo montacarichi era molto rudimentale148. Esso fu riparato una prima volta dall'installatore Messing il 12 aprile 1943 in 11 ore di lavoro149. Nonostante ciò, il macchinario funzionava male.

Il 23 luglio 1943 la ditta Topf scrisse alla Zentralbauleitung una lettera che contiene il seguente passo:

«Nel recente colloquio telefonico col Vostro sig. Bauleiter Sturmbannführer Bischoff, questi ha dichiarato che anche il montacarichi del crematorio II dà continuamente occasione a reclami. Questo montacarichi non l'abbiamo costruito noi, ma è stato fabbricato e montato dal Vostro stesso personale. Perciò non riusciamo a capire che vogliate renderci responsabili per un impianto che non abbiamo realizzato»

[«Bei der kürzlich erfolgten telefonischen Unterregung mit Ihrem Herrn Bauleiter Sturmbannführer Bischoff erklärte dieser, dass auch der Aufzug im Krematorium II dauernd zu Beastandungen Anlass gebe. Diesen Aufzug haben wir aber nicht gebaut, sondern dieser ist von Ihren Leuten selbst zusammengestellt und eingebaut worden. Daher können wir nicht verstehen, dass Sie uns für eine nicht von uns ausgeführte Anlage haftbar machen wollen»]150.

Nonostante ciò, questo montacarichi malfunzionante rimase al suo posto fino alla fine, sebbene nell'agosto 1943 fossero stati consegnati alla Zentralbauleitung i due montacarichi definitivi, corrispondenti all'ordinazione n. 43/145/3, per la quale il 18 agosto dello stesso anno fu effettuato un pagamento in acconto di 9.400 RM151.

Il 12 maggio 1944 la Zentralbauleitung inviò alla Topf il seguente “telegramma urgente”:

«[Il] montaggio dei due ascensori ora non può avvenire. [L']installazione avviene in seguito insieme all'installazione degli impianti di disaerazione nei [crematori] IV e V».

[«Montage der 2 Aufzüge kann jetzt nicht erfolgen. Einbau erfolgt später zusammen mit dem Einbau der Entlüftungsanlagen in 4 u. 5»]152.

Non risulta però che questi montacarichi siano mai stati installati.

1.9.2. I montacarichi al processo Irving-Lipstadt

Van Pelt fornisce un lungo resoconto della discussione sul montacarichi del crematorio II al processo Irving-Lipstadt:

«Irving si attenne alla lettera preparata dall'anonimo architetto. La parte più importante della discussione riguardava il montacarichi che collegava il seminterrato al piano principale del crematorio 2» (corsivo mio)153.

La lettera in questione esponeva un calcolo del tempo necessario per trasportare 2.000 passeggeri «assumendo una portata di 200 kg». Tale tempo era calcolato in 4 ore e 48 minuti per

147 Processo Höss, tomo 11, pp. 82-83.

148 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., foto 20 a p. 488

149 «Bauwerk 30 Kr II Fahrstuhl repariert»: Arbeits-Bescheinigung di Messing per il periodo 12-18 aprile 1943. RGVA, 502-1-306, p. 93a. Cfr. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 370.

150 RGVA, 502-1-313, p. 29.

151 Annotazione manoscritta dell'impiegato civile Jährling su una “Aufstellung” (Lista) della Topf datata 2 luglio 1943. RGVA, 502-1-327, p. 74.

152 RGVA, 502-1-313, p. 10.

153 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 468-469.

 

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persone vive, ma ovviamente il trasporto di cadaveri avrebbe richiesto un tempo doppio o triplo e il più piccolo guasto avrebbe bloccato l'intera procedura di gasazione e di cremazione154.

Van Pelt descrive poi le proprie reazioni:

«Avevo letto questo ragionamento la notte precedente e mi ero accorto che uno dei suoi difetti era l'assunzione che il montacarichi potesse avere una portata di soli 200 kg. In realtà, avevo una copia di un documento del febbraio 1943 che stabiliva che la portata del montacarichi doveva essere raddoppiata da 750 a 1.500 kg. Assumendo come punto di partenza il calcolo dell'anonimo architetto, Irving presentava il montacarichi come la strozzatura cruciale di tutta l'operazione» (corsivo mio)155.

Indi van Pelt riporta un brano del dibattimento processuale che contiene queste due sue risposte:

«Essi [i tecnici della Zentralbauleitung] chiesero immediatamente di aumentare la portata del montacarichi a 1.500 kg fornendo cavi supplementari».

«Il [montacarichi con portata di] 750 kg fu installato quando l'edificio era finito ed essi chiesero immediatamente di raddoppiarne la portata»156.

Al processo, van Pelt assunse un peso medio di un cadavere di 60 kg, sicché il montacarichi poteva trasportare 25 persone alla volta157.

Van Pelt conclude:

«Irving non ritornò sulla portata. Per me era chiaro che un'importante assunzione sulla quale egli aveva programmato il suo attacco [sic] si era rivelata errata»158.

La risposta di van Pelt è basata su un presupposto storicamente falso. Come ho mostrato nel paragrafo precedente, il “Demag-Elektrozug für 750 kg Traghaft” (montacarichi elettrico per 750 kg di portata) non fu installato nel crematorio II, ma nel crematorio III.

Egli pretende inoltre che le SS «chiesero immediatamente» di raddoppiare la portata del montacarichi a 1.500 kg e poi assume che ciò fu effettivamente realizzato, parlando del trasporto di 25 cadaveri di 60 kg alla volta159; ma il documento da lui menzionato dice soltanto che la portata di 750 kg «con l'installazione della seconda barra viene fatta arrivare a una portata di 1.500 kg», il che può significare al massimo un'intenzione futura, non certo una richiesta specifica, meno che mai la realizzazione di questa intenzione. Nulla dimostra infatti che la portata del montacarichi fu effettivamente raddoppiata.

Ma la cosa più grave è che van Pelt tace completamente il fatto che il montacarichi installato nel crematorio II era il “Plateauaufzug” con portata di 300 kg.
Perciò nel crematorio II lo sterminio di 500.000 persone sarebbe stato perpetrato avendo a disposizione soltanto questo montacarichi rudimentale e malfunzionante. Poiché la sua portata era di 300 kg, ossia mediamente 5 cadaveri di 60 kg, esso avrebbe dovuto compiere 200.000 viaggi, 100.000 di ascesa e 100.000 di discesa!

Assumendo una durata media del trasporto di ogni carico di cadaveri (caricamento, viaggio di ascesa, scaricamento e viaggio di discesa) di 5 minuti, il trasporto di 2.000 cadaveri dal seminterrato alla sala forni (l'ipotesi discussa da Irving)160 avrebbe richiesto ([2.000 : 5] x 5 =) 2.000 minuti, ossia oltre 33 ore.

Una tale durata media, che corrisponde a 1 minuto per lo spostamento dell'ascensore in salita e in discesa161 e a 4 minuti per lo spostamento dei 5 cadaveri (cioè in media 24 secondi per caricare e altri 24 secondi per scaricare un cadavere), è perfino troppo breve, per due ragioni.

Anzitutto il montacarichi funzionava male, perciò bisogna considerare il tempo perduto inevitabilmente per guasti, inceppamenti e ritardi. In secondo luogo, secondo il testimone Henryk Tauber, nel crematorio II (e III) al montacarichi erano addetti 4 detenuti, 2 per il caricamento e 2 per lo scarico, i quali lavoravano in un turno di 12 ore162. Anche assumendo provvisoriamente una durata

 

154 Idem, p. 469.

155 Idem.

156R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 470.

157 Idem, p. 470 e 472.

158 Idem, p. 470.

159 Idem, p. 472.

160 Idem, p. 470.

161 L'anonimo ingegnere menzionato da van Pelt assumeva una durata di 30 secondi, ma, stranamente, considerava soltanto il viaggio di ascesa dell'ascensore. R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 469.

162 Dichiarazione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 9.

 

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media di 5 minuti per ogni carico, questi detenuti dopo 6 ore, alla metà del loro turno di lavoro, avrebbero già sollevato e spostato ([6 x 60/5 x 300] =) 21.600 kg e la fatica crescente avrebbe rallentato sempre di più il loro lavoro.

È dunque chiaro che la durata media del trasporto di un carico di cadaveri sarebbe stata più alta, il che rende ancora più insensato il presunto trasporto di 500.000 cadaveri. Poiché il numero massimo di giorni in cui il crematorio II fu in funzione è di 433, il montacarichi avrebbe dovuto effettuare mediamente ([500.000 : 5] : 433 =) 231 trasporti al giorno, ciascuno dei quali sarebbe durato in media (1.440 : 231 =) poco più di 6 minuti (ossia 1 minuto per il viaggio di andata e ritorno del montacarichi e 30 secondi per caricare e altri 30 secondi per scaricare ciascun cadavere), e ciò ininterrottamente per 433 giorni, giorno e notte: come si può credere seriamente a una tale assurdità?

Concludendo, il montacarichi si concilia perfettamente con il numero reale delle cremazioni, che per il crematorio II fu al massimo intorno alle 20.000, ma è assolutamente inconciliabile con l'immane sterminio in massa dichiarato da van Pelt.

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CAPITOLO 2

GLI “INDIZI CRIMINALI” PER IL CREMATORIO II

2.1. - “VERGASUNGSKELLER” (scantinato di gasazione)

2.1.1. Il valore dell'indizio

Questo indizio si trova esclusivamente nella lettera della Zentralbauleitung all' SS-Brigadeführer Hans Kammler, Amtsgruppenschef C dell’SS-WVHA, del 29 gennaio 1943, con oggettoCrematorio II. Stato dei lavori”, di cui presento il testo e la traduzione:

«Il crematorio II è stato completato, tranne minuzie costruttive, coll'impiego di tutte le forze disponibili malgrado difficoltà indicibili e tempo gelido con turni lavorativi diurni e notturni. I forni sono stati accesi alla presenza del sig. capoingegnere della ditta costruttrice, la ditta Topf und Söhne di Erfurt, e funzionano ineccepibilmente. Non si è potuto ancora disarmare la copertura di calcestruzzo del Leichenkeller a causa dell'azione del gelo. Ciò è però irrilevante, perché per questo si può usare il Vergasungskeller.

A causa del blocco dei trasporti ferroviari la ditta Topf und Söhne non ha potuto consegnare l'impianto di aerazione e disaerazione come richiesto dalla Zentralbauleitung.

All'arrivo dell'impianto di aerazione e disaerazione però si comincerà subito a installarlo, sicché prevedibilmente l'impianto sarà pronto per l'uso il 20 febbraio 1943.

Si allega un rapporto dell'ingegnere collaudatore della ditta Topf und Söhne di Erfurt». [«Das Krematorium II wurde unter Einsatz aller verfügbaren Kräfte trotz unsagbarer Schwierigkeiten und Frostwetter bei Tag- und Nachbetrieb [sic] bis auf bauliche Kleinigkeiten fertiggestellt. Die Öfen wurden im Beisein des Herrn Oberingenieur Prüfer der ausführenden Firma, Firma Topf u. Söhne, Erfurt, angefeuert und funtionieren [sic] tadellos. Die Eisenbetondecke des Leichenkellers konnte infolge Frosteinwirkung noch nicht ausgeschalt werden. Die [sic] ist jedoch unbedeutend, da der Vergasungskeller hierfür benützt werden kann. Die Firma Topf u. Söhne konnte infolge Waggonsperre die Be- und Entlüftungsanlage nicht wie von der Zentralbauleitung gefordert rechtzeitig anliefern. Nach Eintreffen der Be- und Entlüftungsanlage wird jedoch mit dem Einbau sofort begonnen, sodass voraussichtlich am 20.2.43 die Anlage vollständig betriebsfertig ist. Ein Bericht des Prüfingenieurs der Firma Topf u. Söhne, Erfurt, wird beigelegt»]163.

Come è noto, già prima di Pressac la storiografia olocaustica aveva considerato il termineVergasungskeller” che appare in questa lettera un indizio – se non addirittura una prova – dell’esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II.

A tale semplicistica interpretazione si è opposto Pressac stesso, scrivendo:

 

163 APMO, BW 30/34, p. 100. Vedi documento 3.

 

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«Affermare, soltanto sulla base della lettera del 29 gennaio 1943, che il termineVergasungskeller” designasse una camera a gas omicida installata nel Leichenkeller 1/scantinato per i cadaveri 1 del crematorio II era irresponsabile, perché, sebbene “camera a gas” fosse corretto, non c'erano prove per dimostrare che essa fosse “omicida”, e, anche sulla scorta di documenti che consentono di identificare il Vergasungskeller con il Leichenkeller 1, l'unica conclusione plausibile è ancora la stessa: L'esistenza di una camera a gas nello scantinato del crematorio II è così provata, ma questo è tutto»164 (corsivo di Pressac).

A rigor di logica, questo documento non dimostra neppure l'esistenza di una camera a gas, ma un semplice progetto,la cui realizzazione dipendeva dalla consegna dell'impianto di ventilazione.

2.1.2. Il contesto storico

La lettera di Bischoff del 29 gennaio 1943 è uno dei documenti intorno ai quali è stato fatto il vuoto documentario, come risulta chiaramente dal contesto storico generale.

L'11 gennaio 1943 Kammler, accettando lo stato di fatto che non era possibile terminare la costruzione dei crematori entro le date programmate165, ordinò a Bischoff di essere tenuto al corrente sul progresso dei lavori tramite rapporto telescritto settimanale166. Il primo rapporto fu redatto da Bischoff e inviato a Kammler il 23 gennaio. Riguardo al crematorio II vi si legge:

«Seminterrato 1. Intonaco completato. Canali di aerazione e disaerazione installati nella muratura. Parti meccaniche della ditta Topf non ancora arrivate».

[«Keller I. Verputz fertiggestellt. Be- und Entlüftungskanäle im Mauerwerk eingebaut. Maschinelle Teile von Firma Topf noch nicht eingetroffen»]167.

Tutti i rapporti successivi sono scomparsi. La lettera di Bischoff del 29 gennaio 1943, come si desume dal “Bezug” (riferimento), era la risposta al telescritto n. 2648 di Kammler del giorno prima, anch'esso scomparso. Fino a tale data nella documentazione della Zentralbauleitung non c'è il minimo riferimento all'intenzione di adibire a “Vergasung” il Leichenkller 1 del crematorio II, sicché la cosa deve essere stata discussa tra il 24 e il 28 gennaio. La lettera del 29 gennaio presuppone infatti che Kammler sapesse bene di che cosa si trattasse, perché egli o aveva ordinato il “Vergasungskeller” oppure aveva approvato una relativa proposta di Bischoff. In conclusione, tutti i documenti che potessero far luce sulla questione sono, eufemisticamente, scomparsi.

2.1.3. Il significato del documento

Bischoff afferma nella lettera che non era stato possibile disarmare la copertura di cemento armato del Leichenkeller 2 a causa del gelo, ma che ciò non aveva importanza, perché “per questo” (hierfür), cioè a questo scopo, si poteva usare il “Vergasungskeller”. In pratica, il “Vergasungskeller” poteva svolgere la funzione del “Leichenkeller 2”, la quale non poteva essere quella di spogliatoio per le vittime. Se infatti si suppone che la funzione del “Leichenkeller 2” fosse quella di spogliatoio per le vittime e la funzione del “Vergasungskeller” quella di camera a gas omicida, come poteva una camera a gas omicida fungere da spogliatoio?

Si può obiettare che la camera a gas omicida si poteva usare in pari tempo anche come spogliatoio, ma allora perché – secondo Tauber e Pressac – la Zentralbauleitung fece costruire una presunta baracca davanti al crematorio come spogliatoio per le vittime?168

Qui è essenziale sottolineare che la questione aveva un carattere strettamente contingente e valeva soltanto finché il “Leichenkeller 2” non fosse divenuto agibile: il “Vergasungskeller” poteva essere usato “per questo”, cioè come “Leichenkeller”, il 29 gennaio 1943 e nei giorni immediatamente successivi, in un periodo in cui, come Bischoff informa nella lettera summenzionata, la ditta Topf, «a causa del blocco dei trasporti ferroviari», non aveva ancora consegnato «l'impianto di aerazione e disaerazione», perciò il “Vergasungskeller” non poteva essere operativo come camera a gas omicida. L’interpretazione della storiografia ufficiale – lo spogliatoio per le vittime è inagibile ma ciò non importa, perché per questo si può usare la camera a gas omicida – è dunque a fortiori insensata: dato che la presunta camera a gas omicida non poteva funzionare, a che scopo farvi spogliare le vittime? E le vittime di che cosa, se la camera a gas omicida non poteva funzionare?

 

164 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 503.

165 Il crematorio II entro il 31 gennaio, il crematorio III entro il 31 marzo, il crematorio IV entro il 28 febbraio 1943.

166 Lettera di Kammler alla Zentralbauleitung dell'11 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, p. 59.

167 Bericht Nr. 1 della Zentralbauleitung del 23 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, p. 54.

168 Vedi capitolo 2.3.

 

MATTOGNO : La falsa “convergenza di prove” di Robert Jan Van Pelt

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Concludendo, le vittime non si potevano spogliare nel “Leichenkeller 2” perché questo locale era inagibile; si potevano spogliare nel “Vergasungskeller”, ma non vi potevano essere gasate. Perciò ilVergasungskeller” doveva avere un'altra funzione.

 

                                                                 

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