FU VERO OLOCAUSTO? 3^ parte

6) "Ausrottung" e "Vernichtung"

 

Come "prove convergenti" della realtà dell'Olocausto gli Autori presentano inoltre il solito campionario di citazioni estrapolate dei principali capi nazisti nelle quali il valore probatorio sarebbe assicurato dalla presenza di termini come "vernichten- Vernichtung" (annientare-annientamento) e "ausrotten-Ausrottung" (sterminare-sterminio). Gli Autori dedicano un apposito paragrafo ("Ausrotten gli Ebrei", p. 265) al tentativo di dimostrare che questi termini, che facevano parte della truce retorica nazista, significassero sterminio biologico.

 Come è noto, il punto di partenza obbligato di questa fallace interpretazione della storiografia ufficiale è l'estrapolazione della cosiddetta "profezia" di Hitler del discorso del 30 gennaio 1939:

 «Oggi voglio essere di nuovo un profeta: Se l'ebraismo finanziario internazionale dentro e fuori l'Europa dovesse riuscire a precipitare ancora una volta i popoli in una guerra mondiale, il risultato non sarà la bolscevizzazione della terra con ciò la vittoria dell'ebraismo, ma l'annientamento della razza ebraica in Europa (sondern die Vernichtung der jüdischen Rasse in Europa)» (149).

 Nessuno di questi valenti estrapolatori cita mai il seguito del discorso,che spiega perfettamente i termini della minaccia:

 «Poiché il tempo in cui i popoli non ebrei erano indifesi di fronte alla propaganda volge alla fine. La Germania nazionalsocialista e l'Italia fascista posseggono quelle istituzioni che permettono, se necessario, di spiegare al mondo l'essenza di una questione che molti popoli conoscono istintivamente e che non è chiara loro solo scientificamente» (150).

 Dunque l' "annientamento della razza ebraica in Europa" consisteva semplicemente nell' additare agli altri popoli le istituzioni tedesche e fasciste che promuovevano la conoscenza scientifica della "questione ebraica".

 Nel discorso del 30 gennaio 1941 Hitler disse:

 «E non vorrei dimenticare il monito che ho già fatto una volta, il 1° settembre 1939 [recte: il 30 gennaio 1939], al Reichstag tedesco.Il monito,cioè, che, se il resto del mondo sarebbe stato precipitato dall'ebraismo in una guerra generale, l'intero ebraismo avrebbe cessato di svolgere il suo ruolo in Europa!(das gesamte Judentum seine Rolle in Europa ausgespielt haben wird!)» (151).

 Se dunque l'ebraismo avrebbe cessato di svolgere il suo ruolo in Europa, la "Vernichtung" del 1939 era un "annientamento" puramente politico.

 Ciò è confermato dalle parole di Hitler nel discorso che tenne allo Sportpalast il 30 gennaio 1942:

 «Ci rendiamo conto che questa guerra potrebbe terminare soltanto così, o i popoli ariani saranno sterminati (ausgerottet werden), o l'Ebraismo scomparirà dall'Europa (das Judentum aus Europa verschwindet). Il 1°settembre 1939 [recte: il 30 gennaio 1939] , al Reichstag tedesco, ho già detto - ed io mi guardo dalle profezie avventate - che questa guerra non si concluderà come immaginano gli Ebrei, cioè che i popoli ariani europei saranno sterminati (ausgerottet werden), ma che il risultato di questa guerra sarà l'annientamento dell'Ebraismo (die Vernichtung des Judentums). [...]. E verrà l'ora in cui il peggiore nemico mondiale di tutti i tempi avrà di nuovo cessato il suo ruolo almeno, forse, per un millennio» (152).

 Bisogna concludere che Hitler credesse alla lettera che la guerra, se fosse stata perduta, si sarebbe conclusa con lo sterminio biologico dei "popoli ariani"?

 Questa citazione conferma inoltre che la "Vernichtung" della razza ebraica in Europa del discorso del 30 gennaio 1939 non era uno sterminio biologico,perché qui si parla, in caso di vittoria, di scomparsa ebraica "dall'Europa", che, insieme alla cessazione del ruolo politico dell'ebraismo in Europa, si spiega soltanto con i piani di deportazione degli Ebrei nei territori orientali occupati, che erano considerati extra-europei.

 Il 24 febbraio 1942 il Führer ritornò sull'argomento. Dopo aver affermato che la "cospirazione" (Verschwörung) del mondo plutocratico e del Cremlino miravano ad un solo e identico fine - "lo sterminio (die Ausrottung) dei popoli e delle razze ariani" - precisò:

 «Oggigiorno le idee della nostra rivoluzione nazionalsocialista e di quella fascista hanno conquistato grandi e potenti Stati, e si adempirà la mia profezia che con questa guerra non verrà annientata l'umanità ariana, ma sarà sterminato l'Ebreo (nicht die arische Menschheit vernichtet, sondern der Jude ausgerottet wird)» (153).

 Il 21 luglio 1942, al suo quartier generale, Hitler ribadì:

 «Infatti - poiché con la [sua] fine questa guerra avrà buttato fuori dall'Europa (aus Europa hinausgeforfen) anche l'ultimo Ebreo - sarebbe sterminato totalmente (mit Stumpf und Stiel ausgerottet (154))» (155).

 Questo significato figurato del verbo "ausrotten" appare - coll'uso del corrispondente sostantivo - anche nel discorso del 30 settembre 1942, in cui Hitler disse:

 «Il 1° settembre 1939 [recte: il 30 gennaio 1939] a quella seduta del Reichstag ho detto due cose. In primo luogo.e, in secondo luogo, che, se l'ebraismo avesse mai provocato una guerra mondiale internazionale per lo sterminio (zur Ausrottung) dei popoli ariani d'Europa, non sarebbero stati sterminati (ausgerottet werden) i popoli ariani, ma l'ebraismo» (156).

 Nel discorso dell'8 novembre 1942 Hitler parafrasò così la sua "profezia" del 30 gennaio 1939:

 «Vi ricorderete ancora della seduta del Reichstag nella quale dichiarai: se l'ebraismo si illude di poter provocare una guerra mondiale internazionale per lo sterminio (zur Ausrottung) delle razze europee, il risultato non sarà lo sterminio (die Ausrottung) delle razze europee, ma lo sterminio (die Ausrottung) dell'ebraismo in Europa!» (157).

 Hitler spiega poi di nuovo il senso di questa "Ausrottung": il riconoscimento del pericolo ebraico da parte dei popoli europei e l'introduzione da parte di essi di una legislazione antiebraica simile a quella tedesca:

 «In Europa questo pericolo è stato riconosciuto e gli Stati aderiscono uno dopo l'altro alla nostra legislazione» (158).

 Infine, nel discorso del 24 febbraio 1943 Hitler ribadì:

 «Questa lotta perciò non finirà, come si immagina, coll'annientamento (mit der Vernichtung) dell'umanità ariana, ma con lo sterminio (mit der Ausrottung) dell'ebraismo in Europa» (159).

 Con ciò abbiamo anche la perfetta equivalenza dei termini "Vernichtung" e "Ausrottung", entrambi applicati ai popoli europei.

 Ricapitolando: o Hitler credeva ad uno sterminio biologico non dei soli Tedeschi, ma di tutti i popoli europei (!) in caso di sconfitta della Germania - ipotesi decisamente grottesca - oppure egli usava i termini "Vernichtung" e "Ausrottung" in senso figurato anche nei confronti dell'ebraismo, il che è pienamente confermato dalle varie citazioni e dal loro contesto.

 E che questa sia l'interpretazione corretta - se ci fosse bisogno di una ulteriore conferma - è dichiarato esplicitamente da uno storico insospettabile come Joseph Billig, già ricercatore preso il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Parigi:

 «Il termine "Vernichtung" (annientamento, distruzione) indicava la volontà assolutamente negativa riguardo alla presenza ebraica nel Reich. In quanto assoluta, questa volontà si annunciava come pronta, se fosse stato necessario, a tutti gli estremi. Il termine in questione non significava che si era già arrivati allo sterminio e neppure l'intenzione deliberata di arrivarvi. Alcuni giorni prima del discorso citato [il discorso del 30 gennaio 1939], Hitler riceveva il ministro degli Esteri della Cecoslovacchia. Egli rimproverava al suo ospite la mancanza di energia del governo di Praga nei suoi sforzi di intesa con il Reich e gli raccomandava,in particolare, un'azione energica contro gli Ebrei. A questo proposito,egli dichiarò a titolo di esempio: "Presso di noi, vengono sterminati" (bei uns werden vernichtet). Bisogna credere che Hitler, nel corso di una conversazione diplomatica messa per iscritto negli archivi del Ministero degli affari esteri abbia fatto la confidenza di un massacro nel III Reich,il che, per di più, non era esatto a quell'epoca? Due anni dopo, il 30 gennaio 1941, Hitler rievocò la sua "profezia" del 1939. Ma, questa volta,ne precisò il senso come segue:" ... e non voglio dimenticare l'indicazione che ho già data una volta davanti al Reichstag, cioè che se il resto del mondo (andere Welt) sarà precipitato in una guerra, il Giudaismo avrà terminato completamente il suo ruolo in Europa...". Nella sua conversazione con il Ministro cecoslovacco, Hitler evocò l'Inghilterra e gli Stati Uniti, che, secondo lui, potevano offrire delle regioni di insediamento agli Ebrei.

 Nel gennaio 1941 egli indica che il ruolo degli Ebrei in Europa sarà liquidato e aggiunge che questa prospettiva si realizzerà, perché gli altri popoli ne comprenderanno la necessità presso di loro. In quest'epoca si credeva alla creazione di una riserva ebraica. Ma essa per Hitler era ammissibile soltanto fuori d'Europa. Abbiamo appena rilevato che il 30 gennaio 1941 Hitler annunciò semplicemente la liquidazione del ruolo degli Ebrei in Europa» (160).

 

7) Le citazioni estrapolate

 Dopo questo necessario inquadramento storico e contestuale, passiamo all'esame delle citazioni estrapolate degli Autori.

 1) Hans Frank "Hans Frank dimostra che l'Olocausto ha avuto luogo" (p. 245).

 Gli Autori riportano un discorso di H. Frank del 7 ottobre 1940 in cui appare questa frase:

 «Non ho potuto eliminare [ausrotten] tutti i pidocchi e gli Ebrei in un anno solo» (p. 245).

  In realtà il discorso fu tenuto il 20 dicembre 1940, il termine "ausrotten" è stato inventato dagli Autori (il testo tedesco dice "hinaustreiben" =espellere) e il riferimento del documento, come ho già segnalato, è errato (si tratta del PS-2233 e non del PS-3363) (161):dunque una falsificazione e due errori in un colpo solo! Il discorso cui gli Autori attribuiscono la data del 13 dicembre 1941 fu tenuto il 16 dicembre e ad esso appartiene anche il brano da essi citato successivamente, di cui riportano il testo tedesco (nota 30 a p. 345) ma non la fonte, che è parimenti il PS-2233 (162):

 «Attualmente ce ne sono nel Governatorato generale circa 2,5 milioni, e insieme a chi ne è amico e parente e connesso in ogni modo possibile,abbiamo quindi 3,5 milioni di Ebrei. Non possiamo fucilare questi 3,5 milioni di Ebrei, né possiamo avvelenarli, eppure dovremo adottare misure che in qualche modo portino all'obiettivo dell'annientamento, e questo sarà fatto in congiunzione con le grandi misure che dovranno essere discusse insieme al Reich (163). Il territorio del Governatorato generale deve essere liberato dagli Ebrei, come è avvenuto per il Reich. Dove e come questo avverrà è una questione di mezzi che devono essere utilizzati e creati, e sulla cui efficacia vi informerò a tempo debito» (pp. 245-246).

 Gli Autori commentano:

 «Se la soluzione finale significava solamente la deportazione dal Reich,perché Frank fa riferimento al raggiungimento dell'"obiettivo dell'annientamento" degli Ebrei con mezzi diversi dalla fucilazione e l'avvelenamento? La frase "die irgendwie zu einem Vernichtungsergolg führen" sottolinea le intenzioni omicide» (p.246).

 Quand'anche questa interpretazione fosse corretta - ma non lo è - il passo dimostrerebbe, appunto, soltanto "intenzioni omicide", mentre gli Autori lo adducono come "prova" del fatto che "l'Olocausto ha avuto luogo"! Cioè da presunte intenzioni essi desumono la realtà di un fatto!

 Ma questa interpretazione è infondata. La citazione si inquadra infatti proprio nella politica di deportazione ebraica perseguita dal regime nazionalsocialista e va considerato alla luce di altre dichiarazioni -ovviamente taciute dagli Autori - che ne fanno comprendere il vero significato.

 Nel Dienst-Tagebuch di H. Frank in data 17 luglio 1941 appare la seguente annotazione:

 «Il signor governatore generale non desidera più una ulteriore creazione di ghetti, perché, secondo una esplicita dichiarazione del Führer del 19 giugno c.a. gli Ebrei in un tempo non troppo lontano saranno allontanati dal Governatorato generale e il Governatorato generale dovrà essere, per così dire, soltanto un campo di transito» (164).

 Il 13 ottobre 1941 H. Frank e il Reichsminister Rosenberg ebbero un colloquio nel quale discussero anche sulla deportazione degli Ebrei dal Governatorato generale:

 «Il governatore generale passò poi a parlare della possibilità dell'espulsione della popolazione ebraica del Governatorato generale nei territori orientali occupati. Il Reichsminister Rosenberg osservò che tali aspettative gli erano già state espresse dall'amministrazione militare di Parigi (165). Al momento però egli non vede ancora alcuna possibilità per l'attuazione di tali piani di trasferimento. Tuttavia per il futuro egli si è dichiarato pronto a favorire l'emigrazione ebraica all'Est, tanto più in quanto c'è già l'intenzione di mandare nei territori orientali scarsamente popolati soprattutto gli elementi asociali che ci sono all'interno del territorio del Reich» (166).

 D'altra parte, secondo il passo citato dagli Autori, il Governatorato generale doveva diventare "libero da Ebrei" (judenrei) "come lo è il Reich" (wie es das Reich ist), ma il grande Reich - come abbiamo visto - era diventato (parzialmente) "judenrei" solo in virtù dell'emigrazione (Auswanderung) in altri paesi di circa 537.000 Ebrei. È dunque chiaro che H.Frank non ha fatto altro che riprendere la terminologia "annientatrice" di Hitler con il medesimo significato.

 

2) Joseph Goebbels

 

"Joseph Goebbels dimostra che l'Olocausto ha avuto luogo" (p. 246).

 Gli Autori adducono due citazioni in cui pretendono di dimostrare "che l'Olocausto ha avuto luogo" in base alla semplice presenza del termine "Vernichtung"!

 La prima citazione è tratta da un'annotazione del 19 agosto 1941 in cui Goebbels, richiamando la "profezia" di Hitler del 30 gennaio 1939, dice che "se l'ebraismo riuscisse di nuovo a provocare una guerra, questa si concluderebbe con il loro annientamento [Vernichtung]" (p. 246).

 Abbiamo già visto che l'interpretazione degli Autori è completamente infondata. Essa si basa su una sorta di superstizione della parola avulsa dal contesto, la cui prova più significativa è da loro offerta a p. 274, dove la spiegazione scritta di Albert Speer - che egli per "Billigung" intendeva "guardare dall'altra parte, non essere a conoscenza di un ordine o della sua esecuzione. Il primo atto è grave quanto il secondo" - viene da essi contestata così:"Ma a detta del nostro dizionario tedesco-inglese,Billigung in realtà vuol dire approvazione." (p. 274). Dunque, il dizionario al di sopra di tutto!

 Ovviamente questa superstizione serve soltanto a travisare il significato delle citazioni estrapolate, e, naturalmente, per completare l'inganno, gli Autori tacciono le altre prove contrarie alla loro interpretazione.

 Per tornare a Goebbels, il 20 agosto 1941, dopo una visita al quartier generale del Führer, Göbbels annotò nel suo diario:

 «Inoltre il Führer mi ha promesso che potrò espellere all'Est gli Ebrei di Berlino appena finita la campagna orientale» (167).

  il 24 settembre 1941 Göbbels ebbe un colloquio con Heydrich al quartier generale del Führer; il giorno dopo annotò nel suo diario che all'Est gli Ebrei «alla fine devono essere trasportati tutti nei campi costruiti dai bolscevichi» (168).

 Queste considerazioni valgono anche per l'annotazione di Goebbels che gli Autori attribuiscono al 24 febbraio 1942, ma che si riferisce invece al 14 febbraio, nella quale sarebbe scritto che gli Ebrei "vivranno il loro stesso annientamento insieme alla distruzione dei nostri nemici" (p. 247). Qui gli Autori ricorrono ad un trucco di traduzione. Il testo originale dice:"Sie werden mit der Vernichtung unserer Feinde auch ihre eigene Vernichtung erleben" (169), cioè: "Essi vivranno insieme all'annientamento del nostro nemico anche il loro proprio annientamento". E' chiaro che l' "annientamento del nemico" non implica necessariamente lo sterminio biologico totale di tutti i nemici, e ciò gli Autori lo hanno capito tanto bene che hanno tradotto la "Vernichtung" riferita al nemico con "distruzione"!

 Il riferimento al discorso di Goebbels del 23 settembre 1942 che segue è una riprova dell'uso di fonti spurie e incontrollate praticato dagli Autori in oltraggio alle direttive del loro decalogo metodologico sull'attendibilità e sulla verifica delle fonti. Il discorso in questione fu infatti «trascritto e consegnato dalla Resistenza polacca al ministero degli esteri britannico nel maggio 1943» (p. 247).

 D. Irving ne ha trovato "le autentiche origini polacche, e le persone che lo hanno prodotto, il servizio segreto polacco" (pp. 247-248), ma, nonostante ciò, secondo gli Autori, "questo non invalida il succo del discorso"! (p.248). Ora, poiché in questo discorso appare l'espressione "sterminio fisico" (p. 247), per perseguire le loro ragioni personali o politiche, gli Autori sono disposti a chiudere gli occhi alla critica e alla ragione:

 non c'è alcuna prova che il discorso sia mai stato tenuto;

 non c'è alcuna prova che,se il discorso è stato tenuto, Goebbels abbia usato quella espressione; non c'è nessuna certezza che, se il discorso è stato tenuto e Goebbels vi ha parlato degli Ebrei, la traduzione inglese della traduzione polacca delle parole di Goebbels corrispondano correttamente a quelle da lui proferite,ma, nonostante ciò, per gli Autori "questo non invalida il succo del discorso"!

 Come ho dimostrato sopra, essi stessi hanno falsificato una citazione di Hans Frank sostituendo il termine "ausrotten" a "hinaustreiben", ma,evidentemente, una tale procedura truffaldina, per loro, "non invalida il succo del discorso"!

 Segue la ben nota citazione dell'annotazione di Gobbels del 27 marzo 1942:

 «A partire da Lublino, adesso si stanno deportando gli Ebrei a est del Governatorato generale. La procedura è molto barbara, va al di là di qualsiasi descrizione, e non è rimasto granché degli Ebrei. Parlando per approssimazione si può probabilmente dire che il sessanta per certo dovrà essere liquidato, mentre solo il quaranta per cento può essere messo a lavorare» (p. 249).

 Gli Autori commentano:

  «Il 7 marzo 1942 Goebbels annotò nel suo diario che c'erano ancora undici milioni di Ebrei in Europa. Se, come annota venti giorni più tardi, il sessanta per cento di questi "dovrà essere liquidato", abbiamo una buona approssimazione della cifra di sei milioni, da parte di uno dei dirigenti di grado più alto nella gerarchia del regime nazista» (p. 249).

 Cominciamo dal commento. E' vero che nell'annotazione del 7 marzo Goebbels fa riferimento a undici milioni di Ebrei, ma gli Autori si guardano bene dallo spiegare in quale contesto. L'annotazione dice infatti:

 «La questione ebraica deve essere ora risolta nel quadro di tutta l'Europa. In Europa ci sono ancora 11 milioni di Ebrei. Essi devono essere anzitutto concentrati all'Est. Eventualmente, dopo la guerra (nach dem Kriege), deve essere assegnata loro un'isola, forse il Madagascar. Comunque non ci sarà pace in Europa se gli Ebrei non saranno completamente estromessi (ausgeschaltet) dal territorio europeo.» (170).

 Osservo anzitutto che la concentrazione all'Est di questi 11 milioni di Ebrei non implicava affatto il loro sterminio biologico, dato che, dopo la guerra, doveva essere assegnata loro un'isola.

 In secondo luogo, la cifra di 11 milioni è tratta dalla statistica che appare a p. 6 del protocollo di Wannsee, dunque Goebbels era bene al corrente dell'inizio della nuova politica di deportazione ebraica nei territori orientali comunicata da Heydrich nel corso della conferenza.

 Ciò premesso, esaminiamo l'annotazione del 27 marzo 1942. Non c'è dubbio che essa si riferisca a tale politica di deportazione all'est, tuttavia le affermazioni specifiche di Goebbels non solo non trovano alcun riscontro documentario, ma sono smentite dai fatti. Anzitutto, che il 27 marzo 1942 non fosse rimasto "granché degli Ebrei" ("von Juden selbst nicht meht viel übrig") (171) è falso non solo in riferimento al Governatorato generale, ma perfino in riferimento al ghetto di Lublino. Da questo ghetto infatti, che contava circa 34.000 Ebrei, ne furono deportati 30.000 a Belzec dal 17 marzo al 20 aprile (172), perciò fino al 27 marzo erano stati evacuati solo una parte degli abitanti del ghetto.

 In secondo luogo, le deportazioni degli Ebrei polacchi ai confini orientali del distretto di Lublino erano già cominciate all'inizio di gennaio (173).

 Uno dei primi rapporti noti risale al 6 gennaio 1942 e riguarda il "trasferimento (Aussiedlung) di 2.000 Ebrei da Mielec". Il testo dice:

 «1.000 Ebrei arrivano nella circoscrizione di Hrubieszow, stazione finale(Zielstation) Hrubieszow. 1.000 Ebrei arrivano nella circoscrizione di Cholm, di cui 400 stazione finale Wlodawa, 600 stazione finale Parczew. Pronti per l'accoglimento dal 15 gennaio 1942» (174).

 Un rapporto successivo su questo trasferimento avvertiva le autorità locali:

 «La prego di provvedere assolutamente che gli Ebrei [giunti] nella stazione finale siano accolti e adeguatamente diretti dove da Lei stabilito e non accada come in altri casi che gli Ebrei arrivino nella stazione finale senza sorveglianza e si sparpaglino per il territorio» (175).

 Le direttive dell'ufficio governativo incaricato del trasferimento,trasmesse in allegato alle autorità locali dal consigliere amministrativo superiore distrettuale Weirauch, prescrivevano:

 «L'Ufficio del distretto di Lublino, Sezione amministrazione interna e Sezione affari relativi alla popolazione e previdenza, è responsabile di fronte a me che gli Ebrei da trasferire ricevano in assegnamento nella misura del possibile alloggi sufficienti. Agli Ebrei da trasferire si deve permettere di poter portare con sé lenzuola e coperte. Si possono inoltre portare 25 kg a persona di altri bagagli e suppellettili domestiche. Gli Ebrei, dopo l'arrivo nei loro nuovi territori di insediamento (Siedlungsgebieten) devono essere sottoposti ad osservazione medica per tre settimane. Ogni caso di malattia sospetto di febbre petecchiale dev'essere comunicato immediatamente al competente medico distrettuale» (176).

 Il 22 marzo fu eseguito un trasferimento di Ebrei da Bilgoraj a Tarnogrod,un paesino situato a 20 km a sud di questa città. Il relativo rapporto informa:

 «Il 22 marzo è avvenuta una evacuazione di 57 famiglie ebraiche con complessive 221 persone da Bilgoraj a  Tarnogrod. Ogni famiglia ha ricevuto un veicolo per portare con sé il mobilio necessario e i letti. Il controllo e la sorveglianza sono stati assicurati dalla Polizia polacca e dal commando del Servizio speciale. L'azione si è svolta secondo i piani senza infortuni.Gli evacuati sono stati alloggiati il giorno stesso a Tarnogrod» (177).

 E questa sarebbe una procedura "molta barbara"?

 Quanto alla suddivisione dei deportati tra un 40% impiegabile nel lavoro e un 60% che "dovrà essere liquidato" ("liquidiert werden müssen"), ciò è in contrasto sia con la tesi della storiografia ufficiale sui "campi di sterminio orientali", in cui sarebbe stato attuato lo sterminio totale degli Ebrei, abili al lavoro inclusi (178), sia con i progetti tedeschi per Belzec del marzo 1942.

 Il 17 marzo 1942 Fritz Reuters, un impiegato dell'Abteilung Bevölkerungswesen und Fürsorge dell'ufficio del governatore del distretto di Lublino, redasse una nota in cui riferì su un colloquio che aveva avuto il giorno prima con l'SS-Hauptsturmführer Höfle, incaricato del trasferimento ebraico nel distretto di Lublino. Riguardo a Belzec, il documento dice:

 «Infine egli ha dichiarato che può accogliere 4-5 trasporti al giorno di 1.000 Ebrei con stazione finale Belzec. Questi Ebrei andranno oltre il confine e non ritorneranno più nel Governatorato generale» (179).

 Da questo documento risulta che:

 1) Era prevista la suddivisione tra Ebrei abili e inabili al lavoro.

 2) Era previsto l'impiego a scopo lavorativo degli Ebrei abili al lavoro.

 3) Belzec doveva essere un campo di smistamento degli Ebrei abili al lavoro catalogati "col sistema degli schedari secondo le loro professioni". Questo progetto è evidentemente inconciliabile con la tesi del campo di sterminio totale.

 4) Gli Ebrei inabili al lavoro sarebbero stati inviati tutti a Belzec. Il campo avrebbe potuto "accogliere 4-5 trasporti al giorno di 1.000 Ebrei", evidentemente di Ebrei inabili al lavoro, che sarebbero stati deportati "oltre il confine" e non sarebbero più ritornati nel Governatorato generale.

 Per questo Belzec viene chiamata "l'estrema stazione di confine della circoscrizione di Zamosc". Questa frase ha senso solo in funzione di un trasferimento oltre frontiera.

 Dunque la "liquidazione" del 60% degli Ebrei deportati era la loro evacuazione nei territori orientali. In questa annotazione di Goebbels la "liquidazione" ha dunque il medesimo significato della "Vernichtung" e della "Ausrottung" di Hitler.

 

3) Heinrich Himmler

 

"Heinrich Himmler dimostra che l'Olocausto ha avuto luogo" (p. 250).

 Questa presunta "dimostrazione" consta di tre citazioni. La prima risale al gennaio 1937. Himmler parla degli "imperatori romani che sterminarono [ausrotteten] i primi cristiani". Da ciò gli Autori desumono che "ausrotten significava assassinare" (p. 250), dunque, dovunque Himmler parli di "Ausrottung" si deve intendere l'assassinio. Ecco un altro brillante esempio di superstizione della parola estrapolata dal contesto!

 Con la stessa logica si può affermare che, poiché un commercialista ha scritto che un assassino ha liquidato la sua vittima - e dunque "liquidare" significa assassinare - tutte le volte che egli parla di liquidazione di operai intende il loro assassinio!

 La seconda citazione è - cosa inaudita! - il presunto discorso di Himmler al cospetto di Rudolf Höss, della cui realtà e del cui contenuto il comandante di Auschwitz è l'unico garante!

 Si tratta della nota fandonia nella quale R. Höss (o dei suoi carcerieri britannici) pretende che Himmler abbia dichiarato che, nell'estate 1941! - esistevano già i presunti "campi di sterminio orientali":

 «I centri di sterminio attualmente esistenti a Oriente non sono assolutamente in condizione di far fronte alle grandiose azioni previste» (180).

 Inutile dire che gli Autori si guardano bene dal citare questo passo, che da solo rende assolutamente inattendibile l'intera storiella raccontata da Rudolf Höss.

 Il terzo passo è l'immancabile brano del discorso di Posen, nel quale, in un paragrafo intitolato "Die Judenevakuierung" (L'evacuazione ebraica), questo termine viene equiparato a "Ausrottung":

 «Ich meine jetzt die Judenevakuierung, die Ausrottung des jüdischen Volkes (Mi riferisco ora all'evacuazione ebraica, allo sterminio del popolo ebraico)» (181).

 E poiché nel gennaio 1937 Himmler ha usato il verbo "ausrotten" nel senso di "assassinare", ne consegue la la "Ausrottung" dell'ottobre 1943 significa necessariamente "assassinio"!

 Naturalmente nessuno di questi sedicenti specialisti di metodologia storiografica si è mai chiesto se per caso non sia "Ausrottung" che significhi "Evakuierung", invece del contrario. In effetti, nei discorsi di Hitler esaminati sopra la "Vernichtung" o "Ausrottung" del popolo ebraico era semplicemente il suo sterminio politico mediante deportazione o evacuazione nei territori orientali extra-europei.

 Quanto al riferimento a 100, 500 o 1.000 cadaveri, esso si concilia poco la presunta politica di sterminio ebraico, perché i presunti campi di sterminio orientali rendevano presuntamente parecchie migliaia di cadaveri al giorno.

 Le cifre menzionate si adattano invece alle attività repressive tedesche come quella della rivolta del ghetto di Varsavia, durante la quale furono uccisi circa 7.500 Ebrei. Dal ghetto di Varsavia gli Ebrei erano ufficialmente sottoposti ad una "Judenevakuierung" nei territori orientali (182).

 Ovviamente il trucco della citazione estrapolata può avere speranze di riuscita solo a patto di non menzionare le citazioni che non rientrano nei pregiudizi ideologici o politici degli Autori, come la seguente dichiarazione di Himmler a Bad Tölz il 23 novembre 1942:

 «Anche la questione ebraica in Europa è cambiata completamente. Il Führer disse una volta in un discorso al Reichstag: Se l'ebraismo dovesse mai provocare una guerra per lo sterminio dei popoli ariani, non sarebbero sterminati i popoli ariani, ma l'ebraismo. L'Ebreo è evacuato dalla Germania, egli ora vive all'Est [lebt im Osten] e lavora alle nostre strade,ferrovie, ecc. Questo processo è stato attuato coerentemente, ma senza crudeltà» (183).

 

4) Adolf Hitler

 A p. 259 gli Autori, discutendo la vecchia tesi di D. Irving secondo cui Hitler non era a conoscenza del presunto sterminio ebraico, scrivono:

 «A riprova di questa affermazione [D. Irving, nel libro "Hitler's War"] porta una citazione di Hitler, di cui prese nota l'aiutante di Bormann,Heinrich Heim, nella tarda giornata del 25 ottobre 1941:

 "Dalla tribuna del Reichstag ho profetizzato all'ebraismo che se la guerra non si fosse potuta evitare, gli Ebrei sarebbero scomparsi dall'Europa. Quella razza di criminali aveva già sulla coscienza i due milioni di morti della Grande Guerra, e adesso ne ha centinaia di migliaia di altri. Che a nessuno sia permesso di dirmi che nonostante questo non possiamo parcheggiarli nelle zone paludose della Russia! Anche le nostre truppe sono lì, e chi si preoccupa di loro? Per inciso: non è una cosa negativa che le voci pubbliche ci attribuiscano un piano di sterminio degli Ebrei» (p. 259) (184).

 Gli Autori definiscono "fallacia dell'istantanea" la presentazione e la richiesta di D. Irving di singoli documenti a favore o contro la sua tesi e proseguono:

 «In Hitler's War Irving riproduce gli appunti telefonici di Himmler del 30 novembre 1941, dopo la richiesta di Hitler di un incontro con lui, che dimostrano che il capo delle SS telefonò a Reinhard Heydrich (capo dell'Ufficio centrale per la sicurezza del Reich) alle 13.30 "dal bunker di Hitler a Wolfschanze, ordinando di 'non liquidare' gli ebrei (vedi figura 20 [a p. 260]". Prendendo questa "istantanea" fuori dal suo contesto storico,Irving conclude:"Il Führer aveva ordinato che gli Ebrei non fossero liquidati". Ma guardiamo di nuovo questa istantanea nella sequenza di fotogrammi che la circondano. Come fa notare Raul Hilberg, una traduzione più accurata dell'appunto è:"Trasporto di Ebrei da Berlino. Nessuna liquidazione". Il altre parole, Himmler si riferisce a un convoglio particolare, non a tutti gli Ebrei. E, ironicamente, dice Hilberg (e Irving in Hitler's War concorda), "quel convoglio fu liquidato! Quell'ordine fu ignorato, oppure giunse troppo tardi. Il convoglio era già arrivato a Riga e non sapevano cosa fare con questo migliaio di persone, quindi le fucilarono quella sera stessa"» (pp. 259-261).

 L'annotazione si riferisce al trasporto ebraico che partì da Berlino il 27 novembre 1941 alla volta di Riga.

 In realtà sono gli Autori che evitano accuratamente di inserire queste "istantanee" nel loro contesto. Da un lato, infatti, essi tacciono sulle altre dichiarazioni di Hitler riguardo al trasferimento degli Ebrei Europei in altri Paesi extra-europei, ad esempio nel Magagaskar (185), o genericamente in Africa (186), o in Russia (187); essi tacciono sulla sua intenzione di "evacuare tutti gli Ebrei d'Europa dopo la guerra" espressa già nell'agosto 1940 (188), nonché la dichiarazione di Hitler espressa "ripetutamente" che egli "voleva rinviare la soluzione della questione ebraica a dopo la guerra" (die Lösung der Judenfrage bis nach dem Kriege zurückstellt wissen wolle) (189). Dunque l'invio degli Ebrei "nelle zone paludose della Russia" menzionato nella dichiarazione di Hitler del 25 ottobre 1941 si inquadra in questo contesto, come la frase "non è una cosa negativa che le voci pubbliche ci attribuiscano un piano di sterminio degli Ebrei" - che significa che un tale piano non esisteva - si inquadra nel contesto storico della politica di emigrazione ebraica. Ecco dunque una bella concordanza di prove contro la tesi degli Autori.

 Passiamo all'annotazione di Himmler del 30 novembre 1941. A prima vista,l'interpretazione sembrerebbe ineccepibile, ma la "sequenza di fotogrammi" in cui essi hanno inserito questa "istantanea" è artefatta. Il vero contesto storico è questo.

 Il "Rapporto generale dal 16 ottobre 1941 al 31 gennaio 1942" (Gesamtbericht vom 16. Oktober 1941 bis 31. Januar 1942") dell' Einsatzgruppe A (presunta artefice dello sterminio dei trasporti enraici dal Reich, incluso quello partito da Berlino il 27 novembre 1941) comprende un intero paragrafo intitolato "Juden aus dem Reich" (Ebrei dal Reich) nel quale si dice:

 «Dal dicembre 1940 [recte: 1941] arrivarono trasporti ebraici dal Reich a brevi intervalli. 20.000 Ebrei furono diretti a Riga e 7.000 Ebrei a Minsk.I primi 10.000 Ebrei evacuati a Riga furono alloggiati parte in un campo di raccolta provvisorio, parte in un nuovo campo baracche costruito nei pressi di Riga. Gli altri trasporti sono stati insediati principalmente in una parte separata del ghetto di Riga.

 La costruzione del campo baracche viene proseguita coll'impiego di tutti gli Ebrei abili al lavoro in modo tale che, coloro che supereranno l'inverno,potranno essere insediati in questo campo.

 Degli Ebrei provenienti dal Reich solo una esigua parte è abile al lavoro.Circa il 70-80% sono donne e bambini nonché vecchi inabili al lavoro. Il tasso di mortalità cresce continuamente, anche a causa dell'inverno straordinariamente rigido.

 Le prestazioni dei pochi Ebrei provenienti dal Reich abili al lavoro sono soddisfacenti. Essi come mano d'opera, per la loro lingua tedesca e la loro pulizia relativamente più accurata, sono preferiti agli Ebrei russi.

 La capacità di adattamento degli Ebrei, con la quale cercano di conformare la loro vita alle circostanze, è straordinaria. L'accalcamento degli Ebrei in un piccolissimo spazio che si verifica in tutti i ghetti suscita naturalmente un grande pericolo di epidemie, contro il quale si agisce nel modo più ampio coll'impiego di medici ebrei. In singoli casi Ebrei contagiosi, col pretesto di portarli in un ospizio o un ospedale ebraico,furono selezionati e giustiziati» (190).

 Dunque tra gli Ebrei deportati a Riga dal Reich - inclusi quelli del trasporto del 27 novembre 1941 - vi furono soltanto uccisioni di singoli malati contagiosi ("im einzelnen Fällen"), non misure generali di sterminio in massa!

 

 

CONCLUSIONE

 

Dopo questa enorme mole di imposture convergenti nella negazione della verità, gli Autori hanno l'ardire di concludere con la speranza che il loro libro

 «abbia fornito non soltanto un'esauriente e ragionata risposta a tutte le tesi di coloro che negano l'Olocausto, ma abbia anche chiaramente presentato la convergenza di prove che dimostrano come sappiamo che l'Olocausto (o qualunque evento della storia) sia avvenuto» (p. 328).

 Ciò che gli Autori hanno realmente fornito, è una risposta dilettantesca e confusa di una piccola parte delle argomentazioni di una piccola parte degli studiosi revisionisti, e ciò che essi hanno chiaramente presentato è soltanto una convergenza di forzature, omissioni e interpretazioni capziose che dimostrano la totale inconsistenza delle "prove" relative all'Olocausto.

 E ciò che gli Autori pretendono di aver confutato non è il revisionismo storico, ma una ridicola parodia del revisionismo storico. Essi hanno fatto scempio del loro stesso decalogo metodologico, essendosi dimostrati inaffidabili nella loro selezione dei fatti storici, utilizzando fonti non verificate e incestuose, non cercando mai di smentire le proprie tesi, ma cercando soltanto prove di conferma e occultando le prove contrarie, facendo appello ad una "convergenza di prove" puramente fittizia, e infine assoggettando le loro conclusioni alle loro convinzioni personali e ai loro pregiudizi.

 In una cosa gli Autori hanno perfettamente ragione, quando esprimono la convinzione (p. 53) che "la verità prevale sempre quando le prove vengono messe a disposizione e sono accessibili a tutti".

 Ciò vale soprattutto per gli Autori stessi, che, come tutti i loro congeneri, puntano tutto sull'ignoranza dei propri lettori: una volta messe a disposizione e rese accessibili a tutti le prove delle loro imposture, la verità non può che prevalere.

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 NOTE

 

1. Editori Riuniti, Roma, settembre 2002. Cito il libro indicando tra parentesi le relative pagine.

 2. Vedi capitolo I.

 3. Vedi al riguardo P. Rassinier, La menzogna di Ulisse. Graphos, Genova 1996, pp. 153-256.

 4. Ad esempio, il libro di G. Wellers "Les chambres à gas ont existé"(Gallimard, Paris 1981) e l'opera collettiva "Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas" (S. Fischer Verlag, Frankfurt/Main 1983).

 5. G. Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio degli Ebrei d'Europa 1939-1945. Il Saggiatore, Milano 1965, pp. 182-183.

 6. Trial of Josef Kramer and Forty-four Others (The Belsen Trial), edited by Raymond Philips. William Hodge and Company Limited, London-Edinbourgh-Glasgow 1946, pp. 66-78.

 7. Il rapporto, molto fantasioso, contiene una descrizione dei crematori II e III di Birkenau con relativo disegno completamente inventati: Vrba e Wetzler pongono la presunta camera a gas omicida (il Leichenkeller 1), che era seminterrata, allo stesso livello della sala forni e la collegano a questa con un binario a scartamento ridotto che non è mai esistito; essi descrivono inoltre 9 forni disposti intorno al camino, mentre i crematori suddetti avevano 5 forni a 3 muffole installati in linea! Vedi il disegno dei crematori e la vera pianta di essi nel mio studio Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, op. cit., pp. 293-294.

 8. Vedi al riguardo il mio studio "Auschwitz: due false testimonianze".Edizioni La Sfinge, Parma 1986, pp. 19-25.

 9. Il termine non ha alcuna base documentaria. Nessun documento noto designa "Sonderkommando" il personale addetto ai crematori, viveversa a Birkenau esistevano almeno almeno 11 "Sonderkommandos" che non avevano alcuna relazione con i crematori. Vedi al riguardo il mio studio "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni di Ar, 2001, pp. 138-141.

 10. M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz. Longanesi, Milano 1976, pp. 37 e 39.

 11. NI-11593, pp. 2 e 4.

 12. Vedi Olocausto: dilettanti a convegno, op. cit., p. 51.

 13. "Medico ad Auschwitz": anatomia di un falso. Edizioni La Sfinge, Parma 1988.

 14. Vedi al riguardo il mio opuscolo Auschwitz: un caso di plagio. Edizioni La Sfinge, Parma 1986.

 15. Vedi al riguardo il mio articolo "Keine Löcher, keine Gaskammer(n)".Historisch-technische Studie zur Frage der Zyklon B-Einwurflöcher in der Decke des Leichenkellers I im Krematorium II von Birkenau, in: "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung", 6. Jg., Heft 3, settembre 2002, pp. 292-293 e 301-302.

 16. Rijksinstituut voor Oorlogsdocumentatie, Amsterdam, c[21]96 : ("die Leichen verbrannten in etwa 4 Minuten"); cfr. L. Poliakov, Auschwitz.Julliard, Paris 1964, p. 162.

 17. Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos. Verlag des Staatlichen Auschwitz-Birkenau Museum, 1996, p.37 ("in einer dieser Öffnungen konnten 12 Leichen Platz finden").

 18. M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., p. 44 ("In tutto ventimila persone passano ogni giorno per le camere a gas e di lì nei forni d'incinerazione").

 19. Si tratta della traduzione americana di Le Mensonge d'Ulysse (trad it.La menzogna d'Ulisse. Graphos, Genova 1996).

 20. Vedi il testo in: http://aaargh.vho.org/engl/RassArch/...bunkIntro.html

 21. PS-2170, p. 5.

 22. M. Gilbert, Final Journey: The Fate of the Jews in Nazi Europe. London 1979, p. 91.

 23. Anche L. Poliakov ha falsificato i 25 metri quadrati del documento originale portandoli a 93. Breviaire de la haine. Calmann-Lévy, Paris 1979,p. 223.

 24. PS-1553.

 25. Vedi al riguardo C. Mattogno, F. Deana, The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau, in: Ernst Gauss (ed.), Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of "Truth" and "Memory". Theses and Dissertations Press,Capshaw (Alabama), 2000, pp. 373-412.

 26. Vedi il mio articolo Risposta supplementare a John. C. Zimmerman sulla "Body disposal at Auschwitz" nella mia pagina web del sito www.russgranata.com

 27. Rüdiger Kammerer-Armin Solms (Hg), Das Rudolf Gutachten. Gutachten über die Bildung und Nachweisbarkeit von Cyanidverbindungen in den "Gaskammern" von Auschwitz. Cromwell Press, London 1993. Edizione ampliata e corretta: Das Rudolf Gutachten. Gutachten über die "Gaskammern" von Auschwitz. Castle Hill Publishers, Hastings 2001.

 28. Vedi al riguardo il mio studio già citato Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, pp. 154-155.

 29. Vedi l'album fotografico "Majdanek".Krajowa Agencja Wydawnicza, Lublin 1985, fotografia 67.

 30. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers.The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989, pp. 59-60.

 31. D. Dwork, R.J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present. W.W. Norton &Company, New York, London 1996, p. 364.

 32. David Cole Interviews Dr. Franciszek Piper, Director, Auschwitz State Museum. Transcript © 1992 David Cole & Bradley Smith.http://jeffsarchive.com/David-Cole-V...-Interviews-Dr ..-Franciszek-Piper.html

 33. É. Conan, Auschwitz: la mémoire du mal, in: "L'Express", 19 gennaio1995, p. 57. Testo in: http://www.fpp.co.uk/Auschwitz/docs/Conan.html.

 34. APMO (Archivio del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau), BW 30/34, p.100.

 35. G. Reitlinger, The Final Solution. The Attempt to Exterminate the Jews of Europe 1939-1945. Vallentine, Mitchell, London 1953, p. 150.

 36. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chamber, op. cit., p. 503.

 37. APMO, BW 30/34, p. 49.

 38. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., pp. 452-453.

 39. Idem, p. 46.

 40. Idem, fotografia 15.

 41. Idem, pp. 28-29.

 42. H. Langbein, Der Auschwitz-Prozess. Eine Dokumentation. Europa Verlag, Wien 1965, p. 537.

 43. Idem, p. 539.

 44. Ibidem.

 45. P. Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria. Editori Riuniti, Roma 1993, p. 27.

 46. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers,op. cit., p. 162.

 47. J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945.Feltrinelli Editore, Milano 1994, p. 150.

 48. Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss.Einaudi, Torino 1985, pp. 158-159.

 49. Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des RudolfHöss. Herausgegeben von Martin Broszat, DTV, München 1981, p. 149, nota 1.

 50. R. Faurisson, Comment les Britanniques ont obtenu les aveux de Rudplf Höss, commandant d'Auschwitz, in: "Annales d'Histoire Révisionniste", n. 1,1987, pp. 137-152.

 51. J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op.cit., p. 149.

 52. F. Meyer, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Neue Erkenntnisse durch neue Archivfunde, in: "Osteuropa. Zeitschrift für Gegenwartsfragen des Ostens",n. 5, maggio 2002, p. 639.

 53. "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp.101-116.

 54. GARF (Gosudarstvenni Archiv Rossiskoi Federatsii : Archivio di Stato della Federazione Russa), Mosca, 7021-108-39, p. 67.

 55. M. Gilbert, Auschwitz & the Allies. The politics of rescue. Arrow Books Limited, London 1984, p. 338.

 56. Ernst Gauss, Vorlesungen über Zeitgeschichte. Strittige Fragen im Kreuzverhör. Grabert Verlag, Tübingen 1993, pp. 104-107. Jean-Marie Boisdefeu, La controverse sur l'extermination des Juifs par les Allemands. Vrij Historisch Onderzoek, Anvers 1996, Tome I, pp. 162-165.

 57. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers,op. cit., p. 253.

 58. Mission: 60 PRS/462 SQ. Exposure : 3056. Can : D 1508, 31 maggio 1942,NA.

 59. Vedi al riguardo il mio articolo "Keine Löcher, Keine Gaskammer(n)".Historisch-technische Studie zur Frage der Zyklon-B-Einwurflöcher in der Decke des Leichenkellers 1 im Krematorium II von Birkenau, cit., pp.284-304. La fotografia del 31 maggio 1944 è pubblicata a p. 287. Le fotografie aeree sono esaminate alle pp. 287-288.

 60. "No Holes? No Holocaust? A Study of the Holes in the Roof of Leichenkeller 1 of Krematorium 2 at Birkenau. Printed by : Zimmer Printing,

 410 West Main Street, Monongahela, PA 15063. © 2000 by Charles D. Provan.,p. 13.

 61. J.-M. Boisdefeu, La controverse sur l'extermination des Juifs par lesAllemands, op. cit., pp. 166-170.

 62. C.D. Provan, "No Holes? No Holocaust? A Study of the Holes in the Roof of Leichenkeller 1 of Krematorium 2 at Birkenau, op. cit., p. 33. Vedi anche p. 18.

 63. L'Album d'Auschwitz. Éditions du Seuil, Paris 1983, pp. 194, 198-203.

 64. Vedi il mio articolo Die Deportation ungarischer Juden von Mai bis Juli

 1944. Eine provisorische Bilanz, in: "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung", 5. Jg., Heft 4, dicembre 2001, pp. 388-389.

 65. E. Springer, Il silenzio dei vivi. Marsilio, Venezia 1997, pp. 67-70.

 66. Vedi al riguardo il mio articolo "Una testimone dell'ultima ora: Elisa Springer", in: Olocausto: dilettanti a convegno, op. cit., pp. 138-139.

 67. C. Mattogno, Die Deportation ungarischer Juden von Mai bis Juli 1944.Eine provisorische Bilanz, art. cit., p.387.

 68. L'SS-Obersturmführer (tenente, non tenente colonnello!) Werner Jothann era il capo della Zentralbauleitung di Auschwitz. Egli era succeduto al comandante precedente, l'SS-Sturmabannführer Bischoff, il 1° ottobre 1943.

 69. J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op.cit., p. 100.

 70. F. Piper, Gas Chambers and Crematoria, in: Y. Gutman/M. Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press,Bloomington-Indianapolis 1994, p. 173.

 71. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers,op. cit., p. 500.

 72. F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, München 1979, p. 207 e 211.

 73. Trial of Josef Kramer and Forty-four Others (The Belsen Trial), op.cit., p. 131.

 74. F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., p. 231.

 75. M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., pp. 71-75.

 76. Pubblicato nella mia pagina web del sito http://www.russgranata.com/

 77. Secondo R.L. Braham, il numero degli uccisi fu di 400.000 su circa 435.000, ossia circa il 91%. The Politics of Genocide. The Holocaust in Hungary. Columbia University Press, New York 1981, vol. 2, p. 676. Questa percentuale è stata ripresa anche da J. C. Zimmerman.

 78. Risposta supplementare a John C. Zimmerman sulla "Body disposal at Auschwitz, art. cit.

 79. D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowohlt Verlag, Reinbeck bei Hamburg 1989, p.789.

 80. A. Strzelecki, The Plunder of Victims and Their Corpses, in: Anatomy of the Auschwitz Death Camp, op. cit., p. 258.

 81. Sprawozdanie okresowe /od 25 V 1944 - 15 VI 1944/. APMO, D-RO/91, tomo VII, p. 446.

 82. Vedi ad es. F. Piper, Gas Chambers and Crematoria, op. cit., p. 173.

 83. NG-5623.

 84. T-1319.

 85. Auschwitz. Holocaust revisionist Jean-Claude Pressac. The "Gassed" People of Auschwitz: Pressac's New Revisions. Granata, 1995, pp. 16-17.

 86. Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of "Truth" and "Memory,op. cit., p. 398.

 87. F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., p. 207 e 219.

 88. Vedi al riguardo il mio articolo "Verbrennungsgruben" und Grundwasserstand in Birkenau, in: "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung", 6. Jg., Heft 4, dicembre 2002, pp. 421-424.

 89. In realtà il volume sarebbe maggiore, perché la terra scavata aumenta di volume di circa il 25%. G. Colombo, Manuale dell'ingegnere. Hoepli, Milano 1916, p. 190.

 90. In ragione di circa 200 kg per ogni cadavere. Vedi lo studio sulla presunta cremazione in massa a Treblinka in: C. Mattogno, J. Graf,Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager? Castle Hill Publishers,Hastings, Inghilterra, 2002, pp. 180-192, in particolare p. 185.

 91. Vedi il mio articolo "Keine Löcher, keine Gaskammer(n)".Historisch-technische Studie zur Frage der Zyklon B-Einwurflöcher in der Decke des Leichenkellers I im Krematorium II von Birkenau, cit., pp.284-304.

 92. Vedi al riguardo il mio studio "Sonderbehandlung" ad Auschwitz: Genesi e significato, op. cit., pp. 18-29 (La visita di Himmler ad Auschwitz ) e i relativi documenti alle pp.147-155.

 93. J. Graf, C. Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie. Castle Hill Publishers, Hastings, Inghilterra, 1998.

 94. Idem, cap. VI, "Die Gaskammern", pp. 119-159.

 95. Idem, § 2, "Planung, Bau und Zweck der Gaskammern", pp. 129-137.

 96. Idem, § 3, "Die Verwendung der Gaskammern zum Zweck der Menschentötung",pp. 137-154.

 97. Idem, p. 153. La citazione è tratta dall'articolo di J.-C. Pressac Les carences et incohérences du rapport Leuchter, in: "Journal J", dicembre 1988, p. IX.

 98. Idem, fotografia XXI a p 313.

 99. Vedi nota 97.

 100. In realtà si trattava della lavanderia.

 101. Cz. Rajca, Eksterminacja bezporednia, in: T. Mencel (editore), Majdanek 1941-1944. Wydawnictwo Lubelskie, Lublino 1991, p. 270.

 102. J. Graf, C. Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, op. cit., fotografia X a p. 307.

 103. Cartello visto e fotografato da me nel giugno 1997.

 104. J. Graf, C. Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, op. cit., pp. 149-152.

 105. Una sola delle due porte si chiude verso l'interno (quella del lato sud), inoltre, come ho già rilevato, le porte a tenuta di gas non avevano "serrature", ma leve ad incastro (ciascuna porta della camera IV ne ha tre). Vedi le relative fotografie a colori nell'inserto fuori testo del libro KL Majdanek. Eine historische und technische Studie.

 106. La pianta è riprodotta in: J. Graf, C. Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, op. cit., documento 31, p. 290.

 107. Vedi le fotografie a colori delle porte di questi locali nel mio articolo "Auschwitz. La "bomb shelter thesis" di Samuel Crowell: un' ipotesi storicamente infondata" pubblicato nella mia pagina web del sito www.russgranata.com

 108. L'apparato di prova del gas residuo per lo Zyklon B, che si chiamava Gasrestnachweisgerät für Zyklon B, era un apparato chimico costituito da reagenti e cartine reattive. Vedi la descrizione e la fotografia di un tale apparato nel mio studio Auschwitz: fine di una leggenda. Edizioni di Ar,1994, pp.80 e 96.

 109. La porta è stata ispezionata e fotografata dall'autore nel 1997. Una fotografia a colori è riprodotta nell'articolo citato nella nota precedente, immagine 8 (e 9, ingrandimento).

 110. J. Graf, C. Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, op. cit., cap. VIII, "Die Zyklon-B Lieferungen an das KL Majdanek",pp. 195-210. Vedi in particolare la tavola riassuntiva a p. 205.

 111. Idem, p. 145. Ispezione dell'autore sul posto e lettera di conferma della Direttrice dell'archivio del Museo di Majdanek inviata all'autore in data 30.1.1998.

 112. Misurazioni dell'autore sul posto.

 113. H. Marálek, Die Geschichte des Konzentrationslager Mauthausen.Dokumentation. Österreichische Lagergemeinschaft Mauthausen, Wien 1980, p.211.

 114. H. Marsàlek, Die Vergasungsaktionen im Konzentrationslager Mauthausen.Österreichische Lagergemeinschaft Mauthausen, Wien 1988, p. 10.

 115. KL Sachsenhausen: Stärkemeldungen und "Vernichtungsaktionen" 1940 bis

 1945, in: "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung",

 116. 1937 e 1940-1944. Konzentrationslager Buchenwald. Bericht des internationalen Lagerkomitees Buchenwald. Weimar, s.d., pp. 84-85.

 117. G. Neuhäusler, Cosa avvenne a Dachau? Karmel Heilig Blut Dachau,München,5a, s.d., p. 26.

 118. H. Marsalek, Mauthausen. La Pietra, Milano 1977, pp. 121-123.

 119. KL Sachsenhausen: Stärkemeldungen und "Vernichtungsaktionen" 1940 bis1945, art. cit.

 120. G. Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 555.

 121. C.B. Browning, La décision concernant la solution finale, in:L'Allemagne nazie et le génocide juif. Gallimard-Le Seuil, Paris 1985, p.198.

 122. T-1209.

 123. PS-709; NG-2586-F.

 124. Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., cap. VII,pp. 253-289.

 125. R. Oldenbourg Verlag, München 1991.

 126. The Dissolution of Eastern European Jewry. Institute for Historical Review, Torrance, California, 1983.

 127. G. Rudolf, Holocaust Victims: A Statistical Analysis. W. Benz and W.N.Sanning - A Comparison, in: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of "Truth" and "Memory", op. cit., pp. 183-216

 128. Idem, p. 203.

 129. Ibidem.

 130. Idem, pp. 205-206.

 131. R. Hilberg, La distruzione degli Ebrei europei. Einaudi, Torino 1995,p. 1318.

 132. F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Verlag des Staatliches Museum in Owicim, 1993, p. 202.

 133. W. Benz, Dimension des Völkermords, op. cit., p. 16.

 134. R. Hilberg, La distruzione degli Ebrei europei, op. cit., p.1317.

 135. NO-5196, p. 4.

 136. S. Klarsfeld, Le mémorial de la déportation des Juifs de France. Edité et Publié par Beate et Serge Klarsfeld, Paris 1978, p. 10 (numerazione mia).

 137. Statystyka ludnoci ydowskiej w Polsce, in: "Biuletyn Gównej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce", I, 1946, p. 203.

 138. NG-2586-G. Fotocopia dell'originale in: R.M. Kempner, Eichmann und Komplizen. Europa Verlag, Zürich, Stuttgart,Wien 1961, pp. 133-147.

 139. Idem, p. 3 dell'originale.

 140. Idem, p. 4 dell'originale.

 141. Idem, p. 4 dell'originale.

 142. Ibidem.

 143. Vedi C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., cap. VI, Die nationalsozialistiche Politik der Judenauswanderung, pp. 223-251.

 144. Idem, pp. 302-306.

 145. NG-2586-G, p. 5 dell'originale.

 146. Idem, p. 8 dell'originale.

 147. Ibidem.

 148. Per il testo del documento e il suo inquadramento storico vedi : C.Mattogno, J. Graf, Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op.cit., pp. 241-242 e seguenti.

 149. Max Domarus, Hitler Reden und Proklamationen 1932-1945. R. Löwit -Wiesbaden 1973, Band II, Erster Halbband, p. 1058.

 150. Ibidem.

 151. Idem, Band II - Zweiter Halbband, p. 1663.

 152. Idem, Band II - Zweiter Halbband, p. 1828-1829.

 153. Idem, p. 1844.

 154. Questa locuzione significa "sradicare, estirpare totalmente".

 155. H. Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier.Wilhelm GoldmannVerlag, München 1981, p. 449.

 156. Max Domarus, Hitler Reden und Proklamationen 1932-1945, op. cit., Band II, Zweiter Halbband, p. 1920.

 157. Idem, p. 1937.

 158. Ibidem.

 159. Idem, p. 1992.

 160. Joseph Billig, La solution finale de la question juive. Edité par Serge et Beate Klarsfeld, Paris 1977, p. 51.

 161. Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof, Nürnberg 1948, vol. XXIX, pp.415-416.

 162. Idem, p. 503.

 163. Recte: "dal Reich" ("vom Reich her").

 164. Martin Broszat, Hitler und die Genesis der "Endlösung". Aus Anlass der Thesen von David Irving, in: "Vierteljahreshefte für Zeitgeschichte", Nr. 25/4, 1977, p. 748-749.

 165. Una chiara allusione alla proposta dell'SS-Sturmbannführer Carltheo Zeitschel del 22 agosto 1941 - poi approvata dal Führer - di risolvere la "questione ebraica" deportando gli Ebrei sotto giurisdizione tedesca nei territori orientali occupati (CDJC [Centre de Documentation Juive Contemporaine], V-15). Vedi al riguardo: C. Mattogno, J. Graf, Treblinka.Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., pp. 228-230.

 166. Faschismus - Getto - Massenmord, Röderberg-Verlag, Frankfurt/Main 1960,p. 252.

 167. M. Broszat, Hitler und die Genesis der "Endlösung". Aus Anlass der Thesen von David Irving, art. cit., p. 750.

 168. Idem, p. 751.

 169. Idem, p. 758.

 170. R. Manvell-H.Fraenkel, Goebbels eine Biographie. Verlag Kiepenheuer & Witsch, Köln-Berlin 1960, p.256 (trad. it.: Vita e morte del dottor Goebbels. Milano 1961, p. 240).

 171. Testo tedesco dell'annotazione di Goebbels in: M. Broszat, Hitler und die Genesis der "Endlösung". Aus Anlass der Thesen von David Irving, art. cit., 762.

 172. H. Jäckel, P. Longerich, J.H. Schoeps (Hg.), Enzyklopädie des Holocaust. Die Verfolgung und Ermordung der eupopäischen Juden. Argon Verlag, Berlin 1993, vol. II, p. 906.

 173. Vedi al riguardo C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., pp. 291-306.

 174. Dr. Józef Kermisz, Dokumenty i materiay do dziejów okupacij niemieckiej w Polsce, Tom II, "Akcje" i "Wysiedlenia". Warszawa-ód-Kraków, 1946, p. 10.

 175. Idem, p. 11.

 176. Idem, p. 15.

 177. Idem, p. 46.

 178. Ad eccezione di poche migliaia di Ebrei "selezionati" per il funzionamento dei campi stessi.

 179. Idem, pp. 32-33.

 180. Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 171.

 181. PS-1919. Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof, Nürnberg 1948, vol. XXIX, p. 145.

 182. C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., cap. IX, "Durchgangslager Treblinka", pp. 341-372. Secondo il rapporto Stroop, durante l'insurrezione del ghetto di Varsavia (aprile 1943) furono uccisi sul posto 7.564 resistenti ebrei. Idem,pp. 352-353.

 183. Bradley F.Smith, Agnes F.Peterson (Hrsg.), Heinrich Himmler.Geheimreden 1933 bis 1945 und andere Ansprachen. Propyläen Verlag, Frankfurt/Main 1974, p. 200.

 184. Vedi: D. Irving, La guerra di Hitler. Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2001, pp. 539-540.

 185. H. Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier, op. cit., p.

 189 (24 luglio 1942).

 186. Idem, p. 340 (29 maggio 1942).

 187. W. Jochmann editore, Adolf Hitler. Monologe im Fuhrerhauptquartier 1941-1944. Die Aufzeichnungen. Albrecht Knaus, Hamburg 1980, p. 241 ("L'Ebreo deve andarsene dall'Europa! La cosa migliore è che se ne vadano in Russia")(27 gennaio 1942).

 188. Documents on German Foreign Policy 1918-1945, Series D, Vol. X, London 1957, p. 484.

 189. PS-4025.

 190. RGVA (Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv:Archivio russo di Stato della guerra), 500-4-92, p. 64.